Comunicato Giovani Democratici
Sanità al
collasso tra Molise e area vastese: il nuovo POS è un atto d'abbandono verso i
territori fragili
Il 30 aprile 2026 la struttura commissariale della sanità
molisana ha adottato con decreto n. 62 il Programma Operativo Sanitario
2026-2028. Un documento che, nelle sue scelte concrete, sancisce la resa dello
Stato verso i cittadini delle aree interne e di confine tra Molise e Abruzzo.
I tagli sono pesanti e documentati: la chiusura del punto
nascita dell'ospedale Veneziale di Isernia, la disattivazione dell'emodinamica
del San Timoteo di Termoli entro il 31 ottobre 2026, la riconversione
dell'ospedale Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità, svuotandolo della
sua funzione di presidio per zona disagiata.
Tre colpi che non riguardano soltanto il Molise, ma l'intero
sistema di prossimità alle cure per una vasta area di confine tra due regioni.
Per i molisani del basso Molise che necessitano di emodinamica
— prestazione tempo-dipendente dove ogni minuto può fare la differenza tra la
vita e la morte — il riferimento diventerà Campobasso, con tempi di percorrenza
che superano ampiamente la soglia di sicurezza.
Per i cittadini dell'area vastese la situazione non è migliore:
l'emodinamica al San Pio di Vasto non è mai stata attivata, nonostante anni di
promesse e petizioni, e il riferimento rimane l'ospedale di Chieti,
raggiungibile solo con l'automobile privata in oltre un'ora. In un contesto di
totale assenza di trasporto pubblico adeguato, questo non è un disagio: è un
rischio concreto per la vita delle persone.
Per Agnone il discorso è ancora più grave. L'ospedale
Caracciolo è un presidio strategico non solo per l'Alto Molise, ma per tutti i
comuni dell'entroterra di confine tra Abruzzo e Molise. Gli accordi
interregionali di confine — che avrebbero potuto garantire un bacino d'utenza
adeguato e una rete sanitaria integrata tra le due regioni — sono rimasti lettera
morta, mai davvero operativi. Nel frattempo, il commissariamento procede con i
tagli.
Tutto questo si abbatte su un territorio già fragile, segnato
da un esodo costante di giovani, da infrastrutture insufficienti e da una
mobilità passiva crescente che pesa sui cittadini e sui bilanci regionali.
Investire sulla sanità pubblica in queste aree non è una concessione: è una
condizione minima per tenere vivi questi luoghi. Tagliare quei presidi, invece,
è una scelta che porta un colore politico ben preciso: favorire il ricorso alla
sanità privata da parte di chi può permetterselo, e lasciare indietro chi non
può.
Come Giovani Democratici del Molise e Abruzzo dell'area vastese
lo diciamo con chiarezza: trattare i territori fragili come spese superflue non
è razionalizzazione, è abbandono. E amplifica una disparità già intollerabile
tra chi vive in città e chi vive in periferia.
Chiediamo che il Molise esca finalmente dal commissariamento
con un piano che garantisca i livelli essenziali di assistenza e non li
smantelli.
Chiediamo alla Regione Abruzzo di farsi parte attiva nella
tutela dei cittadini dell'alto vastese e di rendere operativi gli accordi di
confine con il Molise, a partire dal presidio di Agnone.
Chiediamo che il diritto alla salute non dipenda dal codice
postale di chi si ammala.
IL SEGRETARIO
dei
GD Area Vastese
Mario
Enrico Testa
dei
GD Abruzzo
Saverio
Gileno
LA SEGRETARIA
dei
GD Molise
Michela
Cerbaso