sabato 6 aprile 2013

Mercato di S. Chiara: inversione di tendenza, i giovani tornano in campagna


Incontro con due giovani donne ai banchi  del mercato del sabato
E’ tempo di seminare benessere
di Miranda Sconosciuto
 E’ sabato mattina ed il mercato di Santa Chiara  offre ai visitatori  un mondo pieno di autentiche “bellezze  della natura” in nutrienti colori e genuini frutti di stagione .I  fasci di verdure particolarmente nostrani, raccolti dalle mani degli ortolani, sono  direttamente in vendita, a chilometro zero,  nelle cassette e cesti del mercato ortofrutticolo e spingono il cliente alla riscoperta del  valore più profondo del prodotto in un ancoraggio ad una memoria di relazioni umane di stampo autenticamente contadino. Storie popolari in  una ricercata vastesità, rivivono nei racconti delle anziane ortolane, scrigni malinconici di un mondo  avanti negli anni e  dal mancato ricambio generazionale.  Proverbi, dicerie ed inconsueti soprannomi si legano alle usanze e  alla peculiarità e caratteristica dei prodotti ortofrutticoli. 
Daniela e Simona Antenucci
Con meraviglia e stupore sono catturata dalla  luminosità della “bellezza” di due giovanissime ortolane DOP, che vendono, a destra dell’ingresso principale del mercato ortofrutticolo, floreali carciofi dalla ridondante  bontà. Le due giovani ambulanti sono le sorelle Daniela e Simona Antenucci,  di 26 e 24 anni, figlie
dell’agricoltore Rocco Antenucci originarie di Cupello. Sorridenti e affabili  sono l’immagine di un “benessere” germogliato dal primordiale ed ancestrale rapporto dell’uomo con la natura. Alla domanda: “ Da dove nasce la scelta del  mestiere dell’ortolana?” Le due giovani rispondono:  “ Tutto è cominciato con il lavoro agricolo di papà  con i carciofi.  Mamma  lo aiutava negli orti e noi , sin da piccole, giocando, abbiamo imparato da lei.  
Il  primo prodotto è stato il locale carciofo e  la buona qualità della terra ben coltivata e l’eccellenza della nostrana produzione,  ci ha fatti, un poco alla volta, conoscere sul territorio, ed  adesso abbiamo anche una piccola fattoria di animali tutta a  conduzione familiare. Siamo  nate in campagna e non abbiamo mai abbandonato la terra. Ci definiamo ortolane e non commercianti.  Siamo, semplicemente, le operaie della terra. Coltivarla, per noi, non è un lavoro ma un passatempo, un quotidiano aiuto che  diamo all’azienda della nostra famiglia. Una mano lava l’altra, e ci sentiamo forti nell’unione del lavoro  di  braccia “laboriose”. Certo da giovani mamme la mattina ci alziamo molto presto per organizzare la nostra duplice attività, ma vogliamo che i nostri figli crescano nella serenità  che la natura  ha donato a noi e alle nostre famiglie”.  Orgogliose affermano:“ Non abbiamo un marchio che ci identifichi se non nella qualità  del prodotto e nei valori racchiusi nell’onestà del cognome della nostra famiglia”. Il  buon terreno coltivato con condivisione e sinergia,  intrecciato in un fascio di salutari radici ha unito ancora di più questa  famiglia dando ottimi risultati. L’azienda, infatti, dalla quantomai, Denominazione di Origine Protetta,  si è sviluppata e da monofamiliare adesso da lavoro alle loro quattro famiglie.  Responsabilità e sacrificio quotidiano alimentano le giornate di queste lodevoli giovani ortolane incontaminate ed avulse  dall’ omologato,  e  quanto più attuale, modello consumistico. Desiderano che i loro figli  crescano in un sano ambiente e siano il frutto di un benessere germogliato in una salutare  vita a diretto contatto  con il “Benessere” della  natura. Fortunatamente ci sono ancora modelli originali ed unici che sopravvivono a stereotipi di “ benestanti” giovani identitari di un esclusivo mondo di marche. Famiglie sempre  più disgregate e disfunzionali dove  i valori  sono parole formali da rispolverare nelle ricorrenze e nei giorni festivi.
Dalla stupida domanda:” non pensate di essere  giovani  fuori moda?”, le ragazze saggiamente  rispondono: “la campagna è sempre di moda!”. Intelligenti e rigeneranti le due giovani hanno dato una lungimirante e costruttiva  direzione alla  vita della loro famiglie . Due genitori, i coniugi Antenucci, figure di genuina saggezza popolare, che  hanno saputo tramandare l’amore per il nobile mestiere  di ortolano alle loro tre  figlie nella ricchezza  di valori che il  mondo agreste custodisce.
 E’ necessaria una significativa e, quantomai inevitabile, svolta per i numerosi giovani catturati dal malsano” mondo di balocchi” sempre più virtuale che li porta velocemente verso un  inesorabile e cieco salto nel vuoto. 
La Grande Crisi  offre ai giovani e alle loro famiglie una straordinaria opportunita’  di rinascita  nella prospettiva  del cambiamento di stili di vita più “sobri”  e “salutari”, in un lavoro sempre più “attuale”, come quello nei campi, e in consumi più consapevoli e responsabili. La salute si conquista giorno dopo giorno” era un vecchio detto dei nonni che ci invitavano a  tavola ad assecondare la natura, senza violarla, scavalcandone i cicli delle stagioni, ma vivendola e rigenerandosi in essa.
La vita semplice dei campi  racchiude il seme  di un  “benessere”  che germoglia dall’amore e della  ricchezza di relazioni che traggono forza da radici sentite, curare e protette.
Miranda Sconosciuto

7 commenti:

Alessandro ha detto...

Prendo la palla al balzo, perché quest'articolo è in linea con quanto ho sempre sostenuto: ossia la necessità di investire sulle risorse agricole e ritornare quindi alla terra.
Per troppo tempo questo settore è stato sottovalutato e considerato quasi con disprezzo. Il mestiere del contadino visto come relitto di una civiltà contadina spazzata via dalla modernità.
Adesso è proprio questa modernità in crisi che ci impone di ripensare al nostro sistema produttivo e di recuperare quelle attività che meglio esprimono la vocazione del nostro territorio. Attività che non sono per nulla primitive, ma richiedono professionalità e quindi una formazione adeguata.
Molti giovani troverebbero occupazione in questo settore, peccato però che su sette giorni di lavoro nel settore agricolo, almeno due devono essere dedicati agli espletamenti burocratici; per non parlare poi della mancanza di politiche di supporto verso chi vuole investire in questo settore.
In Italia e a Vasto è stato molto più facile diventare palazzinari e consumare terreno agricolo, piuttosto che favorire attività economiche virtuose.

NICOLA D'ADAMO ha detto...

Alessandro, sfondi una porta aperta. Ho scritto un libro sugli Ortolani di Vasto, dove c'è uno specifico capitolo dal titolo "come salvare la civiltà ortolana"...

maria ha detto...

Non ho letto l'articolo, se non qualche riga qua e la. Ora non mi va...
Però, quello che personalmente mi infastidisce, sta proprio nel fatto che taluni mestieri e professioni, debbano essere sollecitate da mode più che da passioni... e sempre e solo per coprire esigenze di guadagni. (ribadisco che non ho letto l'articolo, quindi, nessuno citato si senta tirato in causa se non è così)
E purtroppo, si è lasciata la terra e la sua coltivazione da un lato in mano a gente disperata e dall'altro, i "possidenti" approfittatori.
Fino a che ho avuto opportunità di farlo, a lavorare onestamente in campagna, si faceva la fame... questo, se volevi lavorare con assunzione e quanto altro... e gli unici diritti che avevi, erano nei conti ristretti delle giornate da maturare per avere, nei casi più fortunati, un misero assegno di disoccupazione. (ma era una guerra tra braccianti)
Ricordo in passato, giornate uggiose, con l'obbligo di restare sul posto di lavoro aspettando che spiovesse, per tornare a casa a sera con una sola ora di lavoro pagata!!!
Nemmeno fossimo stati in schiavitù... e poi, arrivano i benpensanti a dire che i giovani si sono dimenticati l'arte della terra... La quale arte era rimasta solo per chi la terra la aveva già e non di certo un "fazzolettino".
Se potessi, anzi, se sapessi immedesimarmi in ciò ed in come moltissimi hanno considerato i braccianti agricoli, sono certa che gli epiteti mi uscirebbero a flotte instancabili.
L'offesa più grande che ho avuto, ricordo è stata da una donna. Avevo 20 anni ed una sera, mi disse che secondo lei, non era vero che lavoravo in campagna perchè a vedermi non sembrava!!! Già, le braccianti agricole, le si vogliono grasse, grosse, volgari, malvestite e perennemente ignoranti!

Alessandro ha detto...

Maria, grazie per il tuo contributo, perché la testimonianza della tua esperienza diretta permette di approfondire la discussione evitando facilonerie e semplificazioni. Il rischio infatti è quello di cadere in una visione bucolica dell'attività agricola, tutta rosa e fiori. In realtà non è così.
L'agricoltura va ripensata in maniera radicale. La tua esperienza purtroppo si riferisce ad un sistema economico feudale che per troppo tempo è sopravvissuto nel Sud e che è stato una palla al piede dello sviluppo economico.
Oggi si dovrebbe realizzare una imprenditoria agricola dinamica e al passo con i tempi. Gli esempi in Italia sono molti, ma la burocrazia rende la vita veramente difficile a chi vuole investire nella terra. Teniamo presente poi che partire da zero per un giovane è praticamente impossibile. Mancano infatti delle politiche di supporto materiale e formativo.

maria ha detto...

Ho letto l'articolo...
Ora, mi giunge la domanda fatidica, così, tanto per aggrapparmi al commento di Alessandro:
Cosa si può fare per divenire ortolani e poterci vivere degnamente senza sfruttare il lavoro di nessuno; pagando volentieri tasse e quanto altro ed imparando volentieri il mestiere vero dell'ortolano?
Qualcuno tempo fa mi disse che bisognava avere già la terra se no, bisognava comprarla e cominciare da capo, ma ovviamente, è difficile avere il coraggio reale di rischiare capitali simili senza cedere alle tendenze delle cooperative che molti chiamano rosse...
Quindi, chi non ha terra e chi non ha capitali da investire, cosa dovrebbe ammirare da questo articolo?
Se le due ragazze fossero state figlie di piccoli industriali ed avessero, poi, scelto di seguire e collaborare con l'industria, seppur piccola di famiglia, seppur madri e seppur dovendosi svegliare presto, cosa avrebbe impedito loro di essere citate in un articolo?
Gira e rigira, non si va mai da nessuna parte... e mai oltre il solito pensare che ho sempre visto e letto in giro...
Questo, detto con rispetto per le ragazze, alle quali, faccio esclusivamente i miei più sinceri auguri per la loro attività!
Non è verso loro il mio discorso, ma verso il solito modo di vedere le cose.
Giovani donne, giovani in generale che scelgono l'arte di famiglia ampliando dove possono qua e la, ve ne sono tantissimi, anche come ortolani, ambulanti, barristi, falegnami, idraulici, librai ecc. ecc. ecc.
Persino nelle grandi aziende agricole e vinicole vi sono i famigliari a condurre, continuare, gestire, vendere, promuovere i loro prodotti... ma questo, lo si sapeva già!

maria ha detto...

Grazie a te... ho letto adesso il tuo commento, ora, mi sono messa a leggere per timore di essere stata troppo impulsiva...
Sai, chi ha nel passato, anche esperienze da bracciante, cade facilmente su questioni impulsive. :)
Ironia.
Buon fine settimana.

Alessandro ha detto...

Non sei stata impulsiva, sei stata autentica. Con il tuo commento ci hai richiamati a delle realtà di sfruttamento che -ahimé- sono ancora attuali. Soprattutto ci hai messo in guardia dalla facile propensione a inserire l'agricoltura in uno scenario bucolico.
Buon fine settimana anche a te :)