Incontro con due giovani donne ai banchi del mercato del sabato
E’ tempo di seminare benessere
E’ tempo di seminare benessere
di Miranda Sconosciuto
E’ sabato mattina ed il mercato di Santa
Chiara offre ai visitatori un mondo pieno di autentiche “bellezze della natura” in nutrienti colori e genuini
frutti di stagione .I fasci di verdure
particolarmente nostrani, raccolti dalle mani degli ortolani, sono direttamente in vendita, a chilometro zero, nelle cassette e cesti del mercato
ortofrutticolo e spingono il cliente alla riscoperta del valore più profondo del prodotto in un
ancoraggio ad una memoria di relazioni umane di stampo autenticamente
contadino. Storie popolari in una
ricercata vastesità, rivivono nei racconti delle anziane ortolane, scrigni
malinconici di un mondo avanti negli
anni e dal mancato ricambio
generazionale. Proverbi, dicerie ed
inconsueti soprannomi si legano alle usanze e
alla peculiarità e caratteristica dei prodotti ortofrutticoli.
| Daniela e Simona Antenucci |
dell’agricoltore Rocco Antenucci originarie di Cupello. Sorridenti e affabili sono l’immagine di un “benessere” germogliato dal primordiale ed ancestrale rapporto dell’uomo con la natura. Alla domanda: “ Da dove nasce la scelta del mestiere dell’ortolana?” Le due giovani rispondono: “ Tutto è cominciato con il lavoro agricolo di papà con i carciofi. Mamma lo aiutava negli orti e noi , sin da piccole, giocando, abbiamo imparato da lei.
Il primo prodotto è stato il locale carciofo e la buona qualità della terra ben coltivata e l’eccellenza della nostrana produzione, ci ha fatti, un poco alla volta, conoscere sul territorio, ed adesso abbiamo anche una piccola fattoria di animali tutta a conduzione familiare. Siamo nate in campagna e non abbiamo mai abbandonato la terra. Ci definiamo ortolane e non commercianti. Siamo, semplicemente, le operaie della terra. Coltivarla, per noi, non è un lavoro ma un passatempo, un quotidiano aiuto che diamo all’azienda della nostra famiglia. Una mano lava l’altra, e ci sentiamo forti nell’unione del lavoro di braccia “laboriose”. Certo da giovani mamme la mattina ci alziamo molto presto per organizzare la nostra duplice attività, ma vogliamo che i nostri figli crescano nella serenità che la natura ha donato a noi e alle nostre famiglie”. Orgogliose affermano:“ Non abbiamo un marchio che ci identifichi se non nella qualità del prodotto e nei valori racchiusi nell’onestà del cognome della nostra famiglia”. Il buon terreno coltivato con condivisione e sinergia, intrecciato in un fascio di salutari radici ha unito ancora di più questa famiglia dando ottimi risultati. L’azienda, infatti, dalla quantomai, Denominazione di Origine Protetta, si è sviluppata e da monofamiliare adesso da lavoro alle loro quattro famiglie. Responsabilità e sacrificio quotidiano alimentano le giornate di queste lodevoli giovani ortolane incontaminate ed avulse dall’ omologato, e quanto più attuale, modello consumistico. Desiderano che i loro figli crescano in un sano ambiente e siano il frutto di un benessere germogliato in una salutare vita a diretto contatto con il “Benessere” della natura. Fortunatamente ci sono ancora modelli originali ed unici che sopravvivono a stereotipi di “ benestanti” giovani identitari di un esclusivo mondo di marche. Famiglie sempre più disgregate e disfunzionali dove i valori sono parole formali da rispolverare nelle ricorrenze e nei giorni festivi.
Dalla stupida domanda:” non pensate di essere giovani fuori moda?”, le ragazze saggiamente rispondono: “la campagna è sempre di moda!”. Intelligenti e rigeneranti le due giovani hanno dato una lungimirante e costruttiva direzione alla vita della loro famiglie . Due genitori, i coniugi Antenucci, figure di genuina saggezza popolare, che hanno saputo tramandare l’amore per il nobile mestiere di ortolano alle loro tre figlie nella ricchezza di valori che il mondo agreste custodisce.
E’ necessaria una significativa e, quantomai
inevitabile, svolta per i numerosi giovani catturati dal malsano” mondo di
balocchi” sempre più virtuale che li porta velocemente verso un inesorabile e cieco salto nel vuoto.
La vita semplice dei
campi racchiude il seme di un
“benessere” che germoglia
dall’amore e della ricchezza di
relazioni che traggono forza da radici sentite, curare e protette.
Miranda Sconosciuto
7 commenti:
Prendo la palla al balzo, perché quest'articolo è in linea con quanto ho sempre sostenuto: ossia la necessità di investire sulle risorse agricole e ritornare quindi alla terra.
Per troppo tempo questo settore è stato sottovalutato e considerato quasi con disprezzo. Il mestiere del contadino visto come relitto di una civiltà contadina spazzata via dalla modernità.
Adesso è proprio questa modernità in crisi che ci impone di ripensare al nostro sistema produttivo e di recuperare quelle attività che meglio esprimono la vocazione del nostro territorio. Attività che non sono per nulla primitive, ma richiedono professionalità e quindi una formazione adeguata.
Molti giovani troverebbero occupazione in questo settore, peccato però che su sette giorni di lavoro nel settore agricolo, almeno due devono essere dedicati agli espletamenti burocratici; per non parlare poi della mancanza di politiche di supporto verso chi vuole investire in questo settore.
In Italia e a Vasto è stato molto più facile diventare palazzinari e consumare terreno agricolo, piuttosto che favorire attività economiche virtuose.
Alessandro, sfondi una porta aperta. Ho scritto un libro sugli Ortolani di Vasto, dove c'è uno specifico capitolo dal titolo "come salvare la civiltà ortolana"...
Non ho letto l'articolo, se non qualche riga qua e la. Ora non mi va...
Però, quello che personalmente mi infastidisce, sta proprio nel fatto che taluni mestieri e professioni, debbano essere sollecitate da mode più che da passioni... e sempre e solo per coprire esigenze di guadagni. (ribadisco che non ho letto l'articolo, quindi, nessuno citato si senta tirato in causa se non è così)
E purtroppo, si è lasciata la terra e la sua coltivazione da un lato in mano a gente disperata e dall'altro, i "possidenti" approfittatori.
Fino a che ho avuto opportunità di farlo, a lavorare onestamente in campagna, si faceva la fame... questo, se volevi lavorare con assunzione e quanto altro... e gli unici diritti che avevi, erano nei conti ristretti delle giornate da maturare per avere, nei casi più fortunati, un misero assegno di disoccupazione. (ma era una guerra tra braccianti)
Ricordo in passato, giornate uggiose, con l'obbligo di restare sul posto di lavoro aspettando che spiovesse, per tornare a casa a sera con una sola ora di lavoro pagata!!!
Nemmeno fossimo stati in schiavitù... e poi, arrivano i benpensanti a dire che i giovani si sono dimenticati l'arte della terra... La quale arte era rimasta solo per chi la terra la aveva già e non di certo un "fazzolettino".
Se potessi, anzi, se sapessi immedesimarmi in ciò ed in come moltissimi hanno considerato i braccianti agricoli, sono certa che gli epiteti mi uscirebbero a flotte instancabili.
L'offesa più grande che ho avuto, ricordo è stata da una donna. Avevo 20 anni ed una sera, mi disse che secondo lei, non era vero che lavoravo in campagna perchè a vedermi non sembrava!!! Già, le braccianti agricole, le si vogliono grasse, grosse, volgari, malvestite e perennemente ignoranti!
Maria, grazie per il tuo contributo, perché la testimonianza della tua esperienza diretta permette di approfondire la discussione evitando facilonerie e semplificazioni. Il rischio infatti è quello di cadere in una visione bucolica dell'attività agricola, tutta rosa e fiori. In realtà non è così.
L'agricoltura va ripensata in maniera radicale. La tua esperienza purtroppo si riferisce ad un sistema economico feudale che per troppo tempo è sopravvissuto nel Sud e che è stato una palla al piede dello sviluppo economico.
Oggi si dovrebbe realizzare una imprenditoria agricola dinamica e al passo con i tempi. Gli esempi in Italia sono molti, ma la burocrazia rende la vita veramente difficile a chi vuole investire nella terra. Teniamo presente poi che partire da zero per un giovane è praticamente impossibile. Mancano infatti delle politiche di supporto materiale e formativo.
Ho letto l'articolo...
Ora, mi giunge la domanda fatidica, così, tanto per aggrapparmi al commento di Alessandro:
Cosa si può fare per divenire ortolani e poterci vivere degnamente senza sfruttare il lavoro di nessuno; pagando volentieri tasse e quanto altro ed imparando volentieri il mestiere vero dell'ortolano?
Qualcuno tempo fa mi disse che bisognava avere già la terra se no, bisognava comprarla e cominciare da capo, ma ovviamente, è difficile avere il coraggio reale di rischiare capitali simili senza cedere alle tendenze delle cooperative che molti chiamano rosse...
Quindi, chi non ha terra e chi non ha capitali da investire, cosa dovrebbe ammirare da questo articolo?
Se le due ragazze fossero state figlie di piccoli industriali ed avessero, poi, scelto di seguire e collaborare con l'industria, seppur piccola di famiglia, seppur madri e seppur dovendosi svegliare presto, cosa avrebbe impedito loro di essere citate in un articolo?
Gira e rigira, non si va mai da nessuna parte... e mai oltre il solito pensare che ho sempre visto e letto in giro...
Questo, detto con rispetto per le ragazze, alle quali, faccio esclusivamente i miei più sinceri auguri per la loro attività!
Non è verso loro il mio discorso, ma verso il solito modo di vedere le cose.
Giovani donne, giovani in generale che scelgono l'arte di famiglia ampliando dove possono qua e la, ve ne sono tantissimi, anche come ortolani, ambulanti, barristi, falegnami, idraulici, librai ecc. ecc. ecc.
Persino nelle grandi aziende agricole e vinicole vi sono i famigliari a condurre, continuare, gestire, vendere, promuovere i loro prodotti... ma questo, lo si sapeva già!
Grazie a te... ho letto adesso il tuo commento, ora, mi sono messa a leggere per timore di essere stata troppo impulsiva...
Sai, chi ha nel passato, anche esperienze da bracciante, cade facilmente su questioni impulsive. :)
Ironia.
Buon fine settimana.
Non sei stata impulsiva, sei stata autentica. Con il tuo commento ci hai richiamati a delle realtà di sfruttamento che -ahimé- sono ancora attuali. Soprattutto ci hai messo in guardia dalla facile propensione a inserire l'agricoltura in uno scenario bucolico.
Buon fine settimana anche a te :)
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