di Lino Spadaccini
Il Natale, tra tutte le solennità cristiane, è la festa per
eccellenza per i bambini, ma anche per tutta la famiglia che si riunisce
intorno al focolare domestico in attesa della nascita di Gesù.
Il giorno della vigilia in molte case ci si riunisce per il classico
cenone, seguendo le antiche tradizioni e ricette di famiglie tramandate dalle
precedenti generazioni.
Ma facciamo un tuffo nel passato rileggendo un breve ricordo
sulla vigilia del Natale, pubblicato nel 1916 da Carlo d'Aloisio da Vasto:
"Il cenone era prelibato e copioso
nelle case dei signori. Ai fumanti spaghetti conditi con acciughe e con olio,
succedevano numerose pietanze d'anguille, che di vario non offrivano se non la
varietà della loro morte: in bianco, in salsa, allo spiedo. E il cenone durava,
durava; e si mangiava, si mangiava, e… si faceva buon sangue. I poveri non
rinunziavano all'abbondanza, ma rimanevano, nel senso più etimologico della
parola, frugali. Sette minestre bisognava mangiare. Per prima si mangiava una
minestra di fagiuoli bianchi, perché i rossi erano dozzinali. Per seconda
minestra, i maccheroni conditi con la sarda fritta nell'olio. E si badava che
l'olio non cadesse per terra, perché sarebbe stato un brutto augurio. Poi si
mangiava i cavoli con agli e olio: poi il
baccalà col sugo rosso; poi fichi
secchi, noci, castagne, e qualche torroncino fatto in casa".
Terminata la cena è d'obbligo una partita all'asinicce,
settemmezze, cucù e stupparille, oppure giocare alla classica tombola. Molti
sono anche coloro che si recano in chiesa per la Santa Messa di mezzanotte.
Nel 1970 il poeta vastese, Nicola Del Casale, ha pubblicato
una lunga poesia dedicata proprio a "La Sanda Notte". Ecco alcuni passi:
Prime de Natale, juste
mo’ fa l’anne,
‘na forze che nisciune
sa ddo’ nasce
m’ha ripurtate a
quand’ere bbardasce,
uajjone senza pene e
senz’affanne
cchiù ricche de
pinzare e de salute,
di j’ filice scazze, a
pete nude.
A rrividé lu tempe
ch’ha passate.
mo’ che pi ll’anne
acchiappe la discese,
bbene de fije angor’a
lu paese
m’ha strascinate tutte
de vulate,
a ddo’ a Natale mamme
e tate sempre
si scàllen’a lu
tecchie de dicembre…
E chiudiamo con una bella poesia del compianto Panfilo De
Filippis, tratta da "Sacro e Profano"
(Cannarsa Editore), come augurio di un sereno Natale per tutti i lettori di NoiVastesi:
Buon Natale
Un
Buon Natale voglio sì mandare
a
chi quel giorno deve lavorare;
invio auguri con piacere,
d’ogni bene, a chi fa ‘l suo dovere;
Buon
Natale a chi fa tanto bene,
a
chi da ‘l sangue delle proprie vene;
Buon Natale auguro di cuore
a chi fa festa con il genitore;
un
Buon Natale voglio inviare
alle
persone che san perdonare;
un Buon Natale vad’ a chi sta male
e giace in un letto d’ospedale;
un
Buon Natale all’emarginato
a
colui che ha sempre sbagliato;
a chi migliorerà la situazione
di tutte queste povere persone;
Buon
Natale a quella gioventù
che
sa conservar le sue virtù;
Buon Natale pure all’emigrato
Che la patria ha lasciato;
Buon
Natale a chi è capace
di
donar al mondo un po’ di pace;
un Buon Natale, amico vada a te
e Buon Natale sia pure per me.



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