giovedì 24 dicembre 2015

La Vigilia di Natale

di Lino Spadaccini
Il Natale, tra tutte le solennità cristiane, è la festa per eccellenza per i bambini, ma anche per tutta la famiglia che si riunisce intorno al focolare domestico in attesa della nascita di Gesù.
Il giorno della vigilia in molte case ci si riunisce per il classico cenone, seguendo le antiche tradizioni e ricette di famiglie tramandate dalle precedenti generazioni.

Ma facciamo un tuffo nel passato rileggendo un breve ricordo sulla vigilia del Natale, pubblicato nel 1916 da Carlo d'Aloisio da Vasto: "Il cenone era prelibato e copioso nelle case dei signori. Ai fumanti spaghetti conditi con acciughe e con olio, succedevano numerose pietanze d'anguille, che di vario non offrivano se non la varietà della loro morte: in bianco, in salsa, allo spiedo. E il cenone durava, durava; e si mangiava, si mangiava, e… si faceva buon sangue. I poveri non rinunziavano all'abbondanza, ma rimanevano, nel senso più etimologico della parola, frugali. Sette minestre bisognava mangiare. Per prima si mangiava una minestra di fagiuoli bianchi, perché i rossi erano dozzinali. Per seconda minestra, i maccheroni conditi con la sarda fritta nell'olio. E si badava che l'olio non cadesse per terra, perché sarebbe stato un brutto augurio. Poi si mangiava i cavoli con agli e olio: poi il
baccalà col sugo rosso; poi fichi secchi, noci, castagne, e qualche torroncino fatto in casa".


Terminata la cena è d'obbligo una partita all'asinicce, settemmezze, cucù e stupparille, oppure giocare alla classica tombola. Molti sono anche coloro che si recano in chiesa per la Santa Messa di mezzanotte.
Nel 1970 il poeta vastese, Nicola Del Casale, ha pubblicato una lunga poesia dedicata proprio a "La Sanda Notte". Ecco alcuni passi:
Prime de Natale, juste mo’ fa l’anne,
‘na forze che nisciune sa ddo’ nasce
m’ha ripurtate a quand’ere bbardasce,
uajjone senza pene e senz’affanne
cchiù ricche de pinzare e de salute,
di j’ filice scazze, a pete nude.
A rrividé lu tempe ch’ha passate.
mo’ che pi ll’anne acchiappe la discese,
bbene de fije angor’a lu paese
m’ha strascinate tutte de vulate,
a ddo’ a Natale mamme e tate sempre
si scàllen’a lu tecchie de dicembre…

E chiudiamo con una bella poesia del compianto Panfilo De Filippis, tratta da "Sacro e Profano" (Cannarsa Editore), come augurio di un sereno Natale per tutti i lettori di NoiVastesi:

Buon Natale
Un Buon Natale voglio sì mandare
a chi quel giorno deve lavorare;
        invio auguri con piacere,
        d’ogni bene, a chi fa ‘l suo dovere;
Buon Natale a chi fa tanto bene,
a chi da ‘l sangue delle proprie vene;
       Buon Natale auguro di cuore
       a chi fa festa con il genitore;
un Buon Natale voglio inviare
alle persone che san perdonare;
       un Buon Natale vad’ a chi sta male
       e giace in un letto d’ospedale;
un Buon Natale all’emarginato
a colui che ha sempre sbagliato;
       a chi migliorerà la situazione
       di tutte queste povere persone;
Buon Natale a quella gioventù
che sa conservar le sue virtù;
       Buon Natale pure all’emigrato
       Che la patria ha lasciato;
Buon Natale a chi è capace
di donar al mondo un po’ di pace;
       un Buon Natale, amico vada a te
       e Buon Natale sia pure per me.

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