sabato 3 gennaio 2015

Papa Francesco sconcerta i cattolici? Si amplia il dibattito

Un contributo del teologo Giancarlo Corvino a margine dell'articolo pubblicato dallo scrittore Vittorio Messori
E' importante il contributo che Nicolangelo D'Adamo ha fornito sulla nota che Messori ha pubblicato sul Corriere della Sera e sulla risposta fornita dal teologo brasiliano Leonardo Boff. Oggetto della
corrispondenza è la contrapposta valutazione dell'operato di Papa Francesco, apportatrice di molti dubbi nei fedeli, secondo Messori, frutto dell'azione dello Spirito Santo, secondo Boff.

Io voglio sottolineare un aspetto di tale dibattito (che traspare anche dal contributo di Nicolangelo). Esso evidenzia una contrapposizione tra alcune fazioni esistenti nella comunità ecclesiale, conservatori contro progressisti, nostalgici del Concilio di Trento contro i sostenitori del Vaticano II, ecc. E' proprio la situazione che Paolo ha combattuto nella comunità di Corinto: la divisione dei credenti in fazioni (cfr. 1 Cor 1).

Ma la comunità ecclesiale ha ragione di essere solo se vive la sua dimensione unitaria di "corpo di Cristo", costituita attraverso lo Spirito di Dio che ogni credente riceve. Attraverso tale corpo, Cristo continua oggi a rendersi visibile nel mondo e opera nella storia dell'uomo, realizzando la storia della salvezza divina.

Tale storia, caro Nicolangelo, passa anche attraverso il Concilio di Trento, così come passa anche attraverso il Vaticano II. Tali Concili, come tanti altri, rappresentano fasi "necessarie" nella realizzazione della storia della salvezza. E bisogna rispettare entrambi.

Qual'è la particolarità che Papa Francesco sta introducendo nella storia della salvezza che Dio realizza OGGI attraverso la comunità ecclesiale? Mentre Giovanni Paolo II ha determinato il crollo di un muro fisico, quello che separava i due blocchi venuti fuori dalla Seconda Guerra Mondiale, Papa Francesco (anche la scelta del nome manifesta la sua missione) sta cercando di abbattere un muro simbolico: quello della divisione provocata dalla ricchezza, posta al centro di ogni valore dal sistema capitalistico. Tale muro è alla base di ogni altra frattura sociale e culturale: ricchi e poveri, potenti e deboli, sani e malati, coloro che hanno diritti e coloro che ne sono privi, ecc.

L'abbattimento di tale muro è possibile solo attraverso la realizzazione di una società fondata sulla misericordia, che per il credente ha un fondamento teologico, perchè la sua fonte è la misericordia di Dio. Il linguaggio sociale coniuga la misericordia come solidarietà, condivisione, compassione, ecc. Una società fondata sulla misericordia è la sola via di uscita dalla crisi mondiale provocata da una economia basata sulla logica del profitto e sul PIL come unità di misura della ricchezza individuale e sociale.

Ma quale comunità ecclesiale può risultare credibile davanti al mondo, per portare a termine il compito che Papa Francesco si sta proponendo? La comunità cristiana può proporre al mondo il valore della misericordia come fondamento di un nuovo sistema di vita solo se, in prima battuta, essa stessa vive al proprio interno la misericordia. Da qui i continui richiami del Papa a vivere la misericordia sia nelle relazioni tra i fratelli nella fede, ma anche e soprattutto verso coloro che si dichiarano fuori dalla comunità ecclesiale (vedi i dialoghi con esponenti del mondo laico come Scalfari e Pannella, ma non solo...).

E' prevedibile lo sconcerto di alcuni cattolici davanti a questo cambio di prospettiva che il Papa ha inferto alla storia della Chiesa (non dimentichiamo che anche Gesù è stato accompagnato dallo sconcerto dei suoi discepoli e lo stesso Pietro è stato attaccato dai credenti che non condividevano la sua scelta di battezzare i pagani senza chiedere loro l'adesione agli usi ebraici). Ma lo sconcerto che alcuni possono legittimamente avere (davanti alle risoluzioni del Concilio di Trento, o a quelle del Concilio Vaticano II, o all'opera di un pontefice, come il caso di Papa Francesco, ecc.) deve essere superato dalla consapevolezza che a guidare la comunità ecclesiale nella storia è sempre lo Spirito di Dio, che attraverso di essa realizza la storia della salvezza.





Giancarlo Corvino

1 commento:

NICOLA D'ADAMO ha detto...

DA NICOLANGELO D'ADAMO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Sono contento che Giancarlo Corvino abbia voluto commentare , con pacatezza e competenza, com’è il suo stile, la mia nota di censura dell’articolo Vittorio Messori. Per la verità non ho ben capito se lo condivide, anche se con chiarezza ribadisce che il “disorientamento” è vecchio quanto il cristianesimo; anche se quell’iniziale disorientamento causato dall’insegnamento petrino, fu risolto ben presto dal “vangelo” paolino.
Altrettanto vero che dobbiamo augurarci una “ società fondata sulla misericordia”! Caro Giancarlo, ma è proprio la “misericordia” che è mancata a Messori: a rileggere il suo articolo, pubblicato addirittura la vigilia di Natale, Papa Francesco viene descritto come un “Re Tentenna”, in continua oscillazione tra moderno e tradizione.
Certo il Concilio di Trento va rispettato, come del resto quello di Nicea: furono tappe importantissime per la definizione dell’ortodossia, , ma converrai che è del tutto insopportabile il maldestro tentativo di annacquare le radicali riforme liturgiche del Vaticano II, portato avanti da consistenti gruppi di cattolici “conservatori”. E quel Concilio non fu solo “pastorale”, ma anche “dottrinale”. A tal punto nemici dichiarati del Vaticano II che, certuni arrivano a contestare persino la traduzione della “formula” della Consacrazione…..
NICOLANGELO D’ADAMO