domenica 4 gennaio 2015

I politici tra paura, frustrazione e la tentazione di mollare tutto

Dalle patologie del potere alla sindrome della paura
Intervista al professor Guido Brunetti

di Giuseppe Catania

“Quello appena iniziato può essere un anno cruciale per affrontare i venti di crisi che soffiano in parecchie regioni del mondo e per avviare programmi di sviluppo per assicurare agli esseri umani progresso e
benessere”. Di origini abruzzesi, il professor Guido Brunetti vive a Roma, ha tenuto lezioni nelle Università di Roma, Lecce e Salerno ed è autore di numerosi libri che spaziano nei molteplici campi delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi. In questa intervista, il nostro autorevole interlocutore analizza temi essenziali del nostro tempo.

A partire dall’emergere di fenomeni giudicati contrari alla morale, come i ripetuti scandali, i quali suscitano sempre più  un senso di indignazione, turbamento e rabbia nel cittadino, che vive in un clima di confusione e di insicurezza. E’ così, professor Brunetti?

“E’ un malessere esistenziale generalizzato, sintomo di una fase difficile, complessa e travagliata che è comune non solo all’ Italia, ma al mondo intero. L’ Occidente ha paura. Alle malattie del potere, oggi si aggiunge la sindrome della paura. Assistiamo- ha dichiarato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - alla ‘degenerazione di una politica senza moralità, predatoria e personalizzata’. Alla stessa conclusione sembra pervenire la più alta carica morale, Papa Francesco, quando sostiene che ci troviamo in un tempo di ‘miopia spirituale’ e di ‘piattezza morale’. Di qui, un senso di rivolta morale e un’ansia di cambiamento”.

“E’  da questo vuoto spirituale -continua Brunetti- che bisogna partire per interpretare e comprendere fenomeni multiformi, come per esempio, la paurosa crisi democratica e il sentimento di sfiducia e disaffezione   del cittadino verso ‘gli strumenti di rappresentanza’. C’è un vuoto tra l’ uomo politico e il popolo. E in questo vuoto, prosperano, come concordano altri autori, ‘trasformismi, interessi normali e anormali, confusione e i danni procurati dagli incompetenti’. Dove non sapere (rectius:ignoranza) sembra un merito da premiare.
Spesso la scena infatti è occupata- ha scritto il professor Panebianco- da ‘figure incolori, inadeguate, molto al di sotto dell’ altezza e dello spessore politico, culturale e morale’ che sono necessari per affrontare piccoli e grandi problemi.

 C’è la possibilità- ha aggiunto l’autorevole  studioso- che si ‘scatenino gli umori peggiori che circolano entro la classe politica, i tanti rancori, gli istinti più bassi’. Una classe politica ‘delegittimata’ e in grave crisi di identità e credibilità.
Un ‘Ok Corral’- ha asserito lo storico Galli della Loggia- per grigi e mediocri politicanti di quart’ordine ben coadiuvati da portaborse incolti e servili. Un picco di discredito mai raggiunto”.

Professor Brunetti, i politici hanno preso coscienza di questi fenomeni?

“Alcuni analisti ritengono che non tutti gli uomini politici abbiano  coscienza, abbiano maturato una visione profonda e complessiva dei molteplici e difficili mutamenti in atto nel mondo e che l’ Occidente ( e dunque l’ Italia) dal 2008 è ‘squassato’ da una devastante crisi non solo economica, ma culturale, morale e spirituale. Senza nuove idee, progetti e soluzioni innovative non potrà esserci alcun serio progresso.
Il declino dell’ Italia? La crisi morale e storica del Paese? Ma quando mai…’Tout va très bien madame la Marquise’.
E’ la politichetta de’ noantri, quella della ciarla permanente, che imperversa soprattutto  nei talk show”.

Un aspetto fondamentale riguarda quelle che lei, professor Brunetti, ha definito le patologie del potere e della politica.

“I dati della ricerca rivelano che l’unicità  degli uomini politici consiste nella ‘spinta ossessiva’ a cercare posizioni di prestigio e potere. La politica è costituita di comportamenti, valori e potere. Il potere produce tra l’altro un effetto afrodisiaco. Su tutto domina un Io ipertrofico, dove si annidano comportamenti fatti di manovre, cinismo, invidia, rancori, frustrazioni, emozioni, tradimenti e complessi di inferiorità.
Insieme con questi fattori, il carattere estremamente complesso della società moderna sottopone le capacità mentali ed emotive dei politici e dei governanti a uno stress prolungato, che non ha riscontro nel passato.
L’insieme di queste condizioni interne ed esterne influenza il loro cervello, potendo determinare quelle che vengono definite dai neuro scienziati ‘le patologie del potere’, come ansia, depressione, disturbi della personalità, turbe mentali, instabilità emotiva, insicurezza, e il ricorso all’ alcol e alla droga. Il disturbo principale di tale sindrome è la paranoia. Sono soprattutto i paranoici che ambiscono al potere”.

C’è bisogno allora di un approccio scientifico?

“Sta di fatto che i loro comportamenti e le loro scelte politiche, spesso prese sulla base  di emotività, a caso o per interessi elettorali, sono destinati a “condizionare” e addirittura  a ‘stravolgere’ le azioni di migliaia, talora milioni di persone. C’è dunque la necessità di fare riferimento alla conoscenza scientifica dei tratti caratteriali e personali del politico, cioè all’insieme delle sue capacità mentali, sociali e morali.  Il governo inglese si sta muovendo in questa direzione.

La politica è una ‘droga’, una combinazione positiva e negativa, che logora e debilita, ma è anche capace di dare gratificazione, soprattutto in presenza di un Io smisurato, sempre alla ricerca del potere. Questo continuo bisogno di gratificazione spesso è legato alla scarsa stima di sé, alla richiesta di un Superego (personalità) troppo esigente e a un   sentimento di onnipotenza.
Talora, la politica e la ricerca del potere possono essere l’espressione di un tentativo per neutralizzare il complesso di inferiorità,  celare instabilità mentale e insicurezza oppure evidenziare una personalità narcisistica. La patologia del potere poi è  anche quella di sentirsi padroni e superiori a tutti e non al servizio degli altri”.

Lei, professor Brunetti, ha parlato anche della sindrome della paura. Che cosa è?

“E’ una sindrome ansiosa, comune anche agli animali. L’ansia- paura è una emozione primitiva legata alle regioni più arcaiche del cervello. Un diffuso senso di inquietudine. Una risposta ai rischi e ai pericoli a cui l’ individuo viene esposto. Circa gli uomini politici, essa può essere il risultato di un conflitto mentale, per esempio, tra il bisogno ossessivo di potere e la paura di trasgressioni e punizioni.
Da qualche tempo, questa sindrome è legata  alla paura per gli effetti dei ripetuti scandali, un timore che si sta insinuando nell’animo di tanti politici e amministratori. L’ ansia che uno scandalo  non risparmi nessuno e travolga il proprio nome. Una intercettazione telefonica, un avviso di garanzia, finire nelle indagini o sui giornali e in tv…Tutto sembra agitare i loro sogni. Un’angoscia. Con tutto il corollario di sintomi e disturbi fisici e mentali.
Il rischio- hanno dichiarato alcuni politici- è quello di essere considerati ‘tutti uguali, tutti coinvolti, tutti colpevoli’.

La percezione di molti è quindi quella di sentirsi ‘delegittimati’ e ‘impauriti’ contro il bisogno innato  di sicurezza: uno stato  di ansia- paura, di ‘precarietà’, di ‘libertà provvisoria’. Di qui, la tentazione di mollare la politica, e contestualmente l’insorgere di un  grave conflitto derivante dalla perdita di prestigio e potere”.

Qual è la sua medicina, professor Brunetti?

“Uno dei problemi fondamentali è quello della competenza e della selezione. Oggi, i neuroscienziati hanno a disposizione strumenti sofisticati, come  i fantastici metodi di brain imaging, ed altre metodiche. Il neuroscienziato Oullier ha sostenuto che ‘nessuno accetterebbe che si portino sul mercato farmaci senza trials clinici. Non possiamo tollerare quindi che lo si faccia in politica’.

“Ciò precisato, occorre inquadrare il tutto nel contesto di un discorso globale. Con altri autori, noi sosteniamo che il ‘caos’ nel mondo è profondo, complesso ed evidente. Un mondo dove continuano ad accadere ‘innominabili atrocità’, una violenza perpetua: stragi, esecuzioni di massa, focolai di odio, guerre.
L’unico modo per spezzare le catene della malvagità, dell’ odio e dell’ invidia è la battaglia per il prevalere del neocervello, sede del bene e dell’altruismo, sul cervello rettiliano, l’area più antica del cervello umano, quella che ha una struttura e un comportamento simile al serpente, metafora del male e delle tragedie della vita.
L’unica medicina per lo sviluppo umano e per sanare le ferite di questo mondo  (copyright, Papa Francesco) è la cura dell’ Alzheimer culturale, morale e spirituale. La battaglia contro l’ignoranza della mente e del cuore.
Purtroppo, la cultura spesso  suscita anche nel mondo della politica e dei politicanti ansia, gelosia, invidia e ostilità. Un impietrimento mentale e spirituale tipico dell’individuo mediocre, sintomo di un comportamento rozzo (cafone), malvagio, invidioso e maleducato. Una proiezione della propria inadeguatezza, delle proprie  frustrazioni e del complesso di inferiorità. Una pulsione, ha sostenuto Freud, malata, diabolica. Un corpo infermo”.

Solo la cultura ci può salvare?

“Quello che qualifica l’essere umano fra tutti i viventi- conclude il professor Brunetti- è la cultura. Una cultura che nei millenni si è affiancata, grazie all’educazione  della famiglia, della scuola e dell’ ambiente, all’evoluzione biologica, e che costituisce uno dei valori fondamentali dell’ umanità. La cultura è la manifestazione e l’ attuazione più alta del cervello-mente e dello spirito”. Ma diventa complicato spiegare tutto ciò a chi presenta un vuoto culturale, morale e spirituale. A chi cioè è affetto, come ha indicato Papa Bergoglio, da ‘schizofrenia’ esistenziale”.

GIUSEPPE CATANIA
  



Nessun commento: