Intervista al professor Guido Brunetti
di Giuseppe Catania
“Quello
appena iniziato può essere un anno cruciale per affrontare i venti di crisi che
soffiano in parecchie regioni del mondo e per avviare programmi di sviluppo per
assicurare agli esseri umani progresso e
benessere”. Di origini abruzzesi, il
professor Guido Brunetti vive a Roma, ha tenuto lezioni nelle Università di
Roma, Lecce e Salerno ed è autore di numerosi libri che spaziano nei molteplici
campi delle neuroscienze, della psichiatria e della psicoanalisi. In questa
intervista, il nostro autorevole interlocutore analizza temi essenziali del
nostro tempo.
A
partire dall’emergere di fenomeni giudicati contrari alla morale, come i
ripetuti scandali, i quali suscitano sempre più un senso di indignazione, turbamento e rabbia
nel cittadino, che vive in un clima di confusione e di insicurezza. E’ così,
professor Brunetti?
“E’
un malessere esistenziale generalizzato, sintomo di una fase difficile,
complessa e travagliata che è comune non solo all’ Italia, ma al mondo intero.
L’ Occidente ha paura. Alle malattie del potere, oggi si aggiunge la sindrome
della paura. Assistiamo- ha dichiarato il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano - alla ‘degenerazione di una politica senza moralità, predatoria e
personalizzata’. Alla stessa conclusione sembra pervenire la più alta carica
morale, Papa Francesco, quando sostiene che ci troviamo in un tempo di ‘miopia
spirituale’ e di ‘piattezza morale’. Di qui, un senso di rivolta morale e
un’ansia di cambiamento”.
“E’ da questo vuoto spirituale -continua
Brunetti- che bisogna partire per interpretare e comprendere fenomeni
multiformi, come per esempio, la paurosa crisi democratica e il sentimento di
sfiducia e disaffezione del cittadino
verso ‘gli strumenti di rappresentanza’. C’è un vuoto tra l’ uomo politico e il
popolo. E in questo vuoto, prosperano, come concordano altri autori, ‘trasformismi,
interessi normali e anormali, confusione e i danni procurati dagli
incompetenti’. Dove non sapere (rectius:ignoranza)
sembra un merito da premiare.
Spesso
la scena infatti è occupata- ha scritto il professor Panebianco- da ‘figure
incolori, inadeguate, molto al di sotto dell’ altezza e dello spessore
politico, culturale e morale’ che sono necessari per affrontare piccoli e
grandi problemi.
C’è la possibilità- ha aggiunto l’autorevole studioso- che si ‘scatenino gli umori peggiori
che circolano entro la classe politica, i tanti rancori, gli istinti più
bassi’. Una classe politica ‘delegittimata’ e in grave crisi di identità e
credibilità.
Un
‘Ok Corral’- ha asserito lo storico Galli della Loggia- per grigi e mediocri politicanti
di quart’ordine ben coadiuvati da portaborse incolti e servili. Un picco di
discredito mai raggiunto”.
Professor
Brunetti, i politici hanno preso coscienza di questi fenomeni?
“Alcuni
analisti ritengono che non tutti gli uomini politici abbiano coscienza, abbiano maturato una visione profonda
e complessiva dei molteplici e difficili mutamenti in atto nel mondo e che l’
Occidente ( e dunque l’ Italia) dal 2008 è ‘squassato’ da una devastante crisi
non solo economica, ma culturale, morale e spirituale. Senza nuove idee,
progetti e soluzioni innovative non potrà esserci alcun serio progresso.
Il
declino dell’ Italia? La crisi morale e storica del Paese? Ma quando mai…’Tout
va très bien madame la Marquise’.
E’
la politichetta de’ noantri, quella
della ciarla permanente, che imperversa soprattutto nei talk show”.
Un
aspetto fondamentale riguarda quelle che lei, professor Brunetti, ha definito
le patologie del potere e della politica.
“I
dati della ricerca rivelano che l’unicità degli uomini politici consiste nella
‘spinta ossessiva’ a cercare posizioni di prestigio e potere. La politica è
costituita di comportamenti, valori e potere. Il potere produce tra l’altro un
effetto afrodisiaco. Su tutto domina un Io ipertrofico, dove si annidano
comportamenti fatti di manovre, cinismo, invidia, rancori, frustrazioni,
emozioni, tradimenti e complessi di inferiorità.
Insieme
con questi fattori, il carattere estremamente complesso della società moderna
sottopone le capacità mentali ed emotive dei politici e dei governanti a uno
stress prolungato, che non ha riscontro nel passato.
L’insieme
di queste condizioni interne ed esterne influenza il loro cervello, potendo
determinare quelle che vengono definite dai neuro scienziati ‘le patologie del
potere’, come ansia, depressione, disturbi della personalità, turbe mentali,
instabilità emotiva, insicurezza, e il ricorso all’ alcol e alla droga. Il
disturbo principale di tale sindrome è la paranoia. Sono soprattutto i
paranoici che ambiscono al potere”.
C’è
bisogno allora di un approccio scientifico?
“Sta
di fatto che i loro comportamenti e le loro scelte politiche, spesso prese
sulla base di emotività, a caso o per
interessi elettorali, sono destinati a “condizionare” e addirittura a ‘stravolgere’ le azioni di migliaia, talora
milioni di persone. C’è dunque la necessità di fare riferimento alla conoscenza
scientifica dei tratti caratteriali e personali del politico, cioè all’insieme
delle sue capacità mentali, sociali e morali.
Il governo inglese si sta muovendo in questa direzione.
La
politica è una ‘droga’, una combinazione positiva e negativa, che logora e
debilita, ma è anche capace di dare gratificazione, soprattutto in presenza di
un Io smisurato, sempre alla ricerca
del potere. Questo continuo bisogno di gratificazione spesso è legato alla scarsa stima di sé, alla richiesta di un Superego (personalità) troppo esigente e
a un sentimento di onnipotenza.
Talora,
la politica e la ricerca del potere possono essere l’espressione di un
tentativo per neutralizzare il complesso di inferiorità, celare instabilità mentale e insicurezza
oppure evidenziare una personalità narcisistica. La patologia del potere poi
è anche quella di sentirsi padroni e
superiori a tutti e non al servizio degli altri”.
Lei,
professor Brunetti, ha parlato anche della sindrome della paura. Che cosa è?
“E’
una sindrome ansiosa, comune anche agli animali. L’ansia- paura è una emozione
primitiva legata alle regioni più arcaiche del cervello. Un diffuso senso di
inquietudine. Una risposta ai rischi e ai pericoli a cui l’ individuo viene
esposto. Circa gli uomini politici, essa può essere il risultato di un
conflitto mentale, per esempio, tra il bisogno ossessivo di potere e la paura
di trasgressioni e punizioni.
Da
qualche tempo, questa sindrome è legata alla
paura per gli effetti dei ripetuti scandali, un timore che si sta insinuando
nell’animo di tanti politici e amministratori. L’ ansia che uno scandalo non risparmi nessuno e travolga il proprio
nome. Una intercettazione telefonica, un avviso di garanzia, finire nelle
indagini o sui giornali e in tv…Tutto sembra agitare i loro sogni. Un’angoscia.
Con tutto il corollario di sintomi e disturbi fisici e mentali.
Il
rischio- hanno dichiarato alcuni politici- è quello di essere considerati
‘tutti uguali, tutti coinvolti, tutti colpevoli’.
La
percezione di molti è quindi quella di sentirsi ‘delegittimati’ e ‘impauriti’
contro il bisogno innato di sicurezza:
uno stato di ansia- paura, di
‘precarietà’, di ‘libertà provvisoria’. Di qui, la tentazione di mollare la
politica, e contestualmente l’insorgere di un grave conflitto derivante dalla perdita di
prestigio e potere”.
Qual
è la sua medicina, professor Brunetti?
“Uno
dei problemi fondamentali è quello della competenza e della selezione. Oggi, i
neuroscienziati hanno a disposizione strumenti sofisticati, come i fantastici metodi di brain imaging, ed altre metodiche. Il neuroscienziato Oullier ha
sostenuto che ‘nessuno accetterebbe che si portino sul mercato farmaci senza trials clinici. Non possiamo tollerare quindi
che lo si faccia in politica’.
“Ciò
precisato, occorre inquadrare il tutto nel contesto di un discorso globale. Con
altri autori, noi sosteniamo che il ‘caos’ nel mondo è profondo, complesso ed
evidente. Un mondo dove continuano ad accadere ‘innominabili atrocità’, una
violenza perpetua: stragi, esecuzioni di massa, focolai di odio, guerre.
L’unico
modo per spezzare le catene della malvagità, dell’ odio e dell’ invidia è la
battaglia per il prevalere del neocervello, sede del bene e dell’altruismo, sul
cervello rettiliano, l’area più
antica del cervello umano, quella che ha una struttura e un comportamento
simile al serpente, metafora del male e delle tragedie della vita.
L’unica
medicina per lo sviluppo umano e per sanare le ferite di questo mondo (copyright,
Papa Francesco) è la cura dell’ Alzheimer culturale,
morale e spirituale. La battaglia contro l’ignoranza della mente e del cuore.
Purtroppo,
la cultura spesso suscita anche nel
mondo della politica e dei politicanti ansia, gelosia, invidia e ostilità. Un
impietrimento mentale e spirituale tipico dell’individuo mediocre, sintomo di
un comportamento rozzo (cafone), malvagio, invidioso e maleducato. Una
proiezione della propria inadeguatezza, delle proprie frustrazioni e del complesso di inferiorità.
Una pulsione, ha sostenuto Freud, malata, diabolica. Un corpo infermo”.
Solo
la cultura ci può salvare?
“Quello
che qualifica l’essere umano fra tutti i viventi- conclude il professor
Brunetti- è la cultura. Una cultura che nei millenni si è affiancata, grazie
all’educazione della famiglia, della
scuola e dell’ ambiente, all’evoluzione biologica, e che costituisce uno dei
valori fondamentali dell’ umanità. La cultura è la manifestazione e l’
attuazione più alta del cervello-mente e dello spirito”. Ma diventa complicato
spiegare tutto ciò a chi presenta un vuoto culturale, morale e spirituale. A
chi cioè è affetto, come ha indicato Papa Bergoglio, da ‘schizofrenia’
esistenziale”.
GIUSEPPE CATANIA

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