Duecentocinquant’anni fa, il 19 ottobre 1763, nasceva a
Vasto Francesco Felice Tiberi, uno dei pochi canonici vastesi elevati al rango
di Vescovo.
Sin da bambino Francesco Felice, figlio di Giuseppe (grande
poeta vastese, in arcadia con il nome di Cloneso Licio) e Margherita Spataro, si
dedica alla carriera ecclesiastica. Dottore in ambo i diritti e valente maestro
di teologia, viene aggregato al clero di San Pietro con la dignità di canonico
nel 1786; nello stesso anno viene nominato primicerio e vi rimane in carica per
sedici anni.
In occasione della prima messa celebrata dal neo sacerdote, il
fratello, Antonio pubblica un foglio con due sonetti, uno dei quali recita
così:
Si adori Iddio, che
accolto in picciol segno,
Discese al fuori de’ portentosi accenti,
L’istesso Dio, che per le umane genti
Vittima offrissi del paterno sdegno;
Si adori Iddio, che
sul temuto legno
Vinse la Morte, e per le vie de’ venti,
Spiegando le bandiere rilucenti
Aprì le porte del Celeste Regno.
Al Sacro Giovanetto,
ora che spande
Per tanta dignità novello lume
D’eletti fiori intreccerem ghirlande;
E ciascun dirà lieto
oltre il costume:
Di un Sacrifizio il più tremendo, e grande
Il Ministro è Francesco, e l’Ostia un Nume.
Nel volume “Poesie per
la promozione alla regia prepositura della reale insigne collegiata matrice di
S. Pietro della Città del Vasto in persona dell’illustrissimo signor canonico
D. Giuseppe Maria De Nardis”, pubblicato nel 1796, sono presenti due
composizioni del prelato vastese, un’Ode
ed un breve epigramma:
Petri pande gregi sic
Tu vernantia prata,
Ut Petrus pandat limina summa Tibi.
Nel 1803 si trasferisce a Roma e diventa Padre della
Congregazione dell’Oratorio, ordine fondato da S. Filippo Neri nel 1575, nonché
vicario generale della diocesi di Sora.
Nell’Archivio Storico “G.Rossetti”, si conserva la copia manoscritta
di una lunga quanto bella lettera in versi scritta dal padre Giuseppe, che
dall’alto dei suoi anni vede il proprio figlio andar via e forse mai più
rivedrà (il conte Tiberi morirà nel 1812). Questi i primi significativi versi:
Le natie paterne mura
Tu abbandoni, amato
Figlio!
Sento i moti di natura
che bagnar vorriami ‘l
ciglio.
Grave è ‘l peso de
miei dì.
Fors’io più non ti
vedrò
Ah se mai sarà così,
da te lungi io morirò!”.
Se i pietosi estremi
uffizi
Non potrai tu allor
prestarmi,
co i divini sacrifizii
Saprai meglio
suffragarmi.
Adempir potrai si
allora
Tu di figlio i dover
tuoi:
E finché sia vivo,
ancora
Il tuo padre adempie i
suoi.
Il 6 aprile del 1818 viene nominato vescovo di Sulmona. In
seguito a questo evento, “l’incolto
natural vate” Antonio Rossetti, scrive il seguente sonetto, conservato
manoscritto nell’Archivio Storico vastese ”: Sorge
di già l’Aurora, e grato spira / Un zeffiretto, e un astro amico mai / Non
apparso finor, che ha pari i rai / Al rifulgente Sole in ciel si mira. /
Dintorno ad esso aurato scritto gira / Vergato in queste note: Istonio avrai /
Sacro splendor or che Pastor vedrai / Tiberî che dei Re l’amor si attira. /
Prelato il Pastor sommo e’l Re Borbone / L’han scelto, Istonio, e Dio l’ha
scelto in Cielo / Per dargli eguale al merto il guiderdone. / Io l’astro son
che guiderollo in terra!... / Qui mentre leggo, un denso azzurro velo / La
stella e l’auree note n sé rinserra.
Da Vescovo torna nella nostra città l’8 maggio del 1819 per
amministrare le cresime e ne riparte il giorno 22 dello stesso mese. A tal
proposito, nella Cattedrale di S. Giuseppe è presente un importante documento,
redatto proprio nei giorni di permanenza nella nostra città, che attesta la
presenza delle reliquie di S.Tommaso Apostolo, S.Gregorio e S.Maria Maddalena,
conservate in una teca d’argento.
Il 16 maggio dell’anno successivo, durante una visita
pastorale nella vicina Popoli, Francesco Felice amministra la cresima al
piccolo Nunzio Sulprizio, che verrà beatificato da Papa Paolo VI nel 1963.
L’attività pastorale di Francesco Felice è particolarmente significativa
in questi anni, in particolar modo si adopera per dare una maggiore
preparazione al clero diocesano attraverso la riapertura del Seminario (1824),
rimasto chiuso da tantissimi anni. Su sua richiesta, inoltrata a Papa Pio VII,
la chiesa di San Panfilo viene elevata a Basilica minore. In questo importante
tempio della cristianità, sin dal 1818 è presente una sacra spina della corona
di Gesù Cristo. In precedenza la Reliquia era conservata nella chiesa dei Padri
Agostiniani. Ed è proprio il Vescovo Tiberi ad attestarne la presenza, con
disposizione giurata, in occasione della sua visita pastorale. Ancora oggi la
Reliquia è conservata all’interno della chiesa, insieme ad un documento che ne
attesta la fioritura nel Venerdì Santo del 1819.
Oratore sacro fecondo e appassionato della poesia italiana e
latina, ha lasciato manoscritti Omelie, Panegirici e Ragionamenti sulla
liturgia ecclesiastica, mentre ha dato alle stampe Traduzione de’ Salmi del Vespro, secondo il Calendario Romano
(Roma, 1809), Manuale Pontificum pro
functionibus, persolvendis Candelarum, Cinerum, majoris Hebdomandae, ac Vigilae
Pentecostes, Episcopo celebrante, vel assistente (Napoli, 1823), Regole del Seminario di Solmona compilate e
pubbl. per ord. Di Franc. Felice de’ Conti Tiberii (Aquila, 1824), ed
ancora una Epistola pastoralis,
scritta nel giorno della sua consacrazione in data di “Romae extra Portam Lateranensem, Domenica III, post Pascha”.
Francesco Felice Tiberi si spegne nella città Pelina il 25
aprile del 1828.
Lino Spadaccini



3 commenti:
Nasce nel 1783 e nel 1786 viene aggregato al clero di San Pietro con la dignità di canonico?
abbiamo corretto nasce nel 1763, sono 250 anni dalla nascita, errore di battitura
;-)
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