E FACCIAMO UNA PIAZZA GRANDE CHE ARRIVA FINO AL CARMINE!
riceviamo e pubblichiamo
Qualche settimana fa si è di nuovo parlato, in questo blog, di quei ruderi di vecchie case vicino alla chiesa del Carmine. D'accordo che bisogna
abbatterli, ma io butterei giù anche il Comune; un edificio brutto e tenuto
peggio.
Ad un centinaio di metri dal Castello Caldoresco, una costruzione
del 1400, abbiamo piazzato un edificio stile razionalista!
Io ho in mente
un'unica piazza Barbacani, che dal Castello arriva al largo del Carmine.Una piazza grande, dove non si entra nemmeno con le
biciclette.
Mi piacerebbe che l'Arch.D'Adamo, mi aiutasse ad arredare questa
piazza immaginaria, specialmente suggerendo uno schema per la
pavimentazione.
FP Spadaccini

5 commenti:
Potrebbe essere un bel progetto, ma dovremmo concentrarci su cose che servono, ormai indispensabili. Non dimentichiamo che la coperta è corta. In una scala di priorità per Vasto, non lo vedo fra i primi posti. Sei d'accordo?
Ovviamente d'accordo; non è una richiesta al Sindaco.
Però non seppelliamo la fantasia con le priorità.
Anche davanti a pane e cipolla, non devi smettere di pensare ad un pranzo succulento.
I nostri padri dicevano: Chi di speranza vive disperato muore. Ora sempre più non ci resta che sognare per dimenticare la realtà dove il peggio non è ancora morto.
CICCOSAN CI HA INVIATO LA RISPOSTA AD ENZO che non riesce a pubblicare sul blog:
"Dicevano pure "la speranza è l'ultima a morire"; tuttavia il senso di "Chi di
speranza vive disperato muore" è che nella vita devi darti da fare e non
rimanere con le mani in mano sperando nel colpo di fortuna.
Ma non credo, Enzo, che tu volessi discutere di proverbi. E nemmeno io.
Comunque in una città in cui si prende sul serio l'idea di una teleferica per
scendere alla marina, c'è posto anche per una piazza grande."
Quella di abbattere il municipio è un'ottima idea. Anche l'idea di estendere la piazza non è male. Ho paura però quest'ultima diventi troppo estesa in modo da creare l'effetto di spazio "metafisico" tipo quadro di De Chirico.
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