L’interno
della chiesa di S. Maria Maggiore, così come lo vediamo
oggi, risale intorno al 1785, quando con un progetto ambizioso s’ingrandì la
navata centrale e si costruirono ex novo quelle laterali, eliminando il
nartece, di cui si vedono ancora le colonne sulla parete esterna della chiesa.
Nel
1826, durante il priorato del barone Luigi Cardone, si demolì il vecchio presbiterio
di stile romanico e se ne costruì uno nuovo sormontato da una cupola, su
progetto dell’architetto Nicola Maria Pietrocola. Solo dodici anni più tardi,
nel maggio del 1838, si produsse una profonda fenditura che determinò
l’eliminazione del tamburo e l’abbassamento della cupola.
A
tal proposito, lo storico vastese Luigi Marchesani nella sua Storia di Vasto scriveva: “Molti anni non sono che al vecchio Coro un
nuovo se ne sostituì maestoso al pari della Chiesa, sormontato da cupola e
soprapposto ad ampio succorpo; ma poiché prima di perfezionarsi, ei si fendette
in un lato, fu forza demolirne la cupola in Maggio 1838: così questo tempio
rimane tuttora imperfetto, disadorno, benché già dal 1838, per essere di regio
padronato, si sieno promessi de’ soccorsi, onde ridurlo a decente casa di Dio”.
La
progettazione dell’opera venne ancora una volta affidato al maggior architetto
del tempo, il vastese Nicola Maria Pietrocola (1794-1865), definito
dall’ing.
Filippo Laccetti “benemerito
dell’architettura vastese degli ultimi tempi”. Tra le sue opere si
ricordano la cappella del SS. Sacramento in S. Pietro, il palazzo Genova Rulli,
i palazzi delle famiglie Palmieri, Jecco, Genova e Monteferrante, ed ancora il
camposanto ed il Teatro Rossetti, definito sempre dal Laccetti “una delle cose più belle da lui costruite,
sebbene sciupata dall’audacia del tempo”.
Nel
volume “Taluni scritti di architettura
pratica”, scritto dall’architetto vastese, ma pubblicato postumo, sono
annotati alcuni riferimenti interessanti in merito alla chiesa di S. Maria
Maggiore ed ai lavori che interessarono la cupola. “Dee sapersi”, spiega il Pietrocola, “che detta fabbrica di S. Maria fu disgraziata dal bel principio, perché
vi si gettarono fondamenta enormi e massicce, ma ad esse bestialmente si diede
molta risega internamente e nessuna all’esterno, anzi quivi ne manca di un
palmo e mezzo onde essere il fondamento a piombo della facciata esterna dei
muri fuori terra; non ostante che tal fabbrica fu diretta da valente maestro
stuccatore che tenea nome pure di buono architetto; ed in fatti diresse molte
fabbriche. Costui elevò detta fabbrica fino a 15 palmi fuori terra, piano del
presbiterio, ove lasciò della spessezza di palmi 6 i tre muri circostanti
frapposti ai piloni cui si ricongiungono. Posteriormente un altro architetto
più saputo nel ripiantare la fabbrica ridusse detti tre muri alla spessezza di
soli palmi 3, risecandoli interamente all’interno; e così aggiunse al primo
disquilibrio il secondo ancora più significante e gravissimo”. Il
Pietrocola continua nella sua esposizione evidenziando i gravi errori commessi
dai suoi predecessori e che di fatto causarono tali squilibri che costrinsero
l’abbattimento dell’intero tamburo, che minacciava di crollare, dopo che erano
comparse alcune profonde lesioni sui tre muri circostanti, da cima a fondo. “Dovetti rimediare a questo disastro
quantunque di mal animo”, scrive ancora l’architetto vastese, “ma pure lo feci per amore alla nostra santa
Chiesa, e per affetto al cugino D. Luigi Pietrocola primo agente e ‘l più
benemerito di tal nuovo edifizio. Il rimedio fu di passarvi una robusta catena
di ferro dietro le quattro arcate, componendo così un solo sistema di
concatenazione”.
Il
progetto dei lavori per la chiesa di S. Maria Maggiore è datato 7 luglio 1838,
ma l’ultimazione dei lavori, sotto l’attenta supervisione dei “Deputati delle
Opere Pubbliche locali”, Luigi Laccetti e Camillo Del Greco, terminarono solo
alla fine del 1850, così come si desume dalla relazione finale redatta
l’architetto Pietrocola in data 13 gennaio 1851. Senza annoiare il lettore con
l’elenco dettagliato di tutti i lavori eseguiti, ne possiamo evidenziare alcuni
di sicuro interesse che riguardano le volte di mattoni in piatto e gesso. “Queste volte son venute di sesto più elevato
delle indicate nel progetto”, spiega l’architetto vastese, “e specialmente quella di mezzo, che è detta
Cupola, è stata fatta di sesto perfettamente emisferico, con un piè dritto
ancora alla base, onde se ne calcolano qui sotto le reali dimensioni, con le
quali sono state eseguite, per la maggiore solidità”. La volta è stata realizzata
con un diametro di 34 palmi, mentre alla base, a supporto della cupola, sono
state realizzate quattro arcate forti. Un altro dettaglio interessante
evidenziato nel progetto sono le tre finestre presenti al centro delle arcate,
originariamente troppo grandi, ridotte di circa un terzo murandone la parte
superiore. Anche i tre finestroni presenti nella cupola, essendo troppo grandi
e di forma rettangolare, sono stati ridotti di dimensione e modificata la forma
in ellittici.
A
conclusione della perizia l’architetto Pietrocola scrive: “Si certifica in fine che tutti i lavori sopradescritti erano
indispensabili alla solidità dell’opera, e sono stati eseguiti in buona regola
d’Arte, e senza malintesa economia, poiché gli appaltatori lungi dall’attendere
ai loro privati guadagni (com’è solito), ànno invece guardato la bontà
dell’opera medesima; ed oltre a questa lode, loro si deve pur l’altra di aver
ornata a e decorata l’opera di cassettoni a due ringassi con rosoni intagliati,
e molti scompartimenti a riquadrature ornate di cornici, specialmente nel
voltone della cupola; e di aver ornato di dentello o di ovolo intagliato il
cornicione: le quali cose tutte in questa verifica sono state da me Architetto
omesse, perché fuori appalto, e le quali, se fossero stimate, verrebbero più di
altri duecento ducati”.
Dall’esterno
della chiesa, in realtà non notiamo una vera e propria cupola tondeggiante, per
intenderci come siamo abituati a vedere con quelle rinascimentali o barocche,
ma diviso in quattro triangoli alternati a quattro rombi irregolari, coperti da
semplici tegole. Mentre all’interno della chiesa, dal centro del presbiterio,
se alziamo gli occhi al cielo, possiamo apprezzare la cupola in tutta la sua
bellezza, impreziosito dalle eleganti decorazioni a stucchi e oro zecchino, e
dai quattro pennacchi affrescati dal pittore vastese Andrea Marchesani.
Lino
Spadaccini
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