venerdì 11 ottobre 2013

La storia della maestosa cupola di S. Maria Maggiore


L’interno della chiesa di S. Maria Maggiore, così come lo vediamo oggi, risale intorno al 1785, quando con un progetto ambizioso s’ingrandì la navata centrale e si costruirono ex novo quelle laterali, eliminando il nartece, di cui si vedono ancora le colonne sulla parete esterna della chiesa.
Nel 1826, durante il priorato del barone Luigi Cardone, si demolì il vecchio presbiterio di stile romanico e se ne costruì uno nuovo sormontato da una cupola, su progetto dell’architetto Nicola Maria Pietrocola. Solo dodici anni più tardi, nel maggio del 1838, si produsse una profonda fenditura che determinò l’eliminazione del tamburo e l’abbassamento della cupola.
A tal proposito, lo storico vastese Luigi Marchesani nella sua Storia di Vasto scriveva: “Molti anni non sono che al vecchio Coro un nuovo se ne sostituì maestoso al pari della Chiesa, sormontato da cupola e soprapposto ad ampio succorpo; ma poiché prima di perfezionarsi, ei si fendette in un lato, fu forza demolirne la cupola in Maggio 1838: così questo tempio rimane tuttora imperfetto, disadorno, benché già dal 1838, per essere di regio padronato, si sieno promessi de’ soccorsi, onde ridurlo a decente casa di Dio”.
La progettazione dell’opera venne ancora una volta affidato al maggior architetto del tempo, il vastese Nicola Maria Pietrocola (1794-1865), definito
dall’ing. Filippo Laccetti “benemerito dell’architettura vastese degli ultimi tempi”. Tra le sue opere si ricordano la cappella del SS. Sacramento in S. Pietro, il palazzo Genova Rulli, i palazzi delle famiglie Palmieri, Jecco, Genova e Monteferrante, ed ancora il camposanto ed il Teatro Rossetti, definito sempre dal Laccetti “una delle cose più belle da lui costruite, sebbene sciupata dall’audacia del tempo”.
Nel volume “Taluni scritti di architettura pratica”, scritto dall’architetto vastese, ma pubblicato postumo, sono annotati alcuni riferimenti interessanti in merito alla chiesa di S. Maria Maggiore ed ai lavori che interessarono la cupola. “Dee sapersi”, spiega il Pietrocola, “che detta fabbrica di S. Maria fu disgraziata dal bel principio, perché vi si gettarono fondamenta enormi e massicce, ma ad esse bestialmente si diede molta risega internamente e nessuna all’esterno, anzi quivi ne manca di un palmo e mezzo onde essere il fondamento a piombo della facciata esterna dei muri fuori terra; non ostante che tal fabbrica fu diretta da valente maestro stuccatore che tenea nome pure di buono architetto; ed in fatti diresse molte fabbriche. Costui elevò detta fabbrica fino a 15 palmi fuori terra, piano del presbiterio, ove lasciò della spessezza di palmi 6 i tre muri circostanti frapposti ai piloni cui si ricongiungono. Posteriormente un altro architetto più saputo nel ripiantare la fabbrica ridusse detti tre muri alla spessezza di soli palmi 3, risecandoli interamente all’interno; e così aggiunse al primo disquilibrio il secondo ancora più significante e gravissimo”. Il Pietrocola continua nella sua esposizione evidenziando i gravi errori commessi dai suoi predecessori e che di fatto causarono tali squilibri che costrinsero l’abbattimento dell’intero tamburo, che minacciava di crollare, dopo che erano comparse alcune profonde lesioni sui tre muri circostanti, da cima a fondo. “Dovetti rimediare a questo disastro quantunque di mal animo”, scrive ancora l’architetto vastese, “ma pure lo feci per amore alla nostra santa Chiesa, e per affetto al cugino D. Luigi Pietrocola primo agente e ‘l più benemerito di tal nuovo edifizio. Il rimedio fu di passarvi una robusta catena di ferro dietro le quattro arcate, componendo così un solo sistema di concatenazione”.
Il progetto dei lavori per la chiesa di S. Maria Maggiore è datato 7 luglio 1838, ma l’ultimazione dei lavori, sotto l’attenta supervisione dei “Deputati delle Opere Pubbliche locali”, Luigi Laccetti e Camillo Del Greco, terminarono solo alla fine del 1850, così come si desume dalla relazione finale redatta l’architetto Pietrocola in data 13 gennaio 1851. Senza annoiare il lettore con l’elenco dettagliato di tutti i lavori eseguiti, ne possiamo evidenziare alcuni di sicuro interesse che riguardano le volte di mattoni in piatto e gesso. “Queste volte son venute di sesto più elevato delle indicate nel progetto”, spiega l’architetto vastese, “e specialmente quella di mezzo, che è detta Cupola, è stata fatta di sesto perfettamente emisferico, con un piè dritto ancora alla base, onde se ne calcolano qui sotto le reali dimensioni, con le quali sono state eseguite, per la maggiore solidità”. La volta è stata realizzata con un diametro di 34 palmi, mentre alla base, a supporto della cupola, sono state realizzate quattro arcate forti. Un altro dettaglio interessante evidenziato nel progetto sono le tre finestre presenti al centro delle arcate, originariamente troppo grandi, ridotte di circa un terzo murandone la parte superiore. Anche i tre finestroni presenti nella cupola, essendo troppo grandi e di forma rettangolare, sono stati ridotti di dimensione e modificata la forma in ellittici.
A conclusione della perizia l’architetto Pietrocola scrive: “Si certifica in fine che tutti i lavori sopradescritti erano indispensabili alla solidità dell’opera, e sono stati eseguiti in buona regola d’Arte, e senza malintesa economia, poiché gli appaltatori lungi dall’attendere ai loro privati guadagni (com’è solito), ànno invece guardato la bontà dell’opera medesima; ed oltre a questa lode, loro si deve pur l’altra di aver ornata a e decorata l’opera di cassettoni a due ringassi con rosoni intagliati, e molti scompartimenti a riquadrature ornate di cornici, specialmente nel voltone della cupola; e di aver ornato di dentello o di ovolo intagliato il cornicione: le quali cose tutte in questa verifica sono state da me Architetto omesse, perché fuori appalto, e le quali, se fossero stimate, verrebbero più di altri duecento ducati”.
Dall’esterno della chiesa, in realtà non notiamo una vera e propria cupola tondeggiante, per intenderci come siamo abituati a vedere con quelle rinascimentali o barocche, ma diviso in quattro triangoli alternati a quattro rombi irregolari, coperti da semplici tegole. Mentre all’interno della chiesa, dal centro del presbiterio, se alziamo gli occhi al cielo, possiamo apprezzare la cupola in tutta la sua bellezza, impreziosito dalle eleganti decorazioni a stucchi e oro zecchino, e dai quattro pennacchi affrescati dal pittore vastese Andrea Marchesani.


Lino Spadaccini




la firma dell'arch. Pietrocola










la relazione dell'arch. Pietrocola

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