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| Domenico Rossetti |
La collaborazione del Rossetti con il Giornale del Taro, a cui
Il giornale era bilingue,
italiano e francese, si pubblicava due volte a settimana, il martedì ed il
sabato, ed era stampato in 300 copie. I lettori del giornale erano
esclusivamente nobili e benestanti, i pochi dotti dotati di un’adeguata
istruzione, oltre al Sindaco di Parma e i sindaci di tutto il dipartimento, il
Vescovo e le altre autorità dipartimentali i quali erano abbonati d’ufficio.
L’impaginazione, il formato ed il contenuto seguiva in linea di massima quello
degli altri giornali pubblicati nello stesso periodo. Nella prima pagina
venivano riportati gli atti amministrativi del Dipartimento del Taro, seguito
dai decreti imperiali, quindi venivano inserite le notizie di maggior interesse,
come le informazioni politiche e di guerra, tratte da altri giornali quali il Moniteur
ed il Journal de l’Empire in primis, seguiti da una serie di giornali
stranieri ed italiani quali Gazzetta di
Genova, The Times, la
Gazzetta di Francoforte ed il Monitore
italiano.
Molti erano anche gli articoli
inviati dai letterati e dalle persone comuni, anche se non tutto poteva essere
pubblicato a causa di una censura molto severa, infatti, il decreto del 3
febbraio 1811 e le istruzioni ministeriali, stabilirono che i giornali di
dipartimento fossero sottoposti al visto delle Autorità ed all’esame
dell’Ispettore dei libri e della stampa.
Uno spazio rilevante era occupato dal Varietà,
dalle notizie letterarie, come la pubblicazione di poesie, cronache di feste
mondane, recensioni di libri, curiosità scientifiche ed ancora, indovinelli,
sciarade e le lettere al compilatore, con il quale i lettori partecipavano
direttamente ai dibattiti culturali.
Sotto la guida del Rossetti,
risultarono di particolare interesse gli articoli letterali, artistici e di
teatro, molti dei quali portavano la sua stessa firma. Quasi in ogni numero di
giornale possiamo trovare lunghi articoli caratterizzati da un’attenta e
puntuale critica agli spettacoli assistiti, con frequenti citazioni erudite e
commenti personalizzati rivolti a tutte le parti interessate: dall’autore del
libretto al maestro compositore, dall’argomento trattato nel testo alla
passionalità dell’opera, dal primo fino all’ultimo attore o ballerino che
calcava la scena.
Per le opere più importanti, le
parole usate dal Rossetti erano cariche di passionalità ed enfasi; di fronte ad
eccelse interpretazioni, il poeta-giornalista esaltava gli attori, ma si
permetteva anche di bacchettarli o dare utili consigli, se lo riteneva
opportuno.
Non mancavano alcune recensioni
redatte direttamente in lingua francese, come ad esempio quello dell’ottobre 1812, in occasione della
rappresentazione messa in scena dalla compagnia francese diretta da
Madamoiselle Raucourt, “Le Dissipateur, comédie en cinq actes, et en vers de
Detouches”.
Ma un posto di riguardo merita l’articolo
pubblicato il 7 novembre del 1812,
in quanto troviamo un Rossetti inedito, quantomeno
cusioso, alle prese con il vernacolo napoletano, in un breve brano indirizzato
al compositore Gaetano Gioja, marito della “Sirena Partenope”, Teresa Gioja:
Deh, curri, o Gioja mio, comme
a lo viento,
Ca lo Sebbeto spenteca de
pena;
Cchiu nn’avarraje la ntoscia,
e lo tormiento
De no vedè la Patria , e la Sirena :
Ogne ammico te chiamma, ogne
pariento
A cchilla bella ncantatrice
scena,
Addò Virgilio giace, addò
Sorriento
Mmannò lo Tasso piccirillo appena,
O Cuccopinto mio...
Uno spazio importante, nelle
pagine del giornale, era rappresentato dalla pubblicazione di poesie, molte
delle quali scritte dallo stesso Domenico Rossetti. Nei primi mesi di direzione
del giornale, il letterato vastese pubblicò anche tre poesie del fratello
Gabriele (presentato come “Gabriello Rossetti fratello del Compilatore): La volubilità punita, epigramma, l’ode
saffica Pel fausto ritorno da Parigi a Napoli di S. E. Duca di Campochiaro,
Ministro di Polizia del Regno di Napoli, e un sonetto Pel ritorno sospirato
da Parigi a Napoli di S. E. la Signora Duchessa di Campochiaro.
Agli inizi del 1814 la scena
politica cambiò repentinamente: Napoleone venne deposto e sul trono di Francia
venne insediato Luigi XVIII di Borbone. Il 10 febbraio entrò in città il
generale austriaco Nugent, con un numeroso corpo di fanteria e di cavalleria,
ed il 14 febbraio successivo stabilì un governo provvisorio presieduto dal
marchese Cesare Ventura, dal conte Filippo Magauli-Cerati e dal marchese
Casimiro Melilupi di Soragna.
L’ultimo numero del Giornale del Taro uscì l’8 febbraio
1814, e con il numero del 15 febbraio il giornale riprese l’antico nome di Gazzetta di Parma.
Seguirono settimane di confusione
con improvvisi cambiamenti politici: i francesi rientrano a Parma il 2 marzo
tra le acclamazioni di giubilo della folla, causando pesanti perdite
all’esercito austriaco. Ma, una settimana dopo, l’esercito
austro-britannico-napoletano riprese possesso della città, ripristinando il
governo provvisorio presieduto dal conte Ventura, mentre la Gazzetta di Parma riprese le pubblicazioni con
il numero del 15 marzo, ancora sotto la direzione del Rossetti.
Con il nuovo governo, il giornale
assume un logico cambiamento di direzione politica. Per il Rossetti furono le ultime settimane alla
guida del giornale, in quanto da lì a breve, agli inizi di aprile dello stesso
anno, lasciò la direzione della Gazzetta,
per essere sostituito dal poeta e letterato Giuseppe Adorni.
L’ultimo numero diretto dal
Rossetti fu il n. 24 del 29 marzo, o forse il successivo del 2 aprile, ma sul
Supplemento al n. 24, il letterato vastese firmò il suo ultimo articolo, quasi
a voler riaffermare le sue origini: Il Compilatore Avvocato Domenico
Rossetti Napoletano.
Lino Spadaccini


6 commenti:
Ma dei 7 fratelli Rossetti, chi rimase per l'intera vita, con posti di rilievo nella città del Vasto?
P.S. non so per quali ragioni, il mio account, per come dice blogspot, non è autorizzato a visualizzare il rimando sul "gabriello rossetti fratello del compilatore": c'è un link a cui posso attingere comunque l'info?
Il link si è inserito in automatico, ma non porta da nessuna parte.
Per quanto riguarda i fratelli Rossetti, quello più conosciuto che rimase a Vasto è Antonio, che si definiva "incolto natural poeta". Se vai sul motore di ricerca del blog puoi trovare alcuni articoli. Andrea, il fratello maggiore, è stato canonico a S.Maria e S.Giuseppe.
Mille grazie...
Eppure, appena vista, mi è tornata in mente quella immagine dell'Antonio Rossetti, più volte vista, in passato, su questo blog... in particolare dalla poesia sulle tasse. :)
Mi sto avvicinando al Rossetti per curiosità di questo autore che tanto vogliono a tutti i costi legare sempre e comunque all'immagine della città... (giustamente, è la città natale) ma la curiosità maggiore, mi è giunta leggendo della rivoluzione vastese del 1799... mi sono detta: ma perchè nessun cenno di Gabriele Rossetti che in quei periodi c'era, vivo e vegeto?
Mi sembrava un torto al poeta, tanto voluto dai "Pensanti" vastesi.
Sapevo del fratello Andrea sacerdote che fu tra i suoi insegnanti, ma non sapevo, non ricordavo di Antonio che, ho letto, faceva il barbiere...
Grazie ancora, ne farò letture più approfondite degli articoli su questo blog.
In realtà Gabriele Rossetti nel 1799 aveva solo 16 anni. Anzì, quegli episodi di violenza, che egli vide con i suoi occhi, devono averlo profondamente colpito.
Da qualche parte si legge: "Gabriele vede con i propri occhi tutta la tragicità delle sommosse popolari del 1799, e cresce tra grida di dolore e tra grida di libertà, profondamente scosso dal sangue, dalle tante morti e rapine...".
Si, aveva solo 16 anni ma, immagino che i 16 anni di allora, fossero paragonabili ai 20 ed oltre di oggi... sia come esperienze che come studi e stili di vita...
In questi ultimi giorni, ho letto che fu proprio quel periodo sanguinoso a far prendere la decisione a Gabriele di lasciare la sua città natale.
Grazie nuovamente, poichè cercavo riscontri di questo episodio direttamente sul sito del centro studi rossettiani (dove, ora, con il confronto della frase, ho notato esserci) ma senza esito... (non ho ancora avuto il tempo e di certo la forza di aprire tutti i doc e pdf del sito ufficiale)
esiti che però ho trovato velocemente, oltre che in altri link, in un altro pdf che rimandava ad un libro di Zulia Benelli scritto nel 1898 dove ho cominciato a leggere (lettura da approfondire) con curiosità diverse circostanze ed amori del giovane Gabriele, oltre che piccole descrizioni sulla città del Vasto.
Grazie.
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