sabato 26 gennaio 2013

Domenico Rossetti, oltre due secoli fa, direttore del glorioso Giornale del Taro (oggi Gazzetta di Parma)

Il 26 gennaio 1812, Domenico Rossetti, fratello di Gabriele, veniva chiamato alla direzione del Giornale del Taro (oggi Gazzetta di Parma), una delle più antiche testate d’Europa e il più antico giornale italiano ancora oggi in attività.
Domenico Rossetti
Il prestigioso incarico arrivò al culmine della popolarità del Rossetti, che ormai aveva stabilito la sua dimora a Parma sin dalla primavera del 1804. La scelta ricaduta sul poeta vastese, in sostituzione del letterato parmigiano Angelo Pezzana, venne dettata dalla consapevolezza di aver trovato un uomo colto, ben visto negli ambienti letterati del dipartimento e, soprattutto, fedele al governo francese, che si era insediato in città dal 1796. Inoltre, i suoi illuminati discorsi pubblici, la brillante attività forense e le numerose pubblicazioni poetiche gli fecero raggiungere un livello di notorietà mai toccato prima.
La collaborazione del Rossetti con il Giornale del Taro, a cui
era corrisposto uno stipendio mensile di 500 franchi, pagato dallo stampatore Carmignani, cominciò già con il numero del 1° febbraio, ma la sua prima firma, sotto la voce “del compilatore”, comparve il 7 marzo successivo.
Il giornale era bilingue, italiano e francese, si pubblicava due volte a settimana, il martedì ed il sabato, ed era stampato in 300 copie. I lettori del giornale erano esclusivamente nobili e benestanti, i pochi dotti dotati di un’adeguata istruzione, oltre al Sindaco di Parma e i sindaci di tutto il dipartimento, il Vescovo e le altre autorità dipartimentali i quali erano abbonati d’ufficio. L’impaginazione, il formato ed il contenuto seguiva in linea di massima quello degli altri giornali pubblicati nello stesso periodo. Nella prima pagina venivano riportati gli atti amministrativi del Dipartimento del Taro, seguito dai decreti imperiali, quindi venivano inserite le notizie di maggior interesse, come le informazioni politiche e di guerra, tratte da altri giornali quali il Moniteur ed il Journal de l’Empire in primis, seguiti da una serie di giornali stranieri ed italiani quali Gazzetta di Genova, The Times, la Gazzetta di Francoforte ed il Monitore italiano.
Molti erano anche gli articoli inviati dai letterati e dalle persone comuni, anche se non tutto poteva essere pubblicato a causa di una censura molto severa, infatti, il decreto del 3 febbraio 1811 e le istruzioni ministeriali, stabilirono che i giornali di dipartimento fossero sottoposti al visto delle Autorità ed all’esame dell’Ispettore dei libri e della stampa.
Uno spazio rilevante era occupato dal Varietà, dalle notizie letterarie, come la pubblicazione di poesie, cronache di feste mondane, recensioni di libri, curiosità scientifiche ed ancora, indovinelli, sciarade e le lettere al compilatore, con il quale i lettori partecipavano direttamente ai dibattiti culturali.
Sotto la guida del Rossetti, risultarono di particolare interesse gli articoli letterali, artistici e di teatro, molti dei quali portavano la sua stessa firma. Quasi in ogni numero di giornale possiamo trovare lunghi articoli caratterizzati da un’attenta e puntuale critica agli spettacoli assistiti, con frequenti citazioni erudite e commenti personalizzati rivolti a tutte le parti interessate: dall’autore del libretto al maestro compositore, dall’argomento trattato nel testo alla passionalità dell’opera, dal primo fino all’ultimo attore o ballerino che calcava la scena.
Per le opere più importanti, le parole usate dal Rossetti erano cariche di passionalità ed enfasi; di fronte ad eccelse interpretazioni, il poeta-giornalista esaltava gli attori, ma si permetteva anche di bacchettarli o dare utili consigli, se lo riteneva opportuno.
Non mancavano alcune recensioni redatte direttamente in lingua francese, come ad esempio quello dell’ottobre 1812, in occasione della rappresentazione messa in scena dalla compagnia francese diretta da Madamoiselle Raucourt, “Le Dissipateur, comédie en cinq actes, et en vers de Detouches”.
Ma un posto di riguardo merita l’articolo pubblicato il 7 novembre del 1812, in quanto troviamo un Rossetti inedito, quantomeno cusioso, alle prese con il vernacolo napoletano, in un breve brano indirizzato al compositore Gaetano Gioja, marito della “Sirena Partenope”, Teresa Gioja:
Deh, curri, o Gioja mio, comme a lo viento,
Ca lo Sebbeto spenteca de pena;
Cchiu nn’avarraje la ntoscia, e lo tormiento
De no vedè la Patria, e la Sirena:
Ogne ammico te chiamma, ogne pariento
A cchilla bella ncantatrice scena,
Addò Virgilio giace, addò Sorriento
Mmannò lo Tasso piccirillo appena,
O Cuccopinto mio...
Uno spazio importante, nelle pagine del giornale, era rappresentato dalla pubblicazione di poesie, molte delle quali scritte dallo stesso Domenico Rossetti. Nei primi mesi di direzione del giornale, il letterato vastese pubblicò anche tre poesie del fratello Gabriele (presentato come “Gabriello Rossetti fratello del Compilatore): La volubilità punita, epigramma, l’ode saffica Pel fausto ritorno da Parigi a Napoli di S. E. Duca di Campochiaro, Ministro di Polizia del Regno di Napoli, e un sonetto Pel ritorno sospirato da Parigi a Napoli di S. E. la Signora Duchessa di Campochiaro.
Agli inizi del 1814 la scena politica cambiò repentinamente: Napoleone venne deposto e sul trono di Francia venne insediato Luigi XVIII di Borbone. Il 10 febbraio entrò in città il generale austriaco Nugent, con un numeroso corpo di fanteria e di cavalleria, ed il 14 febbraio successivo stabilì un governo provvisorio presieduto dal marchese Cesare Ventura, dal conte Filippo Magauli-Cerati e dal marchese Casimiro Melilupi di Soragna.
L’ultimo numero del Giornale del Taro uscì l’8 febbraio 1814, e con il numero del 15 febbraio il giornale riprese l’antico nome di Gazzetta di Parma.
Seguirono settimane di confusione con improvvisi cambiamenti politici: i francesi rientrano a Parma il 2 marzo tra le acclamazioni di giubilo della folla, causando pesanti perdite all’esercito austriaco. Ma, una settimana dopo, l’esercito austro-britannico-napoletano riprese possesso della città, ripristinando il governo provvisorio presieduto dal conte Ventura, mentre la Gazzetta di Parma riprese le pubblicazioni con il numero del 15 marzo, ancora sotto la direzione del Rossetti.
Con il nuovo governo, il giornale assume un logico cambiamento di direzione politica. Per il  Rossetti furono le ultime settimane alla guida del giornale, in quanto da lì a breve, agli inizi di aprile dello stesso anno, lasciò la direzione della Gazzetta, per essere sostituito dal poeta e letterato Giuseppe Adorni.
L’ultimo numero diretto dal Rossetti fu il n. 24 del 29 marzo, o forse il successivo del 2 aprile, ma sul Supplemento al n. 24, il letterato vastese firmò il suo ultimo articolo, quasi a voler riaffermare le sue origini: Il Compilatore Avvocato Domenico Rossetti Napoletano.

Lino Spadaccini

6 commenti:

maria ha detto...

Ma dei 7 fratelli Rossetti, chi rimase per l'intera vita, con posti di rilievo nella città del Vasto?

maria ha detto...

P.S. non so per quali ragioni, il mio account, per come dice blogspot, non è autorizzato a visualizzare il rimando sul "gabriello rossetti fratello del compilatore": c'è un link a cui posso attingere comunque l'info?

Lino Spadaccini ha detto...

Il link si è inserito in automatico, ma non porta da nessuna parte.

Per quanto riguarda i fratelli Rossetti, quello più conosciuto che rimase a Vasto è Antonio, che si definiva "incolto natural poeta". Se vai sul motore di ricerca del blog puoi trovare alcuni articoli. Andrea, il fratello maggiore, è stato canonico a S.Maria e S.Giuseppe.

maria ha detto...

Mille grazie...
Eppure, appena vista, mi è tornata in mente quella immagine dell'Antonio Rossetti, più volte vista, in passato, su questo blog... in particolare dalla poesia sulle tasse. :)
Mi sto avvicinando al Rossetti per curiosità di questo autore che tanto vogliono a tutti i costi legare sempre e comunque all'immagine della città... (giustamente, è la città natale) ma la curiosità maggiore, mi è giunta leggendo della rivoluzione vastese del 1799... mi sono detta: ma perchè nessun cenno di Gabriele Rossetti che in quei periodi c'era, vivo e vegeto?
Mi sembrava un torto al poeta, tanto voluto dai "Pensanti" vastesi.
Sapevo del fratello Andrea sacerdote che fu tra i suoi insegnanti, ma non sapevo, non ricordavo di Antonio che, ho letto, faceva il barbiere...
Grazie ancora, ne farò letture più approfondite degli articoli su questo blog.

Lino Spadaccini ha detto...

In realtà Gabriele Rossetti nel 1799 aveva solo 16 anni. Anzì, quegli episodi di violenza, che egli vide con i suoi occhi, devono averlo profondamente colpito.
Da qualche parte si legge: "Gabriele vede con i propri occhi tutta la tragicità delle sommosse popolari del 1799, e cresce tra grida di dolore e tra grida di libertà, profondamente scosso dal sangue, dalle tante morti e rapine...".

maria ha detto...

Si, aveva solo 16 anni ma, immagino che i 16 anni di allora, fossero paragonabili ai 20 ed oltre di oggi... sia come esperienze che come studi e stili di vita...
In questi ultimi giorni, ho letto che fu proprio quel periodo sanguinoso a far prendere la decisione a Gabriele di lasciare la sua città natale.

Grazie nuovamente, poichè cercavo riscontri di questo episodio direttamente sul sito del centro studi rossettiani (dove, ora, con il confronto della frase, ho notato esserci) ma senza esito... (non ho ancora avuto il tempo e di certo la forza di aprire tutti i doc e pdf del sito ufficiale)
esiti che però ho trovato velocemente, oltre che in altri link, in un altro pdf che rimandava ad un libro di Zulia Benelli scritto nel 1898 dove ho cominciato a leggere (lettura da approfondire) con curiosità diverse circostanze ed amori del giovane Gabriele, oltre che piccole descrizioni sulla città del Vasto.
Grazie.