Il Palazzo del Carmine era una volta sede del Comune. Nel 2006 si fece uno scambio: il Comune cedette in "proprietà" alla Curia tale palazzo, la Curia concesse in "comodato" per soli 60 anni al Comune il Palazzo Genova Rulli a Porta Nuova (con l'impegno a ristrutturarselo!).
| Genova Rulli in via Anelli una veduta del giardino pulito durante la Giornata FAI |
Stiamo riparlando da un paio di giorni del Palazzo Genova Rulli a Porta Nuova, con ingresso in via Anelli, dato dalla Curia Vescovile in comodato al Comune per 60 anni, che tuttora versa in condizioni disastrose.
Oggi vogliamo ricordare che nel 2006 il Comune, dopo una lunga lite giudiziaria, cedette definitivamente il Palazzo del Carmine alla Curia – edificio che nei secoli scorsi era la sede di palazzo di città - e come contropartita la Curia diede in "comodato" al Comune l’edificio e il complesso Genova Rulli a Porta Nuova, con l’impegno da parte del Comune a ristrutturarlo e goderselo per soli 60 anni. La lunga storia l’ha ricostruita Nicolangelo D’Adamo su questo blog nei mesi scorsi.
"Il Municipio della città di Vasto, dopo l’istituzione della “Diocesi di Vasto” nel 1853, e precisamente quattro anni dopo,nel 1857, senza aspettare l’arrivo del primo Vescovo nella nuova Diocesi, donò imprudentemente l’intero edificio di sua proprietà annesso alla chiesa del Carmine alla “mensa arcivescovile” di Chieti (sede arcivescovile, appunto, mentre Vasto era sede di diocesi suffraganea). L’intenzione degli amministratori del tempo era comunque chiara: quella sede doveva ospitare gli uffici della Curia e la residenza vescovile, nonché il Seminario Diocesano di Vasto”. “Le vicende successive - chiarisce Nicolangelo D’Adamo - s’incaricheranno di smentire quelle buone intenzioni. Infatti Vasto non ebbe mai un proprio Vescovo, ma continuò ad essere “amministrata” dall’arcivescovo di Chieti”. A parte una breve parentesi.
"Questa situazione creò negli anni non poche discussioni tra l’Arcivescovo di Chieti e gli Amministratori di Vasto. Essi ormai non erano più disposti a concedere quello storico immobile alla curia di Chieti visto che il Vaticano si rifiutava di dare seguito alla “Bolla” del 1853 non nominando un Vescovo per la Diocesi di Vasto”.
La vecchia diatriba legale sembrò aver termine nel 1937 quando con atto notarile il Comune di Vasto concesse di nuovo l’intero Palazzo della Curia annesso alla Chiesa del Carmine all’Arcivescovo di Chieti però a condizione che fosse destinato “all’educazione dei giovani, agli uffici della Curia e alla residenza vastese dell’Arcivescovo di Chieti-Vasto”.
Condizioni che furono rispettate per oltre un ventennio. Infatti in quel palazzo fu ubicato il “Collegio Istonio”, retto dai “Fratelli di S. Gabriele” o “Gabrielini”, con un corso Parificato di Scuola Media e di Liceo Classico con annessa residenza di convittori e semiconvittori (il Liceo Classico Statale sorgerà negli anni cinquanta); inoltre vi furono aperti gli uffici della Curia di Vasto ed un modesto appartamento per l’Arcivescovo.
“Ma quelle condizioni non potevano più essere rispettate dopo il trasferimento dell’Istituto dei “Gabrielini” nella nuova sede di viale “G.D’Annunzio” negli anni settanta – conclude Nicolangelo D’Adamo - e soprattutto dopo la soppressione della Diocesi di Vasto nel decennio successivo. Perciò si è arrivati nel 2005 alla definitiva transazione voluta dalla Giunta Pietrocola con il riconoscimento della proprietà dell’intero immobile, già sede della Curia della Diocesi di Vasto, all’Arcidiocesi di Chieti-Vasto per la realizzazione di una Residenza per il Clero, in cambio venne riconosciuta la concessione al Comune di Vasto, in comodato d’uso gratuito per 60 anni, dell’intero storico palazzo di “Genova-Rulli” di via Anelli.
1 commento:
Nicolangelo grazie per questa ricostruzione molto dettagliata che parte da lontano. Ma le perplessità restano. Si può permutare una cessione definitiva con un comodato d’uso gratuito per sessanta anni? Forse il comune di Vasto voleva mettere una pietra tombale sull’argomento, ma non credo che la permuta sia stata vantaggiosa. Ma all’epoca c’era una precisa idea dell’utilizzo del complesso con relativo studio di fattibilità, e i soldi in tasca per poterlo portare avanti? Cosa indispensabile per una transazione così rilevante. Sarebbe bello avere una risposta dagli amministratori del tempo che dovrebbero sentire l’obbligo di spiegarci le ragioni di questa transazione e l'utilizzo previsto con relativo studio di fattibilità. Non sono accettabili progetti teorici poi irrealizzabili, proposti solo per alzare un polverone, senza avere le risorse e fare uno studio costi benefici, equazione che i politici spesso dimenticano.
Ma non possiamo fermiamoci a condannare la precedente amministrazione che sicuramente avrà le sue colpe, ma occorre che chi oggi amministra s’impegni per sviluppare un progetto serio e fattibile senza basare tutto su finanziamenti da parte di Provincia o Regione sapendo che poi non arriveranno.
Anche l’opposizione non può tirarsi indietro, ma, deve svolgere il suo ruolo, deve sollecitare l’amministrazione se inadempiente.
Occorre fare e al più presto per non vedere sgretolare questa realtà.
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