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| 1922, dettagliata lettera al Vescovo, in cui S. Maria M. rivendica il suo diritto ad avere la Statua di S. Michele in occasione della Festa del patrono |
di LINO SPADACCINI
Ogni anno la statua dell’Arcangelo Michele, patrono
della nostra città, viene portata in processione nella chiesa di S. Maria
Maggiore, dove rimane esposta per tutta la durata della novena fino al giorno
della festa. Una tradizione questa che ormai si ripete da tanti anni, a cui si
è giunti attraverso accese polemiche e litigi tra le confraternite delle chiese
di S. Maria Maggiore e del Carmine, con il coinvolgimento di Vescovi e
amministratori locali.
amministratori locali.
In seguito all’epidemia di tifo petecchiale del
1817, che causò la morte di oltre duemila vastesi, il popolo implorò
l’intercessione dell’Arcangelo per allontanare il flagello. La mattina del 20
settembre la statua di S. Michele venne portata in processione per le strade
della città e rimase esposta nella chiesa di S. Giuseppe, allora unica chiesa
parrocchiale. Questa tradizione andò avanti fino al 1842, quando l’allora
Sindaco Pietro Muzii espose ai decurioni l’idea di portare il culto di San
Michele nella chiesa del Carmine: “... La detta Chiesetta rurale, essendo
angusta, si pensò di ampliare mediante due cappelle laterali, le quali sono in
costruzione. Riflettendo che al Santo protettore della nostra Patria ogni
convenienza suggerisca di erigere una decente Chiesa nel seno del nostro
abitato, m’indusse di pregare il nostro Monsignor Arcivescovo a permettere che
il culto di San Michele sia trasferito anche nella bella Chiesa urbana del Carmine
ora di patronato comunale… Così detto tempio, potrebbe esser decorato dal
titolo di Chiesa di San Michele e del Carmine… Allora la festa degli 8 di
Maggio si celebrerebbe nella cappella rurale e la festa de’ 29 di Settembre si
solennizzerebbe nella novella Chiesa Urbana. Fino a che però la costruzione
delle due cappelle non sarà perfezionata in essa chiesetta suburbana
attualmente ingombra di materiali si farà anche la festa di Maggio nella Chiesa
del Carmine…”.
Nel 1855, a
causa del restauro della chiesa di San Michele,
questa usanza venne interrotta: la statua tornò al Capitolo, nella
chiesa di S. Maria Maggiore, dove esso ufficiava. Nel 1876, con il sindaco
Francesco Ponza, si tornò a portare la statua dell’Arcangelo nella chiesa del
Carmine, ma restarono a cura ed a spese della Congrega del SS. Sacramento e
Sacra Spina le funzioni e le processioni.
Per altri
quarantacinque anni la statua del Protettore venne regolarmente portata nella
chiesa del Carmine per le solenni festività, ma il 22 giugno del 1921, accadde
un episodio increscioso, che portò a polemiche e scontri anche duri tra la Congrega di Maria SS. del
Carmine e la Congrega
del SS. Sacramento e Sacra Spina: alcuni cittadini, capeggiati dal parroco di
S. Maria e dalla sua congrega, senza permesso, andarono a prelevare il santo
protettore nella sua cappella per portarlo in processione per le strade di
Vasto, ma la statua, anziché far ritorno alla Chiesa del Carmine, venne portata
nella chiesa di S. Maria Maggiore.
Questo gesto
provocò la rivolta della Congrega del Carmine, il quale si rivolse al
commissario prefettizio di Vasto ed all’Arcivescovo di Chieti per denunziare
l’atto di forza dei fedeli “Mariani”.
Lo stesso
Arcivescovo Monterisi, l’anno successivo, pubblicò una lettera indirizzata al
popolo cristiano della Città di Vasto, dove ammonì duramente l’atto compiuto
dalla Congrega del SS: Sacramento e della Sacra Spina, definendolo illegale
e irragionevole, in quanto l’unica chiesa che avrebbe potuto avanzare
qualche diritto sulla processione del Patrono era solo la Cattedrale, cioè S.
Giuseppe, e non certamente S. Maria.
Pronta
risposta della Congrega, attraverso la pubblicazione di una lunga e ragionata
lettera, datata 22 marzo 1922, a firma del suo presidente, Umberto Manzitti,
Situazione sempre più difficile da gestire per Monterisi, il quale si vide
costretto a scrivere al Sottoprefetto Scarciglia affinché non si modificasse il
diritto del Carmine, fino a quando S. Maria non avesse ottenuto regolare
sentenza giuridica nel foro ecclesiastico. Contraddicendo alla volontà
dell’arcivescovo, il Sottoprefetto si armò di cento carabinieri per tutelare la
pretesa di S. Maria.
“...Ingiurie,
fischi, dimostrazioni, minacce di sassate e peggio, sono forza bruta, e cioè la
negazione della religione e fino della civiltà”, riferiva Nicola Gizzi,
priore della chiesa del Carmine, “La quale violenza sarebbe certamente
apprezzata e ammirata da qualche tribù barbara africana, ma non dalla
civilissima Vasto, che ne è invece profondamente nauseata”. Nonostante le
dure, quanto vane proteste, il Consiglio Comunale, in data 13 settembre 1924,
deliberò la revoca del voto espresso nel 1842 dal Decurionato e la richiesta
all’Arcivescovo di Chieti di voler dare parere favorevole affinché si portasse
la statua del Patrono nella chiesa di S. Maria Maggiore. Al Vescovo non restò
che accettare la situazione e concedere la sua approvazione.
Lino
Spadaccini

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