da Nicolangelo D'Adamo riceviamo e pubblichiamo
I SACRAMENTI A PAGAMENTO
nessuna natura, alle Chiese da parte dello Stato. Si può evitare di pagare quel contributo solo dichiarando di non essere più credenti. Lo scorso anno si sono avvalsi in 162.000 di questa facoltà riducendo drasticamente le entrate della Chiesa cattolica. A questa emorragia, che dura da alcuni anni, ha cercato di porre riparo l’episcopato con la drastica decisione, più volte sollecitata alle gerarchie vaticane ed infine ottenuta, di escludere dai Sacramenti coloro che si fossero avvalsi di quella possibilità (evidentemente dispongono degli elenchi dei transfughi, suddivisi per parrocchie e quindi possono subito individuarli).
Il Diritto Canonico elenca i casi in cui è prevista l’esclusione dai Sacramenti, per esempio
scomunicati, divorziati, pubblici concubini
ecc., ma neppure nei secoli bui della vendita delle indulgenze si era
pensato di negare la comunione o la confessione a chi si rifiuta di pagare
l’obolo.
Non so come il Vaticano abbia
conciliato il Vangelo con la vendita dei Sacramenti. Provo soltanto tanta
amarezza e sconforto e mi consolo con il grande insegnamento evangelico:
“Mutuum Date Nihil Inde Sperantes (Lc VI,35).
Nicolangelo D’Adamo

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