Vent'anni dopo: riapre la storica sede dell'Azione Cattolica della comunità di Santa Maria Maggiore
Il taglio del nastro (Foto Michele Tana)
Oggi è stata riaperta dopo 20 anni la storica sede dell'azione cattolica di Santa Maria Maggiore, ubicata di fronte alla porta della chiesa. Taglio del nastro da parte del vescovo, presenti le autorità.
Io come molti che oltre mezzo secolo fa frequentavano l’azione cattolica nella sede di Santa Maria Maggiore, non possiamo che essere infinitamente felice di questa opportunità di crescita che viene offerta ai giovani e seniores. Sono stati momenti fondamentali della nostra crescita spirituale culturale, abbiamo scoperto cose con cui difficilmente ci saremmo imbattuti. Tralascio l’aspetto spirituale perché occorrerebbe molto spazio, per accennare a qualcosa di più leggero. Riemergono le interminabili partite a biliardino e a ping pong oggetti del desiderio che questa realtà ci ha offerto, ma non possiamo dimenticare i campeggi. Per noi ragazzi di mare andare in montagna era scoprire un altro mondo, che solo l’AC ci poteva dare in quel periodo di sacrifici familiari. Un momento di aggregazione dove ragazzi e giovani, si spaziava dagli 11 ai 18 anni, insieme vivevano questa comunità fatta di preghiera e di gioia. Noi “aspiranti” che imitavamo gli juniores e loro che ci adottavano, mentre speravamo di poter anche noi prender in futuro il ruolo il loro posto. Non posso tralasciare il ricordo di un sacerdote a cui è legata la mia esperienza e quella della mia generazione di AC: Don Nicola Di Clemente. Pochi sorrisi, legati forse alla sua timidezza, ma tanto cuore, tanti episodi che molti di noi hanno vissuto. Uno per tutti, tornavamo in pullman da Montefalcone dopo circa due settimane di campeggio, un’esperienza irripetibile. Don Nicola ci vedeva un po’ sbattuti per le troppe curve, e con rammarico disse” Ho fatto tanto per farvi tornare belli e in piena forma e ora questi tornanti stanno rovinando tutto”.Non posso tralasciare l’Onarmo, nostra squadra di calcio, in cui io e Nicola eravamo i dirigenti, perché per noi non era consigliabile scender in campo. Nicola perché tramite il tuo blog non lanci l’idea di una rimpatriata, anche se molti risiedono a Vasto e spesso si incontrano, per onorare Don Nicola, e testimoniare ai nuovi cosa ha rappresentato per noi l’AC. Credo che sia un debito che abbiamo e che dobbiamo saldare.
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Io come molti che oltre mezzo secolo fa frequentavano l’azione cattolica nella sede di Santa Maria Maggiore, non possiamo che essere infinitamente felice di questa opportunità di crescita che viene offerta ai giovani e seniores. Sono stati momenti fondamentali della nostra crescita spirituale culturale, abbiamo scoperto cose con cui difficilmente ci saremmo imbattuti. Tralascio l’aspetto spirituale perché occorrerebbe molto spazio, per accennare a qualcosa di più leggero. Riemergono le interminabili partite a biliardino e a ping pong oggetti del desiderio che questa realtà ci ha offerto, ma non possiamo dimenticare i campeggi. Per noi ragazzi di mare andare in montagna era scoprire un altro mondo, che solo l’AC ci poteva dare in quel periodo di sacrifici familiari. Un momento di aggregazione dove ragazzi e giovani, si spaziava dagli 11 ai 18 anni, insieme vivevano questa comunità fatta di preghiera e di gioia. Noi “aspiranti” che imitavamo gli juniores e loro che ci adottavano, mentre speravamo di poter anche noi prender in futuro il ruolo il loro posto. Non posso tralasciare il ricordo di un sacerdote a cui è legata la mia esperienza e quella della mia generazione di AC: Don Nicola Di Clemente. Pochi sorrisi, legati forse alla sua timidezza, ma tanto cuore, tanti episodi che molti di noi hanno vissuto. Uno per tutti, tornavamo in pullman da Montefalcone dopo circa due settimane di campeggio, un’esperienza irripetibile. Don Nicola ci vedeva un po’ sbattuti per le troppe curve, e con rammarico disse” Ho fatto tanto per farvi tornare belli e in piena forma e ora questi tornanti stanno rovinando tutto”.Non posso tralasciare l’Onarmo, nostra squadra di calcio, in cui io e Nicola eravamo i dirigenti, perché per noi non era consigliabile scender in campo.
Nicola perché tramite il tuo blog non lanci l’idea di una rimpatriata, anche se molti risiedono a Vasto e spesso si incontrano, per onorare Don Nicola, e testimoniare ai nuovi cosa ha rappresentato per noi l’AC. Credo che sia un debito che abbiamo e che dobbiamo saldare.
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