| Ettore Del Lupo |
Ettore, quali sono stati i passaggi
che da Vasto ti hanno portato nei Territori Occupati Palestinesi?
La passione del mondo vitivinicolo che ha
caratterizzato il mio percorso di studi fin dai primi anni degli studi
universitari non poteva essere
alimentata solo dalle esperienze italiane avute durante i primi anni da
laureato. Dopo l’interessantissimo tirocinio post Master realizzato ad
Ischia ed i successivi primi lavori presso le cantine vitivinicole del posto ho sentito la necessita’ di fare un salto di qualita’ e di implementare il mio bagaglio culturale e professionale. L’Italia professionalmente cominciava ad essere poco interessante anche perche’ non dava sufficientemente speranze per il futuro. Gia’ qualche anno dopo il diploma di Master, grazie al quale ho ottenuto interessanti contatti con l’estero, ho maturato l’idea di superare i confini italiani e cercare nuovi stimoli. La grande occasione si realizza nel 2007 quando un enologo abruzzese, diventato poi grande amico e “maestro”, mi chiede un aiuto per seguire una piccola realta’ indiana in espansione. L’anno passato in India, oltre che ad essere stata una esperienza di forte impatto culturale, mi ha permesso di applicare le mie conoscenze professionali in condizioni “eroiche”. (l’India fino ad oggi non puo’ certamente essere annoverata fra le realta’ enologiche emergenti). Dopo l’esperienza indiana si materializzo’ l’opportunita’ di seguire una vendemmia in California, che e’ stata l’esperienza piu’ bella e professionalmente appagante avuta finora.
Ischia ed i successivi primi lavori presso le cantine vitivinicole del posto ho sentito la necessita’ di fare un salto di qualita’ e di implementare il mio bagaglio culturale e professionale. L’Italia professionalmente cominciava ad essere poco interessante anche perche’ non dava sufficientemente speranze per il futuro. Gia’ qualche anno dopo il diploma di Master, grazie al quale ho ottenuto interessanti contatti con l’estero, ho maturato l’idea di superare i confini italiani e cercare nuovi stimoli. La grande occasione si realizza nel 2007 quando un enologo abruzzese, diventato poi grande amico e “maestro”, mi chiede un aiuto per seguire una piccola realta’ indiana in espansione. L’anno passato in India, oltre che ad essere stata una esperienza di forte impatto culturale, mi ha permesso di applicare le mie conoscenze professionali in condizioni “eroiche”. (l’India fino ad oggi non puo’ certamente essere annoverata fra le realta’ enologiche emergenti). Dopo l’esperienza indiana si materializzo’ l’opportunita’ di seguire una vendemmia in California, che e’ stata l’esperienza piu’ bella e professionalmente appagante avuta finora.
Appena rientrato in Italia fui chiamato a
lavorare a Bologna, ma quando si sono aperte le porte della cooperazione
internazionale sono bastati pochi secondi a convincermi e dare le dimissioni.
Da dicembre sono, quindi, in Palestina come responsabile agronomico del
Progetto Cremisan.
| L'Agronomo Ettore Del Lupo tra le "sue" vigne Cremisan nei Territori Occupati Palestinesi. |
Che lingue parli e come hai fatto a impararle?
L’inglese ormai e’ diventata quasi la mia seconda
lingua: l’esperienze Indiana e
Californiana hanno avuto un ruolo indiscutibile
nell’apprendimento della lingua, anche perche’ ero l’unico italiano
nello staff e non c’era molta scelta su quale lingua utilizzare per la comunicazione.
Oggi, invece, sono alle prese con l’arabo, lingua tanto affascinante quanto
ardua nella comprensione.
Ettore, in che cosa consiste il tuo lavoro ?
Come cooperante internazionale mi occupo della
gestione viticola ed agronomica di Cremisan,(http://www.volint.it/vis/node/3681) una cantina storica palestinese da sempre gestita dai
Salesiani del posto.
Il progetto internazionale di sviluppo prevede un
miglioramento della realta’ vitivinicola, unica nei territori palestinesi, sia
dal punto di vista viticolo che enologico. In stretta collaborazione con
l’enologo portiamo avanti con entusiasmo questo progetto sperando che i vini
prodotti in Terra Santa possano presto occupare la posizione che meritano.
Parallelamente a questa attivita’ occupo il ruolo
di coordinatore in loco del progetto di ricerca sul quale
l’Universita’ di Hebron e l’Istituto agrario di San Michele All’Adige stanno lavorando, con lo scopo di valorizzare
e conservare le varieta’ autoctone del posto.
Il tuo è un ambiente internazionale molto
stimolante, da italiano come ti trovi?
Inoltre da quest’anno sono anche tesserato nello
staff della squadra femminile di calcio ad 11 di Betlemme (foto sopra). Mi diverto con passione
ad allenare i portieri che, tra l’altro, sono nel giro della Nazionale. Ho
avuto un’accoglienza che mai mi sarei immaginato poter avere, sia dalla
dirigenza che dalle giocatrici.
Altri aspetti?
Purtroppo quello politico: bisogna convivere
quotidianamente con la consapevolezza di essere in un territorio occupato (quello
palestinese) ed uno occupante (quello israeliano). Questa delicata situazione
influisce sulla vita quotidiana di tutti e palesa i disagi di un popolo al
quale, gia’ privo di liberta’, giorno dopo giorno tolgono terre, case e
dignita’. Come se cio’ non bastasse, gli attriti religiosi interni che a volte
si percepiscono in maniera veemente, non facilitano certo la strada per una pacifica
convivenza.
Tu lavori in un campo specialistico, cosa hai
fatto per acquisire le giuste competenze?
Indubbiamente il fatto di essere stato all’estero
ed aver lavorato duramente e con passione in collaborazione con persone di
altissima professionalita’ e preparazione ha
arricchito il mio bagaglio
professionale. L’aver avuto sempre particolari attenzioni per le attivita’ di volontariato e cooperazione (
sono stato formato come volontario presso il CEFA onlus di Bologna ) poi, ha di
fatto inciso non poco nella mia
decisione di intraprendere la strada della cooperazione internazionale.
Che progetti hai per il tuo futuro?
La mia esperienza mi ha insegnato tante cose: una
di queste e’ che il futuro non e’ mai come lo progetti: sbilanciandomi,
tuttavia, potrei dire che un mio grande desiderio sarebbe poter continuare nella cooperazione
internazionale. Tuttavia prendero’ una decisione quando finira’ questo
progetto. Nel mio futuro , adesso, c’e’ solo Cremisan.
E con Vasto come la metti?
Vasto e’ la citta’ dove sono cresciuto, dove ho
la famiglia e gli amici, ma dubito potra’ darmi anche l’opportunita’ di un
futuro lavorativo.
Ettore, cosa consigli ai giovani che
intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro?
La mia opinione a riguardo e’ sempre la stessa da
anni e continuero’ a ripeterlo: si prediligano le materie scientifiche , si
sfruttino i progetti ERASMUS e LEONARDO ed appena laureati si dia priorita’ ad
esperienze all’estero anche solo per imparare la lingua. Ieri conoscere una
lingua straniera era un punto a favore: oggi non conoscere una lingua straniera
e’ un incolmabile GAP.
Ringraziamo Ettore Del
Lupo che con la sua testimonianza ha aperto una nuova finestra sulle
possibilità di lavoro giovanile nel mondo. Gli facciamo i migliori auguri per
il futuro.
NICOLA D’ADAMO

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