domenica 30 settembre 2012

Giovani Vastesi nel Mondo: ETTORE DEL LUPO, agronomo nei Territori Occupati Palestinesi

Ettore Del Lupo
Ettore Del Lupo, agronomo classe 1973, Laurea in Scienze e tecnologie agrarie presso L’Universita’ politecnica delle Marche e Master in gestione del sistema  vitivinicolo  presso la facolta’ di agraria di Milano. Esperienze di lavoro in Italia, India e California. Attualmente è cooperante internazionale VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo ( www.volint.it ), responsabile agronomico in un importante progetto nei Territori Occupati Palestinesi a due passi da Betlemme. 

Ettore, quali sono stati i passaggi che da Vasto ti hanno portato nei Territori Occupati Palestinesi?
La passione del mondo vitivinicolo che ha caratterizzato il mio percorso di studi fin dai primi anni degli studi universitari non poteva  essere alimentata solo dalle esperienze italiane avute durante i primi anni da laureato. Dopo l’interessantissimo tirocinio post Master realizzato ad
Ischia ed i successivi primi lavori presso le cantine vitivinicole del posto ho sentito la necessita’ di fare un salto di qualita’ e di implementare il mio bagaglio culturale e professionale. L’Italia professionalmente cominciava ad essere poco interessante anche perche’ non dava sufficientemente speranze per il futuro. Gia’ qualche anno dopo il diploma di Master, grazie al quale ho ottenuto interessanti contatti con l’estero, ho maturato l’idea di superare i confini italiani e cercare nuovi stimoli. La grande occasione  si realizza nel 2007 quando un enologo abruzzese, diventato poi grande amico e “maestro”, mi chiede un aiuto per seguire una piccola  realta’ indiana  in espansione. L’anno passato in India, oltre che ad essere stata una esperienza di forte impatto culturale, mi ha permesso di applicare le mie conoscenze professionali in condizioni “eroiche”. (l’India fino ad oggi non puo’ certamente essere annoverata fra le realta’ enologiche emergenti). Dopo l’esperienza indiana  si materializzo’ l’opportunita’ di seguire una vendemmia in California, che e’ stata l’esperienza piu’ bella e professionalmente appagante avuta finora.
Appena rientrato in Italia fui chiamato a lavorare a Bologna, ma quando si sono aperte le porte della cooperazione internazionale sono bastati pochi secondi a convincermi e dare le dimissioni. Da dicembre sono, quindi, in Palestina come responsabile agronomico del Progetto Cremisan.
L'Agronomo Ettore Del Lupo tra le "sue" vigne Cremisan
nei Territori Occupati Palestinesi.
Che lingue parli e come hai fatto a impararle? 
L’inglese ormai e’ diventata quasi la mia seconda lingua: l’esperienze  Indiana e Californiana hanno avuto un ruolo indiscutibile  nell’apprendimento della lingua, anche perche’ ero l’unico italiano nello staff e non c’era molta scelta su quale lingua utilizzare per la comunicazione.
Oggi, invece, sono alle prese  con l’arabo, lingua tanto affascinante quanto ardua nella comprensione.
  
Ettore, in che cosa consiste il tuo lavoro ?  
Come cooperante internazionale mi occupo della gestione viticola ed agronomica di Cremisan,(http://www.volint.it/vis/node/3681) una cantina storica palestinese da sempre gestita dai Salesiani del posto. 
Il progetto internazionale di sviluppo prevede un miglioramento della realta’ vitivinicola, unica nei territori palestinesi, sia dal punto di vista viticolo che enologico. In stretta collaborazione con l’enologo portiamo avanti con entusiasmo questo progetto sperando che i vini prodotti in Terra Santa possano presto occupare la posizione che meritano.
Parallelamente a questa attivita’ occupo il ruolo di  coordinatore  in loco del progetto di ricerca sul quale l’Universita’ di Hebron e l’Istituto agrario di San Michele All’Adige  stanno lavorando, con lo scopo di valorizzare e conservare le varieta’ autoctone del posto.

Il tuo è un ambiente internazionale molto stimolante, da italiano come ti trovi?
La Palestina e’ il paese in via di sviluppo dove operano il maggior numero di ONG italiane e straniere. Vivere   a Bet Jala ( comune limitrofo di Betlemme ) non pregiudica, quindi,  una vita sociale di alto livello, condivisa sia con persone del posto che con altri cooperanti  (in primis con i miei colleghi del VIS).  Il fatto di essere quotidianamente in contatto con le persone di altre ONG e di volontari provenienti da tutto il mondo ti fa capire quanto e’ stimolante ed appagante lavorare in questi contesti.

Inoltre da quest’anno sono anche tesserato nello staff della squadra femminile di calcio ad 11 di Betlemme (foto sopra). Mi diverto con passione ad allenare i portieri che, tra l’altro, sono nel giro della Nazionale. Ho avuto un’accoglienza che mai mi sarei immaginato poter avere, sia dalla dirigenza che dalle giocatrici.

Altri aspetti?
Purtroppo quello politico: bisogna convivere quotidianamente con la consapevolezza di essere in un territorio occupato (quello palestinese) ed uno occupante (quello israeliano). Questa delicata situazione influisce sulla vita quotidiana di tutti e palesa i disagi di un popolo al quale, gia’ privo di liberta’, giorno dopo giorno tolgono terre, case e dignita’. Come se cio’ non bastasse, gli attriti religiosi interni che a volte si percepiscono in maniera veemente, non facilitano certo la strada per una pacifica convivenza.

Tu lavori in un campo specialistico, cosa hai fatto per acquisire le giuste competenze? 
Indubbiamente il fatto di essere stato all’estero ed aver lavorato duramente e con passione in collaborazione con persone di altissima professionalita’ e preparazione ha   arricchito  il mio bagaglio professionale. L’aver avuto sempre particolari attenzioni per  le attivita’ di volontariato e cooperazione ( sono stato formato come volontario presso il CEFA onlus di Bologna ) poi, ha di fatto  inciso non poco nella mia decisione di intraprendere la strada della cooperazione internazionale.

Che progetti hai per il tuo futuro?
La mia esperienza mi ha insegnato tante cose: una di queste e’ che il futuro non e’ mai come lo progetti: sbilanciandomi, tuttavia, potrei dire che un mio grande desiderio sarebbe  poter continuare nella cooperazione internazionale. Tuttavia prendero’ una decisione quando finira’ questo progetto. Nel mio futuro , adesso, c’e’ solo Cremisan.

E con Vasto come la metti?
Vasto e’ la citta’ dove sono cresciuto, dove ho la famiglia e gli amici, ma dubito potra’ darmi anche l’opportunita’ di un futuro lavorativo.

Ettore, cosa consigli ai giovani che intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro? 
La mia opinione a riguardo e’ sempre la stessa da anni e continuero’ a ripeterlo: si prediligano le materie scientifiche , si sfruttino i progetti ERASMUS e LEONARDO ed appena laureati si dia priorita’ ad esperienze all’estero anche solo per imparare la lingua. Ieri conoscere una lingua straniera era un punto a favore: oggi non conoscere una lingua straniera e’ un incolmabile GAP.

Ringraziamo Ettore Del Lupo che con la sua testimonianza ha aperto una nuova finestra sulle possibilità di lavoro giovanile nel mondo. Gli facciamo i migliori auguri per il futuro.

NICOLA D’ADAMO


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