martedì 23 dicembre 2025

Speciale Natale (2) di Beniamino Fiore

Seconda puntata
Dicembre del 1910 a Vasto
Gli avvenimenti, la vita quotidiana, le tradizioni e... la fantasia
Piazza Cavour (poi piazza Rossetti) sotto la neve (dipinto di Michele Provicoli)
La vita dei vastesi viene “animata” dalla presenza di ben 70 osterie (o rivendite di vino) e 7 caffè, dal Teatro comunale Rossetti (finito di restaurare ad opera di “valenti artisti” nel 1909) e da vari sodalizi: Società di Mutuo Soccorso degli Operai, Associazione culturale “Stella Azzurra”, Casa di Conversazione, Circolo cattolico “S. Filippo Neri”, Tiro a Segno e altre piccole associazioni.
Nei bazars (allora non esistevano le edicole) di Nicola Gizzi nel largo del Carmine e Sargiacomo in corso De Parma si trovano in vendita i pochi quotidiani nazionali in arrivo a Vasto; e al costo di 10 centesimi la copia il settimanale locale Istonio (creato e diretto da Emilio Monacelli).
Il primo dicembre gli orafi e i fabbri della città festeggiano S. Eligio, loro protettore. Dice un proverbio: A Sanda Lìgge nen ze pahe e nen ze sìgge! Il 2, invece, è Santa Bibiana, “quaranta giorni ed una settimana”; anche i vastesi, come tutti gli italiani, hanno la curiosa credenza che, piovendo nel giorno di Santa Bibiana, debba piovere per altri quaranta giorni di seguito. Il 6 nella bella chiesa del Carmine è festa di San Nicola: durante la messa il sagrestano Giuseppe Raspa gira tra i devoti recando con la sinistra un vassoio pieno di piccoli panini, le “panettelle di Sanda Nicole”. Il giorno 8, è festa dell'Immacolata (La Cuncezione de Marìje) e ogni abitazione o bottega, che vuole rispettare questa antica tradizione, ha in questi giorni un altarino con un quadro o una statuina dell'Immacolata Concezione. Intanto i ragazzi, con l'aiuto dei più grandi, cominciano a preparare con grande passione il presepe.
Il 13 si celebra Santa Lucia, con lo stesso rito della festa di San Nicola si dispensano nella chiesa di Santa Maria Maggiore altri panetti a forma di occhi, “l’ucchie di Sanda Lucìje”. Il 16 all'alba comincia la novena di Natale nelle chiese del Carmine e di S. Giuseppe. Intanto, l'aria è già fredda; qualche piccola nevicata imbianca la Maiella. Chi va ad ammirarla nel piano dell'Aragona prova già i primi brividi dell'inverno.
Sono prossime le feste natalizie, le feste familiari per eccellenza, quelle che si svolgono tra il focolare, la grande tavola da pranzo e le antiche chiese di S. Pietro e Santa Maria al profumo dell'incenso. L'annunzio ufficiale delle feste viene dato da “li scupinere” (gli zampognari). Essi arrivano in città avvolti in grezzi mantelli e con le “cioce” ai piedi. Il più vecchio, porta la zampogna o cornamusa (“la scupèine”), l'altro, il più giovane, la cennamella (“la ciaramelle”).
Nell'aria si spande il fumo acre della sansa d'ulivo bruciata nei forni e della legna che arde nei camini. Le strade, lastricate con la scura pavimentazione di pietroni di lava, risuonano di passi. Tutti i negozi cominciano a sfoggiare del loro meglio, dai bazars a quelli di generi alimentari, di dolci e di liquori. Infatti, il noto pasticciere Gaetano Martone, in vista delle feste natalizie, allestisce una bella esposizione di dolci, paste finissime, torroni, cioccolata e liquori: “un vero emporio di ghiottonerie, le quali – riporta sempre il giornale Istonio – fanno venire l'acquolina in bocca a tutti i passanti”. Nelle vetrine di Carlo Anelli, Peppino Reale, alias “Pasticce”, in corso De Parma e di Alfredo Cancellieri in via Bebbia sono esposti, per la gioia dei bimbi, i giocattoli in voga: cavallucci di carta pesta, soldatini di piombo, bambole, carrozzelle, palle di gomma, trottole, libri di favole e avventure, colori a pastello e statuine per il presepio.
Piazza Lucio Valerio Pudente. Mercato di frutta e verdura
nella vigilia di Natale (dipinto di Michele Provicoli)
In piazza Barbacani e, alla vigilia di Natale, in piazza Lucio Valerio Pudente, gli ortolani fanno a gara per presentare agli acquirenti i prodotti dei loro terreni in una mescolanza di colori e profumi. Le macellerie espongono, appesi ad appositi ganci, grande assortimento di carne macellata. Gli artigiani, in special modo i sarti, i calzolai e i fornai, sono tutti intenti a lavorare sollecitamente, anche fino a tarda notte, per rispettare gli impegni presi. Ai forni è un continuo affluire di contenitori di dolci: mostaccioli, taralli ripieni, biscotti, e tegami di rame con carne o pesce per la cottura.


continua

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