Terza e ultima puntata
Dicembre del 1910 a Vasto
Gli avvenimenti, la vita quotidiana, le tradizioni e... la fantasia
Poi finalmente arriva la vigilia di Natale con il digiuno a mezzogiorno e il “cenone” la sera. A Vasto la tradizione vuole che debbano essere nove le pietanze da servire (la sére de la viggilie s’ ha da magnà nove cose), di magro però, a ricordo dei nove mesi della maternità della Madonna.
I ragazzi hanno finito di allestire il presepe e il più piccolo, al canto del “Tu scendi dalle stelle”, vi depone il Bambinello. E' pronta anche la letterina (carica di promesse... da marinaio) sotto il piatto di papà e dei nonni. La serata viene conclusa con i giochi tradizionali (l'asinìcce, il sett'e mezzo, il mercante in fiera, la tombola) e con la partecipazione alla solenne e suggestiva messa della “Notte Santa” al canto del “Te Deum”.
Chiesa di S. Antonio sotto la neve (dipinto di Michele Provicoli)
Festeggiato il Santo Natale si corre veloci verso il Capodanno. Martedì 27 del 1910 la temperatura scende nuovamente e una leggera nevicata copre la città e gli orti. Nello stesso giorno il Circolo S. Filippo Neri, con un riuscito trattenimento musicale, solennizza la festa dell'”Albero di Natale”: “molto pubblico, molto brio e molti regali”. Il pomeriggio del giorno seguente Ernesto Giovine, “uno studioso destinato a bell'avvenire”, tiene una lettura patriottica agli iscritti della “Stella Azzurra” e la sera i soci della Casa di Conversazione offrono una cena di addio al sig. Mariano Volpi, direttore del locale ufficio daziario, il quale lascia la città per altra destinazione lavorativa.
Il giorno 29, iniziano i lavori per la costruzione di un primo molo e di una banchina lungo 200 metri , del porto di Punta Penna. Intanto in questi giorni, nella vicina Puglia, si verificano nuovi casi di colera, che danno non poche preoccupazioni.
Siamo arrivati al 31 dicembre, giorno di San Silvestro, tra un continuo scambio di auguri. Nel tardo pomeriggio la campana grande di Santa Maria Maggiore scandisce i tradizionali 365 tocchi che annunziano la fine dell'anno. Sotto le ampie volte della chiesa si affollano uomini e donne, giovani e vecchi, fanciulli e fanciulle, per assistere alla funzione di ringraziamento e alla predica di fine anno, chiamata la “prediche de Fabbrizie” (la tradizione popolare vuole che un merciaio ambulante di nome Fabrizio, lasciò alla chiesa di Santa Maria una certa somma la cui rendita era destinata al predicatore che saliva in pergamo durante la messa dell'ultimo giorno dell'anno).
Piazza Cavour. Chiesa dell'Addolorata sotto la neve (dipinto di Michele Provicoli)
A sera tutte le famiglie, dopo il rituale cenone, si raccolgono ancora intorno al camino o ai grandi bracieri d'ottone a consumare scrippelle, caggioni e altri tipici dolci, accompagnati da liquori e ottimi vini locali. Nel frattempo per la città escono i capodanni (“li capidanne”): comitive che si recano – accompagnate da tamburelli, chitarre, mandolini, organetti ed altri strumenti – ad augurare il buon anno a parenti e ad amici. Poi si riprendono i soliti giochi con le carte e la tombola, per attendere la mezzanotte e salutare con il bicchiere in mano l'arrivo del nuovo anno.
fine


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