Dicembre del 1910 a Vasto
Gli avvenimenti, la vita quotidiana, le tradizioni e... la fantasia
“E la fantasia ci porta l'immagine di Vasto antica fra tetti e campanili imbiancati, suoni opachi, passi smorzati, i rintocchi delle campane a scandire il tempo, mattutino, vespro, nona e poi le campagne fiorite e verdeggianti, il migrare degli uccelli ed il loro tornare, i marosi, la vita dura dei campi, mietiture e vendemmie, il ritmico pestar dei piedi nei tini e l'odor di mosto; e si pensa alle antiche case, al silenzio, agli uomini che accendevano i lumi a sera strada dopo strada, al canto dei carrettieri, al richiamo dell'arrotino, dello stagnaio, dello scardalane e a quello dei contadini a sera. Poche, sintetiche note e tutto un mondo, uno squarcio di piccola epopea paesana si accende. E le vecchie chiacchierano, rammendano, filano fuori dall'uscio, le galline razzolano, le donne fanno ressa alle fontane e tornano con grandi conche sul capo, ed il ritorno dei marinai è atteso al crepuscolo con ansia, ogni venditore ha il suo richiamo e nel turbinare del vento che spira, a volte carico di acra salsedine, a volte con suono dolce o impetuoso di foglie e denso di profumi, sembrano rivivere e sfaldarsi nel tempo che trascina tutto con sé, le ansie, le gioie, le attese, illusioni e delusioni di questo piccolo mondo scomparso”. (Gabriella Izzi Benedetti, Luigi Marchesani. Un medico, uno storico, un archeologo; soprattutto un uomo. Arte della Stampa/Cannarsa, 1992.
“E la fantasia ci porta l'immagine di Vasto antica fra tetti e campanili imbiancati, suoni opachi, passi smorzati, i rintocchi delle campane a scandire il tempo, mattutino, vespro, nona e poi le campagne fiorite e verdeggianti, il migrare degli uccelli ed il loro tornare, i marosi, la vita dura dei campi, mietiture e vendemmie, il ritmico pestar dei piedi nei tini e l'odor di mosto; e si pensa alle antiche case, al silenzio, agli uomini che accendevano i lumi a sera strada dopo strada, al canto dei carrettieri, al richiamo dell'arrotino, dello stagnaio, dello scardalane e a quello dei contadini a sera. Poche, sintetiche note e tutto un mondo, uno squarcio di piccola epopea paesana si accende. E le vecchie chiacchierano, rammendano, filano fuori dall'uscio, le galline razzolano, le donne fanno ressa alle fontane e tornano con grandi conche sul capo, ed il ritorno dei marinai è atteso al crepuscolo con ansia, ogni venditore ha il suo richiamo e nel turbinare del vento che spira, a volte carico di acra salsedine, a volte con suono dolce o impetuoso di foglie e denso di profumi, sembrano rivivere e sfaldarsi nel tempo che trascina tutto con sé, le ansie, le gioie, le attese, illusioni e delusioni di questo piccolo mondo scomparso”. (Gabriella Izzi Benedetti, Luigi Marchesani. Un medico, uno storico, un archeologo; soprattutto un uomo. Arte della Stampa/Cannarsa, 1992.
Vasto, dicembre del 1910: gli abitanti sono oltre 14 mila e 500; la città è amministrata dalla Destra con il cav. Luigi Nasci, eletto il 23 settembre 1897, primo cittadino. In questo mese si registreranno 34 nascite, 30 morti e 9 matrimoni.
Da oltre due anni è stato inaugurato il servizio telefonico e da oltre quattro anni (11 marzo 1906) l'impianto di illuminazione elettrica: due grandi opere sulla strada del progresso.
Il mese inizia con il malcontento della popolazione per i prezzi dei generi di prima necessità che tornano a salire. Un chilo di pane costa 0,39 centesimi, un litro di latte 0,32, un chilo di zucchero 1,49 e una tonnellata di legna da ardere circa 30 lire.
Mercoledì 7 si tiene l'appalto per l'inizio dei “sospirati” lavori del porto di Punta Penna e il giorno successivo la città è funestata dalla morte, per una violenta polmonite, del noto consigliere comunale Alfonso Spataro, padre del futuro ministro Giuseppe. “La scomparsa – scrive il settimanale Istonio – ha gettato nello strazio più crudele un distinto e largo parentado, tutta una famiglia che viveva con Lui e per Lui nel sacrario delle pareti domestiche, dove i più soavi affetti e le gioie più serene e più pure si fondevano nel dolce amplesso dei cuori...”.
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| Piazza Verdi (lu ddazie) sotto la neve (dipinto di Michele Provicoli) |
Altre notizie di rilievo: la concessione del ministero dei LL.PP., su vivo interessamento dell'on. Francesco Ciccarone, alla Società Anonima Gissana del servizio pubblico automobilistico tra Vasto e Gissi e la presentazione al ministero competente, da parte degli onorevoli Riccio, Pietravalle, Ciccarone ed altri, del progetto della nuova ferrovia Boiano-Vasto, “destinata a congiungere il Molise con l'Abruzzo”. In città, intanto, la signorina Teresina Vassetta apre in largo S. Pietro un laboratorio per la confezione di svariati articoli per bambini e il panettiere Michele Del Fra inaugura in corso Plebiscito il primo impianto di impastatrice elettrica: “La lavorazione del pane, – riferisce l'Istonio – che già coi mezzi comuni era ottima, è ora assolutamente impareggiabile sotto tutti i punti di vista”.
Il giorno 9 il consiglio comunale, con voti unanimi, approva la concessione di un sussidio alla signora Giulia Toma per l'apertura di una rivendita di neve e ghiaccio. Lo stesso consiglio comunale il mese prima aveva deciso, tra non poche polemiche, di “allargare” via De Parma, l'antica Corsea, su progetto dell'ingegnere Francesco Benedetti.



2 commenti:
Complimenti! E' la storia che preferisco, quella "dal basso".
D'Adamo, perché non crei un' etichetta per raccogliere questi post? Grazie!
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