lunedì 14 marzo 2016

Sacra Spina: le Spine della corona di Gesù in Italia e nel mondo (2/6)

di LINO SPADACCINI

Le Sacre Spine presenti nel mondo sono davvero tante. 

Da un primo approssimativo censimento fatto dall'architetto francese Charles Rohault De Fleury intorno al 1870, se ne contavano circa duecento (tra queste, stranamente, non figurava la Sacra Spina custodita a Vasto), mentre nell'ultimo censimento effettuato da Antonio Menna, con i dati pubblicati nel volume "La corona di spine e censimento delle sue reliquie" (Edizioni Segno, 2012), siamo arrivati a ben 2283, delle quali 995 presenti in Italia.
Ovviamente questi ultimi dati sono impressionanti e ben al di sopra del numero di spine che sarebbero potute essere presenti sulla corona, tenendo conto che sicuramente alcune andarono anche perdute. A questo punto diventa veramente difficile determinare l'autenticità di tutte le spine della
corona che oggi vengono venerate nelle chiese sparse in tutto il mondo, ma è interessante conoscere alcune delle loro storie perché si possono trovare dei riferimenti piuttosto comuni con la Sacra Spina custodita a Vasto nella chiesa di S. Maria Maggiore.
Secondo la tradizione, le Sacre Spine di Montechiaro d'Acqui (AL) sarebbe state portate dalla Terra santa da un cavaliere di Cortemilia che avrebbe partecipato alla Prima Crociata del 1099. Da Montechiaro, una delle spine fu poi donata alla vicina Cortemilia nel 1542. Le sacre reliquie vengono portate solennemente in processione ogni prima domenica di maggio.
La chiesa di San Giovanni Battista di Cusano Matri (BN) possiede una spina lunga circa due centimetri e mezzo. Secondo la tradizione, la reliquia sembra sia stata portato da un crociato, tal Barbato Castello, di ritorno dalla Terra santa. La Sacra Spina è molto venerata dalla popolazione e tenuta esposta soprattutto contro le calamità. Nel 1693 la Spina diventò due volte di colore rosso vivo come una candela accesa. Lo stesso fenomeno si verificò nuovamente il 3 febbraio 1710 durante la processione di Sant'Onofrio. Un altro miracolo è descritto in un atto notarile dell'agosto 1805: durante la processione della reliquia, fatta uscire per fermare il terremoto in atto in quel periodo, giunti in località Monte Calvario, durante la benedizione la punta della Spina divenne bianca, come se stesse per fiorire.
Anche nella piccola chiesa di Santa Caterina, sull'altopiano dei sette comuni, tra Veneto e Trentino, è venerata una Spina della Corona di Cristo. La leggenda vuole che per provarne l'autenticità, nel 1533 fu bruciata insieme ad altre spine selvatiche raccolte sul posto: le fiamme bruciarono tutto tranne la Sacra Spina.
In provincia di Pistoia, e precisamente a Quarrata nella chiesa di S. Maria Assunta a Colle, è custodita una Sacra Spina donata dal re di Francia Luigi IX a Beatrice dei Borboni, sposa di Roberto, sesto figlio del re Carlo I di Napoli.
E passiamo in Sicilia, nella chiesa del Carmine Maggiore a Palermo dove, fra le insigne reliquie, è presente una Sacra Spina: "…in qua (ecclesia) lignum Crucis et Spina Sanctissimi capitis Domini Nostri Jesu Cristi a nostro divo Angelo martire hoc conventu derelicta conservantur…". La reliquia sarebbe giunta nel capoluogo siciliano nel 1220, grazie al carmilitano Sant'Angelo. Il culto viene ricordato nei venerdì di quaresima e la prima domenica di maggio.
A Sciacca, sempre in Sicilia, sono conservate due sacre spine custodite nella chiesa di S. Michele Arcangelo, donate da Eleonora d'Aragona, figlia di Giovanni di Sicilia, e dal marito Guglielmo Peralta; esse sono state ritenute autentiche dall'allora vescovo di Agrigento Matteo Fugardo, quando il 31 maggio 1386 emanò una bolla vescovile in occasione dell'inaugurazione della chiesa e parte del Monastero di Maria Santissima dell'Itria, conosciuta come la Badia grande. Queste sacre spine erano appartenute alla famiglia reale siciliana, a cui erano arrivate tramite i D'Angiò.
La Sacra Spina di Cassano Magnago (VA) fu ritrovata da San Carlo Borromeo nel Castello Visconteo in occasione della visita pastorale del 1570; quella di Cremona fu donata nel 1591 da papa Gregorio XIV al capitolo del duomo della città lombarda nel corso di una visita a Roma.
Una Spina della corona di Cristo è conservata nel convento francescano di Petilia Policastro sulla Sila, in Calabria. Si racconta che una regina di Napoli spedì per il mondo tre cavalieri di corte, ognuno con una spina della corona di Cristo. La consegna era che un tempio fosse eretto dove il cavallo si fosse fermato definitivamente. Un giovane cavaliere napoletano, che si trovò ad attraversare i boschi della Sila, mise al pascolo il cavallo in un prato sopra Petilia. Il cavallo si rifiutò di muoversi, così la corte di Napoli costruì in quel prato, a 1500 metri di altezza, un convento che le popolazione silane ancora oggi venerano con grande devozione. "La gente sale al santuario cantando preci funebri e compiendo penitenze", si legge in un articolo apparso su L'Illustrazione del Medico, ripresa dall'Histonium del 10 marzo 1951", molti devoti recano sulle spalle grossi sassi per rendersi più penosa l'ascesa; moltissimi hanno una fune attorta al collo e legata alla vita, la fune dei condannati a morte;  le donne a piedi e a gambe nude si flagellano con fasci di ortica. Ognuno adempie al voto che ha fatto: chi si inginocchia ogni tanti passi e recita forte una preghiera; chi prende manciate di polvere e se le strofina sul capo".
Molto venerata è anche la Sacra Spina di Andria. Beatrice, figlia di Carlo II d'Angiò, contessa di Andria e moglie di Bertrando del Balzo, donò una spina al Capitolo Cattedrale andriese nel 1308. Il prodigio della Sacra Spina, osservato per la prima volta nel 1633, si verifica ogni volta che il giorno dell'Annunciazione coincide con il Venerdì Santo. La spina è lunga circa quattro dita, di colore cenerognolo su sui sono presenti diciassette macchie di colore violaceo, che si ravvivano diventando di "fresco sangue". L'ultimo miracolo è avvenuto nel 2005 alla presenza di osservatori e medici. Queste le fasi salienti annotate dalla commissione: "Ore 20.00: sulla punta della Spina un piccolo rigonfiamento di colore rosso rubino. Ore 20.05: scomparsa del colore rosso. Ore 20.20: sulla punta della Spina comparsa di un piccolo bozzo come gemma di colore rosso. Ore 20.40: sulla punta della Spina il rigonfiamento (bozzo) sempre più grosso. Colore sempre rosso vivo rubino. Alle 21.05: ricompare la  gemma e sul corpo della Spina verso la punta presenza di piccole granulazioni biancastra-lanuginosa. Ore 21.15: persiste la granulazione biancastra lanuginosa e scomparsa della gemma alla punta". In precedenza era accaduto il 25 marzo del 1932, quando due rametti filiformi spuntarono dal becco di flauto della spina, nel 1921, nel 1910, ma solo il giorno successivo, ed ancora prima nel 1842, 1853 e 1864, ed altre cinque volte nel Settecento, sempre in coincidenza del Venerdì Santo con la festa dell'Annunciazione.
Macchie di colore rosso vivo, sempre in occasione della medesima coincidenza, compaiono anche sulla Sacra Spina di Giffoni Valle Piana (SA), donata al cardinale Leonardo de Rossi, alla fine del XIV secolo, dal re di Francia Carlo IV.
La basilica di Sant'Antonio di Padova, negli armadi della Cappella delle Reliquie, possiede uno splendido reliquiario quattrocentesco contenente tre spine della corona di Gesù, quasi certamente donate al santuario antoniano dal re santo Luigi IX di Francia, per la sua grande devozione al Santo di Padova.
A Moltrasio, sulle sponde del lago di Como, la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino conserva numerose reliquie, tra le quali un frammento della Sacra Spina, donata alla parrocchia da Mons. Antonio Durini nel 1721.
La Sacra Spina conservata nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni evangelista a San Giovanni Bianco, è legata al nome di Vistallo Zignoni, una delle famiglie più potenti della Valle Brembana, in provincia di Bergamo. La tradizione vuole che lo Zignoni, essendo stato bandito da tutto il territorio della repubblica veneta a causa di un omicidio commesso in gioventù, si era arruolato come balestriere nell'esercito del marchese di Mantova Francesco Gonzaga. Nella battaglia di Fornovo sul Taro, nel 1495, contro il re di Francia Carlo VIII, sceso in Italia con il pretesto di ristabilire l'autorità francese sul regno di Napoli, Vistallo Zignoni ed i suoi uomini riuscirono a penetrare nell'accampamento nemico e impadronirsi di un ingente bottino, compreso un prezioso reliquiario contenente le reliquie della passione, tra cui una Sacra Spina. Vistallo Zignoni usò la preziosa reliquia come mezzo di scambio per la sua libertà: procuratosi un salvacondotto, riuscì a recarsi a Venezia e a farsi ricevere dal doge Agostino Barbarigo e dai membri del Senato, ai quali consegnò il prezioso cofanetto. Probabilmente già lo stesso anno la reliquia venne trasferita nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Nel 1598 la reliquia fu trafugata e, dopo la sua restituzione ,il prodigio della fioritura non si verificò più per circa tre secoli. Il fenomeno si registro nuovamente nel 1885 ed ancora nel 1932 (in coincidenza con la festa dell'Annunciazione),  quando il medico comunale rilevò sulla Sacra Spina "una macchia rossa sanguigna, viva e umida che tendeva a dilatarsi in alto, visibile a occhio nudo a un metro di distanza".  
Nel Duomo di Voghera, in una teca incastonata in cima alla cupola, è presente l'urna di cristallo contenente la Sacra Spina, donata circa 700 anni fa dal Signore di Pavia e di Milano Gian Gaelazzo Visconti. La suggestiva esposizione della reliquia si svolge nell'ultima giornata della Fiera dell'Ascensione.
L'origine della spina ascolana, conservata nella chiesa di San Pietro Martire, è da ricercarsi in uno scambio di reliquie tra Filippo IV detto il Bello, nipote di Luigi IX, ed il suo confessore Padre Francesco de Sarlis, domenicano. Il re di Francia donò nel 1290, al confessore la spina, ricevendo in cambio una reliquia di San Domenico. La spina arrivò ad Ascoli nel 1290, quando la nuova chiesa di San Pietro Martire non era ancora ultimata.
Anche la spina di Fermo, conservata nella chiesa di Sant'Agostino, ha origini analoghe in quanto fu donata da Filippo III, detto l'Ardito, padre di Filippo il Bello, a Clemente Briotti, padre agostiniano di Sant'Elpidio a Mare.
Molte altre spine si custodiscono con grande devozione in cattedrali e chiese come a Roma, nelle chiese di S. Giovanni in Laterano, S. Sebastiano e S. Croce di Gerusalemme, che ne possiede due, ed ancora a Pavia, Sezze, Puy, Narni, Spoleto, Recanati (nella cattedrale e nella chiesa di S. Francesco), Serra S. Quirico, Barletta, Pisa (S. Maria della Spina), Bordeaux, Angers, Autun, Cuisery, Compiegne, Cagliari, Trento, Bovino, Firenze (se ne contano ben 27), Gand, Milano (quattro spine donate da Pio IV al nipote San Carlo Borromeo), ed ancora tante altre.
In ultimo, è da sottolineare che la Sacra Spina custodita a S. Maria Maggiore non è l'unica presente a Vasto. Lo storico vastese Luigi Marchesani, infatti, nel suo libro Storia di Vasto, ricorda che tra le tante reliquie custodite nella chiesa di S. Pietro, oltre ad un pezzetto del Legno della Croce, ancora oggi molto venerato e portato in processione il 3 maggio, è presente anche una Spina della corona di Cristo.

Lino Spadaccini

















1 commento:

Manuela Menna ha detto...

Grazie, sono la figlia di Antonio Menna e mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo.