MICHELE MISCIONE
Vita avventurosa di un tenore vastese tra Europa e Americhe
Una storia ancora in sospeso…
di BENIAMINO FIORE
Michele Antonio Filippo Miscione, secondogenito dei coniugi Giuseppe Miscione e Matilde Bottari, nacque a Vasto il 14 maggio 1857, alle quattro del mattino, nella casa di famiglia in strada Santa Maria. Il padre aveva ventotto anni ed era calzolaio; la madre ne aveva ventisei. La nascita fu denunciata il giorno successivo dalla levatrice Carmina Di Chiacchio, che presentò il bambino all’ufficiale dello stato civile.
Nelle deliberazioni ottocentesche
del Consiglio comunale di Vasto, conservate nell’archivio storico di Casa
Rossetti, emergono le prime tracce documentarie della vicenda di Michele
Miscione e del suo tentativo di trasformare la passione per il canto in una
professione.
Un documento del 1883 consente di
approfondire la vicenda. Nell’atto del 12 ottobre di quell’anno,
l’amministrazione comunale torna sulla posizione di Michele, richiamando un
precedente provvedimento del 16 gennaio, il cui testo non è stato finora
rintracciato nell’archivio. È proprio attraverso il documento di ottobre che
possiamo conoscere almeno in parte la situazione del giovane e le ragioni che
avevano spinto le autorità locali a interessarsi al suo futuro.
Michele, indicato nel documento
come «Miscione Michele di Vasto», viene presentato come una persona di
modeste condizioni economiche che, «allo scopo di formarsi un avvenire»,
aveva scelto di dedicarsi allo studio del canto, cercando così di «scampare
all’incertezza dei mestieri che con l’andar del tempo faticoso e pesante
esaurisce chi vi si dedica».
La deliberazione aggiunge che
Michele «promette di riuscire bene, giuste le attestazioni dei suoi maestri».
È un passaggio significativo: il canto non appare più soltanto come una
passione o un’inclinazione personale, ma come una possibile strada per
costruirsi un futuro diverso da quello che, date le condizioni della famiglia,
avrebbe potuto attendersi.
Il Comune aveva già cominciato a
interessarsi al suo caso. Nell’atto del 12 ottobre, la questione viene
affrontata nuovamente, prendendo in considerazione la possibilità di sostenerlo
economicamente. Le difficoltà finanziarie dell’amministrazione vengono
esplicitamente richiamate, ma la «nobile vocazione» di Michele e le
attestazioni favorevoli dei suoi maestri inducono comunque la Giunta a valutare
un intervento.
La documentazione finora
rintracciata non consente di ricostruire tutte le tappe che portarono Michele
da Vasto a Napoli. Sappiamo però che, nel febbraio del 1884, egli frequentava
già il primo corso del Conservatorio di San Pietro a Majella e che, nella città
partenopea, era ospitato presso il Real Ospizio di S. Maria.
Il 4 febbraio dello stesso anno,
Michele presenta al Municipio una nuova istanza. È ormai inserito nel percorso
formativo del Conservatorio napoletano, ma dichiara di non poter proseguire gli
studi per l’assoluta mancanza di mezzi finanziari. Chiede quindi un contributo
mensile che gli consenta di continuare la formazione fino al suo completamento.
A sostegno della richiesta presenta
anche un’attestazione del maestro Cillo, dalla quale risulta che, proseguendo
gli studi, potrebbe assicurarsi una carriera artistica promettente. Michele non
è più soltanto un giovane vastese che manifesta una buona predisposizione al
canto: è entrato in uno dei più importanti ambienti musicali napoletani e cerca
ora di trasformare le proprie capacità in una professione.
La deliberazione comunale del 23
febbraio 1884 aggiunge un particolare di grande interesse. Nel presentare
l’istanza al Consiglio, il Presidente ricorda che al giovane Miscione erano già
state concesse «per due volte» delle sovvenzioni. Il sostegno del Comune
non nasce dunque con la richiesta di febbraio, ma si inserisce in una vicenda
amministrativa già avviata. Non disponiamo, tuttavia, di elementi sufficienti
per identificare con assoluta certezza entrambi i precedenti interventi. Gli
atti del 1883 attestano il già avvenuto interessamento dell’amministrazione,
mentre il testo della deliberazione del 16 gennaio rimane, al momento,
irreperibile.
Il Consiglio si trova così di
fronte a una richiesta che, da un lato, riconosce il valore di Michele e le sue
concrete possibilità di affermarsi, ma dall’altro deve fare i conti con le
ristrettezze finanziarie dell’amministrazione. Il documento sottolinea infatti
la difficoltà di concedere nuovi sussidi senza creare precedenti nei confronti
di altri cittadini che in passato avevano ricevuto analoghi contributi.
Nonostante queste difficoltà, il
Comune decide di accogliere la richiesta. Il Presidente propone di concedere a
Michele Miscione, «attese le sue non comuni attitudini ed il giudizio
favorevole dei suoi maestri», un sussidio per gli studi di musica e canto
presso un Conservatorio. Il Consiglio, «riconosciuto il valore ed il merito
del giovane», approva all’unanimità lo stanziamento di 200 lire annue* per
un triennio, a carico del bilancio comunale.
A ventisei anni, Michele vede così
riconosciute ufficialmente le proprie capacità e ottiene un contributo
destinato a consentirgli di proseguire la formazione musicale. La deliberazione
del febbraio 1884 ci restituisce l’immagine di un giovane che ha già compiuto
un passaggio decisivo: dalle modeste condizioni di partenza a Vasto è arrivato
a Napoli, al Conservatorio di San Pietro a Majella, dove studia canto e viene
considerato dai suoi maestri un artista dalle concrete possibilità
professionali.
______________
* Le 200 lire
annue, concesse per tre anni, costituivano un sostegno economico significativo
per un giovane di condizioni modeste. La deliberazione parla di un sussidio per
gli «studi di musica e canto presso un Conservatorio», senza specificare quale
parte delle spese di studio, vitto, alloggio e permanenza fuori sede esso
coprisse. Come termine di confronto, nel Ventre di Napoli (1884) Matilde
Serao indica per diversi mestieri, tra cui quello del calzolaio, guadagni
giornalieri generalmente intorno alla lira. Il dato, di carattere letterario e
sociale, non consente un preciso confronto economico, ma aiuta a comprendere
l'ordine di grandezza del contributo comunale.
Trieste e Abbazia: le prime
testimonianze del repertorio napoletano
La prima esibizione di Michele di cui abbiamo finora notizia documentata avvenne a Trieste. Il 21 dicembre 1888, il giovane tenore tenne infatti un concerto vocale e strumentale nella Sala del Ridotto del Politeama Rossetti. A darne notizia fu il settimanale vastese Istonio nel numero del 30 dicembre: «Da Trieste ci giunge notizia che il nostro giovane concittadino Sig. Michele Miscione, allievo del R. Conservatorio di S. Pietro a Majella, ha tenuto colà, la sera del 21, nella Sala del Ridotto al Politeama Rossetti, un concerto vocale e strumentale dinanzi ad un pubblico colto e numeroso.»
Il giornale aggiungeva che i
quotidiani triestini L’Adria e Il Secolo avevano espresso giudizi
molto favorevoli sul giovane artista, osservando che possedeva «una voce
bella, calda ed insinuante, ed un metodo di canto encomiabile e dotato di un
sentimento squisito».
Poche settimane dopo, nel gennaio
1889, Miscione fu protagonista di un concerto ad Abbazia, sul golfo del
Quarnaro, nella sala dell’Hotel Stefanie. L’Istonio del 13 gennaio
riferiva: «Scrivono da Fiume che il tenore Miscione, vastese, tenne nella
sala maggiore dell’Hotel Stefanie un concerto, con la cooperazione della sig.na
Giuseppina Scaramelli e del professore di piano sig. Gibara.»
La cronaca riprendeva poi quanto
pubblicato dal giornale fiumano La Bilancia: «Il detto concerto, cui
assistettero coi loro seguiti anche S. A. l’Arciduchessa Stefania e S. A.
l’Arciduca Giovanni d’Asburgo-Lorena, membro della famiglia imperiale
austriaca, ebbe un pieno successo.»
La serata riscosse unanimi consensi. La violinista Scaramelli fu applaudita e omaggiata con fiori, mentre il professor Gibara fu elogiato per l’accompagnamento pianistico. Particolare attenzione fu però riservata al tenore vastese: «Il Miscione, che cantò benissimo delle canzoni, fra cui alcune napoletane, destò una vivissima curiosità e fu ripetutamente acclamato.» Il cronista riportava inoltre un’osservazione significativa: «Particolarmente attento alle canzoni napoletane stava S. A. l’Arciduca Giovanni, che conosce a perfezione il dialetto napoletano.»
La testimonianza proveniente da
Fiume riveste particolare interesse perché offre la prima attestazione, nel
percorso finora documentato, della presenza della canzone napoletana nel
repertorio di Miscione. Il giovane tenore portava dunque sui palcoscenici
dell’Europa centrale non soltanto la formazione musicale ricevuta a Napoli, ma
anche un repertorio popolare legato alla tradizione musicale partenopea.
Vienna, Halle e San
Pietroburgo
Dopo l’esperienza di Abbazia, il
viaggio di Michele Miscione proseguì verso Vienna, capitale dell’Impero
austro-ungarico. Nel febbraio del 1889 il giovane tenore risultava residente a
Vienna, che sarebbe rimasta una delle tappe del suo lungo itinerario attraverso
l’Europa.
Da qui il percorso proseguì verso
la Germania, dove la stampa locale lasciò una delle testimonianze più
interessanti sulla sua attività artistica.
Nel maggio 1889, il periodico Saale-Zeitung
di Halle segnalava la presenza di Miscione al Walhalla-Theater, inaugurato
pochi mesi prima, riservandogli un giudizio particolarmente favorevole. Il
giornale riferiva che alla compagnia artistica si era aggiunto «ein
Vertreter der edlen Kunst des Gesanges», un nuovo rappresentante della «nobile
arte del canto», identificato appunto nel cantante napoletano. Le sue
prestazioni vocali, presentate per la prima volta il sabato precedente, «ließen
ihn als Künstlergröße ersten Ranges in seinem Fache erkennen»: lo
rivelavano cioè come un artista di primissimo rango nel proprio genere.
L’apprezzamento non si limitava alla prima esibizione. La Saale-Zeitung osservava infatti che «der neapolitanische Volksliedersänger Signor Michele Miscione» conquistava, grazie alle sue «eigenartigen Gesangsvorträge», alle sue particolari esecuzioni vocali, «allabendlich mehr und mehr die Gunst der Besucher»: ogni sera sempre più il favore degli spettatori. Il giornale aggiungeva un’osservazione significativa sulla natura delle sue esibizioni. Per gli spettatori che comprendevano l’italiano, le canzoni potevano essere apprezzate anche per il contenuto poetico e umoristico dei testi; ma, osservava la Saale-Zeitung, anche per chi non ne comprendeva le parole, il modo di cantare di Miscione, sostenuto dalle sue capacità drammatiche, riusciva a esercitare un forte effetto sull’ascoltatore.
La testimonianza è particolarmente
significativa perché consente di cogliere come Miscione fosse percepito fuori
d’Italia. Il giornale tedesco non lo presenta semplicemente come un cantante
italiano di passaggio, ma come un artista dotato di una propria fisionomia,
riconoscibile sia per il repertorio sia per le modalità dell’esecuzione, capace
di ottenere rapidamente il favore del pubblico.
Il percorso di Miscione proseguì
verso Berlino, dove è documentata un’ulteriore, seppur breve, testimonianza
della sua attività artistica. Nella capitale prussiana il tenore si esibì al
Königliches Opernhaus, il Teatro dell’Opera Reale, uno dei principali teatri
cittadini.
È proprio questa combinazione tra
preparazione lirica e repertorio popolare a caratterizzare, almeno nelle
testimonianze finora rintracciate, la figura artistica del giovane tenore. Una
formula che sembra aver contribuito a distinguerlo nei diversi ambienti
musicali incontrati lungo il suo itinerario europeo e a favorire, in pochi
mesi, l’apprezzamento di pubblici molto diversi fra loro, dall’area adriatica
al mondo tedesco.
Il viaggio europeo di Miscione non si concluse in Germania. Il giovane tenore proseguì verso altri importanti centri dell’Europa settentrionale e orientale, fino a raggiungere San Pietroburgo.
La partenza per il Sud America. Il primo approdo: Buenos Aires
Il 14 luglio 1889 l’Istonio
riferiva di una nuova partenza di Michele Miscione: «Il tenore Miscione,
giovane vastese, reduce da un lungo giro artistico a Vienna, Berlino,
Pietroburgo, ed altre principali città d'Europa, è partito pochi giorni
addietro per le Americhe. Buona fortuna.»
Con questa notizia si chiude
idealmente il primo capitolo della vicenda artistica di Miscione. Il lungo
itinerario europeo lasciava alle spalle una prima fase della sua carriera e
apriva la strada a una nuova esperienza, destinata a portarlo oltre
l’Atlantico. Era l’inizio di un percorso diverso, nel quale il bagaglio
maturato negli anni della formazione e nei mesi trascorsi sulle scene europee
sarebbe stato messo alla prova in un contesto completamente nuovo.
Per molto tempo, la documentazione
disponibile aveva lasciato aperta la possibilità che Miscione fosse emigrato
negli Stati Uniti. Le ricerche successive hanno però portato alla luce nuove e
significative fonti provenienti dal Sud America, che consentono oggi di
ricostruire con maggiore precisione un’importante fase della sua vicenda,
artistica e non solo.
Purtroppo, non sono ancora stati
individuati documenti che permettano di stabilire con certezza la data precisa
della partenza, il porto d’imbarco e il nome del piroscafo. Nel febbraio del
1889, Miscione risultava residente a Vienna. Da una successiva testimonianza
emerge che si era trasferito a Trieste, città dotata di un importante porto. È
plausibile che da qui abbia raggiunto Genova per ferrovia, per imbarcarsi su
uno dei piroscafi che collegavano regolarmente il porto ligure con l’Argentina.
Si tratta tuttavia di una ricostruzione, non di un dato documentato.
Genova era allora uno dei
principali porti italiani per le rotte verso il Sud America, servite da diverse
compagnie di navigazione, tra cui La Veloce, che assicurava all’epoca ben tre
partenze mensili per il continente sudamericano.
Alla luce di questi elementi, è
certo che il viaggio ebbe luogo nel luglio del 1889 e che il suo primo approdo
fu Buenos Aires, dove iniziò una nuova fase della sua vicenda artistica.
Rimangono invece da identificare la
nave sulla quale Miscione attraversò l’Atlantico e il giorno esatto della sua
partenza.
La traversata dalla città ligure alla capitale argentina richiedeva generalmente poco più di tre settimane, con tempi che potevano aggirarsi sui 21–23 giorni, a seconda della nave, degli scali e delle condizioni della navigazione.
Le prime esperienze sudamericane: Buenos Aires e Montevideo
Le prime notizie sulla presenza di
Michele Miscione in Sud America emergono dalla stampa brasiliana. Nel luglio
1890, il giornale carioca O Tempo, in un articolo dedicato all’imminente
arrivo del tenore nella capitale brasiliana, ne ricostruiva infatti le
precedenti tappe nel continente e ricordava i successi ottenuti a Buenos Aires
e Montevideo. La cronaca consente così di ricostruire, almeno nelle sue linee
essenziali, la sequenza dei primi spostamenti sudamericani di Miscione: a
Buenos Aires il tenore soggiornò per un lungo periodo, per poi proseguire verso
Montevideo e, successivamente, raggiungere Rio de Janeiro.
L’articolo presentava Miscione come un tenore italiano già affermato e ne sottolineava in particolare le qualità nell’interpretazione delle canzoni napoletane, definendolo «inexcedível e arrebatador nas canções napolitanas», cioè eccezionale e trascinante nel repertorio partenopeo.
La cronaca ricordava innanzitutto
il successo ottenuto a Buenos Aires: «Em Buenos Ayres alcançou [...] um
grande successo». Da Buenos Aires Miscione proseguì verso Montevideo, dove
la sua attività artistica avrebbe assunto un rilievo particolare.
Il giornale riferiva infatti che il tenore si era esibito davanti al presidente della Repubblica dell’Uruguay, Julio Herrera y Obes, ricevendo «os mais enthusiasticos applausos» e gli elogi della stampa locale. L’episodio testimonia il livello di attenzione e di considerazione raggiunto da Miscione già nelle prime tappe del suo percorso artistico in Sud America.
Dopo le esperienze maturate in
Argentina e Uruguay, il tenore raggiunse Rio de Janeiro. Qui la sua presenza
suscitò immediatamente l’interesse degli ambienti cittadini. La stampa riferiva
che D. Enrique Moreno, ministro plenipotenziario della Repubblica Argentina a
Rio, dopo averlo ascoltato, lo aveva raccomandato a diversi personaggi di
rilievo della capitale.
L’articolo sottolineava inoltre un
aspetto che va oltre la sua attività strettamente musicale. Miscione viene
infatti definito un «cavalheiro de boa sociedade», un uomo dalle buone
maniere e capace di frequentare gli ambienti della buona società carioca.
È un particolare significativo,
perché lascia intravedere una figura che già al suo arrivo in
Brasile non era percepita soltanto come quella di un
cantante straniero in tournée. Miscione possedeva una reputazione artistica
consolidata e sembrava avere anche le relazioni e le qualità personali
necessarie per inserirsi negli ambienti più influenti della città.
Era l’inizio di una nuova fase
della sua vita, nella quale l’attività artistica avrebbe finito per intrecciarsi
sempre più strettamente con la società e con la vita pubblica brasiliana.
Il radicamento a Rio de Janeiro
Nei primi giorni di agosto del 1890
Michele Miscione raggiunse dunque Rio de Janeiro. Qui la sua presenza,
inizialmente legata all'attività concertistica, sarebbe diventata
progressivamente stabile, segnando l'inizio di una nuova fase della sua vita.
Una testimonianza particolarmente
precisa fu offerta dal giornale Novidades di venerdì 8 agosto 1890.
Nella stessa edizione compariva infatti un lungo articolo dedicato al tenore.
La cronaca si apriva con una frase inequivocabile: «Acaba de chegar a esta
Capital o Sr. Michele Miscione», cioè: «È appena arrivato in questa
Capitale il signor Michele Miscione».
La notizia, oltre a consentire di collocare con precisione il suo arrivo a Rio, mostra come Miscione non si presentasse al pubblico carioca come un artista sconosciuto. Il giornale ne ricordava infatti la precedente attività e i risultati ottenuti a Buenos Aires e Montevideo, presentandolo come un cantante già affermato.
Il primo appuntamento con il
pubblico di Rio fu fissato per il 14 agosto. Novidades annunciava
infatti: «No salão do antigo Club Beethoven, dá o Sr. Michele Miscione o seu
primeiro concerto, no dia 14 do corrente». Nella sala dell’antico Club
Beethoven, Miscione avrebbe condiviso il programma con altri artisti,
proponendo un repertorio che riservava particolare rilievo alla musica italiana
e, soprattutto, a quella napoletana. Il tenore si distingueva infatti
nell’interpretazione delle «belle romanze napoletane», un genere
particolarmente apprezzato negli ambienti musicali e nei salotti della capitale
brasiliana.
La sua presentazione a Rio assumeva
così un significato preciso. Michele Miscione, partito da Vasto e formatosi
musicalmente a Napoli, arrivava in Brasile dopo aver costruito una reputazione
artistica in diverse città europee e, successivamente, in Argentina e Uruguay.
Non si presentava quindi come un artista italiano alla sua prima esperienza oltreoceano,
ma come un cantante già provvisto di un proprio repertorio e di un curriculum
internazionale.
Il concerto del 14 agosto segnò
così l’inizio della sua presenza nella vita musicale carioca, ma la sua
esperienza a Rio non sarebbe rimasta confinata all’attività artistica. Negli
anni successivi, le sue attività si sarebbero progressivamente estese ad altri
ambiti della vita cittadina.
Dalla musica agli affari: la «réclame
Miscione»
Nel 1891 la documentazione relativa
a Michele Miscione diviene molto più ampia e permette di seguire con maggiore
precisione l’evoluzione delle sue attività nella capitale brasiliana. Le fonti
attestano infatti l’ingresso del tenore in un ambito diverso da quello
artistico, legato alla pubblicità, all’editoria e a più ampie iniziative
commerciali.
Un documento di particolare
interesse fu pubblicato dal giornale O Tempo il 4 giugno 1891. Si
trattava del piano di una società destinata a sfruttare commercialmente una
concessione pubblicitaria accordata a Miscione il 31 dicembre 1890. Il
privilegio riguardava la raccolta e la diffusione di annunci, avvisi e
dichiarazioni attraverso diversi spazi pubblici della città e costituiva la
base di un sistema di réclame che si intendeva sviluppare su scala molto più
ampia.
L’iniziativa prevedeva infatti la
creazione di una vasta rete di agenzie non soltanto in Brasile, ma anche in
altri paesi del Sud America e in Europa. L’elenco delle città coinvolte
restituisce immediatamente l’ampiezza delle ambizioni: vi figuravano Montevideo
e Buenos Aires, ma anche Filadelfia, New York, Lisbona, Porto, Madrid, Parigi,
Londra, Milano, Roma e Berlino. Si trattava dunque di un’attività commerciale
concepita fin dall’inizio secondo una dimensione internazionale.
Miscione non vi compariva come una
figura marginale. Il documento lo indicava infatti come direttore tecnico e
faceva esplicito riferimento alla «réclame Miscione». Ma soprattutto
forniva un elemento che ridimensiona l’idea di un’iniziativa ancora puramente
progettuale: la nuova società disponeva già di ordinazioni, indicate nel
documento per un valore complessivo di 800$ al giorno. La «réclame Miscione»
non era dunque soltanto un’iniziativa destinata a essere avviata, ma aveva già
raggiunto una concreta operatività commerciale.
Alla dimensione pubblicitaria si
affiancava inoltre un ambizioso progetto editoriale. Tra gli obiettivi della
società figurava infatti l’istituzione a Rio di una grande tipografia destinata
alla pubblicazione del Commercio do Brazil. L’iniziativa prevedeva
un’opera di ampio respiro, destinata a occuparsi di diversi aspetti della vita
economica e sociale, dalla finanza all’industria, dall’agricoltura alle arti,
fino al teatro e allo sport. Il progetto comprendeva inoltre una struttura
commerciale con una cartoleria, oltre a corrispondenti e agenzie destinati a
collegare Rio con le principali città del Brasile, del Sud America e
dell’Europa.
Non è possibile stabilire, sulla
base della documentazione finora individuata, quanto dell’ambizioso progetto
sia stato effettivamente realizzato nella forma prevista. Il documento del
giugno 1891 dimostra però qualcosa di molto importante: a meno di un anno dal
suo arrivo a Rio de Janeiro, il nome di Michele Miscione era ormai associato
non soltanto alla sua attività di cantante, ma anche a un’iniziativa
imprenditoriale di notevole ampiezza, che aveva già prodotto ordinazioni e
aspirava a operare su scala internazionale.
La sua attività compare nello
stesso periodo anche nella documentazione della municipalità di Rio de Janeiro.
Tra gli atti del 1891 figura infatti un’istanza presentata da Michele Miscione
relativa agli orologi elettrici nei luoghi pubblici. La documentazione
municipale conserva inoltre la pratica riguardante il contratto per lo
sfruttamento del suo sistema di pubblicità. Queste carte offrono una conferma
ulteriore della sua presenza nella vita amministrativa della capitale e
mostrano come le sue iniziative commerciali fossero entrate in rapporto diretto
con gli spazi e le strutture pubbliche della città.
Nel giro di pochi mesi, il tenore
arrivato a Rio nell’agosto del 1890 aveva dunque affiancato all’attività
artistica una nuova identità professionale. Accanto al cantante compariva ora
l’imprenditore, con ambizioni che andavano ben oltre il solo ambito musicale e
oltre gli stessi confini del Brasile.
La parabola di Miscione assume così
una dimensione sempre più singolare. L’artista partito da Vasto e formatosi a
Napoli, dopo aver attraversato le scene europee e quelle di Argentina e
Uruguay, stava trasformando la notorietà acquisita attraverso la musica in una
presenza più ampia nella società carioca, entrando anche nel mondo degli
affari, della pubblicità e delle iniziative rivolte agli spazi pubblici.
Questa documentazione consente
inoltre di cogliere la continuità dei rapporti di Miscione con la vita
amministrativa e teatrale della città. Gli archivi municipali conservano
infatti, per il periodo compreso tra il 1891 e il 1901, diverse pratiche che lo
riguardano, tra cui documenti relativi a teatri, spettacoli, vendita di
biglietti e progetti legati all’attività teatrale e lirica.
Sono testimonianze importanti
perché mostrano come, negli anni successivi al suo arrivo, Miscione fosse
entrato stabilmente in rapporto con l’amministrazione cittadina. La sua
presenza a Rio non era dunque più limitata alle esibizioni artistiche, ma si
estendeva a iniziative che coinvolgevano direttamente la vita pubblica e
commerciale della capitale.
La definizione di «negoziante» compare
esplicitamente anche nella documentazione degli anni successivi. Una ricerca
storica dedicata ai perseguitati durante il governo di Floriano Peixoto include
infatti il nome di «Michele Miscione — Negociante».
È un’indicazione di particolare
interesse, perché mostra come, a quella data, la sua identificazione
professionale non fosse più legata esclusivamente all’attività artistica. Il
tenore vastese aveva ormai assunto anche il profilo di uomo d’affari.
Si delinea così un
progressivo ampliamento del suo ruolo: dal cantante arrivato a Rio con una
reputazione internazionale, all’artista inserito nella vita musicale della
città, fino all’imprenditore impegnato in iniziative pubblicitarie e
commerciali.
Un uomo della colonia italiana
Agli inizi di novembre del 1891
troviamo Michele Miscione anche all'interno della comunità italiana di Rio de
Janeiro.
Il Circolo Operaio Italiano gli
affidò infatti l'incarico di presentare il proprio consiglio direttivo ad
alcune importanti personalità brasiliane, tra cui il generale Manuel Deodoro da
Fonseca, primo presidente della Repubblica del Brasile, e José Félix da Cunha
Menezes, presidente della Camera municipale.
L'incontro con Deodoro da Fonseca
si collocava in un momento particolarmente significativo della storia politica
brasiliana: pochi giorni dopo, il 23 novembre 1891, il primo presidente della
Repubblica avrebbe infatti rassegnato le dimissioni.
La cronaca dell'iniziativa si
preoccupava inoltre di precisare che la manifestazione non aveva carattere
politico. Il particolare è significativo soprattutto per la posizione che
Miscione aveva ormai raggiunto all'interno della comunità italiana. A poco più
di un anno dal suo arrivo, il tenore era stato scelto per svolgere un ruolo di
rappresentanza nei rapporti tra una delle associazioni della colonia italiana e
importanti esponenti della vita pubblica brasiliana.
La sua posizione a Rio appare
quindi ormai ben diversa da quella del giovane artista appena arrivato
dall'Europa. Accanto alla carriera musicale e alle iniziative imprenditoriali,
emergono relazioni sempre più ampie con la comunità italiana e con gli ambienti
istituzionali della capitale. Miscione non era più soltanto un artista
straniero di passaggio, ma una presenza ormai riconoscibile all'interno della
società carioca.
Il teatro lirico
La musica, tuttavia, non era
scomparsa dalla sua vita. La documentazione municipale di Rio de Janeiro
conserva, tra il 1891 e il 1901, una pratica relativa alla costruzione di un
grande teatro destinato alle opere liriche. Il progetto veniva presentato come
un teatro di livello tale da poter essere paragonato alla Scala di Milano e al
San Carlo di Napoli.
Fra le carte della pratica figurano
espressamente richieste e altri documenti di «Michelle Miscione». Nella
stessa documentazione compaiono inoltre diverse figure legate al mondo
teatrale, fra cui impresari, operatori nella vendita dei biglietti e persone
interessate all'illuminazione elettrica.
Il dato biografico è significativo:
Miscione rimaneva dunque legato al mondo dello spettacolo, mentre la sua
esperienza artistica sembrava ormai intrecciarsi con iniziative di carattere
imprenditoriale legate al teatro.
La crisi del 1893 e il sospetto su
Michele Miscione
La vita brasiliana di Michele
Miscione subì nel 1893 una brusca svolta. Il Paese era attraversato dalla
Revolta da Armada, un’insurrezione di una parte della Marina contro il governo
del presidente Floriano Vieira Peixoto. Il movimento, iniziato a Rio de Janeiro
nel settembre 1893 sotto la guida del contrammiraglio Custódio José de Melo,
chiedeva la destituzione di Floriano e si opponeva alla sua permanenza alla
presidenza. Nei mesi successivi il conflitto si estese anche al Sud del
Brasile, dove i ribelli cercarono di collegarsi ai federalisti impegnati nella
Revolução Federalista. La rivolta fu sconfitta nel marzo del 1894.
A Rio de Janeiro, intanto, la crisi politica si accompagnava a una dura repressione nei confronti di quanti erano sospettati di sostenere gli insorti. È in questo clima che comparve una vicenda destinata ad avere un rilievo particolare anche nella storia di Miscione.
Il caso della galleria ferroviaria
Il 25 settembre 1893 il Diario
de Notícias di Rio pubblicò una notizia dal titolo «Importante captura».
La polizia aveva arrestato alla stazione ferroviaria di Mendes due italiani,
Giovanni Mazzuca e l'agrimensore Giovanni Grimaldi, sospettati di essere
coinvolti in attività contro il governo.
Secondo quanto riferiva il
giornale, durante gli interrogatori i due avrebbero indicato come loro mandante
l'ingegnere italiano Nilo Diodati, che venne quindi arrestato.
Nella valigia di Diodati sarebbero
stati trovati materiali destinati, secondo gli investigatori, alla preparazione
di un ordigno: dinamite, capsule, miccia, una piccozza e una pentola che
sarebbe servita alla fabbricazione di una bomba.
Sempre secondo la cronaca,
l'obiettivo sarebbe stato il grande tunnel della Estrada de Ferro Central do
Brasil. Il piano avrebbe avuto lo scopo di interrompere le comunicazioni ferroviarie
tra Rio de Janeiro e le regioni di São Paulo e Minas Gerais.
La stessa fonte riferiva inoltre
che Diodati avrebbe dichiarato di aver ricevuto l'incarico dal tenente José
Augusto Vinhaes e dal contrammiraglio Custódio José de Melo.
Questa è, dunque, la vicenda quale
emerge dalla cronaca del settembre 1893: Mazzuca, Grimaldi e Diodati sono i
nomi associati agli arresti e al presunto progetto di sabotaggio della
ferrovia. Il nome di Michele Miscione, in questa cronaca, non compare.
Il collegamento con Miscione emerge
da una fonte successiva. Nel 1895, nel corso della discussione sulle richieste
di indennizzo presentate da cittadini italiani che avevano subito danni durante
la repressione, un giornale tornò sulla vicenda del tentativo di sabotaggio della
ferrovia e indicò tra i protagonisti Nilo Diodati, Mazzuca e Michele Miscione.
È questo il documento che introduce
un collegamento esplicito tra il tenore vastese e la vicenda del tunnel della
Central do Brasil.
Il dato va tuttavia considerato con
cautela. La cronaca contemporanea agli arresti del 1893, nella quale vengono
indicati Diodati, Mazzuca e Grimaldi, non menziona Miscione. Il suo nome
compare invece in una ricostruzione pubblicata nel 1895. Abbiamo quindi una
fonte successiva che associa Miscione alla vicenda, ma non una testimonianza
contemporanea agli arresti che permetta di stabilire quale fosse concretamente
il suo ruolo.
La vicenda acquista ulteriore
interesse se si considera la posizione che Miscione aveva raggiunto a Rio nei
due anni precedenti.
Nel 1891 era ormai attivo in ambito
commerciale e pubblicitario, aveva rapporti con la municipalità, partecipava
alla vita della comunità italiana e aveva avuto occasione di entrare in
contatto con importanti personalità della vita pubblica della capitale. La
documentazione successiva lo avrebbe inoltre indicato semplicemente come «negociante».
Non sappiamo se questa rete di
relazioni avesse assunto una dimensione politica, né quale fosse,
eventualmente, il ruolo di Miscione nella vicenda del tunnel. La fonte del 1895
si limita infatti ad associare il suo nome a quello di Diodati e Mazzuca, senza
precisare quale parte egli avrebbe avuto nei fatti del 1893.
Il dato che possiamo documentare è dunque l'esistenza di un collegamento tra Michele Miscione e la vicenda del presunto sabotaggio della ferrovia; ciò che le fonti finora individuate non consentono di stabilire è quale fosse, concretamente, il suo ruolo.
L'arresto di Miscione
Nel dicembre 1893 Michele Miscione
fu arrestato. La successiva documentazione diplomatica italiana avrebbe
indicato come motivo dell'arresto il sospetto che egli avesse svolto un ruolo
di intermediario tra la flotta ribelle e i suoi sostenitori nella capitale
federale. Secondo la ricostruzione di Marcos Rafael da Silva, basata sulla
documentazione dell'epoca, Miscione rimase detenuto per circa nove mesi.
Una testimonianza particolarmente
significativa della sua detenzione proviene dal giornale manoscritto A
Justiça, redatto nel 1894 dai prigionieri politici della Casa de Correção
di Rio de Janeiro. Il titolo stesso del giornale presenta una singolare scelta
grafica: «A Justiça», che in portoghese significa «La Giustizia», è
infatti riprodotto capovolto. Il particolare può essere interpretato come
un'allusione simbolica alla condizione dei prigionieri politici e, più in
generale, a una percezione della giustizia come rovesciata o negata.
Nella lista dei detenuti pubblicata
dal giornale, Michele Miscione compare con la qualifica di «Negociante»
e con l'indicazione «7–5», riferita alle gallerie della Casa de Correção
nelle quali fu detenuto. Nella stessa lista compare anche Nilo Diodati,
indicato come «Engenheiro» e accompagnato dalla medesima indicazione.
Il documento è particolarmente significativo perché si tratta di una pubblicazione manoscritta realizzata nel 1894 dagli stessi prigionieri politici all'interno della Casa de Correção. La lista comprende i prigionieri passati dalla Casa de Correção tra il novembre 1893 e il giugno 1894 e documenta quindi la presenza di Miscione nel carcere durante una parte della sua detenzione.
La qualifica di «Negociante»
costituisce inoltre un'ulteriore attestazione della trasformazione
professionale già emersa dalla documentazione degli anni precedenti. Nel
carcere, infatti, Miscione non viene identificato come tenore, ma attraverso
quella stessa attività commerciale che le fonti brasiliane avevano iniziato ad
associare al suo nome.
Secondo l'accusa riportata dalla
documentazione diplomatica, Miscione avrebbe svolto un ruolo di possibile
intermediario tra gli insorti e i loro sostenitori nella capitale federale. La
lista di A Justiça, invece, documenta la sua detenzione, ma non fornisce
elementi per stabilire quale fosse concretamente il suo ruolo nella rete della
rivolta.
L'arresto apre dunque una fase completamente diversa della vita di Miscione: quella della detenzione, del procedimento davanti al Supremo Tribunal Federal e, successivamente, dello scontro con le autorità brasiliane e dell'intervento della diplomazia italiana.
La liberazione che non restituì la libertà
Il 15 settembre 1894, il Supremo
Tribunal Federal ne ordinò la liberazione. La formula della decisione
richiamava l’«ilegalidade de sua prisão», l’incompetenza della
giurisdizione e la mancanza di formazione della colpa.
La decisione del massimo organo
giudiziario brasiliano sembrava dunque porre fine alla detenzione di Miscione.
La liberazione giudiziaria, tuttavia, non significò per lui la possibilità di
rimanere in Brasile. Secondo la documentazione diplomatica successiva, Michele
Miscione fu infatti imbarcato a forza su una nave diretta a Lisbona, in
Portogallo. «La giustizia aveva ordinato la sua liberazione, ma il potere
politico ne aveva deciso l'allontanamento dal paese.»
La sua esperienza brasiliana si
concludeva così con l’espulsione dal paese, destinata ad avere conseguenze non
soltanto personali, ma anche economiche e diplomatiche.
La documentazione relativa alla
detenzione offre, nello stesso tempo, un’ulteriore conferma della
trasformazione professionale di Miscione. Nel giornale manoscritto A Justiça,
redatto nel 1894 dai prigionieri politici della Casa de Correção, egli
compariva infatti con la qualifica di «Negociante». Si trattava della
stessa definizione già emersa nella documentazione relativa alle sue attività
commerciali e pubblicitarie degli anni precedenti. A meno di quattro anni dal
suo arrivo a Rio de Janeiro come cantante, le fonti brasiliane lo
identificavano dunque ormai anche attraverso la sua attività commerciale.
La controversia diplomatica
L'espulsione non chiuse la vicenda
di Miscione. Al contrario, la questione entrò in una nuova fase, nella quale
alle conseguenze giudiziarie della detenzione si aggiunsero quelle economiche e
diplomatiche.
Miscione presentò infatti reclami
per i danni che riteneva di avere subito a causa della detenzione e
dell'espulsione. Le sue richieste non riguardavano soltanto la privazione della
libertà e l'allontanamento dal Brasile, ma anche le conseguenze economiche
della vicenda.
Tra le perdite indicate nella documentazione
figuravano il sequestro di alcune merci imbarcate sul vapore Sargo, che
Miscione aveva preso a contratto, e la perdita di una concessione pubblicitaria
accordatagli dalla municipalità di Rio de Janeiro. L'espulsione aveva quindi
compromesso anche attività commerciali e interessi economici costruiti negli
anni precedenti.
La vicenda arrivò così sul piano
dei rapporti diplomatici tra Italia e Brasile. L’Archivio Storico del Ministero
degli Affari Esteri italiano conserva infatti un fascicolo specificamente
dedicato a Michele Miscione, intitolato «Miscione Michele, arresto e
detenzione nel carcere di Rio per sospetta attività politica antigovernativa».
Il fascicolo, relativo agli anni 1894-1902, testimonia l’esistenza di una
documentazione diplomatica relativa alla vicenda anche dopo l’espulsione e
mostra come il caso di Miscione fosse entrato nella documentazione diplomatica
italiana.
Nel 1895 la Legazione italiana
intervenne formalmente presso il governo brasiliano, richiamando anche la
sentenza del Supremo Tribunal Federal che aveva dichiarato illegittima la
detenzione di Miscione. Il governo brasiliano, tuttavia, non riconobbe
inizialmente un obbligo di risarcimento per la sua vicenda.
Il caso tornò poi al centro del più
ampio dibattito sulle reclamazioni degli italiani in Brasile. Nel 1896, la
vicenda di Miscione emerse anche nella discussione parlamentare brasiliana
relativa alle richieste avanzate dal governo italiano. Il caso veniva così
inserito in un contesto più ampio, riguardante i rapporti tra lo Stato
brasiliano e i cittadini stranieri residenti nel paese.
Il risarcimento del 1899
La controversia non si esaurì
neppure negli anni immediatamente successivi. Nel 1899 il nome di Michele
Miscione tornò sulle pagine della stampa di Rio de Janeiro. Il The Rio News,
giornale in lingua inglese pubblicato nella capitale brasiliana, riferì che a
Miscione, indicato come cittadino italiano, era stata riconosciuta una
compensazione di 49.000 lire per l'arresto arbitrario e la detenzione senza
processo.
La stessa notizia aggiungeva però
che Miscione considerava insufficiente la somma e aveva presentato una
richiesta per ottenere un risarcimento maggiore.
Il dato è particolarmente
significativo. A cinque anni dall'espulsione, la vicenda nata con l'arresto del
dicembre 1893 continuava infatti ad avere conseguenze concrete e il nome di
Miscione rimaneva legato alla controversia sul trattamento ricevuto dalle
autorità brasiliane.
Tra le ragioni del reclamo
figuravano anche le conseguenze economiche della sua esperienza brasiliana:
attività commerciali interrotte, beni sequestrati e contratti perduti. La
controversia non riguardava quindi più soltanto la detenzione e l'espulsione,
ma anche il diritto a ottenere un risarcimento per i danni che Miscione
riteneva di avere subito.
Una vicenda ancora aperta
La compensazione riferita dalla
stampa nel 1899 non rappresentò necessariamente la conclusione definitiva della
vicenda.
Il fatto che Miscione contestasse
l'entità della somma e, soprattutto, che il fascicolo conservato dal Ministero
degli Esteri copra gli anni fino al 1902, lascia intendere che la controversia
ebbe una durata molto maggiore rispetto alla sua permanenza in carcere.
La parabola brasiliana di Michele
Miscione si era così trasformata più volte. Era arrivato a Rio come cantante
italiano già affermato; aveva costruito una posizione nel mondo dello
spettacolo, della pubblicità e degli affari; era stato coinvolto nella crisi
politica del 1893, arrestato e infine espulso. Dopo la partenza forzata, aveva
continuato a rivendicare, attraverso la diplomazia italiana, il riconoscimento
dei danni che riteneva di avere subito.
La sua storia non era dunque
terminata con la nave che lo aveva portato via da Rio. Continuava per anni
nelle carte dei ministeri, nelle reclamazioni diplomatiche e nella stampa
brasiliana.
Una vita che sembra un romanzo
Quando oggi rileggiamo quel piccolo
trafiletto dell’Istonio del 14 luglio 1889, appare impressionante la
distanza fra quelle poche righe e ciò che sarebbe accaduto.
Il giornale salutava un cantante che partiva alla
ricerca di nuovi palcoscenici.
Ma nelle «Americhe» Michele avrebbe trovato molto più
di questo.
Trovò Buenos Aires e Montevideo.
Consolidò il successo artistico.
Arrivò a Rio.
E lì costruì una seconda identità: quella
dell’imprenditore, del concessionario, dell’uomo legato alla pubblicità, al
teatro, alla tecnologia e alla comunità italiana.
Poi arrivò la politica. La rivolta della Marina, la Revolta
da Armada, l’arresto, la detenzione.
La liberazione ordinata dal Supremo Tribunal Federal
e, subito dopo, l’allontanamento forzato dal paese.
Poi la lunga controversia
diplomatica per ottenere un risarcimento.
La documentazione rintracciata permette di seguire
questa vicenda almeno fino al 1902. Dopo quella data, però, le ricerche finora
condotte non restituiscono più alcuna traccia della vita di Michele Miscione.
Non sappiamo dove visse negli anni
successivi, quale attività svolse, se tornò in Italia, né quando e dove morì.
La ricostruzione della sua vita può dunque fermarsi qui, davanti alle ultime tracce documentate finora. Non è la fine della sua storia, ma il punto al quale, per ora, è arrivata la ricerca.
Beniamino Fiore
__________________
Si ringraziano Paolo Calvano e Remo Petrocelli per la preziosa collaborazione nelle ricerche.
NOTA DI "NOIVASTESI"
La redazione ringrazia Beniamino Fiore per questo prezioso contributo che porta alla luce un personaggio vastese quasi totalmente sconosciuto alla collettività e invita i lettori a fornire altri eventuali dettagli nel caso ne siano a conoscenza. Email noivastesi@gmail.com
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