L’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali in visita a Vasto
La delegazione è stata ricevuta a Palazzo d’Avalos dall’assessore Della Gatta
I soci dell’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali (A.N.PO.S.DI.), riuniti in convegno a Termoli, hanno scelto di visitare la Città del Vasto nella mattinata di sabato
18 ottobre. I convegnisti sono stati accolti a Palazzo d’Avalos dall’assessore alla Cultura e al Turismo, Nicola Della Gatta, che al suo saluto di benvenuto a nome del sindaco, dell’Amministrazione Comunale e dell’intera cittadinanza ha unito parole di apprezzamento per le attività svolte dal sodalizio sottolineando l’importanza del dialetto come forma culturale che va salvaguardata e coltivata, oltre ad illustrare le peculiarità della nostra Città, facendo dono poi di un volume su Palizzi al Presidente Mimmo Staltari.“Voi, poeti dialettali, svolgete un importante servizio alle comunità a cui appartenete: in un’epoca di sempre maggiore globalizzazione e uniformità linguistica, ci insegnate a custodire e mantenere vivo un patrimonio di umanità unico, ricco ed irripetibile – ha dichiarato l’assessore Della Gatta. “Ogni volta che un dialetto scompare si perde una parte insostituibile della nostra storia. Con il vostro lavoro e la vostra passione testimoniate, anche alle Istituzioni, che è necessario compiere sforzi per tutelare e valorizzare i dialetti, non come reliquie del passato ma come lingue vive, capaci di evolversi e adattarsi ai tempi moderni.”
Dopo la visita al Palazzo, il tour è proseguito con due soci locali che l’assessore ha definito “colonne portanti della cultura cittadina e del territorio”: Rodrigo Cieri, delegato per Regione Abruzzo, e Fernando D’Annunzio, si sono mossi alla scoperta del centro storico e della loggia Ambling, affacciati alla quale hanno potuto ammirare il bellissimo panorama che da lì si gode e allo stesso tempo ascoltare i versi dedicati a quel luogo proprio dal nostro poeta Fernando D’Annunzio:
LU BBALLECÒNE (Il balcone)
M’affàcce e huardeabbass’ a laMarìne,
véde la réna d’ore e ll’acque azzurre.
Ci šta n’ariéttadoggeštamatìne
e m’arrive dell’ônnelusussurre.
E ll’ucchie qua e llà se va pusanne
tra spiagge, scuje, vàriche e trabbucche.
E’bbellesoccia-socce e a ogne vvanne,
me fa ‘ngandà, fa rimané di štucche.
Oh Uašte me’! Tu sì’ nu bballecòne
da ndo’ luparadisepu’ huardà,
chi ci s’affacceté’ la senzazione
di rèsse nu gabbiane e di vulà,
liggìre, piane, e jìrsenelundàne,
fin’ a Trìmite, fin’ a luGargàne,
e doppe, cuštiggianne ‘šta culline,
da Punta d’Erce fin’ a labbanghìne,
p’ arippusarse sopr’ a ‘šta città
ch’ébbelle grazie a l’òpere di Ddì’,
a ndônne chi c’énnate vo’ reštà
e liturište ci vo’ ‘riminì.




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