Il mercato del pesce è sempre stato un luogo pieno di fascino, che evoca nostalgici ricordi. A Vasto purtroppo non esiste più. L’ultimo in funzione fu quello del Mercato S. Chiara (piano sottostante, attuale Birreria) avviato nel 1958 e in esercizio fino ad una decina di anni fa. In precedenza però il mercato del pesce si faceva all’aperto in Piazza del Popolo. E di questo poco si è parlato negli ultimi anni. Con l’ausilio di alcune belle e rare foto inviateci dallo storico e collezionista BENIAMINO FIORE e di qualche testimonianza proviamo a ricostruirne la storia.
Bisogna però partire da una premessa. Nel mondo della pesca ci fu un passaggio epocale a cavallo della guerra: prima c’erano le paranze, poi i “motori”. Quindi nel 1948 a Vasto Marina, per agevolare il settore della pesca (allora molto fiorente), vennero costruite due importanti strutture: il pontile per l’attracco dei motopescherecci e il mercato del pesce all’ingrosso (oggi sede del Circolo Nautico ndr) per fare l’asta del pescato.
Da qui parte la storia dei pescivendoli.
Al mercato ittico il pesce arrivava nelle caratteristiche cassette di legno, selezionate per varietà. Era il mercato all'ingrosso. L’asta era al ribasso, per cui per ogni cassetta, più cassette o partita di pesce l'astatore partiva da un prezzo alto e poi con voce incomprensibile e veloce lo abbassava man mano, fino a quando un compratore non lo fermasse, dicendo "io", per confermare l’acquisto di quel lotto. Ovviamente ogni pescivendolo cercava di comprare il pesce al prezzo più basso, ma doveva stare molto attento alle mosse degli altri commercianti, datosi che qualcuno lo poteva anche anticipare.
Le varietà di pesce più o meno erano le stesse di oggi, con grandi quantità di pesce mandorlo (pesce mennele) ad aprile e triglie (risciule) ad agosto.
Il pescato di Vasto era destinato a diversi mercati: in gran parte ai pescivendoli di Vasto e pochi altri dei centri vicini (Termoli, Fossacesia, Ortona ecc,), ai nostri “viaticari” per i paesi dell’entroterra, una piccola parte per la spedizione nelle città.
Nel dopoguerra i pescivendoli erano quasi tutti motorizzati.
Risalivano da Vasto marina e sistemavano le cassette in legno piene di pesce fresco sui rudimentali banconi in ferro sulle scalette di Piazza del Popolo lato Palazzo d’Avalos.
Su quel lato c’era il un barbiere, il negozio alimentare di Francische, ed in fondo un bar che poi divenne la “Società Sportiva”. Sull’altro lato della piazza, a scendere c’erano: sarta, negozio di elettricità, barbiere, tabaccaio; nella rientranza il sarto e il forno di Zaccardi; nel palazzo grande, la cantina e la sede telefonia della Timo con relativo centralino (poi sede azienda di soggiorno e turismo).
Questo era il contesto in cui si svolgeva il mercato del pesce di Piazza del Popolo.
La mattina si animava con la presenza di clienti e venditori. E l’atmosfera era quella tipica di un mercato del pesce: grida dei venditori per attirare i clienti (jamme ch’è veive!), vociare della gente, profumo del pesce fresco, odore caratteristico e inconfondibile.
Il prezzo non era fisso, quindi c’era sempre un minimo di contrattazione tra i pescivendoli e le madri di famiglia che avevamo a che fare con i loro magri bilanci familiari. Classica era la scenetta in cui la cliente chiedeva il prezzo e faceva finta di andarsene perchè era troppo alto e il pescivendolo che la richiamava dicendo che la voleva accontentare. C’era anche chi andava al mercato molto tardi per fare qualche “scampoletto” con il pesce che era rimasto invenduto.
Ad ora di pranzo Piazza del Popolo si svuotava e arrivavano gli addetti del Comune che con un tubo d’acqua cercavano di lavare - come meglio potevano - l’area del Mercato per eliminare la puzza di pesce.
Nel 1958 un respiro di sollievo per i residenti della zona: il mercato venne trasferito nella nuova e attrezzata struttura di S. Chiara con tanto di banconi in marmo e ambiente pulito.
Ma con il tempo i pescivendoli cominciarono ad aprire le proprie pescherie in vari punti della città e lasciarono il Mercato di S. Chiara. Una decina di anni fa ce n'era rimasto uno solo che fu poi collocato al piano superiore. Quindi la struttura fu chiusa e poi riconvertita in birreria. Mentre il mercato di frutta e verdura al piano superiore lavora ancora bene e non ha perso la sua attrattività.
NICOLA D'ADAMO
FOTO ARCHIVIO BENIAMINO FIORE




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