CINGHIALI E LUPI: LA LEGGE C’E’, IL DIFFICILE E' APPLICARLA!
Finire per la seconda volta alla
“Vita in diretta” della Rai per aggressioni da fauna selvatica non è una bella
vetrina per un città turistica come Vasto. Non è neanche una bella immagine affacciarsi
il pomeriggio alla Loggia Amblingh e vedere passeggiare indisturbati negli orti
sottostanti 4-5 cinghiali adulti e una quindicina di cuccioli che danno
l’assalto ad un appezzamento di zucchine.
Ma gli esempi di problemi
causati dalla fauna selvatica sono tantissimi e si registrano ovunque, a livello comunale, provinciale, regionale e
nazionale, anche con alcuni casi di estrema gravità. Ormai è opinione diffusa che serve un serio
piano nazionale per il contenimento di cinghiali, lupi e anche orsi.
Bisogna prendere atto che il
nuovo Governo non è stato fermo e a dicembre scorso è riuscito a infilare dentro la manovra finanziaria una norma con nuove regole per il
controllo della fauna selvatica, modificando la vecchia legge 157 del 1992.
Ma, com’è noto, in Italia i passaggi burocratici sono lunghi e farraginosi.
La nuova norma stabiliva che entro 120 giorni (fine aprile) il Ministro dell’ambiente – sentito l’Ispra – avrebbe adottato un piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, di durata quinquennale, che “costituisce lo strumento programmatico, di coordinamento e di attuazione dell’attività di gestione e contenimento numerico della presenza della fauna selvatica nel territorio nazionale mediante abbattimento e cattura”. Le attività di contenimento disposte nell'ambito del piano straordinario non costituiscono esercizio di attività venatoria – secondo la nuova norma - e sono attuate anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.
Il 10 Maggio 2023, la
Conferenza Stato-Regioni ha sancito l'intesa
per il Piano straordinario per la
gestione e il contenimento della fauna selvatica. Il provvedimento è stato
proposto dal Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro
dell’Agricoltura. L'intesa indubbiamente ha rappresentato un passo fondamentale
per l'adozione di un piano straordinario, ma non sono stati definiti tempi
certi per la realizzazione dei previsti interventi per la riduzione di
cinghiali, lupi e altro presenti sul territorio.
In Parlamento in una interrogazione del 1° giugno ai due Ministri di cui sopra è stato chiesto se “non ritengano opportuno individuare ogni utile azione volta a garantire la realizzazione delle attività necessarie alla gestione del fenomeno e al contenimento in caso di eventuale inerzia delle amministrazioni regionali”. Traduzione: sostituirsi alle Regioni se queste non fanno nulla.
Da sottolineare che con buona volontà il 24 maggio il prefetto di Chieti Mario Della Cioppa, ha presieduto una riunione di coordinamento per fronteggiare l’emergenza connessa alla presenza di cinghiali nel territorio, presente il competente Servizio del dipartimento Agricoltura regione Abruzzo e altri enti interessati.
Il problema è grave ed alcune settimane fa la Coldiretti nazionale ha lanciato il suo ultimo allarme: “Serve piano nazionale per lupi, orsi e cinghiali: non è più rinviabile il piano nazionale per la gestione delle specie selvatiche”. “La popolazione di lupi è in forte aumento da nord a sud ed è stimata dall’Ispra intorno ai 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola”. “Senza dimenticare che l’Italia è invasa da 2,3 milioni di cinghiali nelle città e nelle campagne dove è necessario intervenire urgentemente per il loro contenimento per difendere la sicurezza delle persone e le produzioni agricole. I branchi – ha sottolineato Coldiretti – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute”. Il riferimento è alla Peste suina Africana che si sta diffondendo celermente in Italia.
Di fronte a questa situazione drammatica bisogna operare con fretta, ma da quello che si vede in giro l’argomento interessa pochi e si procede con estrema lentezza.
La posizione degli ambientalisti è nota: sono contrari a questi tipi di interventi, ma il problema principale è che questi milioni di capi di fauna selvatica hanno bisogno di cibo per nutrirsi e spazi per vivere. Come fare? Questa è la domanda a cui bisogna rispondere.
Nicola D’Adamo

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