domenica 3 ottobre 2021

VOTAZIONI A VASTO AL TEMPO DEI ROMANI

Pubblichiamo un articolo del compianto Giuseppe Catania  apparso sul periodico VastoNotizie di Nicola D'Adamo a maggio 1993. 
 

La ricostruzione storica è preceduta da questa premessa.

Ogni popolo ha il governo che si sceglie

di GIUSEPPE CATANIA

L'avvenire di una Città è regolato da leggi che sono prerogative degli uomini dal popolo. Per significare che un popolo ha il go­verno che sceglie. Di conseguenza, è il popolo arbitro del proprio futuro: sceglie chi ritiene più idoneo a governare e a far rispettare la legge su cui poggiano i diritti ed i doveri del progresso civile ed economico, oltre che morale. 
Accade spesso che le attese del popolo vengano deluse. 
La storia è maestra di insegnamenti e testimonia gli sconvolgimenti tali da determinare crisi profonde e mutamenti anche degli ordinamenti prefissati.Riaffiora, quindi la necessità di " cambiare ",  di riappropriarsi, da parte del popolo, della prerogativa di nuove scelte, avendone la capacità ed il diritto. 
In una delle sue famose arringhe, Marco Tullio Cicerone diceva: II principio dei popoli liberi e specialmen­te del nostro popolo, primo fra tutti... di potere col voto dare e to­gliere quello che vuole a ciascuno. In democrazia, che è garante della libertà, è il voto, quindi, a determinare le scelte degli uomini designati a governare. Non sempre questi princìpi si avverano ed è per questo che, quando viene a mancare la " fiducia " del popolo nei " candidati "è giocoforza sceglierne altri che siano più capaci e su cui poter fondare il convincimento del singolo che, nella somma dei suffragi, costituisce quella " volontà popo­lare ", sovrana su qualsiasi iniziativa che provenga da raggrup­pamenti o da partiti. Quando essa, però, sia ben riposta negli uo­mini onesti, capaci, che siano effettivamente al servizio della col­lettività, non del potere.

Elezioni   

Prima della Guerra Sociale (90 d.C.), con la promulgazione della Lex Julia Municipalis (45d.C.),  HISTONIUM   venne elevato al rango di Municipium cum suffragio. In effet­ti, la Città poteva godere di autono­mia comunale, anche se sottopo­sta alle Leggi di Roma, cioè indice­va i comizi, aveva un senato e i magistrati (duumviri o quatorviri), come a Roma.

Cioè, gli abitanti di Histonium era­no, a tutti gli effetti, "cittadini roma­ni", di cui godevano i diritti, con fa­coltà di iscriversi ad una tribù ro­mana e di votarvi; di conseguenza, essere eletti magistrati nella capi­tale, avvalendosi dello “jus suffra­gi”.

Il cittadino di Histonium, che aspirava ad una candidatura, doveva mani­festare pubblicamente tale inten­zione, indossando una tunica bianchissima, detta “candida”, e dichiarare la sua “professio”. La “campagna elettorale” attraverso “manifesti”, consistenti in scritte sui muri degli edifici, contri­buiva ad esaltare la capacità, la saggezza e l'onestà del candidato: “vir bonus, egregius, probus, dignissimus,integrus”.oppure, at­traverso un “nomenclator “ (ossia un esperto), il candidato andava incontro all'elettore per ricordare le proprie benemerenze e sollecitar­ne il voto giustificato dal suo impe­gno nella realizzazione di iniziative benefiche: multis fecit benigne.

Le promesse

Alcuni assumevano formalmente e pubblicamente l'impegno che, una volta eletti, avrebbero, a pro­prie spese (de sua pecunia), co­struito un edificio pubblico o una strada. Spesso, poiché le cariche elettive erano gratuite, il che è quanto dire ai giorni nostri, a segui­to dell'ottima amministrazione del governo della cosa pubblica, a spese del Municipio, veniva decre­tato il privilegio di una lapide commemorativa, qualche volta il fune­rale e l'onore di una statua nel foro. Dopo i comizi elettorali, che si svol­gevano in un luogo destinato nel Foro (comitium), il voto (suffragium) veniva espresso per iscritto (per tabellam), cioè su di una tavo­letta (cerata) spalmata di cera, con l'indicazione dei nomi dei candidati preferiti.

La “scheda” veniva depositata nell'urna (arca) o in un cesto (ci­sta). Effettuato il controllo da parte di un funzionario addetto alle vota­zioni (rogator), con l'ausilio dei rap­presentanti delle circoscrizioni elettorali (curatores tribunum) e degli scrutatori (diribitores) si pro­cedeva allo spoglio ad alla procla­mazione degli eletti (proclamatis).


I manifesti (le scritte sui muri)

Particolare curiosità era la disloca­zione dei manifesti elettorali lungo le principali strade, sugli edifici maggiormente frequentati dal pubblico, davanti alle botteghe, consistenti in scritte i cui autori erano veri e propri artisti del pennello (programmatum scriptores) che, di notte, svolgevano il loro lavoro senza essere disturbati. Oltre allo scriptor, c'era anche il dealbator, cioè l'imbianchino inca­ricato di preparare le parate con un velo di calce, lo scalarius che reg­geva la scala e il lanternarius per far luce, coadiuvato da un adstant, cioè un assistente addetto alla vigi­lanza per evitare disturbi, durante l'operazione di scrittura. Una vera e propria organizzazione, come ai tempi nostri. Spesso, però, chi non disponeva di mezzi, provvedeva personalmente alla mansione: facit et dealbit; scripsit unicus, sine reliquis sodalibus, cioè senza al­cun aiuto. I tempi, come si vede, non cambiano molto.

Gli immorali

Nel Municipiodi Histonium nume­rosi furono gli uomini che assume­vano cariche pubbliche amministrative di grande prestigio, nell'ambito della magistratura, come il Praetor (che sostituiva il Conso­le), nella giurisdizione civile, cui era concessa anche la facoltà di comandare gli eserciti; il Censor (in numero di 2 o 4 che veniva elet­to ogni 5 anni) addetto al censimento (compilava le tabulae censoriae, (cioè le liste elettorali ed i ruoli delle imposte), alla vigilanza dei costumi (apponeva la “ no­ta “ di biasimo sulle liste di censi-mento che produceva l'effetto della decadenza dal voto per cinque an­ni per chi conduceva una vita rite­nuta immorale); compilava il bilan­cio finanziario e regolava l'appalto della riscossione dei tributi e dei Lavori Pubblici.

Gli Aediles (due plebei e due curuli o patrizi) con incarico di sorveglia­re i mercati e i giochi pubblici, la po­lizia municipale, la costruzione e la manutenzione delle strade e degli edifici pubblici, la custodia degli ar­chivi (tabularium). I Quaestores (di regola) custodivano l’erario, riscuotevano le tasse e provvedeva­no alla paga per l'esercito, per gli impiegati, verificavano i conti pub­blici, come oggi fanno i revisori dei conti nella pubblica amministra­zione

Paquio

II personaggio più noto, legato alle vicende elettorali in Histonium fu Publio Paquio Scaeva (nel Museo Civico di Vasto è conservato il “sarcofago bisomo”per sé e per la moglie Flavia, con incise le iscri­zioni del curriculum personale) che fu designato, per volere del Senato, nel 15 a.C., Pretore; fu poi, per 5anni, “assessore” ai Lavori Pubblici per la sorveglianza delle strade fuori Roma; quindi (22 a.C.) proconsole a Cipro, per due legi­slature. Numerosi frammenti di mattoni (Museo Civico Vasto) re­cano incisa l'iscrizione P (ubili) Paqui P(ublii) F(ilii) Scaeva H.F. così tradotta: Publio Paquio figlio di Publio Sceva. Un'altra lapide ci riferisce di Publio Paquio, liberto di Publio Azmeno che fu maestro Ceriale il quale, con il pubblico denaro, fece restaurare il tempio di Cerere. Si accenna anche a M.Paquius Aulanius, procuratore del Munici­pio di Histonium, nella controver­sia per la delimitazione di fondi ru­stici, contro Tillius Sassius che era proprietario del Fondo Vellanus (Lastra con inciso un arbitrato, rin­venuta nel 1845 in località Arcora fra Campomarino e il bosco Ramitello).

È indubbio che la gens Paquia (cui la municipalità vastese dei giorni nostri ha intitolato un vicolo con la torpiata denominazione, di Pachia (alquanto allusiva, di “pacchia!”) ebbe risonanza nelle regioni del­l'Italia in epoca imperiale.

Proculo

Di Publius Paquius Proculus (74 d.C.) abbiamo notizia in alcuni “manifesti” elettorali (cioè scritti sui muri), rinvenuti in alcuni edifici a Pompei, a dimostrazione dell'im­portanza degli esponenti di questa famiglia. Nella “Via dell'Abbon­danza” c'è la seguente scritta: Paquium et Caprasium (duo) vir(os) o(ro) f(aciat) Lareius rog(at) così tradotta: Votate Paquio e Caprasio come duovir, lo chiede Loreio.

Publio Paquio Proculo e Aulo Vettio Caprasio Felice, (Publius Paquis Proculus e Aulus Vettius Caprasius Felix), insieme a Quintus Mariu Rufus e Marcus Epidius Sabinus, facevano parte di una co­siddetta "Lista di concentrazione" che possiamo definire "lista civica". E ancora, una scritta: P(ublium) Paquium Proculum (duo)vir(um) i(ure) d(icundo) vicini cupidi faciunt tradotta: Gli abitanti del quartiere sostengono vigoro­samente Publio Paquio Proculo nella elezione alla carica di duoviro giusdicente.

Sul muro interno dell'anfiteatro di Pompei, un altro "manifesto "re­cita: Paquium Proculum (duo) vir(um) i(ure) d(icundo) d(ignum) r(ei) p(ublicae) univer(si) Pompeianis fecerunt e cioè: Tutti i pompeiani all'unanimità hanno eletto Paquio Proculo alla carica di duonviro giusdicente perché degno dell'ammirazione dei cittadini. Certamente si trattava di un candi­dato popolare che riscuoteva il fa­vore degli elettori che, già in precedenza, quando era stato eletto al­la carica di Edile un anno prima, era stata dedicata la seguente scritta graffita: Aedilem Proculum cunctorum turba probavit; hoc pudor ingenuum postulat et pietas (Tutta la folla ha proclamato Procu­lo come Edile; in suo favore sono la sincera stima e la rettitudine).

Osidio Geta

Ma non va circoscritto al solo Paquio l'interesse elettorale, giac­ché altri esponenti di famiglie histoniesi sono degni di menzione, come Caio Hosidio Geta al quale il Municipio eresse una piccola sta­tua in bronzo. Fu legato di Claudio e sottomise, alla guida dell'eserci­to romano, tutta la Britannia (In­ghilterra) nel 43 d.C.; combattè in Spagna e nel Caucaso dove fu in­viato a comporre le controversie giudiziarie. Gli furono tributati onori e insegne trionfali che allora erano riservati ai Consoli. Fu Ceriale Pu­blio Ahius Candidus che fece pavi­mentare a “tasselle” il marciapiede antistante il macello ed un “for­no” col ricavato delle multe inflitte per frode in commercio. Marco Bebio fu Edile, Questore, Quatorviro e Quatorviro Quin­quennale per due legislature. Do­po la sua morte, il Decurianato di Histonium gli decretò a suo carico le spese per il funerale, una insegna argentea, mentre Ia popolazione gli volle dedicare una una statua equestre.

L. V. Pudente e altri

Non minore menzione va dedicata a Lucio Valerio Pudente, Lucius Valerius Pudens, poeta tredicenne che, nel 106 d.C. venne coronato poeta latino, nell'agone Capitolino, per unanime votazione della Giu­ria. 
Per questo la popolazione del Mu­nicipio di Histonium, con una pub­blica sottoscrizione, gli eresse un monumento con statua mar­morea.
Sotto l'imperatore Antonino Pio, Lucio Valerio Pudente ottenne la carica governativa di provveditore della Amministrazioen Finanziaria di Isernia.

C'è da dire anche di Quintus Fuficius Cornutus cui venne dedicata una statua marmorea. Fu Tribuno militare nella guerra dei Parti, rice­vendo prestigiose onorificenze; venne eletto Questore, Tribuno della Plebe, Pretore, Legato Preto­rio dell'Imperatore e Comandante di Legione nella Mesia inferiore, Governatore della Pannonia nel 145 e, successivamente, sotto An­tonino Pio, Governatore della Me­sia Inferiore.

Questi alcuni dei maggiori espo­nenti" politici ", protagonisti delel vicende di Histonium. Di moltissimi altri, putroppo, la storia non ci tra­manda notizie, se non attraverso qualche lapide o iscrizione che il tempo ha lasciato affiorare, ma che, certamente, onorarono il Municipium, contribuendo ad accre­scerne lo splendore con la loro adamantina attività e con il privile­gio di essere ricordati dalla poplazione, quale tributo di testimonian­za della loro dedizione in favore della collettività.

Quello che si vuole dai “candida­ti” di oggi, affinchè possano avere una pagina nel gran libro d'oro del­la storia dell'umanità.

Giuseppe Catania


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