mercoledì 21 novembre 2018

Le "stravaganze" di Gabriele D'Annunzio: lo strano dono lasciato in eredità al Duce

Mussolini e D'Annunzio
di Giuseppe Catania
Di Gabriele D'Annunzio si scriverà sempre. Ogni tanto si scoprono inediti curiosi e si sa come vanno certe cose, la gente non finisce mai di stupirsi. D'altra parte D'Annunzio, in vita e in morte è sempre una inesauribile miniera ricolma di inestimabili tesori artistici e culturali. Il Vate, si sa, amava mostrarsi in atteggiamenti eccentrici, per quella sua innata mania di impressionare tutti: ne aveva il coraggio e l'autorità, in virtù della sua eccentrica e spericolata esistenza. E poi, nel campo della letteratura e dell'arte era un genio insuperabile, nella sua epoca.

Egli, infatti, rappresentò l'espressione più significativa del decadentismo italiano con larga influenza anche sul costume del tempo, oltre ad impersonare, nelle sue opere e nella vita, un sensualismo eroico ed esuberante.
Al di là del suo sperimentalismo letterario apprezzato in tutta Europa, tante curiosità, ogni tanto, affiorano e ci interessano anche perché ci introducono in un mondo frivolo e mondano, che, peraltro, era la caratteristica del Poeta che, al di fuori della Musa, amava evadere volentieri, immergendosi nel vortice del piacere e non solo spirituale.
Era fervido e "ricco", nelle sue manifestazioni caratteriali e ne dava anche dimostrazione per nulla preoccupandosi di apparire, talvolta, fuori dal tempo.

C'è un gustoso episodio che leggiamo nel libro di Anita Pensotti: "Rachele - settant'anni con Mussolini nel bene e nel male", per scoprire le "bizzarrie" esagerate del Vate, come quella, per esempio, di far tuonare il cannone della nave Re di Puglia al Vittoriale, alle 5 del mattino!

Infatti, a quell'ora il Vate era solito svegliarsi dopo aver dormito saporitamente in una "bara". "Mio marito - racconta ancora donna Rachele -aveva una grande indulgenza per le sue bizzarrie, ma D'Annunzio secondo me esagerava. Per esempio, quando si sposò Edda, inviò da Gardone un "messaggero alato" che aveva l’incarico di presentare il suo regalo. La cerimonia della presentazione fu così complicata, lunga e solenne che io e mia figlia eravamo convinte, mentre aprivamo con ansia la scatola, di scoprire un tesoro. Invece, ci trovammo fra le dita un pigiama. Un modesto pigiama di seta rossa stampata a draghi e fiori di loto, di quelli che i venditori ambulanti cinesi offrono per poco prezzo agli inesperti stranieri. Racconta ancora donna Rachele Mussolini di un curioso testamento che Gabriele D'Annunzio aveva lasciato e di cui beneficiario era proprio il Duce. Infatti, tra le volontà testamentarie il Vate aveva disposto di lasciare in dono a Mussolini un suo "orecchio", proprio così. "La parta più pura e perfetta del corpo" come aveva espressamente precisato, ma che il Duce avrebbe dovuto personalmente tagliare "con una spada affilata" all'indomani della sua morte (avvenuta nel marzo del 1938). Tornato a Roma Mus-solini confessò a Rachele che si era trovato in un in-dicibile imbarazzo. Avrebbe voluto esaurire il desiderio dell'illustre defunto, ma gli ripugnava la macabra operazione. Alla fine aveva deciso di rinunciare all'eredità. Resta da considerare che cosa avrebbe fatto Benito Mussolini dell'orecchio del Vate, "la parte più pura e perfetta del corpo umano".

1 commento:

Unknown ha detto...

Mi fa piacere trovare questa traccia delle stravanganze del Vate in merito in particolare alla storia del suo orecchio lasciato in eredità a Mussolini a patto che questi lo tagliasse via personalmente dal suo corpo... pubblicai un romanzo nel 2010 dal titolo "L'Orecchio del Vate". Il romanzo in realtà intreccia una vicenda di fantasia (un "thriller" storico risalente alla Seconda Guerra Mondiale) con l'Abruzzo devastato dal terremoto del 2009, si può dire un atto d'amore per la regione colpita. Quasi nessuno però ha creduto alla verità dell'episodio dal quale trassi il titolo, pensando ad una mia invenzione! Voi siete la prova del contrario. Grazie! Un caro saluto. Rossana Cilli