giovedì 28 dicembre 2017

DISCIPLINARE LE ACQUE SOTTERRANEE SE SI VUOL GUARIRE LA FRANA

RIPROPONIAMO UN ARTICOLO SCRITTO DA GIUSEPPE CATANIA DURANTE IL PERIODO DELLA FRANA DI VASTO DEL 1956 CHE INDICAVA GIA' LE SOLUZIONI AI NOSTRI ANNOSI PROBLEMI. ADDIRITTURA ALCUNI SOLUZIONI ERANO GIA' STATE PROPOSTE DALL'ING. FILIPPO LACCETTI NEL 1899!




di Giuseppe Catania

La frana di Vasto è divenuta ormai una questione di massima impor­tanza. Ma, come nella maggior parte del problemi che inte­ressano la nostra città, molto si è scritto, e dall'una e dall'al­tra parte, e nulla, fino ad og­gi, risulta essere stato compiuto per ovviare la sciagura che turba l'animo del vastesi.
Lasciamo perciò che i tecni­ci studino ancora le condizio­ni geologiche del territorio vastese e limitiamoci solo alla constatazione dei fatti, poiché, in verità, è un argomento pre­valente contro le ipotesi e le induzioni che ci hanno tenu­to in sospeso per molto tempo.

E ci meraviglia non poco il fatto che i tecnici si ostinino ancora nelle loro tesi quando dovrebbero fare buon uso di un po' di geografia elementare per poter far mutare il ra­gionamento ipotetico da essi impostato.

Un male non sa­rebbe rivedere le pagine della geografia della nostra regione, tanto dimenticata dagli uomi­ni attratti sempre dalla cala­mità del dinamismo e della scienza che li sospinge a di­menticare troppo presto quel­lo che si è operato per affron­tare inconsciamente l'incognito.

Ora la geografia ci riferisce, almeno nella parte che ci in­teressa, che l'Appennino è un sistema di catene, massicci ed altipiani, corrugatisi nel ter­ziario, soggetti da allora a con­tinue evoluzioni molto compli­cate, con ossatura prevalente­mente calcarea, che orlano e racchiudono altipiani o con­che quasi chiuse (le conche abruzzesi).

Si tratta di rilievi di modeste altezze, costituiti in prevalenza da rocce argillose o sabbiose del Terziario, a forma di molti dorsali, incise dalle valli trasversali degli affluenti o dei tributari dell'Adriatico; in generale fiumi a regime incostante, convogliatori di grandi quantità di detriti e sfasciume. In relazione alla facile credibilità delle rocce, frequentissimi sono i calanchi, sistemi di burroni ventagliformi separati da creste sottili e ripide in continuo sfacelo, e le frane, costituenti un vero flagello (R. Almagià: II Mondo Attuale, I. 2 pag. 593)

Ma non bisogna tralasciare che “la distruzione del mantello boscoso e la conseguente intensificazione dell'erosione subaerea, conferiscono spesso alle aree culminali un aspetto di desolata nudità cui si accompagna di solito una grande siccità, perché, in conseguenza della estensione e dello spessore degli strati calcarei, l'acqua circola sotterraneamente a grande profondità, per venire a giorno solo alla base dei massicci in sorgenti talora copiosissime” (id. pag. 592).

E per ritornare alla constatazione dei fatti: che cosa hanno trovato i tecnici durante le perforazioni ed i sondaggi effettuati a Vasto? Cosa, se non acqua pura, ed in continuo movimento?

Non a caso l'ing. Filippo Laccetti. nelle sue “Memorie tecniche”, parlando “per il restauro de lo acquedotto de la Città di Vasto” ediz. 1899, pag. 7, così si esprime: “E considerando che un dì Istonio ebbe edifici idraulici la cui maestà, anche a molti secoli di distanza, ci ammonisce che l'ab-bondanza de le sue acque e de l'acutissimo genio idraulico de i primitivi abitatori delle sue contrade; ...e considerando che la scarsezza delle piogge, per quanto sensibile, non può tuttavia essere la causa determinante de la povertà, della nostra fontana, e considerando lavori, per essa, di oculata, manutenzione e riparazione non sonosi fatti da anni parecchi, noi siamo venuti a la persuasione di poter affermare, con sicurezza, che un restauro completo e ben diretto, di tutto il presente acquedotto de la fontana Vastese, potrebbe restituire ai cittadini quell'abbondanza, di acque che rese possibile, ai loro lontani antenati, assistere a le naumachie combattute su la terra, in località quasi a picco e a diverse centinaia di metri sul mare!”

Ora non è il caso di meravigliarsi che le frane, le lesioni voraci e gli sprofondamenti abbiamo deviato il corso di tali acque nel sottosuolo, ma siamo di più stupefatti quando si viene a parlare della manifestazione 'franosa' dovuta all'assestamento del terreno in seguito a siccità. f

Resteremmo scandalizzati a voler solamente e lontanamente pensare che il territorio di Vasto, dal 1816 ad oggi, periodicamente si vada assestando.

Ora non è il casto di perdersi in inutili critiche che hanno il solo profilo di sottrarci quel tempo che ci è tanto prezioso in circostanze che tanto ci affliggono, ma atteniamoci scrupolosamente a quanto risulta dai dati di fatto sul territorio vastese.

“Dalla osservazione ci risulta che gli strati superiori alla argilla, dello spessore medio di circa 15 m., seguono con lieve ondulazione altrimetricamente la duplice inclinazione verso il mare e verso la valle del fiume Sinello, cioè quasi appunto la direzione costituita dall'asse ideale dell'ultimo tratto del nostro acquedotto. E dunque noi ci troviamo in presenza di un terreno che, poggiando su di uno strato impermeabile argilloso, ha il pendio rivolto dai colli di Cupello e Monteodorisio verso la città di Vasto, e cioè ci troviamo in presenza di un terreno che, ricevendo le piogge ed assorbendole fino allo strato impermeabile, le convoglia poi sotterraneamente e necessariamente verso il Vasto erogandole da una specie di sepolto bacino di raccolta, disposto a sud-ovest della città e più in alto di essa” (F. Laccetti, op. cit. pag. 11).

Sul tema della regimazione delle acque c’è stato un altro progetto. 
A liberare dalla malaria la laboriosa popolazione rurale sparsa lungo la nostra costa, dalla punta di Vignola a Scaramuzza, giunse in buon punto il progetto del lavori di bonifica di Vignola, approvato dal Consiglio del LL. PP. nella seduta del 29 ottobre 1924… Tali lavori eseguiti anche a spese dello Stato, e consistenti nella colmatura di tre laghetti con circa 30.000 metri cubi di materiali e nella costruzione di larghi cunettonl dai quali l'acqua di displuvio della costa viene condotta al mare, furono appaltati per L. 286.000 all'Impresa Beniamino Tenaglia, che li condusse a termine nell'anno 1927 > (L. Anelli, Histonium ed il Vasto attraverso i secoli, pag. 73).

Se queste acque si raccolgono nel sottosuolo e, incontrando uno strato argilloso impermeabile ad una certa profondità non corrodono forse, nel loro lento ma inesorabile movimento di affioramento, le sabbie che attraversano, levigando la superficie argillosa su cui scorrono? Ed il risultato di questa azione non è forse il crollo e lo scivolamento sul piano inclinato delle masse del terreno soprastante?

Il problema della ricerca delle acque sotterranee perdutesi nel tempo e della loro disciplina, a prima vista potrebbe sembrare un aspetto di pura e semplice attuazione, invece costituirebbe senza dubbio la risoluzione dei problemi della frana.

E ci piace, a proposito, ultimare questa rassegna di esposizione di dati di fatto, con le stesse parole dell'ing. Laccetti, quando, riferendosi alla disciplina delle acque in questione, tiene a precisare essere la salvaguardia contro “il ripetersi di quelle immani, disastri, lagrimevoli scoscendimenti, contro cui la spada di San Michele Arcangelo che protegge dall'alto colle solitario che il nostro cuore sospira, sarà vano ostacolo, se la mano dell'uomo non l'aiuterà col prevenire”.
GIUSEPPE CATANIA

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