giovedì 11 agosto 2016

DOMENICO ROSSETTI (9^ puntata) segretario del Generale austriaco Conte di Starhemberg

di Lino Spadaccini

Nel 1805 Napoleone Bonaparte nominò la sorella Elisa e suo marito, Felice Baciocchi, Principi di Lucca e Piombino. Ma la città toscana era piccola per le ambizioni della Principessa Elisa, la quale con spregiudicata astuzia, riuscì a screditare ed a far detronizzare la sua rivale di sempre, Maria Luisa di Borbone, per far annettere la Toscana alla Francia e assumere, dal 1809, l’amministrazione della regione con il titolo di Granduchessa di Toscana.
Per i dieci anni successivi che rimase al potere, Elisa governò con spirito autoritario e illuminato, dando impulso all’economia, alle arti ed al commercio, occupandosi anche della trasformazione architettonica ed urbanistica di una parte del centro storico, come ad esempio la creazione della vasta piazza Napoleone, sacrificando quattro isolati comprendenti la Torre di Palazzo, la chiesa di San Pietro Maggiore e l’archivio.
Con gli ultimi repentini cambiamenti politici e
l’abdicazione di Napoleone, la Principessa Elisa Baciocchi, minacciata dall’arrivo della flotta anglo-sassone sbarcata nel porto di Livorno con Lord Bentick, lasciò Lucca il 14 marzo 1814, non senza aver vuotato prima le casse dello stato. La città rimase nelle mani dei ministri precedentemente nominati dalla Principessa e col titolo di Governo provvisorio, quella stessa magistratura, venne riconosciuta da Gioacchino Murat nella sua breve occupazione del territorio toscano (17 marzo – 5 maggio). Per paura di perdere il trono di Napoli, il Murat firmò il trattato dei tre plenipotenziari (20 aprile 1814), con il quale il granducato di Toscana tornava in possesso di Ferdinando III. L’Austria tornava così ad essere la padrona della Toscana.

Toscani!
S. M. L’Imperatore d’Austria mio Augusto Sovrano mi ordina di prender possesso di questo florido Stato in nome di S. A. I. e R. il Gran Militar Generale…

Con queste parole, del 2 maggio 1814, il Conte Starhemberg e l’Avvocato Rossetti Segretario, annunciano in un Proclama, la presa di possesso quale Governatore generale di Lucca e di tutto il territorio. Il cronista della Gazzetta di Firenze, riferì che all'annuncio della notizia seguirono festeggiamenti per le strade cittadine riccamente illuminate a festa, con la partecipazione di numerosa folla, nonostante le condizioni climatiche piuttosto "rigide".
In realtà la situazione politica nella città di Lucca e nei territori limitrofi non era particolarmente tranquilla: dopo la precipitosa partenza della Principessa Elisa, tra la popolazione seguirono momenti di forti tensioni atte a sfociare nell’assoluta anarchia. 
Da una memoria scritta il giorno 7 maggio, abbiamo notizie dei disordini scoppiati in città: «…Nella mattina del dì 5 la cosa (i disordini) divenne più generale, o più determinata singolarmente allora che si vide affisso un Proclama di S. E. il Sig. Maresciallo Minutolo diretto a prevenire il Pubblico che si disponeva ad asportare gl’effetti spettanti alla Famiglia che ultimamente governava lo Stato. Questo passo irritò estremamente il Popolo. Il Palazzo Pubblico fu invaso: il Popolo s’impossessò degli Stemmi, dei Ritratti, e dei Busti rappresentanti varj individui della Famiglia predetta, e di quella che regnò in Francia, s’impossessò pure di altri ritrovati in pubblici stabilimenti, e case private e furono sull’istante o incendiati, o messi in pezzi».
In un primo momento entrarono in azione le truppe militari napoletane per cercare di sedare gli animi, ma, soltanto dopo l’intervento dello stesso esercito austriaco, capeggiato dal conte Starhemberg, si riuscì a riportare la calma e l’ordine tra la popolazione: «Corse intanto la voce che S. E. il Sig. Conte di Starhemberg giunto in Città nella notte precedente era per prender possesso dello Stato. Infatti verso il mezziogiorno S. E. pubblicò un Proclama per cui notificò al Pubblico che prenderà l’anzidetto possesso in nome di S. M. R. L’Imperator d’Austria, e in nome delle Alte Potenze Alleate… Allora”, prosegue il cronista, “il movimento popolare tutto si rivolse a sentimenti, e ad espressioni di esultanza, e quando S. E. dall’antico Monastero di S. Romano, dove oggi si adunano le Autorità Pubbliche, e gl’altri corpi Amministrativi si restituiva al Palazzo del Sig. Senatore Lelio Orsetti presidente della Commissione Provvisoria di Governo, destinato per l’Alloggio dell’E. S., il Popolo esultante, affollata sulla Piazza, e strade contigue stacco in un momento i cavalli della carrozza di S. E. e la trasportò all’indicato Palazzo in mezzo ai continui evviva S. M. L’imperator d’Austria, evviva l’Alte Potenze Alleate, evviva S. E. che le rappresenta, evviva la Repubblica di Lucca, e fu in questa maniera che le voci spontanee ed unanimi di tutta la Popolazione che accompagnava la Carrozza espressero il desiderio di ottenere dalle Alte Potenze Alleate un sistema di Governo libero, indipendente, e Repubblicano».
Le manifestazioni di giubilo continuarono per tutto il giorno ed anche per quello seguente: le finestre delle case vennero ornate dai tappeti più belli, la serata venne arricchita da una copiosissima illuminazione ed il Conte Starhemberg venne accolto in Teatro tra le acclamazioni della folla. Vediamo come è riportata la cronaca nella Gazzetta di Firenze, dove viene esaltata la figura del Rossetti: «Il Sig. Avvocato Rossetti, Segretario del prelodato Sig. Generale, Soggetto tanto cognito nella letteratura, quanto nel disimpago delle commissioni ministeriali, giunse qui nella notte del dì 4, e qualche ora dopo sopravvenne il suddetto Sig. Generale dando i più necessari provvedimenti.
La conseguenza ne fu l’arresto ed il ricupero di varie centinaia di casse, nelle quali, (oltre le cose già partite) si volevano trasportare fuori dal territorio anche tutte le argenterie ed altre preziose suppellettili spettanti alla Toscana…».
Come riferito nell'articolo, il Rossetti arrivò nella città toscana la notte tra il 3 ed il 4 maggio, con qualche ora di anticipo rispetto al generale austriaco.
Come primo atto lo Starhemberg fece convocare una seduta straordinaria del Senato per il mezzogiorno del giorno 5 maggio. Davanti alle massime autorità politiche il generale austriaco «…preso posto al posto del Presidente accenna al Senato lo scopo della sua Missione: quindi per l’organo del suo segretario Sig. Avv. Rossetti notifica al Senato l’atto della presa di possesso dello stato di Lucca in nome di S. M. I. e R. L’Imperatore d’Austria Suo Sovrano, e in nome delle Alte Potenze Alleate», e la sala «risuona di ripetuti applausi, singolarmente a quella partedell’allocuzione (fatta dal suo segretario) in cui si presagiscono come prossimi i nostri destini, e come ampiamente soddisfatti, i nostri desiderj. Egli per l’organo med. Anima alla tranquillità i buoni cittadini, e minaccia i male intenzionati».
Al termine dell’allocuzione del Rossetti, il conte Starhemberg convocò una nuova seduta del Senato per il giorno successivo, unitamente ai membri della Commissione Provvisoria di Governo, le Corti, i Tribunali, la municipalità, i Corpi Militari e le autorità religiose e, accompagnato dal suo seguito, uscì dalla sala tra le acclamazioni della folla, che si era assiepata tra le tribune della sala.
Fuori dal Senato seguirono le solite scene di entusiasmo: staccati i cavalli dalla carrozza, il Conte Starhemberg venne condotto in trionfo per la città, tra le acclamazioni della folla al grido di "Viva la Repubblica".
In occasione della presa di possesso della Città, il Conte Starhemberg pubblicò il seguente Proclama:

Il Conte di Starhemberg
Agli Abitanti della Città e territorio di Lucca.
A nome di S. M. L’Imperatore d’Austria, mio Augusto Sovrano, e delle Alte Potenze Alleate io mi reco tra voi o bravi, e virtuosi Lucchesi, per prender possesso di questi Stati. In così fortunata circostanza io vi annunzio con letizia che i vostri più felici destini saranno in breve fissati, e che i vostri desiderj saranno ampiamente soddisfatti. Sento però con dispiacere sommo, che mentre tutti i Popoli limitrofi esultano di vera gioja, e benedicono la Provvidenza che ha dissipato dal loro Cielo il membo distruttore, che la smisurata ambizione d’uno Straniero aveva suscitato , sienvi alcuni tra voi (e non son pochi) che sdegnano d’imitarli, tentando di abbandonarsi ad una tale licenza, che potrebbe generare in furore. Non fate nò, che io abbia a farvi un rimprovero così umiliante, e che sia costretto a prescrivere severe pene contro i perturbatori della tranquillità pubblica. Lasciate al Governo la cura di regolare l’ordine delle cose nella maniera che si conviene. Vi assicuro, che saran date le più energiche e le più pronte disposizioni su ciò che concerne il pubblico bene, e voi dovete dal canto vostro cooperare unanimemente al compimento d’un opera così bella, e tanto da voi sospirata. Allora io potrò con tutta l’effusione del mio amore esporre i vostri lodevoli sentimenti alle Alte Potenze, che ho l’onore di rappresentare e lodarne del vostro zelo, e della vostra perfetta obbedienza agli ordini del Governo.
Lucca li 5. Maggio 1814
Il Conte di Starhemberg Generale
Rossetti Segretario Generale

A mezzogiorno del giorno 6 maggio, dopo che le autorità cittadine avevano preso posto all’interno della sala del Senato, per ordine del generale Starhemberg prese la parola il segretario, Domenico Rossetti, «…con un’allocuzione principalmente diretta a confermare nelle rispettive funzioni il Senato, la Commissione di Governo, la Corte di Cassazione, quella di Appello, il Tribunale di Prima Istanza, gli Aggiunti del Maire, previa la dimissione del Maire medesimo, e il Capo della Guardia Nazionale…». L’allocuzione del Rossetti, definita "eloquente, e dotta", dall’anonimo narratore, colpì favorevolmente l’assemblea, la quale per mezzo del Presidente del Senato, ne chiese la pubblicazione a stampa. Il Conte Starhemberg acconsentì alla richiesta e congedò tutte le autorità tranne i componenti del Senato e della Commissione di Governo, con i quali si trattenne per lungo tempo a porte chiuse, probabilmente per discutere di una serie di misure da adottare per alleggerire i pesi che maggiormente gravavano sulla popolazione. Infatti, la sera stessa venne pubblicato un Decreto con il quale il prezzo del sale viniva ridotto da 14 a 8 quattrini per libbra.
Al termine della seduta, il conte Starhemberg si recò presso la propria residenza accompagnato dalla folla esultante. Durante tutta la giornata accolse le varie delegazioni per ricevere il benvenuto e ascoltare delle suppliche.
La sera dello stesso giorno «…a contemplazione dell’E. S. fu data una magnifica, e brillante Festa da ballo, ch’egli onorò di sua presenza dando principio alla Festa in mezzo alle universali acclamazioni, e vi si trattenne fino al suo termine».
Nella notte, lo Starhemberg, accompagnato dal Rossetti partì alla volta di Firenze, lasciando in città una guarnigione di soldati.
A causa della partenza notturna, il Rossetti inviò una nota al Senato con la quale annunciava che avrebbe sollecitamente inviato da Firenze la copia dell’allocuzione da far stampare, essendo stato impossibilitato a riscriverlo prima della partenza.Da questo momento il Governo Provvisorio assunse il titolo di Commissione Provvisoria di Governo dello Stato di Lucca.
Molti furono i decreti emanati dallo Starhemberg per ridisegnare la nuova situazione territoriale: alle vie, alle piazze ed agli stabilimenti vennero tolti i nomi napoleonici; venne permessa la ricostituzione delle vecchie associazioni religiose, la riapertura al culto delle chiese soppresse e vennero ripristinate le feste, le solennità e le processioni precedentemente proibite.
La solenne funzione del Possesso, venne celebrata nel gran salone di Palazzo Vecchio a Firenze, con la partecipazione della nobiltà nazionale ed estera, e con l’ammissione nella sala di qualsiasi persona decentemente vestita.
Salutato dalle truppe militari disposti in parata, il Conte di Starhemberg venne ricevuto dalle autorità civili e militari, ed entrato nel salone, accompagnato dal suono dei tamburi e delle sinfonie militari, venne acclamato dalla folla al grido di "evviva".

Con la decadenza di Napoleone, prima di mettersi in fuga alla volta di Bologna,  la Principessa Elisa e suo marito pensarono bene di lasciare vuote le casse del ducato, bruciando i libri contabili e nascondendo gli oggetti preziosi da persone di fiducia. Dopo la precipitosa partenza dei vecchi padroni, in città cominciarono a girare voci sempre più insistenti che le casse erano state svuotate: la disapprovazione tra la popolazione fu unanime, in quanto in questo periodo di incertezza e carestia, le casse sarebbero potute servire da sostentamento per la popolazione.
Anche i nuovi governatori, ed il Senato stesso, che sebbene fosse stato eletto dagli stessi principi decaduti, e composto da cittadini che avevano fatto parte del regime precedente, attuarono urgenti misure cautelative, come quella del 6 maggio, con cui tutti gli effetti appartenenti alla famiglia dei Baciocchi passavano sotto la salvaguardia del Governo Provvisorio. Questo significava che ogni depositario dei beni entro i tre giorni successivi, doveva consegnarli alle autorità pena l’accusa di possesso fraudolento degli effetti pubblici, tra l’altro soggetti ad essere puniti militarmente.

Un deputato di Polizia, un tal Marchiò, in data 7 maggio, scrisse una lettera indirizzata a Domenico Rossetti, in merito all’arresto di due persone, che erano alle dipendenze della ex principessa:
Stimatissimo Sig. Segretario
Il presentatore di questa è il Sig. Angelo Belluomini impiegato al Burò della Plizia. Esso è stato incaricato di procurare l’arresto di un tale Merici di Lucca controllore alla Corte della già Principessa di questo Stato, e l’altro un forestiero Camierere del Principe… Questi sono diretti per Bologna.
Dal Sig. Belluomini potrà avere i connotati di questi soggetti che esso conosce di vista, e tutte le notizie riguardanti questo fatto.
Scrivo alla peggio e nella massima fretta.
La prego gradire i sentimenti della mia stima.
Il giorno successivo, dalla sua residenza di Firenze, Domenico Rossetti scrisse al Presidente del Governo Provvisorio:
Il Generale Conte di Starhemberg / Comandante Generale Militare della Toscana / A d’ 8 Maggio 1814 / L’Avvocato Rossetti Segretario Generale in nome / di S. E. il predetto Sig. Gen.
Il Sig. Generale Conte di Starhemberg rappresentante le Potenze Alleate in codesti stati in risposta alla pregiatissima vostra del dì 7 Maggio mi ordina di ringraziarvi primieramente dello zelo, ed attività con cui disimpegnate le vostre Amministrative incombenze rendendosi così sempre più benemerito della Patria, in secondo luogo mi ordina egualmente che diciate a codesto Sig. Marchiò deputato della Polizia che si sono già dati qui in Firenze gli ordini opportuni per ottenere l’arresto tanto del Merici quanto del Cameriere che era in di lui compagnia. Voi intanto farete in modo che se mai capitassero di nuovo in codesto Territorio sieno arrestati appena giunti alla Frontiera, e tradotti in codeste carceri senza che possano comunicare con persone sospette.
Invigilate che nulla sia trafugato delle cose appartenenti all’ex Principessa che ritrovansi nelle Case Lucchesini, Buonvisi, Mansi, Fascetti, Giardino, Istituto Elisa e Collegio S. Nicolao, né da altri luoghi che sono a vostra conoscenza.
In un’altra lettera del 10 maggio successivo, indirizzata al Rossetti dal Presidente del Governo Provvisorio Lelio Orsetti, si fa menzione a due petizioni rivolte al generale austriaco: una della signora Vannucci moglie dell’ex Ministro delle Finanze, e l’altra della Guardia Nazionale, in merito al deportato signor Merici.
In data 16 maggio, il poeta e letterario Vincenzo Cotenna, dal 1813 suddelegato nel circondario di Castelnuovo, inviò un documento autentico concernente i beni della Garfagnana:

Sig. Avvocato Stimabilissimo
Mi affretto a rimetterle copia di un Documento autentico concernente le cose di Garfagnana, il quale mi è stato richiesto gentilmente da S. E. il Sig. Generale Conte di Starhemberg Comandante Supremo in Toscana, e Governatore Generale degli Stati di Lucca. La prego di porlo sott’occhio alla prelodata E. S., e di far osservare alla Medesima che, a tenore del secondo paragrafo di questo documento, il tutto in Garfagnana resta per diritto in status quo, e che in conseguenza quella Provincia continua ad essere sotto la Sua giurisdizione, come il rimanente degli Stati Lucchesi.
Profitto di quest’occasione, stimabilissimo Sig. Avvocato, a rinnovarle le proteste della mia perfettissima stima, e considerazione la più distinta.

Di pari data è un’altra lettera scritta da Sebastiano MotroniAndreozzi, ultimo Intendente di Lucca, sollevato dal nuovo Governo, e persona di fiducia dei Principi Baciocchi. L’Andreozzi informava la Principessa Elisa di tutti i movimenti che si tramavano contro di lei, ma il nuovo Governo rifiutava di riconoscere l’Andreozzi come Procuratore dei Principi, avendo essi perduti tale qualità:

Al Sig. Segretario Rossetti
Palazzo
Stimatissimo Sig. Segret.
Il Sig. Gen.le â meco convenuto, che quando si voglia devenire alla formazione dell’Inventario degl’effetti della fù Principessa di Lucca, rimane incaricato a fissarne il giorno, ed il locale. Chi farà dunque la grazia di prevenirmene in tempo ond’io possa deputare un qualcuno, che mi rappresenta, giacché veggo, che sarà un affare lungo, e seccante. Sarà però bene di convenire del modo da tenersi per ottenere l’intento con minore spese, e con maggior sollecitudine. In quest’occasione La prego a volermi far far copia del quadro in che l’addebita la sudd., e insieme darmi note delle persone, che reclamano qualche cosa contro la medesima.
In fine potendomi forse esser necessario di conferire, e prendere istruzioni relative alla mia veste di Procuratore, La supplico a volermi fornire un passaporto per Bologna ad oggetto di volermene allora, che mi fosse di bisogno senza ritardare scrivendo ove si potesse essere il Prelodato Sig. Gen.le.
Piacciate frattanto Sig. Segretario di accettare le proteste della mia distinta stima, con cui mi segno
Di Lei Sig. Seg.
Dev.mo Aff.mo Serv.e
MotroniAndreozzi
Casa 16. Mag.° 1814

Il 13 maggio, giorno della festività di S. Antonio, in occasione dell’onomastico del Governatore di Lucca, molti ufficiali dello stato maggiore giunsero da Firenze per porgere i loro auguri.
Nel solenne convito, Domenico Rossetti si lasciò trasportare dalla vena poetica recitando tre sonetti estemporanei. Ma leggiamo direttamente dalle pagine della Gazzetta di Firenze il resoconto della giornata: «In tale circostanza il prelodato sig. Segretario generale Rossetti improvvisò con la sua consueta facilità e nobiltà di stile sulle militari virtù di S. Ecc. il sig. Governatore, facendogli i più nobili e degni augurj. Quindi tessè all’improvviso due Sonetti, uno in lode del medesimo sig. Governatore, e l’altro in onore di S. Ecc. la sua degnissima Consorte, la quale trovasi in Vienna: sperandosi però di aver la consolazione di ben presto vederla in Toscana. Finalmente un terzo Sonetto, con rime obbligate, fu fatto dal citato sig. Segretario, in onore del valoroso corpo degli Ulani; e questo pure fu ugualmente applaudito, e per tre volte replicato».
La sera stessa i festeggiamenti continuarono con una sontuosa festa da ballo, che durò fino all’alba del giorno successivo.Lo stesso cronista nelle pagine della Gazzetta riferì di un episodio precedente, riguardante molto da vicino il letterato vastese. Un giorno, lo Starhemberg con tutto il suo seguito, si recò a visitare i celebri Ragni, nei dintorni di Lucca: «Ammirato con piacere quello stabilimento fu goduto dalla nobile comitiva di un dejeunè preparatole sopra di un albero, che certamente può riguardarsi come una straordinaria maraviglia ed un prodigio della natura, situato nel giardino del Sig. Ab. D. Eusebio della Lama. Questa annosa e robusta pianta, alta non meno di 70 braccia, è divisa in tre piani sul terzo de’ quali, che presenta l’idea di un boschereccio ampio cauffehaus i commensali sederono a mensa. Vaga è l’idea, ammirabile l’esecuzione di questo pensile appartamento, circondato da non indifferente balaustrata, talché presenta l’idea di una verdeggiante torre. Il proprietario che era uno de’ commensali fece qualche brindisi, e il sig. Segretario Rossetti improvvisò con vaghezza e brio, chiudendo il suo canto con questi versi che rimarranno incisi in quelle antiche scorse.
            Or che più ride il maggio
            Oltre il diurno raggio,
            Illustra questa mole
            Di Starhemberg il Sole.
Terminò il dejeunè con molte salve di moschetteria, col suono della banda militare, e col lieti evviva; imprimendo in tutti i cuori la più dolce consolazione per sì lieti e fausti avvenimenti».
In un altro numero del giornale fiorentino viene citato un altro episodio accaduto la mattina del 21 maggio quando il Conte di Starhemberg«…passò in una specie di rivista le truppe di questi Stati nella così detta Fortezza da basso… In tale occasione il sig. Segretario Rossetti pronunziò un’allocuzione alle medesime, facendo loro conoscere quale adorabile Sovrano erano destinati a servire, e quali doveri incombevano loro, come sudditi, e come difensori della Patria». Il cronista chiude affermando che «È superfluo il fare elogio della felice eloquenza del surriferito sig. Segretario e del suo sapere. L’Italia lo ammira da molto tempo, e la sua riputazione è già stabilita».
Con il proclama del 16 giugno venne accordato un perdono generale e si ordinò che nessun individuo di qualunque classe e condizione esso sia, poteva essere perseguitato, molestato per le sue opinioni politiche, per l’attaccamento ad altra potenza o verso il precedente Governo. Accanto alla firma dello Starhemberg comparve anche quella di Rossetti Segretario Generale.

Molte furono le orazioni proclamate dal Rossetti sia in pubblico che in privato, mai tralasciando la sua vera grande passione, il canto estemporaneo, come quello recitato nella festa organizzata il 1° luglio presso la residenza del Generale Conte di Starhemberg, in occasione della ristabilita pace in Europa tra le potenze alleate e la Francia.
La pomposa cerimonia ebbe i suoi momenti culminanti al mattino, con la funzione sacra presso la Chiesa di S. Maria Novella, e la sera con la sontuosa festa organizzata nel palazzo del Duca di San Clemente, abitato dal generale Stahhemberg:  «Le salve dell’artiglieria annunziarono fino dall’alba un tal festeggiamento, ed il popolo concorse in folla per solennizzarlo con devota esultanza, essendosi nel tempo istesso schierate su quella gran piazza varie truppe di cavalleria d’infanteria...». Alle ore 11 arrivò il generale Starhemberg, accompagnato dagli ufficiali e dalla cavalleria, ricevuto dalle truppe schierate e dalla strepitosa banda militare. Alla solenne celebrazione eucaristica ed al canto del Te Deum, a doppio coro, partecipano anche il Principe D. Giuseppe Rospigliosi, Gran Ciamberlano,  Consigliere di Stato e Ministro del Granduca Ferdinando III, ed il colonnello inglese Sir Campbell (famoso per aver accompagnato Napoleone a Portoferraio, sull'Isola d'Elba).
La sera stessa le autorità si spostarono verso la residenza del generale Starhemberg: «Tutti gli appartamenti risplendevano per doppia e vaga illuminazione, che si estendeva ancora all’annesso giardino: l’eleganza e la magnificenza trionfava in ogni parte. Il concorso della primaria nobiltà e di distinti personaggi dell’uno e dell’altro sesso, resero l’adunanza delle più vaghe e brillanti».
Per allietare la serata vennero eseguiti vari brani strumentali ed arie eseguite dalla signora Marcolini e dal signor Tacchinardi. A questo punto entrò in scena il Rossetti, che stupì i presenti con il suo estro poetico. Leggiamo ancora dalle pagine della Gazzetta di Firenze il resoconto dell’avvenimento: «S. Ecc. il Sig. Generale avendo invitato il suo segretario, sig. Avvocato Domenico Rosetti, Soggetto illustre e celebre nelle facoltà poetiche, a formare un Canto estemporaneo sulla Pace, egli domandò alla scelta udienza il metro, onde adempire la nobile inchiesta. Il sig. Cav. Lustrini propose l’ottava rima, e la celebre nostra concittadina signora Mazzei, con la quale il predetto Sig. Rossetti aveva improvvisato pochi giorni avanti diede la prima parola.
Pieno d’estro sublime tratteggiò il Poeta co’ più vivi colori e con le immagini le più feconde le varie trascorse vicende. Espose il deplorabile stato in cui trovavasi l’Europa nel tempo della guerra, e il dolce aspetto e il felice avvenire della conseguita Pace, apostrofando gloriosamente le Potenze Alleate che con la loro costanza hanno liberata l’Europa dal ferreo giogo e dal più vile servaggio.
Trattando della Coscrizione, terminò il Poeta una delle sue ottave con questi versi

Nè in queste più si udrà, nè in quelle sponde
Le Madri maledir d’esser feconde.

Fece quindi gli elogi dell’Augusto Monarca, L’Imperator Francesco, e del desiderato nostro ottimo Sovrano S. A. I. e R. il Granduca Ferdinando Terzo, e non tralasciando le lodi del suo degno Rappresentante, il sig. Principe Rospigliosi ben si espresse dicendo

Che premia il buon, fa guerra a’visj pravi,
E il divino sostien culto degli Avi.

Finalmente invitando gli Eroi che con tanta gloria hanno agito nelle passate Campagne a non cingersi più la fronte di sanguinoso alloro, ma il pacifico ulivo, terminò l’estemporaneo Canto».
Terminata l’esibizione del Rossetti, le scariche a salve dell’artiglieria diedero inizio alle danze, che si protrassero fino a notte avanzata.

A causa della mancanza delle lettere originali del Governatore Starhemberg e della sua Segreteria, non è compito semplice risalire fino a quando il Rossetti sia rimasto a Lucca acconto al generale austriaco, ma attraverso la lettura di alcune lettere sappiamo che nell’ottobre del 1814 Domenico Rossetti si trovava ai Bagni di Lucca e annunciava la sua imminente partenza.
Già dalla metà di luglio il nome di Domenico Rossetti compare sempre meno nei documenti della Segreteria Generale della Provincia, fino a sparire del tutto. Probabilmente, già dall’estate, il Rossetti viene colto da una grave malattia, che lo costringe a trasferirsi ai Bagni di Lucca, per meglio curarsi, grazie alla presenza delle terme e ad un clima più favorevole. Ma non è del tutto da escludere un’altra ipotesi: gli austriaci sono venuti in Toscana come liberatori, scacciando i francesi oppressori, ma l’occupazione, inizialmente liberatrice, cambia ben presto in oppressione, fino a divenire sempre più tirannica. Lo Starhemberg  è uomo mite e di sentimenti nobili e generosi, così come lo è il Rossetti. Inizialmente il generale austriaco lascia molto spazio al Senato, accontentandosi di controfirmare i decreti; poi comincia a emettere decreti per proprio conto, spinto dalle continue pressioni che gli giungono da Vienna, costringendolo ad  entrare in aperta rottura col Senato e col Governo. Il conseguente cambio di atteggiamento nella politica da parte dello Starhemberg potrebbe essere stato accolto dal Rossetti in maniera alquanto negativa, costringendolo ad un cambiamento cautelativo di compiti. Altra persona meno sensibile e senza scrupoli sarebbe stata più utile alla causa austriaca.
Il 25 ottobre viene recapitata una lettera al Rossetti con la richiesta di restituzione di alcuni documenti originali. La risposta del Rossetti non si fa attendere. Questa la trascrizione della missiva, che merita di essere riportata integralmente in quanto rappresenta l’unica lettera autografa sinora trovata:

A dì 26. Ottobre 1814

Eccellenza
Ieri sera ricevei un espresso, che mi recò un suo venerato foglio dal quale rilevo, che l’E. V. dubita, ch’io mi sia dimenticato di consegnarle alcune carte molto interessanti. Nel dar riscontro all’E. V. ho l’onore di assicurarla, che prima della mia partenza, mi sono occupato per diversi giorni dello spoglio, ed esame delle carte tutte esistenti presso di me, per farle mettere tutte in registro, come ho fatto, ove mi è avvenuto di trovarne.
Le sole carte, ch’io ritenne presso di me, sono le seguenti.
1.° L’inventario con quattro sigilli di tutti gli argenti della Toscana (questo inventario mi parve superfluo di consegnarlo, giacché la consegna di detti argenti ebbe luogo fin dal mese di Giugno) ed io lo conservava come un documento onorifico per me.
2.° L’ordine, che vostra E. diede di riportare i detti argenti al Palazzo Pitti.
3.° Il processo verbale di consegna, e di verificazione de’ medesimi argenti con alcune osservazioni in fine del Sig. Conte Baldelli.
Siccome presso di me non esistono altre carte, fuorché alcuni miei scritti particolari, che non riguardano il Governo, così io non posso mandare all’Eccellenza Vostra, che quelle, di cui ora ho fatto menzione, pregandola di farmene fare una copia, qualora stimasse bene di ritenere gli originali.
Io sarei venuto di Persona, ma in questo tempo piovoso, e mancante di commodo non saprei come fare questo viaggio, senza bagnarmi da capo a piedi. Se però l’E. V. credesse necessaria la mia venuta, non ha, che a farmene un sol cenno colla venuta del mio domestico Giuseppe, ed io sull’istante vi farò un sacro dovere di ubbidire ai suoi venerati ordini; ma torno a protestare, che presso di me non esistono altre carte relative né al Governo di Lucca, né a quelle di Piombino, né finalmente a quelle di Toscana.
Prego l’E. V. di volermi conservare la sua grazia, e la sua preziosa padronanza nell’Alto, che ho l’alto onore di riprotestarmi col più profondo rispetto, e con sincera indelebile gratitudine
dell’E.V.
Bagni addì lì 26. Ottobre 1814
V. Devotis. Obblig. Serv.
Rossetti

Ricevuti i documenti richiesti, il giorno seguente la segreteria del generale Starhemberg, torna a scrivere al Rossetti nella sua residenza ai Bagni di Lucca:
Ho ricevuto per mezzo di espresso il vostro foglio col quale vi siete compiaciuto di rimettermi
1°: L’inventario degli argenti appartenenti in Toscana
2°: Il foglio col quale io ordinavo che i medesimi fossero riportati al Palazzo Pitti
3°: Il Processo verbale di consegna dei medesimi ecc.
E poiché m’assicurate di non ritenere presso di Voi alcun altro foglio riguardante qusti Stati, e quelle di Piombino, il vostro viaggio a questa Città, si rende inutile.
Darò ordine in seguito che siano formate altrettante copie autentiche dei sud.i fogli per inviarle, giacché gli originali mi sono troppo necessarj per la regolarità dei Registri della mia Segreteria.

Questo è l’ultimo documento che testimonia la presenza del Rossetti in Toscana. Probabilmente già a fine ottobre, o al massimo agli inizi di novembre, il letterato vastese lascia la Toscana per far ritorno nella sua amata Parma.In sostituzione del Rossetti, verrà scelto Giacomo Marracci. Lo stesso Starhemberg non rimarrà a lungo a Lucca, richiamato dalla corte austriaca "a più importanti funzioni". Le redini passarono al colonnello Josef Werklein, convinto assertore dell’assolutismo austriaco, il quale abolì il Senato lucchese, definendolo corpo illegale e inutile; accentrato a sé ogni potere legislativo, mise in atto una serie di misure repressive, incurante della volontà popolare.

L'avventura toscana del Rossetti non finisce qui. Il ritrovamento di un fascicolo denominato "Rossetti vigilato", conservato presso l'Archivio di Stato di Lucca, apre nuove ipotesi sulla discussa presenza del letterato vastese in Toscana, in particolare sul motivo che lo spinse ad accettare il prestigioso incarico di Segretario del Conte Starhemberg.
Il generale austriaco agli inizi dell'estate cominciò a sospettare del Rossetti di avere simpatie per Napoleone e per i patrioti italiani, tanto da incaricare la polizia di sorvegliare le sue mosse a Livorno e negli altri porti costieri. Timori quelli dello Starhemberg, come vedremo più avanti, che non si riveleranno del tutto infondati.
Il 4 agosto una missiva "riservata" giunse al Vicario di Pescia per avere informazioni a comprova di cattiva condotta del Rossetti. Lo stesso giorno venne inviata una lettera a Parma, all'indirizzo di Angelo Pezzana ed al Delegato Straordinario di Polizia, ed altra dello stesso tenore al Consultore del Governo di Livorno: «Ella conoscerà bene il Sig. Rossetti Segr. Del Sig. Gen.Conte di Staremberg. Dei forti sospetti si riuniscono contro il med. di colpevole condotta in molti rapporti, e amministrativi, e politici, anche per ciò che riguarda lo Stato di Lucca; tutto il Mondo ne parla, ma sarebbe utilissimo potere avere delle prove, o almeno da stabilire con fondamento questi sospetti. Io mi dirigo con la più gran segretezza a V.Ill.ma perché con quella sagacità e prudenza che la distingue abbia la compiacenza di occuparsi di quelle indagini su di ciò, e di comunicarmene con riservatezza i risultati. Io ho sentito dir molte cose di questo soggetto anche  ciò che riguarda la sua condotta in Portoferrajo nei passati tempi...». La risposta arrivò quattro giorno più tardi. A parte una serie di nominativi, di persone vicine al Rossetti, che avrebbero potuto dare utili informazioni, nella lettera viene ricordato che durante le «variazioni rivoluzionarie d'Italia (nel 1799) egli fosse tra i più pronti zelatori a piantare gli Alberi di libertà».
Il 4 maggio del 1814, Napoleone Bonaparte scese dalla fregata inglese Indomable e sbarcò sull'Isola d'Elba, accompagnato dal Gran Maresciallo Conte Bertrand, dal Conte Drouot e da trentadue persone al seguito. Solo poche settimane prima aveva abdicato dal trono di Imperatore dei francesi in seguito al trattato di Fontainbleau, firmato dalle potenze che lo avevano sconfitto nella storica battaglia di Lipsia, ed era stato esiliato proprio all'Elba al largo della Toscana.
Napoleone non riuscì a restare all'Elba che pochi mesi prima di cominciare a complottare il suo ritorno. Numerosi tra i suoi ex ufficiali andarono a trovarlo o gli scrissero lettere cercando di convincerlo a tornare a guidare nuovamente la Francia.
Il una lettera del 6 ottobre 1814, conservato sempre nell'Archivio di Stato di Lucca, si parla di persone sospette dirette all'Isola d'Elba:nella lista di persone imbarcate tra il 2 ed il 6 ottobre figura anche il nome di "Domenico Rossetti Militare".
















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