Nel 1805
Napoleone Bonaparte nominò la sorella Elisa e suo marito, Felice Baciocchi,
Principi di Lucca e Piombino. Ma la città toscana era piccola per le ambizioni
della Principessa Elisa, la quale con spregiudicata astuzia, riuscì a screditare
ed a far detronizzare la sua rivale di sempre, Maria Luisa di Borbone, per far
annettere la Toscana alla Francia e assumere, dal 1809, l’amministrazione della
regione con il titolo di Granduchessa di Toscana.
Per i dieci
anni successivi che rimase al potere, Elisa governò con spirito autoritario e
illuminato, dando impulso all’economia, alle arti ed al commercio, occupandosi
anche della trasformazione architettonica ed urbanistica di una parte del
centro storico, come ad esempio la creazione della vasta piazza Napoleone,
sacrificando quattro isolati comprendenti la Torre di Palazzo, la chiesa di San
Pietro Maggiore e l’archivio.
Con gli
ultimi repentini cambiamenti politici e
l’abdicazione di Napoleone, la Principessa Elisa Baciocchi, minacciata dall’arrivo della flotta anglo-sassone sbarcata nel porto di Livorno con Lord Bentick, lasciò Lucca il 14 marzo 1814, non senza aver vuotato prima le casse dello stato. La città rimase nelle mani dei ministri precedentemente nominati dalla Principessa e col titolo di Governo provvisorio, quella stessa magistratura, venne riconosciuta da Gioacchino Murat nella sua breve occupazione del territorio toscano (17 marzo – 5 maggio). Per paura di perdere il trono di Napoli, il Murat firmò il trattato dei tre plenipotenziari (20 aprile 1814), con il quale il granducato di Toscana tornava in possesso di Ferdinando III. L’Austria tornava così ad essere la padrona della Toscana.
l’abdicazione di Napoleone, la Principessa Elisa Baciocchi, minacciata dall’arrivo della flotta anglo-sassone sbarcata nel porto di Livorno con Lord Bentick, lasciò Lucca il 14 marzo 1814, non senza aver vuotato prima le casse dello stato. La città rimase nelle mani dei ministri precedentemente nominati dalla Principessa e col titolo di Governo provvisorio, quella stessa magistratura, venne riconosciuta da Gioacchino Murat nella sua breve occupazione del territorio toscano (17 marzo – 5 maggio). Per paura di perdere il trono di Napoli, il Murat firmò il trattato dei tre plenipotenziari (20 aprile 1814), con il quale il granducato di Toscana tornava in possesso di Ferdinando III. L’Austria tornava così ad essere la padrona della Toscana.
Toscani!
S. M. L’Imperatore d’Austria mio
Augusto Sovrano mi ordina di prender possesso di questo florido Stato in nome
di S. A. I. e R. il Gran Militar Generale…
Con queste
parole, del 2 maggio 1814, il Conte Starhemberg e l’Avvocato Rossetti Segretario, annunciano in un Proclama, la presa di possesso quale
Governatore generale di Lucca e di tutto il territorio. Il cronista della Gazzetta di Firenze, riferì che
all'annuncio della notizia seguirono festeggiamenti per le strade cittadine
riccamente illuminate a festa, con la partecipazione di numerosa folla,
nonostante le condizioni climatiche piuttosto "rigide".
In realtà la
situazione politica nella città di Lucca e nei territori limitrofi non era particolarmente
tranquilla: dopo la precipitosa partenza della Principessa Elisa, tra la
popolazione seguirono momenti di forti tensioni atte a sfociare nell’assoluta
anarchia.
Da una
memoria scritta il giorno 7 maggio, abbiamo notizie dei disordini scoppiati in
città: «…Nella mattina del dì 5 la cosa (i
disordini) divenne più generale, o più
determinata singolarmente allora che si vide affisso un Proclama di S. E. il
Sig. Maresciallo Minutolo diretto a prevenire il Pubblico che si disponeva ad
asportare gl’effetti spettanti alla Famiglia che ultimamente governava lo
Stato. Questo passo irritò estremamente il Popolo. Il Palazzo Pubblico fu
invaso: il Popolo s’impossessò degli Stemmi, dei Ritratti, e dei Busti
rappresentanti varj individui della Famiglia predetta, e di quella che regnò in
Francia, s’impossessò pure di altri ritrovati in pubblici stabilimenti, e case
private e furono sull’istante o incendiati, o messi in pezzi».
In un primo
momento entrarono in azione le truppe militari napoletane per cercare di sedare
gli animi, ma, soltanto dopo l’intervento dello stesso esercito austriaco,
capeggiato dal conte Starhemberg, si riuscì a riportare la calma e l’ordine tra
la popolazione: «Corse intanto la voce
che S. E. il Sig. Conte di Starhemberg giunto in Città nella notte precedente
era per prender possesso dello Stato. Infatti verso il mezziogiorno S. E.
pubblicò un Proclama per cui notificò al Pubblico che prenderà l’anzidetto
possesso in nome di S. M. R. L’Imperator d’Austria, e in nome delle Alte
Potenze Alleate… Allora”, prosegue il cronista, “il movimento popolare tutto si rivolse a sentimenti, e ad espressioni
di esultanza, e quando S. E. dall’antico Monastero di S. Romano, dove oggi si
adunano le Autorità Pubbliche, e gl’altri corpi Amministrativi si restituiva al
Palazzo del Sig. Senatore Lelio Orsetti presidente della Commissione
Provvisoria di Governo, destinato per l’Alloggio dell’E. S., il Popolo
esultante, affollata sulla Piazza, e strade contigue stacco in un momento i
cavalli della carrozza di S. E. e la trasportò all’indicato Palazzo in mezzo ai
continui evviva S. M. L’imperator d’Austria, evviva l’Alte Potenze Alleate,
evviva S. E. che le rappresenta, evviva la Repubblica di Lucca, e fu in questa
maniera che le voci spontanee ed unanimi di tutta la Popolazione che
accompagnava la Carrozza espressero il desiderio di ottenere dalle Alte Potenze
Alleate un sistema di Governo libero, indipendente, e Repubblicano».
Le
manifestazioni di giubilo continuarono per tutto il giorno ed anche per quello
seguente: le finestre delle case vennero ornate dai tappeti più belli, la
serata venne arricchita da una copiosissima illuminazione ed il Conte Starhemberg
venne accolto in Teatro tra le acclamazioni della folla. Vediamo come è
riportata la cronaca nella Gazzetta di
Firenze, dove viene esaltata la figura del Rossetti: «Il Sig. Avvocato Rossetti, Segretario del prelodato Sig. Generale,
Soggetto tanto cognito nella letteratura, quanto nel disimpago delle
commissioni ministeriali, giunse qui nella notte del dì 4, e qualche ora dopo
sopravvenne il suddetto Sig. Generale dando i più necessari provvedimenti.
La conseguenza ne fu l’arresto ed il
ricupero di varie centinaia di casse, nelle quali, (oltre le cose già partite)
si volevano trasportare fuori dal territorio anche tutte le argenterie ed altre
preziose suppellettili spettanti alla Toscana…».
Come
riferito nell'articolo, il Rossetti arrivò nella città toscana la notte tra il
3 ed il 4 maggio, con qualche ora di anticipo rispetto al generale austriaco.
Come primo
atto lo Starhemberg fece convocare una seduta straordinaria del Senato per il
mezzogiorno del giorno 5 maggio. Davanti alle massime autorità politiche il
generale austriaco «…preso posto al posto
del Presidente accenna al Senato lo scopo della sua Missione: quindi per
l’organo del suo segretario Sig. Avv. Rossetti notifica al Senato l’atto della
presa di possesso dello stato di Lucca in nome di S. M. I. e R. L’Imperatore
d’Austria Suo Sovrano, e in nome delle Alte Potenze Alleate», e la sala «risuona di ripetuti applausi, singolarmente
a quella partedell’allocuzione (fatta dal suo segretario) in cui si presagiscono come prossimi i
nostri destini, e come ampiamente soddisfatti, i nostri desiderj. Egli per
l’organo med. Anima alla tranquillità i buoni cittadini, e minaccia i male
intenzionati».
Al termine
dell’allocuzione del Rossetti, il conte Starhemberg convocò una nuova seduta
del Senato per il giorno successivo, unitamente ai membri della Commissione
Provvisoria di Governo, le Corti, i Tribunali, la municipalità, i Corpi
Militari e le autorità religiose e, accompagnato dal suo seguito, uscì dalla
sala tra le acclamazioni della folla, che si era assiepata tra le tribune della
sala.
Fuori dal
Senato seguirono le solite scene di entusiasmo: staccati i cavalli dalla
carrozza, il Conte Starhemberg venne condotto in trionfo per la città, tra le
acclamazioni della folla al grido di "Viva
la Repubblica".
In occasione
della presa di possesso della Città, il Conte Starhemberg pubblicò il seguente
Proclama:
Il Conte di Starhemberg
Agli Abitanti della Città e
territorio di Lucca.
A nome di S. M. L’Imperatore d’Austria,
mio Augusto Sovrano, e delle Alte Potenze Alleate io mi reco tra voi o bravi, e
virtuosi Lucchesi, per prender possesso di questi Stati. In così fortunata
circostanza io vi annunzio con letizia che i vostri più felici destini saranno
in breve fissati, e che i vostri desiderj saranno ampiamente soddisfatti. Sento
però con dispiacere sommo, che mentre tutti i Popoli limitrofi esultano di vera
gioja, e benedicono la Provvidenza che ha dissipato dal loro Cielo il membo
distruttore, che la smisurata ambizione d’uno Straniero aveva suscitato ,
sienvi alcuni tra voi (e non son pochi) che sdegnano d’imitarli, tentando di
abbandonarsi ad una tale licenza, che potrebbe generare in furore. Non fate nò,
che io abbia a farvi un rimprovero così umiliante, e che sia costretto a
prescrivere severe pene contro i perturbatori della tranquillità pubblica.
Lasciate al Governo la cura di regolare l’ordine delle cose nella maniera che
si conviene. Vi assicuro, che saran date le più energiche e le più pronte
disposizioni su ciò che concerne il pubblico bene, e voi dovete dal canto
vostro cooperare unanimemente al compimento d’un opera così bella, e tanto da
voi sospirata. Allora io potrò con tutta l’effusione del mio amore esporre i
vostri lodevoli sentimenti alle Alte Potenze, che ho l’onore di rappresentare e
lodarne del vostro zelo, e della vostra perfetta obbedienza agli ordini del
Governo.
Lucca li 5. Maggio 1814
Il Conte di Starhemberg Generale
Rossetti Segretario Generale
A
mezzogiorno del giorno 6 maggio, dopo che le autorità cittadine avevano preso
posto all’interno della sala del Senato, per ordine del generale Starhemberg
prese la parola il segretario, Domenico Rossetti, «…con un’allocuzione principalmente diretta a confermare nelle
rispettive funzioni il Senato, la Commissione di Governo, la Corte di
Cassazione, quella di Appello, il Tribunale di Prima Istanza, gli Aggiunti del
Maire, previa la dimissione del Maire medesimo, e il Capo della Guardia
Nazionale…». L’allocuzione del Rossetti, definita "eloquente, e dotta", dall’anonimo
narratore, colpì favorevolmente l’assemblea, la quale per mezzo del Presidente
del Senato, ne chiese la pubblicazione a stampa. Il Conte Starhemberg
acconsentì alla richiesta e congedò tutte le autorità tranne i componenti del
Senato e della Commissione di Governo, con i quali si trattenne per lungo tempo
a porte chiuse, probabilmente per discutere di una serie di misure da adottare
per alleggerire i pesi che maggiormente gravavano sulla popolazione. Infatti,
la sera stessa venne pubblicato un Decreto con il quale il prezzo del sale
viniva ridotto da 14 a 8 quattrini per libbra.
Al termine
della seduta, il conte Starhemberg si recò presso la propria residenza
accompagnato dalla folla esultante. Durante tutta la giornata accolse le varie
delegazioni per ricevere il benvenuto e ascoltare delle suppliche.
La sera
dello stesso giorno «…a contemplazione
dell’E. S. fu data una magnifica, e brillante Festa da ballo, ch’egli onorò di
sua presenza dando principio alla Festa in mezzo alle universali acclamazioni,
e vi si trattenne fino al suo termine».
Nella notte,
lo Starhemberg, accompagnato dal Rossetti partì alla volta di Firenze,
lasciando in città una guarnigione di soldati.
A causa
della partenza notturna, il Rossetti inviò una nota al Senato con la quale
annunciava che avrebbe sollecitamente inviato da Firenze la copia
dell’allocuzione da far stampare, essendo stato impossibilitato a riscriverlo
prima della partenza.Da questo momento il Governo Provvisorio assunse il titolo
di Commissione Provvisoria di Governo dello Stato di Lucca.
Molti furono
i decreti emanati dallo Starhemberg per ridisegnare la nuova situazione
territoriale: alle vie, alle piazze ed agli stabilimenti vennero tolti i nomi
napoleonici; venne permessa la ricostituzione delle vecchie associazioni
religiose, la riapertura al culto delle chiese soppresse e vennero ripristinate
le feste, le solennità e le processioni precedentemente proibite.
La solenne
funzione del Possesso, venne celebrata nel gran salone di Palazzo Vecchio a
Firenze, con la partecipazione della nobiltà nazionale ed estera, e con
l’ammissione nella sala di qualsiasi persona decentemente vestita.
Salutato
dalle truppe militari disposti in parata, il Conte di Starhemberg venne
ricevuto dalle autorità civili e militari, ed entrato nel salone, accompagnato
dal suono dei tamburi e delle sinfonie militari, venne acclamato dalla folla al
grido di "evviva".
Con la
decadenza di Napoleone, prima di mettersi in fuga alla volta di Bologna, la Principessa Elisa e suo marito pensarono
bene di lasciare vuote le casse del ducato, bruciando i libri contabili e
nascondendo gli oggetti preziosi da persone di fiducia. Dopo la precipitosa
partenza dei vecchi padroni, in città cominciarono a girare voci sempre più
insistenti che le casse erano state svuotate: la disapprovazione tra la
popolazione fu unanime, in quanto in questo periodo di incertezza e carestia,
le casse sarebbero potute servire da sostentamento per la popolazione.
Anche i nuovi
governatori, ed il Senato stesso, che sebbene fosse stato eletto dagli stessi
principi decaduti, e composto da cittadini che avevano fatto parte del regime
precedente, attuarono urgenti misure cautelative, come quella del 6 maggio, con
cui tutti gli effetti appartenenti alla famiglia dei Baciocchi passavano sotto
la salvaguardia del Governo Provvisorio. Questo significava che ogni
depositario dei beni entro i tre giorni successivi, doveva consegnarli alle
autorità pena l’accusa di possesso fraudolento degli effetti pubblici, tra
l’altro soggetti ad essere puniti militarmente.
Un deputato
di Polizia, un tal Marchiò, in data 7 maggio, scrisse una lettera indirizzata a
Domenico Rossetti, in merito all’arresto di due persone, che erano alle
dipendenze della ex principessa:
Stimatissimo Sig. Segretario
Il presentatore di questa è il Sig.
Angelo Belluomini impiegato al Burò della Plizia. Esso è stato incaricato di
procurare l’arresto di un tale Merici di Lucca controllore alla Corte della già
Principessa di questo Stato, e l’altro un forestiero Camierere del Principe…
Questi sono diretti per Bologna.
Dal Sig. Belluomini potrà avere i
connotati di questi soggetti che esso conosce di vista, e tutte le notizie
riguardanti questo fatto.
Scrivo alla peggio e nella massima
fretta.
La prego gradire i sentimenti della
mia stima.
Il giorno
successivo, dalla sua residenza di Firenze, Domenico Rossetti scrisse al
Presidente del Governo Provvisorio:
Il Generale Conte di Starhemberg /
Comandante Generale Militare della Toscana / A d’ 8 Maggio 1814 / L’Avvocato
Rossetti Segretario Generale in nome / di S. E. il predetto Sig. Gen.
Il Sig. Generale Conte di
Starhemberg rappresentante le Potenze Alleate in codesti stati in risposta alla
pregiatissima vostra del dì 7 Maggio mi ordina di ringraziarvi primieramente
dello zelo, ed attività con cui disimpegnate le vostre Amministrative
incombenze rendendosi così sempre più benemerito della Patria, in secondo luogo
mi ordina egualmente che diciate a codesto Sig. Marchiò deputato della Polizia
che si sono già dati qui in Firenze gli ordini opportuni per ottenere l’arresto
tanto del Merici quanto del Cameriere che era in di lui compagnia. Voi intanto
farete in modo che se mai capitassero di nuovo in codesto Territorio sieno
arrestati appena giunti alla Frontiera, e tradotti in codeste carceri senza che
possano comunicare con persone sospette.
Invigilate che nulla sia trafugato
delle cose appartenenti all’ex Principessa che ritrovansi nelle Case Lucchesini,
Buonvisi, Mansi, Fascetti, Giardino, Istituto Elisa e Collegio S. Nicolao, né
da altri luoghi che sono a vostra conoscenza.
In un’altra
lettera del 10 maggio successivo, indirizzata al Rossetti dal Presidente del
Governo Provvisorio Lelio Orsetti, si fa menzione a due petizioni rivolte al
generale austriaco: una della signora Vannucci moglie dell’ex Ministro delle
Finanze, e l’altra della Guardia Nazionale, in merito al deportato signor
Merici.
In data 16
maggio, il poeta e letterario Vincenzo Cotenna, dal 1813 suddelegato nel circondario
di Castelnuovo, inviò un documento autentico concernente i beni della
Garfagnana:
Sig. Avvocato Stimabilissimo
Mi affretto a rimetterle copia di un
Documento autentico concernente le cose di Garfagnana, il quale mi è stato
richiesto gentilmente da S. E. il Sig. Generale Conte di Starhemberg Comandante
Supremo in Toscana, e Governatore Generale degli Stati di Lucca. La prego di
porlo sott’occhio alla prelodata E. S., e di far osservare alla Medesima che, a
tenore del secondo paragrafo di questo documento, il tutto in Garfagnana resta
per diritto in status quo, e che in conseguenza quella Provincia continua ad
essere sotto la Sua giurisdizione, come il rimanente degli Stati Lucchesi.
Profitto di quest’occasione,
stimabilissimo Sig. Avvocato, a rinnovarle le proteste della mia perfettissima
stima, e considerazione la più distinta.
Di pari data
è un’altra lettera scritta da Sebastiano MotroniAndreozzi, ultimo Intendente di
Lucca, sollevato dal nuovo Governo, e persona di fiducia dei Principi Baciocchi.
L’Andreozzi informava la Principessa Elisa di tutti i movimenti che si tramavano
contro di lei, ma il nuovo Governo rifiutava di riconoscere l’Andreozzi come
Procuratore dei Principi, avendo essi perduti tale qualità:
Al Sig. Segretario Rossetti
Palazzo
Stimatissimo Sig. Segret.
Il Sig. Gen.le â meco convenuto, che
quando si voglia devenire alla formazione dell’Inventario degl’effetti della fù
Principessa di Lucca, rimane incaricato a fissarne il giorno, ed il locale. Chi
farà dunque la grazia di prevenirmene in tempo ond’io possa deputare un
qualcuno, che mi rappresenta, giacché veggo, che sarà un affare lungo, e
seccante. Sarà però bene di convenire del modo da tenersi per ottenere
l’intento con minore spese, e con maggior sollecitudine. In quest’occasione La
prego a volermi far far copia del quadro in che l’addebita la sudd., e insieme
darmi note delle persone, che reclamano qualche cosa contro la medesima.
In fine potendomi forse esser
necessario di conferire, e prendere istruzioni relative alla mia veste di
Procuratore, La supplico a volermi fornire un passaporto per Bologna ad oggetto
di volermene allora, che mi fosse di bisogno senza ritardare scrivendo ove si
potesse essere il Prelodato Sig. Gen.le.
Piacciate frattanto Sig. Segretario
di accettare le proteste della mia distinta stima, con cui mi segno
Di Lei Sig. Seg.
Dev.mo Aff.mo Serv.e
MotroniAndreozzi
Casa 16. Mag.° 1814
Il 13
maggio, giorno della festività di S. Antonio, in occasione dell’onomastico del
Governatore di Lucca, molti ufficiali dello stato maggiore giunsero da Firenze
per porgere i loro auguri.
Nel solenne
convito, Domenico Rossetti si lasciò trasportare dalla vena poetica recitando
tre sonetti estemporanei. Ma leggiamo direttamente dalle pagine della Gazzetta di Firenze il resoconto della
giornata: «In tale circostanza il
prelodato sig. Segretario generale Rossetti improvvisò con la sua consueta facilità
e nobiltà di stile sulle militari virtù di S. Ecc. il sig. Governatore,
facendogli i più nobili e degni augurj. Quindi tessè all’improvviso due
Sonetti, uno in lode del medesimo sig. Governatore, e l’altro in onore di S.
Ecc. la sua degnissima Consorte, la quale trovasi in Vienna: sperandosi però di
aver la consolazione di ben presto vederla in Toscana. Finalmente un terzo
Sonetto, con rime obbligate, fu fatto dal citato sig. Segretario, in onore del
valoroso corpo degli Ulani; e questo pure fu ugualmente applaudito, e per tre
volte replicato».
La sera
stessa i festeggiamenti continuarono con una sontuosa festa da ballo, che durò
fino all’alba del giorno successivo.Lo stesso cronista nelle pagine della Gazzetta riferì di un episodio
precedente, riguardante molto da vicino il letterato vastese. Un giorno, lo
Starhemberg con tutto il suo seguito, si recò a visitare i celebri Ragni, nei
dintorni di Lucca: «Ammirato con piacere
quello stabilimento fu goduto dalla nobile comitiva di un dejeunè preparatole
sopra di un albero, che certamente può riguardarsi come una straordinaria
maraviglia ed un prodigio della natura, situato nel giardino del Sig. Ab. D.
Eusebio della Lama. Questa annosa e robusta pianta, alta non meno di 70
braccia, è divisa in tre piani sul terzo de’ quali, che presenta l’idea di un
boschereccio ampio cauffehaus i commensali sederono a mensa. Vaga è l’idea,
ammirabile l’esecuzione di questo pensile appartamento, circondato da non
indifferente balaustrata, talché presenta l’idea di una verdeggiante torre. Il
proprietario che era uno de’ commensali fece qualche brindisi, e il sig.
Segretario Rossetti improvvisò con vaghezza e brio, chiudendo il suo canto con
questi versi che rimarranno incisi in quelle antiche scorse.
Or
che più ride il maggio
Oltre
il diurno raggio,
Illustra
questa mole
Di
Starhemberg il Sole.
Terminò il dejeunè con molte salve
di moschetteria, col suono della banda militare, e col lieti evviva; imprimendo
in tutti i cuori la più dolce consolazione per sì lieti e fausti avvenimenti».
In un altro
numero del giornale fiorentino viene citato un altro episodio accaduto la
mattina del 21 maggio quando il Conte di Starhemberg«…passò in una specie di rivista le truppe di questi Stati nella così
detta Fortezza da basso… In tale occasione il sig. Segretario Rossetti
pronunziò un’allocuzione alle medesime, facendo loro conoscere quale adorabile
Sovrano erano destinati a servire, e quali doveri incombevano loro, come
sudditi, e come difensori della Patria». Il cronista chiude affermando che
«È superfluo il fare elogio della felice
eloquenza del surriferito sig. Segretario e del suo sapere. L’Italia lo ammira
da molto tempo, e la sua riputazione è già stabilita».
Con il
proclama del 16 giugno venne accordato un perdono generale e si ordinò che
nessun individuo di qualunque classe e condizione esso sia, poteva essere
perseguitato, molestato per le sue opinioni politiche, per l’attaccamento ad
altra potenza o verso il precedente Governo. Accanto alla firma dello
Starhemberg comparve anche quella di Rossetti Segretario Generale.
Molte furono
le orazioni proclamate dal Rossetti sia in pubblico che in privato, mai
tralasciando la sua vera grande passione, il canto estemporaneo, come quello
recitato nella festa organizzata il 1° luglio presso la residenza del Generale
Conte di Starhemberg, in occasione della ristabilita pace in Europa tra le
potenze alleate e la Francia.
La pomposa
cerimonia ebbe i suoi momenti culminanti al mattino, con la funzione sacra
presso la Chiesa di S. Maria Novella, e la sera con la sontuosa festa organizzata
nel palazzo del Duca di San Clemente, abitato dal generale Stahhemberg: «Le salve dell’artiglieria annunziarono
fino dall’alba un tal festeggiamento, ed il popolo concorse in folla per
solennizzarlo con devota esultanza, essendosi nel tempo istesso schierate su
quella gran piazza varie truppe di cavalleria d’infanteria...». Alle ore 11
arrivò il generale Starhemberg, accompagnato dagli ufficiali e dalla
cavalleria, ricevuto dalle truppe schierate e dalla strepitosa banda
militare. Alla solenne celebrazione eucaristica ed al canto del Te Deum, a
doppio coro, partecipano anche il Principe D. Giuseppe Rospigliosi, Gran
Ciamberlano, Consigliere di Stato e
Ministro del Granduca Ferdinando III, ed il colonnello inglese Sir Campbell
(famoso per aver accompagnato Napoleone a Portoferraio, sull'Isola d'Elba).
La sera
stessa le autorità si spostarono verso la residenza del generale Starhemberg: «Tutti
gli appartamenti risplendevano per doppia e vaga illuminazione, che si
estendeva ancora all’annesso giardino: l’eleganza e la magnificenza trionfava
in ogni parte. Il concorso della primaria nobiltà e di distinti personaggi
dell’uno e dell’altro sesso, resero l’adunanza delle più vaghe e brillanti».
Per
allietare la serata vennero eseguiti vari brani strumentali ed arie eseguite
dalla signora Marcolini e dal signor Tacchinardi. A questo punto entrò in scena
il Rossetti, che stupì i presenti con il suo estro poetico. Leggiamo ancora
dalle pagine della Gazzetta di Firenze
il resoconto dell’avvenimento: «S. Ecc. il Sig. Generale avendo invitato il
suo segretario, sig. Avvocato Domenico Rosetti, Soggetto illustre e celebre
nelle facoltà poetiche, a formare un Canto estemporaneo sulla Pace, egli
domandò alla scelta udienza il metro, onde adempire la nobile inchiesta. Il sig.
Cav. Lustrini propose l’ottava rima, e la celebre nostra concittadina signora
Mazzei, con la quale il predetto Sig. Rossetti aveva improvvisato pochi giorni
avanti diede la prima parola.
Pieno
d’estro sublime tratteggiò il Poeta co’ più vivi colori e con le immagini le
più feconde le varie trascorse vicende. Espose il deplorabile stato in cui
trovavasi l’Europa nel tempo della guerra, e il dolce aspetto e il felice
avvenire della conseguita Pace, apostrofando gloriosamente le Potenze Alleate
che con la loro costanza hanno liberata l’Europa dal ferreo giogo e dal più
vile servaggio.
Trattando della Coscrizione, terminò
il Poeta una delle sue ottave con questi versi
Nè in queste
più si udrà, nè in quelle sponde
Le Madri
maledir d’esser feconde.
Fece quindi
gli elogi dell’Augusto Monarca, L’Imperator Francesco, e del desiderato nostro
ottimo Sovrano S. A. I. e R. il Granduca Ferdinando Terzo, e non tralasciando
le lodi del suo degno Rappresentante, il sig. Principe Rospigliosi ben si
espresse dicendo
Che premia
il buon, fa guerra a’visj pravi,
E il divino
sostien culto degli Avi.
Finalmente
invitando gli Eroi che con tanta gloria hanno agito nelle passate Campagne a
non cingersi più la fronte di sanguinoso alloro, ma il pacifico ulivo, terminò
l’estemporaneo Canto».
Terminata
l’esibizione del Rossetti, le scariche a salve dell’artiglieria diedero inizio
alle danze, che si protrassero fino a notte avanzata.
A causa
della mancanza delle lettere originali del Governatore Starhemberg e della sua
Segreteria, non è compito semplice risalire fino a quando il Rossetti sia
rimasto a Lucca acconto al generale austriaco, ma attraverso la lettura di
alcune lettere sappiamo che nell’ottobre del 1814 Domenico Rossetti si trovava
ai Bagni di Lucca e annunciava la sua imminente partenza.
Già dalla
metà di luglio il nome di Domenico Rossetti compare sempre meno nei documenti
della Segreteria Generale della Provincia, fino a sparire del tutto.
Probabilmente, già dall’estate, il Rossetti viene colto da una grave malattia,
che lo costringe a trasferirsi ai Bagni di Lucca, per meglio curarsi, grazie
alla presenza delle terme e ad un clima più favorevole. Ma non è del tutto da
escludere un’altra ipotesi: gli austriaci sono venuti in Toscana come
liberatori, scacciando i francesi oppressori, ma l’occupazione, inizialmente
liberatrice, cambia ben presto in oppressione, fino a divenire sempre più
tirannica. Lo Starhemberg è uomo mite e
di sentimenti nobili e generosi, così come lo è il Rossetti. Inizialmente il
generale austriaco lascia molto spazio al Senato, accontentandosi di
controfirmare i decreti; poi comincia a emettere decreti per proprio conto,
spinto dalle continue pressioni che gli giungono da Vienna, costringendolo
ad entrare in aperta rottura col Senato
e col Governo. Il conseguente cambio di atteggiamento nella politica da parte
dello Starhemberg potrebbe essere stato accolto dal Rossetti in maniera
alquanto negativa, costringendolo ad un cambiamento cautelativo di compiti.
Altra persona meno sensibile e senza scrupoli sarebbe stata più utile alla
causa austriaca.
Il 25
ottobre viene recapitata una lettera al Rossetti con la richiesta di
restituzione di alcuni documenti originali. La risposta del Rossetti non si fa
attendere. Questa la trascrizione della missiva, che merita di essere riportata
integralmente in quanto rappresenta l’unica lettera autografa sinora trovata:
A dì 26. Ottobre 1814
Eccellenza
Ieri sera ricevei un espresso, che
mi recò un suo venerato foglio dal quale rilevo, che l’E. V. dubita, ch’io mi
sia dimenticato di consegnarle alcune carte molto interessanti. Nel dar
riscontro all’E. V. ho l’onore di assicurarla, che prima della mia partenza, mi
sono occupato per diversi giorni dello spoglio, ed esame delle carte tutte
esistenti presso di me, per farle mettere tutte in registro, come ho fatto, ove
mi è avvenuto di trovarne.
Le sole carte, ch’io ritenne presso
di me, sono le seguenti.
1.° L’inventario con quattro sigilli
di tutti gli argenti della Toscana (questo inventario mi parve superfluo di
consegnarlo, giacché la consegna di detti argenti ebbe luogo fin dal mese di
Giugno) ed io lo conservava come un documento onorifico per me.
2.° L’ordine, che vostra E. diede di
riportare i detti argenti al Palazzo Pitti.
3.° Il processo verbale di consegna,
e di verificazione de’ medesimi argenti con alcune osservazioni in fine del
Sig. Conte Baldelli.
Siccome presso di me non esistono
altre carte, fuorché alcuni miei scritti particolari, che non riguardano il
Governo, così io non posso mandare all’Eccellenza Vostra, che quelle, di cui
ora ho fatto menzione, pregandola di farmene fare una copia, qualora stimasse
bene di ritenere gli originali.
Io sarei venuto di Persona, ma in
questo tempo piovoso, e mancante di commodo non saprei come fare questo
viaggio, senza bagnarmi da capo a piedi. Se però l’E. V. credesse necessaria la
mia venuta, non ha, che a farmene un sol cenno colla venuta del mio domestico
Giuseppe, ed io sull’istante vi farò un sacro dovere di ubbidire ai suoi
venerati ordini; ma torno a protestare, che presso di me non esistono altre
carte relative né al Governo di Lucca, né a quelle di Piombino, né finalmente a
quelle di Toscana.
Prego l’E. V. di volermi conservare
la sua grazia, e la sua preziosa padronanza nell’Alto, che ho l’alto onore di
riprotestarmi col più profondo rispetto, e con sincera indelebile gratitudine
dell’E.V.
Bagni addì lì 26. Ottobre 1814
V. Devotis. Obblig. Serv.
Rossetti
Ricevuti i
documenti richiesti, il giorno seguente la segreteria del generale Starhemberg,
torna a scrivere al Rossetti nella sua residenza ai Bagni di Lucca:
Ho ricevuto per mezzo di espresso il
vostro foglio col quale vi siete compiaciuto di rimettermi
1°: L’inventario degli argenti
appartenenti in Toscana
2°: Il foglio col quale io ordinavo
che i medesimi fossero riportati al Palazzo Pitti
3°: Il Processo verbale di consegna
dei medesimi ecc.
E poiché m’assicurate di non
ritenere presso di Voi alcun altro foglio riguardante qusti Stati, e quelle di
Piombino, il vostro viaggio a questa Città, si rende inutile.
Darò ordine in seguito che siano
formate altrettante copie autentiche dei sud.i fogli per inviarle, giacché gli
originali mi sono troppo necessarj per la regolarità dei Registri della mia
Segreteria.
Questo è
l’ultimo documento che testimonia la presenza del Rossetti in Toscana.
Probabilmente già a fine ottobre, o al massimo agli inizi di novembre, il
letterato vastese lascia la Toscana per far ritorno nella sua amata Parma.In
sostituzione del Rossetti, verrà scelto Giacomo Marracci. Lo stesso Starhemberg
non rimarrà a lungo a Lucca, richiamato dalla corte austriaca "a più importanti funzioni". Le
redini passarono al colonnello Josef Werklein, convinto assertore
dell’assolutismo austriaco, il quale abolì il Senato lucchese, definendolo
corpo illegale e inutile; accentrato a sé ogni potere legislativo, mise in atto
una serie di misure repressive, incurante della volontà popolare.
L'avventura
toscana del Rossetti non finisce qui. Il ritrovamento di un fascicolo
denominato "Rossetti vigilato",
conservato presso l'Archivio di Stato di Lucca, apre nuove ipotesi sulla
discussa presenza del letterato vastese in Toscana, in particolare sul motivo
che lo spinse ad accettare il prestigioso incarico di Segretario del Conte
Starhemberg.
Il generale
austriaco agli inizi dell'estate cominciò a sospettare del Rossetti di avere
simpatie per Napoleone e per i patrioti italiani, tanto da incaricare la polizia
di sorvegliare le sue mosse a Livorno e negli altri porti costieri. Timori
quelli dello Starhemberg, come vedremo più avanti, che non si riveleranno del
tutto infondati.
Il 4 agosto
una missiva "riservata" giunse al Vicario di Pescia per avere
informazioni a comprova di cattiva condotta del Rossetti. Lo stesso giorno venne
inviata una lettera a Parma, all'indirizzo di Angelo Pezzana ed al Delegato
Straordinario di Polizia, ed altra dello stesso tenore al Consultore del
Governo di Livorno: «Ella conoscerà bene
il Sig. Rossetti Segr. Del Sig. Gen.Conte di Staremberg. Dei forti sospetti si
riuniscono contro il med. di colpevole condotta in molti rapporti, e
amministrativi, e politici, anche per ciò che riguarda lo Stato di Lucca; tutto
il Mondo ne parla, ma sarebbe utilissimo potere avere delle prove, o almeno da
stabilire con fondamento questi sospetti. Io mi dirigo con la più gran
segretezza a V.Ill.ma perché con quella sagacità e prudenza che la distingue
abbia la compiacenza di occuparsi di quelle indagini su di ciò, e di
comunicarmene con riservatezza i risultati. Io ho sentito dir molte cose di
questo soggetto anche ciò che riguarda
la sua condotta in Portoferrajo nei passati tempi...». La risposta arrivò
quattro giorno più tardi. A parte una serie di nominativi, di persone vicine al
Rossetti, che avrebbero potuto dare utili informazioni, nella lettera viene
ricordato che durante le «variazioni
rivoluzionarie d'Italia (nel 1799) egli
fosse tra i più pronti zelatori a piantare gli Alberi di libertà».
Il
4 maggio del 1814, Napoleone Bonaparte scese dalla fregata inglese Indomable e
sbarcò sull'Isola d'Elba, accompagnato dal Gran Maresciallo Conte Bertrand, dal
Conte Drouot e da trentadue persone al seguito. Solo poche settimane prima
aveva abdicato dal trono di Imperatore dei francesi in seguito al trattato di
Fontainbleau, firmato dalle potenze che lo avevano sconfitto nella storica
battaglia di Lipsia, ed era stato esiliato proprio all'Elba al largo della
Toscana.
Napoleone
non riuscì a restare all'Elba che pochi mesi prima di cominciare a complottare
il suo ritorno. Numerosi tra i suoi ex ufficiali andarono a trovarlo o gli
scrissero lettere cercando di convincerlo a tornare a guidare nuovamente la
Francia.
Il
una lettera del 6 ottobre 1814, conservato sempre nell'Archivio di Stato di
Lucca, si parla di persone sospette dirette all'Isola d'Elba:nella lista di
persone imbarcate tra il 2 ed il 6 ottobre figura anche il nome di "Domenico Rossetti Militare".










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