QUELLE DONNE UMILIATE A COLONIA
Parlano genericamente di uomini del nord Africa, vai a capire, poi, di quale Stato, quelli che come animali, a Colonia, si sono avventati sulle donne in festa per il Capodanno : volevano punire la libertà delle loro vittime, anzi le libertà di cui godono le donne occidentali ! Per la loro cultura tribale è inconcepibile che delle donne possano studiare e lavorare, bere e mangiare in libertà, che entrino nei locali pubblici con chi vogliono, facciano l’amore quando scelgono di farlo, brindino a mezzanotte vestite di jeans e magliette aderenti, facciano sport e magari si scoprano per praticarlo, hanno la sfrontatezza di festeggiare il Capodanno con i loro amici maschi, senza essere accompagnati dal padre o dal marito…. Inutile girarci attorno e rubricare quanto accaduto come teppismo bullistico: la verità è che gli energumeni di Colonia consideravano quelle donne libere altrettante pubbliche peccatrici, simboli di perversione e quindi meritevoli di punizione. E allora hanno cominciato a palpeggiare, offendere, umiliare, picchiare, a riempire di lividi i seni e le cosce delle donne che intercettavano, addirittura a violentarle… come si fa, insomma, con gli esseri considerasti inferiori! L’ampiezza di quanto accaduto, anche in altri centri, non può che farci pensare ad un rito di umiliazione organizzato, coordinato e finalizzato a colpire lo stile di vita delle donne occidentali.Perciò qualcuno, a ragione, ha parlato di “atto di sopraffazione culturale”. In quella tragica e sconvolgente notte di Colonia si è appalesata in modo fin troppo evidente una insormontabile incompatibilità valoriale che rende estremamente difficile l’innesto, sul tessuto sociale europeo, di migliaia di persone cresciute in una civiltà così diversa da quella occidentale.
E’ chiaro a tutti, però, che l’ “innesto” potrà andare a buon fine solo attraverso una progressiva integrazione, che poi significa rendere compatibili i due sistemi valoriali.
E qui sta il punto, il vero problema è proprio questo: per favorire l’integrazione dobbiamo rinunciare a qualcuna delle conquiste della nostra civiltà?
Da questo interrogativo non si può prescindere. Personalmente non sono disposto a rinunciare a nessuna delle conquiste culturali, politiche e sociali del sistema valoriale europeo.
NICOLANGELO D’ADAMO

1 commento:
Condivido pienamente ed anzi apprezzo sinceramente la nota. Se non che trovo difficile definire sistema valoriale quello esplicitato dai violentatori di Colonia. E aggiungo: se è vero che questi sono realmente "profughi" - e spesso, specie da noi - questo non è vero (una vera ipocrisia che ci impedisce di guardare in faccia la realtà e di comportarci di conseguenza), non c'è affatto da integrarli, o da convertirli (!), ma occorre creare le condizioni perché quanto prima possano tornare alle loro terre e ai sistemi' valoriali' che più preferiscono. Chi qui è giunto per scelta di vita e vuole restare tra noi deve inderogabilmente accettare i nostri (giustamente definiti) valori di civiltà, quantomeno il rispetto che si deve all'altro da sé, al corpo e al ruolo dell'essere femminile, al rispetto dell' infanzia, e in buona sostanza alla vita. Da parte nostra deve esserci buona accoglienza, quella possibile, loro devono integrarsi, non noi. Diverso discorso è nel caso un mutuare vicendevolmente usi e costumi, sempre in libertà e rispetto di ciascuno è di tutti.
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