domenica 31 ottobre 2021

FILIPPO MARINUCCI, manager geniale e coraggioso industriale

LA SUA MAGNIFICA AVVENTURA IN TERRA D'ARGENTINA

di Giuseppe Catania

Fra le personalità che onorano il lavoro italiano nel mondo ed accrescono il prestigio della madrepatria, spicca la figura manageriale dell'imprenditore italo argentino Filippo Marinucci,  di cui Vasto, sua città natale, è orgogliosa.

La sua vita possiamo definirla una magnifica avventura sottolineata da coraggio e genialità.

Nato a Vasto nel 1920, a venti anni frequentava la facoltà di Economia e Commercio nell'Università di Roma, impiegato, nel
contempo presso la Direzione Generale della Banca Nazionale del Lavoro. Chiamato alle armi nel 1941 venne inviato al fronte greco-albanese col
grado di sottotenente di artiglieria anticarro, aggregato alla divisione Legnano, prendendo parte poi ai cruenti combattimenti per la conquista di Cassino.

Terminato il conflitto, nel dicembre 1946 emigrava in Argentina, inserendosi nel  complesso industriale che lo zio Carlo Della Penna aveva fondato a Buenos Aires.
Nel 1947,  incaricato dallo zio ed anche per perfezionare la lingua spagnola, venne destinato al disbrigo delle pratiche, previo contratto di lavoro, per il libero sbarco dei vastesi disposti ad emigrare in Argentina, d'intesa con la direzione generale dell'Emigrazione.
"L'Argentina fu la prima nazione - ricordava anni fa Filippo Marinucci - in grado di accogliere l'ondata di lavoratori e tecnici, quasi 500.000 compresi i familiari, disoccupati a causa della distruzione del sistema produttivo della nostra Patria, nel corso della cruenta, lunga e disastrosa guerra. Ricordo che riuscii ad ottenere circa 190 permessi di libero imbarco, tra i quali tanti cari amici, tutti sistemati nelle varie ditte della Holding che aveva creato Carlo Della Penna. Di costoro nomino Rocco Bacceli, Tonino Ciancio, Pietro Desiati, Giorgio Pillon, Cesare Trofini ed i miei due cugini Ernesto e Alberto Muratore. Aneddotico quello che dovetti imbastire per far emigrare Piergiorgio, figlio allora 17enne dell'emerito politico Giuseppe Spataro che, su decisione del Consejo de Menores y la Familia, fu affidato alla mia tutela, per 4 anni, fino alla maggiore età (21)".

 Filippo Marinucci, nel 1952 era già condirettore commerciale della Capogruppo della Holding Carlo Della Penna SA, ma dopo 3 anni lo vediamo avventurarsi, fidando nei suoi risparmi e nell'aiuto dei fratelli Luigi e Carlo, con la collaborazione di altri amici italo argentini, in una impresa di più ampio orizzonte.

Con un folto gruppo di esponenti di origine sirio-libanese, capitanato dall'imprenditore Amin Massuh, geniale e molto abile nel trascinare i collaboratori a grandi progetti, lo vediamo in seno alla Massuh, dando vita a una fabbrica di carta innovativa. Filippo Marinucci fu per 12 anni membro del consiglio di amministrazione.

"In quella oltremodo impegnativa fase della mia vita - egli ricordava  - trovai il tempo di formare famiglia, sposando la mia abnegata e responsabile moglie Margaretha Stemmer, tedesca: brava e cattolica".

Alla prima macchina continua per la fabbricazione della carta fu aggiunta un'altra capace di produrre un milione di quintali di ottima qualità all'anno. La struttura fu poi integrata dall'installazione di un complesso idoneo per la produzione della materia prima: la cellulosa.

"L'impianto del complicato macchinario, che per mio consiglio fu acquistato quasi tutto in Italia, ebbe una produzione di circa un milione e seicentomila quintali di cellulosa semichimica al Monosolfato di Sodio”

Fu a causa di un incidente automobilistico, nel 1968 , che Filippo Marinucci fu costretto a rinunciare a far parte del Consiglio di Amministrazione della Massuh SA per dare, però, impulso alla Papelera Marinucci SACI, aiutato, con autentica dedizione, dai concittadini Salvatore Battaglini e Tonino Ciancio, proseguendo nell'attività di grafico industriale con specializzazione nella stampa flexografica per gli avvolgimenti di prodotti dell'industria casearia, margarina ed altri commestibili.

Con il supporto dei contributi governativi per il rimboschimento, la Papelera Marinucci SACI intraprese il programma di tre piantagioni di Eucalyptus grandi, una varietà di alberi che consente di ottenere ottima cellulosa bianchita, utilizzata nelle cartiere. Su 150 ettari vennero piantati circa 280 mila alberi. Una attività questa che Filippo Marinucci considera più entusiasmante fra le molteplici altre iniziative.

"Anni fa, per adito alle nuove generazioni, sia io che i miei collaboratori Battaglini e Ciancio, ci mettemmo in pensione”, ci dischiarò.

La  Papelera Marinucci SACI passò nelle  mani di del figlio Gianpaolo che, per adeguarsi alla globalizzazione dei mercati realizzò ingenti investimenti in Italia per l'acquisto di una macchina flexografìca a 8 colori di modernissima costruzione della ditta Ofem Spa di Verona, gli accessori per la stessa ad un'altra ditta di Brescia: Sturlo e Fisca, il fabbisogno per un anno di lavoro di carta speciale "grease proof ' alla cartiera Cima Spa di Bergamo. Un totale di investimenti che si aggirava  sui 3 miliardi e 200 milioni di lire".

Filippo Marinucci, col grado di tenente colonnello onorifico, fu insignito della onorificenza al Merito della Solidarietà e della Medaglia al merito di guerra. In una intervista del 1999 ci dichiarò: "Posso affermare che ho sempre cercato di essere un buon figlio, studente applicato, degno cittadino della mia Patria di origine e di adozione, combattente ed oculato impresario che, con sacrifici sono riuscito ad ottenere grande prestigio morale per innata onestà, basati su sani principi etici e di solidarietà, per amor di Patria, preferendo per requisiti tecnici e di qualità, acquistare il "Made in Italy" affinchè non manchi il lavoro ai miei compatrioti rimasti in Italia".

Questa, in sintesi, la meravigliosa avventura umana di Filippo Marinucci, degno figlio di Vasto, generosa terra ispiratrice di memorabili esempi di civismo di cui i vastesi offrono lusinghiera affermazione nel mondo.

Giuseppe Catania 

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