giovedì 31 dicembre 2015

Stasera i 365 rintocchi della "campana grosse" !

di Lino Spadaccini 

Nell’ultimo giorno dell’anno, solenne celebrazione a S. Maria Maggiore con i 365 rintocchi della campana grande, la prèdeche de Fabbrezije ed il suggestivo canto del Te Deum,  in ringraziamento al Signore per l’anno appena trascorso.

Questa funzione, in origine consisteva in un solenne Te Deum di ringraziamento, cantato da tutto il popolo, per il felice ritorno nei suoi feudi del marchese Don Cesare Michelangelo d’Avalos, avvenuto nel 1707, dopo sette anni di esilio passati a Vienna.
Solo successivamente, alla cerimonia venne aggiunta la cosiddetta prèdeche de Fabbrezije (o Brabbizie), dal nome di un tal Giovanni Barbisio, un cittadino lombardo che per ragioni di lavoro si era trasferito a Vasto. Questo benefattore, con testamento dell’8 luglio 1792, tramite notar Vincenzo Rossetti, lasciò alla Chiesa un canone annuo di 17 ducati, per far fronte alle
spese della predica, che veniva affidata normalmente ad un oratore forestiero, incaricato di tenere il sermone di fine anno dal pulpito della chiesa.
Così ancora oggi, la solenne celebrazione che si svolge la sera del 31 dicembre, è essenzialmente divisa in quattro parti: la Santa Messa (in forma piuttosto breve ed essenziale), l’esposizione del Santissimo Sacramento nel bellissimo ostensorio cinquecentesco, la lunga predica del parroco, ed ancora le litanie lauretane ed a seguire il canto di ringraziamento, il Te Deum, cantato a gran voce dal coro e da tutti i fedeli: Te Deum laudamus, te Dominum confitemur. Te aeternum Patrem,Omnis terra veneratur … (Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, tutta la terra ti adora).

Altra usanza in vigore fino a non molti anni fa, era quello di preparare sotto le finestre delle case lungo la strada di S. Maria e fino a piazza del Tomolo, un lungo e continuo filo di bombette di carta, intramezzato e chiuso con grosse bombe e potenti petardi. All’Elevazione, verso le ore venti, queste bombette venivano accese e fatte scoppiare provocando un rumore assordante che cresceva man mano che il fuoco arrivava verso piazza del Tomolo, dove erano sistemati i petardi più forti.


Sopra l’Altare Maggiore viene disposta una struttura in legno con le luci che disegnano l’anno che se ne va, mentre il mattino successivo viene collocata analoga struttura con l’anno appena iniziato.
Fino a pochi anni fa era Peppino Ruzzi "lu sacrestane" ad occuparsi della realizzazione dei numeri del Capo-Altare. 

"Nella nostra memoria di giovani o ragazzi", ricorda Valter Marinucci su "Con Fraternità", il bollettino della Confraternita della Sacra Spina e Gonfalone, "rivediamo Peppino che subito dopo Natale cominciava a preparare i Numeri del Capo-Altare attorniato da adolescenti dell'Azione Cattolica che lo aiutavano. Antonio, Giuseppe Anthony, Maurizio, chi pitturava, chi inchiodava, chi avvitava, e man mano delle tavole, colorate di rosso, formavano dei numeri alti circa 2 metri che dovevano scrivere sull'altare maggiore la data dell'anno che stava finendo, per poi trasformarsi, dopo la cerimonia del canto del Te Deum, nella data dell'anno entrante… Anticamente si usavano candele, poi in tempi più moderni arrivò l'elettricità e Peppino preparava i numeri con dei portalampada aiutato dal compianto Confratello Bruno Simionato esperto elettricista…". 

Peppino e Bruno, non più tra noi, sono stati sostituiti da altri volenterosi giovani che si sono messi a disposizione del parroco per continuare questa bella e sentita tradizione.


Lino Spadaccini

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