lunedì 28 settembre 2015

SAN MICHELE: DA SECOLI PROTETTORE DELLA CITTA', ECCO LE RAGIONI STORICHE

Domani 29 settembre festa del Patrono San Michele Arcangelo. Alle ore 11, presso la chiesa di S. Maria Maggiore, la Solenne Concelebrazione Eucaristica, come da tradizione.
Sempre nella giornata di domani, il programma dei festeggiamenti prevede due esibizioni, alle 10,30 ed alle 20,30, all'interno del Cortile di Palazzo d'Avalos, del Gran Concerto Bandistico Città di Aliano, diretti dal Maestro concertatore Nicola Hansalik Samale, mentre alle ore 18, presso la Sala Michelangelo di Palazzo d'Avalos, verrà inaugurata la mostra "L'iconografia di San Michele Arcangelo", curata dall'Ass.ne Donne dell'Angelo.

La devozione dei vastesi verso l'Arcangelo Michele risale sin dal Medioevo, quando da Vasto partivano a piedi comitive di devoti per recarsi in pellegrinaggio sul Gargano per visitare la grotta dell’Apparizione.
Ogni qualvolta una calamità colpiva o minacciava di colpire la nostra città, il popolo acclamava a gran voce la protezione dell’Arcangelo Michele. In particolare si ricordano due
episodi. La prima avvenuta nel 1805 quando per l’esplosione di un nuovo vulcano nel vicino Matese, si sentirono ripetute scosse telluriche, che causarono ingenti danni in molti paesi limitrofi, ma non nella nostra città.

Altra circostanza, ben più terribile della prima, avvenne tra il marzo del 1817 ed il gennaio del 1818, quando una terribile epidemia costò la vita ad oltre 2500 persone. Solo grazie al prodigioso intervento dell’Arcangelo la malattia venne scacciata. Proprio in seguito a quest’ultimo evento, mentre la popolazione era raccolta all’interno della chiesa di San Giuseppe, dov’era esposta la statua dell’Arcangelo Michele alla venerazione dei fedeli, venne pubblicamente richiesta la sua elezione a protettore principale della nostra città. Soltanto dieci anni più tardi, nel settembre 1827, all’interno del consiglio comunale, venne formulata la richiesta ufficiale da inviare al Pontefice Leone XII, per l’ottenimento del patronato di San Michele.
Noto esser che fin dall’anno mille seicento settantacinque”, si legge nell’ intervento pronunciato in consiglio comunale dal secondo eletto, Gennaro dei Baroni Muzj, il 14 settembre 1827, “fu eretto sulla gran pianura esteriore di questa nostra Città presso l’abitato, e propriamente nel luogo più eminente in prospetto al Gargano il Tempio di figura ottagona attualmente esistente, che gli antichi nostri Concittadini dedicarono all’Arcangelo S. Michele da essi eletto per Protettor principale di questa medesima nostra Città di Vasto, poiché tra le calamità memorabili di quel tempo, avendo chiesto ed ottenuto il patrocinio speciale d’un tal Supremo Gerarca vi erano prodigiosamente rimasti illesi il contagio desolatore della peste, e preservati dal flagello minatore del Terremoto, giusta la loro testimonianza espressa nella iscrizione, che vedesi scolpita nella lapide affissa sulla porta dell’indicato Tempio al di fuori. Eglino vollero così lasciarci con stabile monumento una perfetta memoria delle ottenute segnalate grazie, della fervida pietà, che sentivano, e della piena fiducia che avevano ben riposta nel potente braccio dell’invitto Capitano della Celeste Milizia, onde fossero i Posteri tutti in continuazione primolati a seguire il loro dato esempio, onorando sempre il gran Protettore, ed affidandosi a Lui. Ora è veramente a Noi grato il rilevare, che da quell’epoca in qua’, essendo già scorsi cinquantadue anni, siasi mantenuta in tutte le discendenze de’ Cittadini Vastesi sempre viva la memoria dell’alleanza fatta con l’Arcangelo S. Michele… rendendosi il più devoto incessante culto a questo Protettore principale, la di cui elezione, sin dall’indicato tempo stabilita, è fatta in seguito più e più volte dalla Popolazione di Vasto confermata nel domandarsi e riceversi le nuove grazie del nostro già noto Taumaturgo: giacché nelle circostanze di ogni qualunque bisogno si è sempre fatto a lui ricorso, si è trovato ognor pronto il suo ajuto”. Il testo prosegue con l’elenco degli interventi prodigiosi dell’Arcangelo Michele a protezione della nostra città.

Verso la fine del 1836 il colera il colera scoppiato nella vicina Rodi minacciava il contagio anche nel territorio del Vasto: il popolo vastese, che aveva ancora negli occhi le scene strazianti di quello che era accaduto solo vent’anni prima, cominciò a pregare ed a premunirsi per evitare il male. Nel dicembre successivo, il Sottintendente Coletti ordinò un triduo di ringraziamento a S. Michele, affinché preservasse la città dal colera. In ricordo venne coniato un medaglione d’argento con su inciso: La fedelissima città di Vasto al glorioso protettore S. Michele Arcangelo, a’ 31 Dicembre 1836.
Passarono solo pochi mesi e di nuovo il temibile cholera morbus si riaffacciò alle porte della città. Agli inizi del luglio 1837 risultarono particolarmente colpiti gli abitanti di Portocannone, nel vicino Molise. Il 13 luglio venne riscontrato il primo caso di contagio. Per preservare la città dall’epidemia venne portata in processione la statua dell’Arcangelo. «Buona quantità di popolo si recò a prendere la statua dell’Arcangelo S. Michele a breve distanza dalla città ove è sita la sua Cappella – si legge sul volume Se il Colera Morbus che ricorre epidemicamente in Europa sia una perniciosa”, del medico e letterato vastese Giacinto Barbarotta – La processione fu commovente; e i contadini, a piedi scalzi, tra le lagrime le preghiere l’agitazione ec. Si defaticarono non poco; e nel ritorno che fecero alle proprie case». La processione in realtà provocò ancor di più il diffondersi dell’epidemia, così come nella successiva processione della statua di Sant’Antonio.
Fortunatamente la malattia colpì solo di sfuggita le nostre terre. Anche questa volta i devoti vastesi ringraziarono il loro protettore per averli preservati da un bilancio più pesante. Venne effettuata anche una raccolta di fondi per restaurare la chiesa e la statua del Santo: venne sostituita la spada in legno con altra d’argento lavorata a Vasto, si pose sul simulacro un nuovo elmo d'argento fatto arrivare da Napoli e un nuovo ricco mantello, mentre la chiesa venne consolidata, ampliata e decorata nell’anno 1852, così come riportato sull’iscrizione dettata dal canonico Giacomo Tommasi, posta sull’architrave della cantoria.
Fino alla fine degli anni ’70, la processione del Santo Patrono si svolgeva la mattina del giorno 30 settembre, al termine della S. Messa Solenne.

Se la processione è sempre un momento di fede, raccoglimento e preghiera, nel settembre del 1924, si è cercato di stupire i fedeli con degli effetti teatrali, definiti senza mezzi termini dal periodico “Il Vastese d’Oltre Oceano” un’offesa alla civiltà e irriverenza alla religione. Ma leggiamo direttamente dalla cronaca del tempo quello che avvenne: «Quando la statua del santo arrivò al largo Diomede, fu fatta sostare per un momento, perché potesse ricevere il saluto dell’angelo. Sospesa ad una corda, tesa fra il balcone di casa Miscione e quello del palazzo Palmieri, si vide allora una bambina, appena decenne, vestita da angelo, tirata da funi, attraversare per tre volte lo spazio deal balcone di casa Miscione al centro della piazza; la prima volta per suonare un campanello, la seconda per incensare il santo col turibolo, la terza per salutarlo con la bandiera: una inopportuna riesumazione dei misteri del medio evo, che avrebbe fatto bene a non permettere, perché oggi suonano offesa alla civiltà, irriverenza alla religione».
Oggi, come un tempo, la processione vespertina è sempre molto partecipata grazie alla presenza delle confraternite vastesi, delle associazioni civiche e religiose, delle autorità civili e militari e di tantissima gente, che con fede e devozione accompagna la statua dell’Arcangelo lungo il percorso di ritorno alla propria cappella.


Lino Spadaccini







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