Domani 29 settembre festa del Patrono San Michele Arcangelo. Alle ore 11, presso la chiesa di S. Maria
Maggiore, la Solenne Concelebrazione Eucaristica, come da tradizione.
Sempre nella giornata di domani, il programma dei
festeggiamenti prevede due esibizioni, alle 10,30 ed alle 20,30, all'interno
del Cortile di Palazzo d'Avalos, del Gran Concerto Bandistico Città di Aliano,
diretti dal Maestro concertatore Nicola Hansalik Samale, mentre alle ore 18,
presso la Sala Michelangelo di Palazzo d'Avalos, verrà inaugurata la mostra
"L'iconografia di San Michele Arcangelo",
curata dall'Ass.ne Donne dell'Angelo.
La devozione dei vastesi verso l'Arcangelo Michele
risale sin dal Medioevo, quando da Vasto partivano a piedi
comitive di devoti per recarsi in pellegrinaggio sul Gargano per visitare la
grotta dell’Apparizione.
Ogni qualvolta una calamità colpiva o minacciava di
colpire la nostra città, il popolo acclamava a gran voce la protezione
dell’Arcangelo Michele. In particolare si ricordano due
episodi. La prima
avvenuta nel 1805 quando per l’esplosione di un nuovo vulcano nel vicino
Matese, si sentirono ripetute scosse telluriche, che causarono ingenti danni in
molti paesi limitrofi, ma non nella nostra città.
Altra
circostanza, ben più terribile della prima, avvenne tra il marzo del 1817 ed il
gennaio del 1818, quando una terribile epidemia costò la vita ad oltre 2500
persone. Solo grazie al prodigioso intervento dell’Arcangelo la malattia venne
scacciata. Proprio in seguito a
quest’ultimo evento, mentre la popolazione era raccolta all’interno della
chiesa di San Giuseppe, dov’era esposta la statua dell’Arcangelo Michele alla
venerazione dei fedeli, venne pubblicamente richiesta la sua elezione a
protettore principale della nostra città. Soltanto dieci anni più
tardi, nel settembre 1827, all’interno del consiglio comunale, venne formulata
la richiesta ufficiale da inviare al Pontefice Leone XII, per l’ottenimento del
patronato di San Michele.
“Noto esser che
fin dall’anno mille seicento settantacinque”, si legge nell’ intervento
pronunciato in consiglio comunale dal secondo eletto, Gennaro dei Baroni Muzj,
il 14 settembre 1827, “fu eretto sulla
gran pianura esteriore di questa nostra Città presso l’abitato, e propriamente
nel luogo più eminente in prospetto al Gargano il Tempio di figura ottagona
attualmente esistente, che gli antichi nostri Concittadini dedicarono
all’Arcangelo S. Michele da essi eletto per Protettor principale di questa
medesima nostra Città di Vasto, poiché tra le calamità memorabili di quel
tempo, avendo chiesto ed ottenuto il patrocinio speciale d’un tal Supremo
Gerarca vi erano prodigiosamente rimasti illesi il contagio desolatore della
peste, e preservati dal flagello minatore del Terremoto, giusta la loro
testimonianza espressa nella iscrizione, che vedesi scolpita nella lapide
affissa sulla porta dell’indicato Tempio al di fuori. Eglino vollero così
lasciarci con stabile monumento una perfetta memoria delle ottenute segnalate
grazie, della fervida pietà, che sentivano, e della piena fiducia che avevano
ben riposta nel potente braccio dell’invitto Capitano della Celeste Milizia,
onde fossero i Posteri tutti in continuazione primolati a seguire il loro dato
esempio, onorando sempre il gran Protettore, ed affidandosi a Lui. Ora è
veramente a Noi grato il rilevare, che da quell’epoca in qua’, essendo già
scorsi cinquantadue anni, siasi mantenuta in tutte le discendenze de’ Cittadini
Vastesi sempre viva la memoria dell’alleanza fatta con l’Arcangelo S. Michele…
rendendosi il più devoto incessante culto a questo Protettore principale, la di
cui elezione, sin dall’indicato tempo stabilita, è fatta in seguito più e più
volte dalla Popolazione di Vasto confermata nel domandarsi e riceversi le nuove
grazie del nostro già noto Taumaturgo: giacché nelle circostanze di ogni
qualunque bisogno si è sempre fatto a lui ricorso, si è trovato ognor pronto il
suo ajuto”. Il testo prosegue con l’elenco degli interventi prodigiosi
dell’Arcangelo Michele a protezione della nostra città.
Verso la fine del 1836 il colera
il colera scoppiato nella vicina Rodi minacciava il contagio anche nel
territorio del Vasto: il popolo vastese, che aveva ancora negli occhi le scene
strazianti di quello che era accaduto solo vent’anni prima, cominciò a pregare
ed a premunirsi per evitare il male. Nel dicembre successivo, il Sottintendente
Coletti ordinò un triduo di ringraziamento a S. Michele, affinché preservasse
la città dal colera. In ricordo venne
coniato un medaglione d’argento con su inciso: La fedelissima città di Vasto al glorioso protettore S. Michele
Arcangelo, a’ 31 Dicembre 1836.
Passarono solo pochi mesi e di nuovo il temibile
cholera morbus si riaffacciò alle porte della città. Agli inizi del luglio 1837
risultarono particolarmente colpiti gli abitanti di Portocannone, nel vicino Molise. Il 13 luglio venne riscontrato il primo caso di contagio. Per
preservare la città dall’epidemia venne portata in processione la statua
dell’Arcangelo. «Buona quantità di popolo
si recò a prendere la statua dell’Arcangelo S. Michele a breve distanza dalla
città ove è sita la sua Cappella – si legge sul volume “Se il Colera Morbus che ricorre epidemicamente in Europa sia una
perniciosa”, del medico e letterato vastese Giacinto Barbarotta – La processione fu commovente; e i
contadini, a piedi scalzi, tra le lagrime le preghiere l’agitazione ec. Si
defaticarono non poco; e nel ritorno che fecero alle proprie case». La processione in realtà provocò ancor di più il
diffondersi dell’epidemia, così come nella successiva processione della statua
di Sant’Antonio.
Fortunatamente la malattia colpì solo di sfuggita le
nostre terre. Anche questa volta i devoti vastesi ringraziarono il loro
protettore per averli preservati da un bilancio più pesante. Venne effettuata
anche una raccolta di fondi per restaurare la chiesa e la statua del Santo:
venne sostituita la spada in legno con altra d’argento lavorata a Vasto, si
pose sul simulacro un nuovo elmo d'argento fatto arrivare da Napoli e un nuovo
ricco mantello, mentre la chiesa venne consolidata, ampliata e decorata
nell’anno 1852, così come riportato sull’iscrizione dettata dal
canonico Giacomo Tommasi, posta sull’architrave della cantoria.
Fino alla fine degli anni ’70, la processione del
Santo Patrono si svolgeva la mattina del giorno 30 settembre, al termine della
S. Messa Solenne.
Se la processione è sempre un momento di fede,
raccoglimento e preghiera, nel settembre del 1924, si è cercato di stupire i
fedeli con degli effetti teatrali, definiti senza mezzi termini dal periodico “Il Vastese d’Oltre Oceano” un’offesa
alla civiltà e irriverenza alla religione. Ma leggiamo direttamente dalla
cronaca del tempo quello che avvenne: «Quando
la statua del santo arrivò al largo Diomede, fu fatta sostare per un momento,
perché potesse ricevere il saluto dell’angelo. Sospesa ad una corda, tesa fra
il balcone di casa Miscione e quello del palazzo Palmieri, si vide allora una
bambina, appena decenne, vestita da angelo, tirata da funi, attraversare per
tre volte lo spazio deal balcone di casa Miscione al centro della piazza; la
prima volta per suonare un campanello, la seconda per incensare il santo col
turibolo, la terza per salutarlo con la bandiera: una inopportuna riesumazione
dei misteri del medio evo, che avrebbe fatto bene a non permettere, perché oggi
suonano offesa alla civiltà, irriverenza alla religione».
Oggi, come un tempo, la processione vespertina è
sempre molto partecipata grazie alla presenza delle confraternite vastesi,
delle associazioni civiche e religiose, delle autorità civili e militari e di
tantissima gente, che con fede e devozione accompagna la statua dell’Arcangelo
lungo il percorso di ritorno alla propria cappella.
Lino Spadaccini




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