Appassionato cultore delle arti e della letteratura, autore di pubblicazioni sulle tradizioni popolari di San Salvo, poeta dì classica ispirazione romantica, più volte premato nelle rassegne letterarie e poetiche a Vasto e in Abruzzo. Ha sempre privilegiato quel caratteristico e tipico atteggiamento di uomo ossequioso, ispirato alle nostra religione, di cui ha mostrato attaccamento, ligio al rispetto della altrui personalità, amante della famiglia e degli ideali di dignità. Noi l'abbiamo avuto amico sincero di cui abbiamo condiviso le aspirazioni. Ai familiari giunga il nostro commosso cordoglio.
Giuseppe Catania
IL RICORDO DI BALDUZZI SU SANSALVO.NET
Oggi muore Leone Balduzzi il cavaliere, muore
all’età di 89 anni.
Si è spento tra le
braccia della sua famiglia serenamente, come ci dice affranta la figlia
Angiolina. Vogliamo ricordarlo con le parole della sua famiglia, riprese dal
sito a lui dedicato (leggi).
Leone Balduzzi ha cantato il cuore della nostra città traducendo
in note il suo spirito, noi non possiamo fare altro che omaggiarlo ricordandolo
a quanti ogni giorno ci leggono.
“Leone Balduzzi appartiene ad un’antica famiglia di bottegai.
Il nonno, ebanista e friulano d’origine, apre nel 1830 il primo esercizio
commerciale di San Salvo, ai tempi di stampo prettamente agricolo. Verso fine
Ottocento la bottega originaria viene ampliata dal padre Angelo, introducendo
utensili da falegnameria e attrezzi da calzolaio e al contempo assunse forme di
drogheria, dove si potevano acquistare generi alimentari e prendere anche il
caffè con una macchina a vapore.
Negli anni venti del XX secolo il “Bar Balduzzi” rappresenta con
la cantina Pignatelli, un luogo di ritrovo del paese, caratterizzato da un
economia agricola, orientata all’autoconsumo. Erano comunque presenti botteghe
artigiane e alcuni negozi di tessuti. Dopo aver svolto diverse mansioni fra cui
quella di parrucchiere, sposa nel 1944 Antonietta Terreri. Dal matrimonio nasce
nel 1946 la figlia Angiolina e nel 1951 il figlio Ivo.
Ed è proprio grazie alle capacità imprenditoriali della moglie
Antonietta, che avviene alla fine degli anni quaranta l’evoluzione della
famiglia Balduzzi, specializzandosi nel settore merceria e chiudendo al tempo
stesso lo storico Bar, di valore più affettivo che economico. Le richieste di
corredi, nel periodo in cui alla base dei contratti matrimoniali vi era la dote,
venivano soddisfatte dalla nuova attività. Siamo negli anni della seconda
guerra mondiale. Le partenze per il fronte e il clima di instabilità che si
respira ovunque cambiano la situazione sociale ed economica del paese, in cui è
forte il sentimento di perdita e distruzione.
Ed è in questo periodo che emerge in Leone Balduzzi una
sensibilità d’animo e un attaccamento ai concittadini della sua amata San Salvo
fuori dal comune. La sua forte passione per la poesia e la musica lo portano al
tentativo di riscoperta delle tradizioni paesane interrotte dalle mutate
urgenze post-belliche.
“Dopo la guerra, gli anziani non ci pensavano più, ed io, che
invece ero ragazzo, avevo capito che era una cosa bella, e ho cominciato a fare
il testo e la musica e ho ricominciato a dare vita ad una tradizione che era
prima di noi…. Io ho fatto sto Sant’Antonio e l’abbiamo rinnovata”. Alla fine
degli anni Quaranta Leone si reca dagli anziani del paese per farsi raccontare
i riti e le usanze vissute negli anni della sua infanzia, oramai in declino.
Compito arduo, che necessitava della giusta ermeneutica da parte sua e dei suoi
compagni di ricerca. “Prendevo qualche vecchietto in campagna e mi facevo
cantare. Io ho cercato di capire….Che poi per fare i vocaboli, non era facile! Perché
cercavo aiuto da tutti quanti e dicevo: “Scrivili”, ma quelli erano analfabeti,
stavano in campagna e se li inventavano e io facevo fatica….”
Così si interessa allo studio del vernacolo, recuperando canti
relativi alle attività lavorative quotidiane, alla sfera religiosa e ai cicli
della vita come le ninne nanne canti nuziali, di ballo e lamenti funebri. Siamo
agli inizi degli anni cinquanta. Leone e il suo circolo si organizzano per
rivitalizzare la tradizione di “Sand’Andùnie” , legata a Sant’Antonio Abate. Il
santo è particolarmente apprezzato dai contadini abruzzesi per essere ritenuto
il protettore del maiale, alla base dell’economia locale.
La tradizione narra che un gruppo di musicisti e cantanti in
maschera si recavano davanti alle case degli abitanti del paese, che colti di
sorpresa offrivano a loro volta generi alimentari o denaro. Ed è così che il
circolo di Leone diede vita alla riproposizione dell’antica tradizione. Fino a
quando non fu più sentita dalla gente, come da lui stesso testimoniato. “Per
una decina d’anni è andata bene, io avevo un circoletto dove organizzavamo
queste cose, e poi da lì si partiva e si andava davanti alle case a cantare e
se ne usciva più affraternati, non è che offrivano chissà quanta roba, dei
fichi secchi o quelle cose che avevano. Dopo accadde che non c’era più
quell’amore, ora si spende e si va al ristorante”.
All’inizio degli anni Sessanta infatti, in pieno boom economico,
nel paese di San Salvo iniziò quella lenta seppur continua espansione,
economica e demografica, che trasformò il comune in città di San Salvo nel
marzo del 2007. Le condizioni di vita migliorarono, anche se il processo di
industrializzazione ebbe diverse conseguenze negative, sociali e politiche. Le
tradizioni subirono una fase di declino e annichilimento.
Ecco perché Leone fu
fra i pochi, se non unico promotore della diffusione culturale in un paese come
quello di San Salvo. Nel 1983 fonda “Città di San Salvo”, il primo complesso
bandistico cittadino da lui caparbiamente sostenuto al fine di consentire a
giovani talenti musicali di evidenziare le loro qualità, avviandoli agli studi
del Conservatorio.
L’empatia dei concittadini nei suoi confronti toccò il punto più alto quando compose, fra i numerosi canti dialettali da lui scritti, Santisalve bbelle, pensando ai compaesani ormai emigrati, scritta da un vero gentiluomo, da chi che con affetto materno pensa a figli lontani, nostalgici del paese natio. In breve la popolarità del brano fu tale che si decise di trascrivere il canto su una cartolina, inviata in Australia, dove ha costituito il sottofondo musicale dei ritrovi fra compaesani salvanesi in terra straniera. (….)”
L’empatia dei concittadini nei suoi confronti toccò il punto più alto quando compose, fra i numerosi canti dialettali da lui scritti, Santisalve bbelle, pensando ai compaesani ormai emigrati, scritta da un vero gentiluomo, da chi che con affetto materno pensa a figli lontani, nostalgici del paese natio. In breve la popolarità del brano fu tale che si decise di trascrivere il canto su una cartolina, inviata in Australia, dove ha costituito il sottofondo musicale dei ritrovi fra compaesani salvanesi in terra straniera. (….)”
I funerali si terranno
giovedì 20 agosto alle ore 10,30 nella chiesa di San
Giuseppe.

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