di Lino Spadaccini
Una rievocazione storica, citata anche da Luigi Marchesani,
nella sua Storia di Vasto, che veniva
saltuariamente proposta nel periodo di carnevale, era la
"Cavallarèjje", ovvero la tradizionale mascherata a cavallo dei
vetturali vastesi, in ricordo delle incursioni turchesche sulle nostre coste
dal XVI al XVIII secolo.
"In origine, la
mascherata consisteva in un corteo di cavalieri dalla pelle nera", si
leggeva in un articolo degli anni '20 apparso sulle colonne de Il Vastese d’Oltre Oceano, diretto da
Luigi Anelli, "che per prima coppia
aveva un Pascià a lato di una fanciulla bianca, vestita di candidi veli. Oltre
alla magnificenza dei vestiti, la mascherata si distingueva per la ricchezza
dei turbanti e dei fez dei cavalieri della
foto storiche>>>
mezzaluna, letteralmente ricoperti
di fiammanti collane di oro".
Con il passare degli anni anche la rievocazione perse il
significato e il suo fascino iniziale: i costumi turchi passarono di moda e la
caratteristica mascherata della Cavalleria era stata trasformata in un corteo
reale con la coppia coronata seguita dal codazzo di "cavalieri bianchi dai serici vestiti,dalle sgargianti gualdrappe dei
loro destrieri ed armati di innocue sciabole di legno inargentato".
Alle ore 10, dal cortile di palazzo d’Avalos, lo squillo di
trombe annunciava l’uscita della sfilata. Apriva il corteo il Capitano delle
Guardie (Pietro Molino), seguito dal 1° trombettiere (Michele Molino); seguiva
la coppia reale formata dal Re (Vincenzo Cicchini), in groppa ad un superbo
baio dorato, con corona e collare del Toson d’Oro al collo, e indosso un manto
di velluto rosso, cappa di ermellino, abito di velluto nero e gambali di pelle.
Alla sua destra, su un bel morello, cavalcava la sua sposa (Nicola Tana), tutta
vestita di bianco. Seguivano il 2° trombettiere (Michele Aucone) e 30
cavalieri.
Per le strade era usanza appendere per i piedi, lungo un
filo tra case o balconi, innocenti galline vive, che venivano ripetutamente
colpite dai cavalieri con le loro sciabole di legno, fino ad ucciderle. "Cinquanta le galline sacrificate",precisò il cronista dell’epoca, "che la sera di domenica furono servite nel
lieto simposio di quanti presero parte alla mascherata. Non è stato possibile
però poter precisare il numero delle bottiglie che furono tracannate per poter
accompagnare nello stomaco quegl’innocenti volatili".
Le ultime edizioni di questa manifestazione risalgono
all’immediato dopoguerra, come testimoniato dalla presenza di alcune foto, che
ci mostrano la lunga sfilata e la ricchezza dei costumi.
Chiudiamo in versi con una bella poesia dialettale scritta
da Anna Stivaletta Artese, inserita nella raccolta Vit' e Mmare, pubblicata nel 2009 dall'editore Cannarsa:
Sciàmbiddàtte
Carnivàle
Lu puajèse mé
pe Carnivàle,
s' è parat' a fešte
e pìure asse
s' á masse la
màschere.
Pare na mbrijàche!
Abbálle, rèid' e
cánde,
parle, ariccánde
e senza ritágne
e virivágne
storia brítte
há purtàte 'm piázze
e rèid' e cánde
come na pázze.
Ujje sta ggènde
finalimènde sende
cand' è bbèlle la
libbirtè.
Sciàmbiddàtte
Carnivàle
ch' ógne máscher' a luvuàte,
pìure s' ogné fácce
vale

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1 commento:
Queste foto mi sembra testimonino i preparativi e poi la sfilata del Marchese d'Avalos per le vie della città. Confesso la mia sorpresa nello scoprire che questa manifestazione si faceva già negli anni '20 e almeno fino al '47. Sorpreso perchè pensavo che questa rievocazione (Toson d'oro) fosse ideazione più recente.
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