domenica 8 febbraio 2015

Speciale 2015: Carnevale nel tempo, la tradizione del "ballo muto" (3^ puntata)


di Lino Spadaccini

Un’antica tradizione carnascialesca molto seguita e apprezzata era "Lu Bballe mîte" (Il Ballo muto), una specie di quadriglia, ben strutturata che veniva eseguita a suon di organetto da un gruppo di soli uomini,
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alcuni di quali vestiti da donna.
"Per l'arrivo del ballo dei fidanzati la chiassuola è in festa", sono queste le parole del poeta e pittore vastese Carlo Palmili, che ci ha lasciato una suggestiva descrizione della festa ed uno spaccato di vita del centro storico vastese, verso la fine degli anni '40. Ed ancora: "Dovunque si vedono preparativi di comari, di fidanzate, che corrono indaffarate or da questa or da quella parte. Le fanciulle, tutte azzimate, attendono impazienti l'arrivo delle maschere. Restiamo in attesa anche noi; mentre ammiriamo, seduta dinanzi ad una umile casetta, una giovane bellissima, con grandi occhi e grandi archi di ciglia. I capelli biondissimi sulla fronte le incorniciano il volto. Le penzola fra i denti un garofano rosso. È pensosa. Sua zia, una vecchia rugosa, si fa sull'uscio, nella piazza, ed impreca perché desidera che il ballo avvenga dinanzi alla sua abitazione. Il desiderio della vecchia suscita grandi gelosie. Le donne si avvicinano minacciose, mostrando pugni all'aria. La vecchia è furente. Nasce quasi un tafferuglio. In questi convulsi ragionamenti irrompono le maschere. In un istante mi sento scatenare alle spalle urli, grida, rumori d'ogni sorte. È la moltitudine che, per raggiungere la piazza s'accalca precipitosamente, soffocandoci. Le maschere si dispongono per il ballo. Ammiriamo i costumi sgargianti, ricchissimi, specie di quelli che vestono da donna. Veramente veder uscir un viso rude, maschile, dall'abito femminile, non è piacevole. Comunque, disimpegnano con abilità la loro parte di donna. V'è nei loro sguardi un'ansietà di far presto, perché devono ancora visitare altre fidanzate. Il pubblico aumenta fino a chiudere la piazza. Il suonatore di fisarmonica suona: il direttore del ballo dà il comando: le maschere iniziano il ballo fra una pioggia di fiori, coriandoli, di stelle filanti…".
Questa tradizione, sin dal dopoguerra, è stata tenuta viva per tanti anni prima da Mastro Gino Pracilio, e successivamente dal compianto Ezio Pepe, che l’ha riproposta anno dopo anno, con il coinvolgimento dei giovani della parrocchia dei Salesiani, fino al 1994.
L’ultima edizione è stata quella del 1995, in un certo senso un omaggio al compianto Zì Culucce, scomparso solo qualche settimana prima, grazie alla regia di Ida Pepe, che ha pazientemente istruito le sedici coppie di ragazzi, seguendo minuziosamente i passi tramandi dell’antica tradizione.
Un'altra consuetudine abruzzese piuttosto lugubre e ripugnante, importata dai mercanti baresi, era quella del "carnevale morto". Su un carretto sgangherato veniva sistemato un fantoccio fatto di cenci e di paglia. Intorno c’erano il prete, il sagrestano e varie maschere con lumi accesi e grossi campanacci. Dietro il carretto, seguiva la moglie di carnevale, che addolorata piangeva e si strappava i capelli per il marito morto. Tutt’intorno i monelli schiamazzavano e gridavano lagnosamente: "È morto Carnivale, e po' po' po'!".
Antonio De Nino, nel volume Usi e costumi abruzzesi, vol.II, a tal proposito, annotava: "Si fa, inoltre, un carnevale di cartone, portato da quattro becchini con pipe in bocca e fiasche di vino a tracolla. Innanzi va la moglie di Carnevale vestita a lutto e piange, e piangendo ne dice delle grosse! Ogni tanto la comitiva si ferma; e, mentre la moglie di Carnevale fa la predica, i becchini fanno una tirata alla fiasca. In piazza poi si mette sopra un rialzo il defunto Carnevale; e, tra il rumore dei tamburi, gli schiamazzi della moglie e l’eco della moltitudine, danno fuoco a Carnevale".
In alcuni paesi abruzzesi veniva messo un uomo in carne ed ossa all’interno di una cassa da morto, che ogni tanto si rianimava attaccandosi al fiasco di vino,  seguito da un finto prete, con tanto di acquasantiera e aspersorio, e alcune donne in lacrime intente a gridare:
Carnivale, pecchè scì morte?
Pane e vine non te mancava;
La ‘nsalata tinive a l’orte:
Carnevale, pecchè scì morte?
Ed anche:
Carnivale, pirchè scì muorte?
La ‘nsalata tenivi all’uòrte:
Lu presutte tenivi appise:
Carnevale, puozz’ esse accise.
La versione vastese della mascherata aveva una chiusura più serena. Un pulcinella enorme, con un cuscino sulla pancia, sotto i vestiti, a dimostrare il troppo cibo ingozzato, messo su un cavallo bianco, andava verso l’imbrunire in giro per la città gridando:
"Chi te li maccarune d’avanze!
Ecche la panze! Ecche la panze!"
E poi aggiungeva:
"Popolo di Vasto, statti bene!
Stanotte me ne vado!
Arrivederci st’altr’anno!".
Il corteo terminava al largo della fontana, dove un grosso fantoccio di paglia veniva bruciato fra gli applausi dei parenti.
A tal proposito abbiamo una testimonianza diretta, riportata sulle colonne de Il Vastese d'Oltre Oceano. "A mezzanotte in punto", si legge nell'articolo del 1924, "fece il solenne ingresso nel Teatro (Rossetti) il corteo funebre, per procedere al seppellimento di Carnevale; questa volta il personaggio di Carnevale morto, era rappresentato da 'Ssassine, che disteso sulla bara, col ventre enormemente gonfio, per le scorpacciate fatte, veniva portato da quattro becchini e seguito da una folla di maschere che si struggevano in pianto. Deposta la salma nel centro della sala, il medico settore, Ciccillo Pomponio, affondò un coltellaccio nella pancia di Carnevale, dalla quale trasse fuori ogni sorta di ben di Dio. Costatato così che la morte era avvenuta per indigestione, il corpo di Carnevale, preso di peso dai necrofori, venne buttato giù dalla buca del suggeritore; e qualcuno assicura che, nel salto, il povero 'Ssassine, il quale faceva da Carnevale per ischerzo, si sia fiaccate le ossa per davvero".
Prima dell'arrivo del corteo funebre, sempre all'interno del Teatro Rossetti venne celebrato lo sposalizio di giovani coppie. Questa mascherata, guidata da Ciccillo Pomponio e composta dai soci della Stella Azzurra, rappresentava un corteo nuziale vastese, dove spiccavano i caratteristici e sgargianti costumi dell'Ottocento. In prima fila c'era la coppia di sposi e dietro una lunga fila di parenti e amici: le donne col pidicarone in testa e con abiti di seta molto colorati, mentre gli uomini portavano il tradizionale cappello a punta, giacchetta di castoro, gilè di seta, calzoni corti di velluto e scarpe con fibbie d'argento.
Dopo aver percorso le vie della città, il corteo si spostò verso il Teatro Rossetti, per la celebrazione delle nozze. "Lì Romeo Del Prete, nelle vesti di Sindaco", si legge nell'articolo, "fece un bel discorsetto agli sposi, ricordando alla donna il suo dovere di sottostare al marito, all'uomo il viceversa; ed infine raccomandando loro, di mantenersi sempre fedeli devoti del gran santo di cui ogni anno ricorre la festa l'11 novembre (chiaro riferimento a San Martino protettore dei cornuti), in nome di Carnevale li dichiarò uniti in matrimonio".
Un altro gruppo che spesso si vedeva in giro per le strade era quello de "li cucciulune", costituito da giovani buontemponi vestiti con lunghi camici bianchi ed enormi teste di cartapesta, che attraversavano lentamente le strade della città.
Chiudiamo questa carrellata di mascherate con una vecchia filastrocca che si cantava ai bambini nel periodo di carnevale, riportata da Francesco Pisarri sulle pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano:
I’ sacce na favulatte:
Martine ngli la rungatte,
Martine nghi la pale
Dave mazze a Carnivale!
Carnivale ni’ steve bone;
s’ha magnate nu pare d’ove.
- E chi l’ à fitate?
- La hallina ‘cciuppicate…
- E chi l’ à ‘cciuppicate?
- Lu huardiane di la salve.
- Addò è lu huardiane?
- E jute pi làine.
- Addò sta li làine?
- À servute pi fèuche.
- Addò sta lu fèuche?
- L’à stutete l’acche.
- Addò sta l’acche?
- Si l’à bivute la vacche.
- Addò sta la vacche?
- E jute a la mundagne
e ariporte nuce, nucelle e castagne.


























































































1 commento:

Alessandro ha detto...

Belle foto. Grazie per averle pubblicate.