| L'autore Fernando D'Annunzio con i Cantori di S. Antonio Abate |
di LINO SPADACCINI
Ultimo interprete de "La Štorie"
è il poeta Fernando D’Annunzio. Spinto dall’amico Carmine D’Ermilio, dal 1995
ha ripreso l’antica tradizione carnascialesca vastese, riproponendo ogni anno,
e sempre con maggiore successo, una sintesi dei principali avvenimenti
dell’anno appena trascorso, partendo da quelli a livello mondiale e nazionale,
fino a giungere a quelli locali, attingendo soprattutto dalla classe politica,
che non manca
mai ogni anno di fornire spunti interessanti, condito con po' di
pepe per rendere il piatto più gradevole e saporito.
«Il
canto della "Štorie" – afferma il poeta vastese – è un canto tradizionale nato anticamente per
dare l’occasione al popolo, allora “suddito”, di approfittare del Carnevale per
prendersela, con versi più o meno garbati e spesso burleschi e satirici, con
quelli che erano i "signori/padroni" che all’epoca comandavano. Ora
che i "signori/padroni" vecchio stampo non ci dovrebbero più essere,
i bersagli della satira e delle burle diventano spesso i politici, specialmente
quelli che al momento governano, indipendentemente dal loro colore politico,
insomma... a ch’attocch’ attocche e chi
tè' la cote di pajje... se l’abbrusce. "La Štorie" – prosegue Fernando D’Annunzio – viene riscritta ogni anno e gli argomenti
trattati sono scelti tra quelli di pubblico dominio, da quella che é la voce
del popolo: critiche, lamentele, battute,... che si sentono ogni giorno e che
riguardano fatti e personaggi che hanno dominato la scena, durante l’anno
trascorso. Chi scrive, spesso deve anche provvedere ad addolcire le troppo
colorite espressioni e le invettive che escono spontanee dalla bocca di gente
sempre più scontenta e a volte esasperata».
Il dialetto usato è volutamente scritto in modo da essere comprensibile
anche ai lettori che non conoscono il vastese, pur mantenendo la possibilità di
leggere le strofe con pronuncia e accenti tipici del dialetto prettamente
vastese.
Con l’edizione 2015 sono ventuno le "Štorie"” scritte da Fernando
D’Annunzio. Nei testi proposti fino ad oggi, è possibile trovare uno spaccato
del nostro Paese, dal terremoto provocato da Tangentopoli, alle dimissioni da
magistrato di Antonio Di Pietro (E Di Pitre
avè tanàte / Tutti chille ch'à rrubbàte, / ma 'rruvàte a li cucciulùne / à
'vuta da' li dimissiùne), a Bettino Craxi che dall'Italia se n'à scappàte, ai Presidenti del Consiglio che si
sono avvicendati, al Giubileo del 2000, all’introduzione dell’euro e ai tanti
problemi che hanno afflitto l’Italia, senza tralasciare la politica
internazionale, come l’attentato dell’11 settembre 2001 e la huerre all'Irakène.
Come ogni Štorie che si rispetti, non possono mancare i riferimenti alle
vicende locali, dove la politica la fa da padrone, attraverso le
amministrazioni Tagliente, Pietrocola e Lapenna. Tanti i problemi vecchi, ma
ancora molto attuali, come ad esempio la mancanza dell’acqua (E intande passe l'anne, / n' zi po' fa'
manghe li panne, / li cazzette e li mutande / l'allavàme a "Acqualande").
Ma tra i gustosi ottonari prodotti dalla vena poetica di Fernando D’Annunzio
possiamo trovare avvenimenti piccoli e grandi che hanno fatto un po' la storia
della nostra città, come ad esempio la bufala delle famose scimmie che
raccoglievano le olive (Pur' a la štampe
hanne mess' a ddindenne ca quattre scìmmie la live jave cujjenne), oppure la realizzazione del lungo tunnel ferroviario
sotto la nostra città, un'opera che sembrava non trovare mai fine (Sott' a lu Uašte passe na cavùte / che fin'
a mo ancòre s’è finùte, / cì'adà passà' lu trene, ma chi sa / se nnu' 'i li
putém’ aricurdà); ed ancora, la riapertura de lu ciardìne a D’Avaloss', l’inaugurazione della Circonvallazione
Istoniense (mo, da la "Prete"
fin' a lu "Pianete", / è finalmende tutte 'na tiràte), la
chiusura dell’Università che Ere nu vante pe' chišta città, ma N' z'è
sapùte com'è jùte… / N' z'è putùte o n' z'è vulùte… / ma 'na cose ch'ere bbone
/ oramàje s'è pirdùte. Inevitabili i riferimenti al calcio, gioie e dolori
di tanti sportivi, come nel 1996 quando, per colpa del Presidente Scoppellitti,
la squadre di pallone s'è sfaciate,
oppure al film girato a Vasto "Il
posto dell’anima", con Michele Placido, Silvio Orlando e Paola
Cortellesi, ed ancora i Palazzi
Scolastici dipinti di colore celeste, la nomina di Bruno Forte a pastore della
diocesi di Chieti-Vasto, la nomina vescovile di Don Piero Santoro, fino ad
arrivare alle ultime edizioni con le vittorie del centauro vastese Andrea
Iannone, il restauro della statua di Gabriele Rossetti e l’esibizione delle
Frecce tricolori.
Nel 2014, a dieci anni di distanza dalla prima pubblicazione, dal titolo Ogne anne 'na Štorie, Fernando
D’Annunzio ha deciso di dare alle stampe l’intera raccolta di testi, che
rappresentano, a ragione, un vero patrimonio per la città, per tutti i cultori
delle tradizioni popolari vastesi e per gli appassionati della bella parlatura
paesana. Un volume che racconta, con toni delicati e ironici, uno spaccato di
vita quotidiana, quasi un ideale diario lungo vent’anni, dove il lettore viene
accompagnato e invitato a riflettere sulle principali vicende che, nel bene o
nel male, hanno segnato parte della propria vita.
Il pregevole volume curato dall'autore, con la collaborazione di Pasquale
Spadaccini e Beniamino Fiore, edito da Il Torcoliere di Vasto, oltre a
raccogliere le venti Štorie dal 1995 al 2014, comprende una ricca
documentazione storica e fotografica sul "Carnevale nell'antica tradizione
vastese".
Lino Spadaccini
| Il poeta Fernando D'Annunzio con Carmine D'Ermilio coordinatore dei Cantori di S. Antonio Abate |


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