venerdì 13 febbraio 2015

Crollo D'Avalos: "1644, sin d'allora le acque avanzanti alla pubblica fontana cominciarono a condursi nel giardino di D'Avalos"

TECNICI INVITATI A CONOSCERE LA STORIA DELLA CITTA' PER POTER ADEGUATAMENTE INTERVENIRE

di Giuseppe Catania

Amministrare una città come Vasto, dalla storia millenaria, custode di nobili tradizioni, dall'ambiente naturale prestigioso, dalle inestimabili ricchezze archeologiche ed urbanistiche, presuppone la conoscenza almeno elementare del retaggio che gli avi ci hanno tramandato, per non incorrere in spiacevoli inconvenienti.
Tutto questo per il responsabile impegno per tutelare le prerogative ereditate dal passato.

E se non si è in grado di conoscerle è indispensabile studiare per poterle identificare e tutelare, anche perché, oggi, ogni città, ogni borgo ha una sua abbondante letteratura legata alle vicende umane.

La Città del Vasto vanta biblioteche di importanza nazionale, fornita di volumi di autori illustri che hanno studiato e pubblicato le vicende e gli avvenimenti storici cui poter attingere per rendersi conto che quanto si "presume di scoprire" è stato già consacrato degli storici antichi.

I giornali e le televisioni hanno pubblicato da metà gennaio 2015 le notizie (corredate da foto) sul crollo del muro di sostegno dei giardini napoletani di Palazzo D'Avalos; ed i "tecnici" intervenuti per verificare le cause del crollo, hanno scoperto, tra l'altro, una cisterna sotto il cortile dell'edificio (da noi già resa nota e che esisteva da tempo immemorabile); e dal lato del muro crollato un pozzo e canalizzazioni varie.

Nel 1427 il capitano di Ventura Giacomo Caldora, signore del Vasto ricostruì il Palazzo traendo dalle rovine della città romana di Buca, porto commerciale di Punta Penna, tegoloni, marmi, segati e mattonacci.

Lo storico Flavio Biondo a pagina 399 della sua "Italia Illustrata" (1448) scrive:"Vastum Aymonis nobile et vetus oppi- dum quod prisci dixere Histonium, idque theatri vetustissimi vetigiis et Palatio et ornatum, quod Jacubus Caldora, est in ea superbissimum aedificavit".

Incendiato dai turchi guidati da Pialy Pascià il 1° agosto 1566, venne ricostruito dai D'Avalos con il contributo di 5.500 ducati dell'Università del Vasto.

Vogliamo augurare che i reggitori della cosa pubblica ed i "tecnici" abbiano notizia di questi autorevoli riferimenti giacché, fin da tempi immemorabili esistevano delle "cisterne" a Palazzo D'Avalos, necessarie non solo per l'uso domestico (e indispensabili nei momenti degli assalti dal mare), ma anche per le esigenze degli animali e delle coltivazioni.

Ma da dove proveniva l'acqua che alimentava le "Cisterne" di Palazzo D'Avalos; la vasca di Torre Mozza (dove attualmente c'è il Ristorante Le Cisterne); la "Fonte Rotonda" fatta costruire nel 1465 dal Mastrogiurato Cola Sottile di fronte a Porta Palazzo?

Della "Fonte Rotonda" scrive Luigi Marchesani nella sua "Storia di Vasto"(1838): "Di questa fontana animata dalle acque delle Luci, gli Statuti del 1503 discorrevano; restaurata nel 1619 fu demolita nel 1629 da Innico D'Avalos, il quale vi sostituì quella che oggi abbellisce il Largo della Fontana". (Allora davanti S. Giuseppe ndr).

Scrive ancora lo storico Marchesani a pag.215 "altra fontana, provveduta dalle medesime acque delle Luci, e di marchesal proprietà, esisteva nel 1503 e nel l554 appoggiata all'angolo del Palazzo Marchesale, ad uso abbeveratoio. Egli è probabile che questa, con le mutazioni del 1639 si togliesse, poiché non esisteva più nel 1644, forse sin d'allora le acque avanzanti alla pubblica fontana cominciarono a condursi nel giardino di D'Avalos..."

Abbiamo voluto offrire queste citazioni storiche ai tecnici per sottolineare che per affrontare certi problemi di vitale importanza per la Città, è bene documentarsi, perché, secondo un antico adagio "gli uomini del passato dicono sempre qualche cosa a quelli del presente, affinchè possano tramandarla a quelli del futuro".

Ma quelli di oggi, purtroppo, non leggono la storia del passato (nemmeno quella del presente) preoccupandosi solo di ergersi a protagonisti del presente, senza chiedersi: che fine ha fatto l'acquedotto romano delle Luci? Che fine hanno fatto le acque che alimentavano le numerose fontane della Città e non più esistenti? E quelle delle Terme Romane di Via Adriatica ? E perché "Via Lago" ha questa denominazione ? Per giungere anche a quesiti più recenti sulla Frana del 1956 e le cause che l'hanno determinata oppure sui problemi che sicuramente arrecano le enormi perdite dell'attuale acquedotto.
GIUSEPPE CATANIA

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