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| Cura e gusto: piazza Rossetti anni '60 ai tempi di Vincenzo Pomponio assessore al verde pubblico. |
IL VERDE PUBBLICO
di NICOLANGELO D'ADAMO
Ormai da qualche anno le cronache politiche ci ricordano
quotidianamente che siamo in periodo di crisi. Ad accorgersene, e come, sono stati anche i Comuni
che hanno dovuto abituarsi a drastiche riduzioni
di rimesse finanziarie
dal centro. I bilanci si impoveriscono
di anno in anno e diventa sempre più difficile garantire l’erogazione
dello stesso livello di servizi ai
cittadini.
Tra tagli e sforbiciate ai vari capitoli del bilancio, era inevitabile che si arrivasse, qui a
Vasto, anche a ridurre le spese di
manutenzione del verde pubblico. Non parlo solo delle
condizioni della villa comunale, ma anche e soprattutto dei tanti punti verdi
della città e soprattutto dello stato di abbandono in cui versa un sentiero storico di Vasto: la “Diritta”. E
sappiamo quanto contano il verde e l’arredo urbano per una città che si vuole
a vocazione turistica.
Denuncio questa situazione non per una rituale rampogna
all’Amministrazione comunale, bensì per avanzare una proposta. Per quanto essa
possa valere.
Annualmente alla vigilia della stagione estiva
l’Amministrazione comunale provvede ad assumere, a tempo determinato, una
decina di vigili urbani da affiancare a quelli di ruolo. Quell’assunzione si
giustifica, ufficialmente, con l’aumento
del traffico a causa dell’arrivo dei turisti e la necessità di assicurare anche
un servizio notturno. Orbene la proposta è questa: non sarebbe meglio,
quest’anno (poi si vedrà per il futuro), assumere una decina di giardinieri al
posto dei vigili?
Se la preoccupazione è quella di presentare in ordine la
città all’arrivo dei turisti, saranno sicuramente più utili i giardinieri dei
vigili.
Il comune risparmierebbe: visti gli stipendi dei vigili,
sicuramente i giardinieri costeranno di meno.
NICOLANGELO
D’ADAMO

1 commento:
Giusta riflessione, al limite potremmo fare metà e metà fra vigili e giardinieri. Certo è più piacevole passeggiare in divisa che zappare. Basta che non si adegueranno al "facimme a muina"
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