domenica 11 maggio 2014

11 maggio 1951: sette morti, un aereo cade sulle case di via San Michele

Una delle pagine più dolorose della storia della nostra città
di LINO SPADACCINI
L’11 maggio 1951: un caccia militare, pilotato dal vastese Francesco Della Guardia, si abbatteva su alcune case del quartiere San Michele a Vasto provocando la morte del pilota e di altre sei persone.
Sono passati sessantatré anni dal tragico incidente, anni di silenzio dove il rancore e il dolore hanno lasciato posto al solo ricordo rimasto nel cuore di chi ha perso i propri cari, che ha cercato in questi anni di dimenticare, di lasciarsi dietro le spalle una parte di vita strappata a forza dal dolore.
Quando quattordici anni fa decisi di scrivere un articolo su questa triste vicenda, attraverso le testimonianze dirette delle persone coinvolte, al contrario di quello che si potesse pensare, trovai persone molto disponibili a raccontare la loro triste esperienza: è stato come riaprire un cofanetto di ricordi chiuso a chiave, velato da una comprensibile emozione e qualche lacrima rimasta sospesa nel tempo.


L'anno scorso, con la pubblicazione di un volumetto (foto a fianco), sono voluto tornare ancora sull'argomento, soprattutto per il reperimento di nuovo materiale, sia fotografico che documentario, tratto dal dossier conservato presso l’Archivio Storico dell’Aeronautica Militare di Roma.
«Verso le nove – si leggeva sulle colonne del periodico Histonium – due caccia militari, partiti dal campo di Palese (Bari) in normale volo d’allenamento, sorvolavano la nostra città con provenienza dal mare, allorché l’apparecchio pilotato dal concittadino tenente Francesco Della Guardia lanciava un’alta fiammata e sprofondava a picco nel popoloso rione S. Michele, abbattendo due case, che delimitavano Vico del Giglio. Cittadini del rione Croci e di Vasto Marina hanno confermato l’incendio prima della caduta dell’aereo”.Sul luogo del disastro intervennero subito le forze dell’ordine, i pompieri e tante persone che richiamate dall’enorme boato e dalla coltre di
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fumo nero, che si era alzata verso il cielo, si erano riversate su
Via San Michele per soccorrere le vittime e scavare tra le macerie nella speranza di trovare qualche persona ancora in vita. I primi a soccorrere furono i generosi volontari che abitavano in
zona, tra questi, Silvio Petroro, che al momento del disastro si trovava nella piana dell’Aragona, nelle vicinanze della sua abitazione a Palazzo Mariani. Il ricordo di quei tragici momenti è rimasto indelebile nella sua memoria come in una limpida fotografia.
Ecco come si presentava la scena del disastro descritta con le parole di Silvio Petroro: «…guardavo il campo sportivo quando il rombo di un aereo che solcava il cielo attirò la mia attenzione: arrivava dal mare ed il mio sguardo lo seguì e lo vide fare un giro per Vasto, poi rispuntò verso Sant’Onofrio per prendere la direzione del mare. Sentii all’improvviso un gran boato ed il mio pensiero andò subito alla grande disgrazia: mi trovavo a soli trecento metri dal luogo dove era caduto l’aereo, avevo vent’anni, ed arrivare sul posto si è trattato di frazioni di secondo. Uno scenario terrificante apparse ai miei occhi: la strada era cosparsa di detriti, mattoni, pezzi di aereo, case demolite, un gran fumo che s’innalzava nel cielo, l’aria irrespirabile per la puzza della carne umana e di pecora che bruciavano e la grande paura che la pompa di benzina dell’Agip, posta sulla strada a pochi metri dalla caduta dell’aereo, potesse andare a fuoco».
Cosa è successo in quella triste giornata? In realtà nessuno può dire con certezza cosa realmente sia successo. Francesco Della Guardia si trovava in normale volo di esercitazione quando, giunto nei pressi di Vasto, si è staccato dal suo compagno ed ha compiuto alcuni giri intorno alla città, probabilmente per farsi vedere dalla famiglia. Qualcuno parla anche di evoluzioni compiute dal pilota.
Si sono fatte tante supposizioni. Errore umano o avaria tecnica? Ancora una volta una domanda a cui nessuno può rispondere con certezza. Sicuramente se il pilota vastese non si fosse staccato dal suo compagno di volo, per compiere alcuni giri sopra Vasto, la sciagura si sarebbe potuta evitare. Dalla relazione dell’ufficiale tecnico, compilato in data 16 maggio 1951, il commento fu eloquente: «si escludono le cause tecniche». Anche se bisogna precisare che la valutazione venne fatta soprattutto sulla base delle testimonianze delle persone e sulla verifica dei motori «che non sono sbiellati e che sicuramente erano funzionanti all’atto dell’incidente». Tutto il resto del materiale «per esigenze di Polizia e di soccorso» venne immediatamente rimosso dopo l’incidente da parte dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco.
In mancanza di prove certe, venne chiesta l’archiviazione, anche se gli indizi lasciarono «dubitare della prudenza, perizia e disciplina del pilota».
Sicuramente Francesco Della Guardia non era un pilota molto esperto, in quanto aveva al suo attivo 266 ore di volo, di cui solo 30 ore circa sul Lightning P38. In particolare questo tipo di aereo, dalla configurazione molto originale, con la coda a doppia trave, era particolarmente pesante e difficile da gestire, basti pensare che solo nel 1951, anno della sciagura di Vasto, ci sono stati ben 9 incidenti e solo dopo 4 anni, dopo l’ennesimo incidente, venne decisa la radiazione e demolizione dei restanti aerei.
Inizialmente L’Ufficio Sicurezza del volo  scagionò il pilota da eventuali responsabilità. Ecco cosa si legge nelle carte conservate presso il Ministero della Difesa-Aeronautica: «Lo stato del relitto non ha permesso un esame completo delle varie parti del velivolo.
Con probabilità il pilota è stato costretto a perdere quota a causa dell’imperfetto funzionamento di uno o di ambedue i motori, dovuto alla difettosa o mancata alimentazione. Il guasto all’impianto di alimentazione può essersi verificato durante il volo per cause assolutamente non prevedibili e non evitabili, anche con la più accurata manutenzione e i più accurati controlli prevolo.
L’improvviso insorgere dell’emergenza può aver impedito al pilota di compiere qualsiasi manovra atta ad evitarne le disastrose conseguenze.
L’incidente va comunque classificato fra quelli dovuti a cause accidentali. Si esclude ogni responsabilità del pilota e del personale di terra».
Quindi non è improbabile, che durante il volo sia intercorsa un’improvvisa avaria ad uno dei motori, che abbia impedito al pilota di accusare il guasto via radio e di compiere qualsiasi altra manovra d’emergenza per evitare la tragedia.
La successiva relazione dell’inchiesta tecnico disciplinare redata il 20 agosto concluse che le cause che determinarono l’incidente erano da imputarsi ad una serie di eventi. Leggiamo insieme quali:

a)     All’indubbia constatazione del fatto che il pilota ha arbitrariamente abbandonato la posizione di gregario poco prima di sorvolare l’abitato di Vasto (paese di origine del S. Ten. Della Guardia), e volando in maniera ritenuta senz’altro inadeguata alle capacità professionali adeguate;
b)     Alla complessità delle apparecchiature del velivolo che, consigliando un cauto quanto attento impiego del mezzo, possono portare il pilota ad affrontare situazioni per le quali si richiede prontezza di intuito e tempestività d’intervento;
c)      Alla non perfetta conoscenza di dette installazioni, ciò che avrebbe inibito e per lo meno ritardato delle manovre atte a neutralizzare l’ipotetica menzionata avaria.
In dipendenza di quanto sopra, si è certi di affermare che l’incidente non avrebbe avuto luogo qualora il pilota, attenendosi alle precise disposizioni che regolano la disciplina di volo sugli abitati, avesse tenuto una quota maggiore.
Motori funzionanti in maniera anormale, non hanno sempre dato luogo a luttuosi incidenti, solo perché il volo veniva effettuato a quota di sicurezza.
Si esclude pertanto la responsabilità specialistica di Reparto e si ritiene che il mortale incidente sia avvenuto nelle circostanze di luogo e di tempo descritte dai vari relatori.

Passarono altri dieci anni prima della definitiva archiviazione dell’incidente, perché la Corte dei Conti aveva messo in moto la macchina per rivalersi sulla famiglia del pilota, visti gl’ingenti danni provocati (per la perdita dell’aereo, danni alle abitazioni ed il risarcimento alle famiglie delle vittime).
Ma l’Aeronautica si adoperò in ogni modo per evitare che lo Stato si rivalesse sulla madre del pilota, la signora Anna Ruzzi, a cui tra l’altro era già stato riconosciuto un indennizzo e il caso venne definitivamente archiviato.
Si chiude così definitivamente una delle pagine più dolorose della storia della nostra città, che il tempo ha cercato di cancellare, ma che noi abbiamo volutamente riproporre perché non si può dimenticare il sacrificio di tante vite umane, oppure far sparire i segni su chi, per puro miracolo, è scampato a morte sicura.

Le vittime della sciagura decedute l’11 maggio:

Neri Nicoletta di Scipione e di Di Rosso Maria Spina
Nata a Termoli nel settembre del 1950
Età: 8 mesi

Ciarallo Anna fu Pasquale e di Marchesani Elisabetta
Nata a Vasto il 01/1/1906
Età: 45 anni

Celenza Anna fu Nicola e di Di Cicco Maria
Nata a Vasto il 15/7/1922
Età: 28 anni

Celenza Giuseppe di Michele e Baiocco Maria
Nato a Vasto il 01/10/1950
Età: 7 mesi

Della Guardia Francesco Paolo fu Nicola e di Ruzzi Anna
Nato a Vasto il 18/1/1926
Età: 25 anni

Il giorno seguente, 12 maggio, morì:
Celenza Nicola fu Michele e di Caravaggio Liberata
Nato a Vasto il 15/12/1890
Età: 60 anni

Il 14 maggio, dopo due giorni di agonia, spirò la giovane
Baiocco Maria di Sebastiano e di Pollutri Amina
Nata a Vasto il 30/8/1929
Età: 21 anni

Le altre persone coinvolte nella sciagura, scampate alla morte sono: Giannagostino Giulia di 22 anni, Di Falco Luisa di anni 29, il figlio Angelo di 3 anni, Di Cicco Rosa di anni 49, Sputore Incoronata di anni 48, Di Rosso Maria Spina di anni 32.

Lino Spadaccini





















archivio Aeronautica Militare




archivio Aeronautica Militare

archivio Aeronautica Militare





Officina Santoro, in alto, pezzo di aereo
















L'officina Santoro prima della sciagura aerea



officina Santoro 

Osvaldo e Emilio Santoro

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