sabato 12 aprile 2014

Premio Vasto: la stagione espositiva 2014 apre con l'omaggio a Di Fabrizio e Mastrodascio

OGGI ORE 17.30: Omaggio ad Antonio Di Fabrizio e Silvio Mastrodascio - Scuderie di Palazzo Aragona dal 12 aprile  al 25 maggio 
Nuova stagione espositiva per il Premio Vasto d’arte contemporanea presso le Scuderie di Palazzo Aragona
Il Premio Vasto, consolidata Istituzione operante da
quasi cinquant’anni nel campo della promozione dell’arte contemporanea, nel 2014 rinnova l’impegno nell’organizzazione di un ricco calendario espositivo presso le Scuderie di Palazzo Aragona. Tre sono le tappe dell’ormai consueta staffetta di eventi in programma tra la primavera e l’autunno.

La prima è un Omaggio ad Antonio Di Fabrizio e Silvio Mastrodascio, noti ed apprezzati artisti di abruzzesi, il primo da non molto scomparso ed il secondo operante anche in Canada. La mostra, intitolata “Le relazioni possibili” a cura di Giuseppe Bacci, verrà inaugurata sabato 12 aprile alle ore 17.30 e proseguirà fino al prossimo 25 maggio con ingresso gratuito tutti i giorni dalle ore 17.30 alle ore 20.30.
Dal primo giugno al 6 luglio sarà la volta di “IncontrArti 2014. Le
Proposte del Premio Vasto”, a cura di Daniela Madonna, mostra di opere di validi artisti emergenti sul tema “B come Bambini”, primo capitolo di un ciclo di esposizioni sulle età dell’uomo.

Dal 12 luglio al 26 ottobre, infine, sarà presentato il 47° Premio Vasto: “L’icona ibrida”, a cura di Gabriele Simongini, incentrato sulle ricerche di numerosi artisti che nel multiforme mondo di oggi, ciascuno in piena autonomia, lavorano sull’idea di ibridazione come difficile e mai definitivo rito di passaggio dall’invisibile al visibile.

Buon incontro con l’arte a tutti.



Omaggio ad Antonio Di Fabrizio e Silvio Mastrodascio
“Le relazioni possibili” a cura di Giuseppe Bacci
12 aprile - 25 maggio 2014
Scuderie di Palazzo Aragona, Vasto (CH)
Aperto tutti i giorni ore 17.30- 20.30 con ingresso gratuito
Info: www.premiovasto.it



PREMIO VASTO di Arte Contemporanea 2014
Antonio Di Fabrizio & Silvio Mastrodascio
a cura di Giuseppe Bacci

Vasto, Scuderie di Palazzo Aragona 12 aprile - 25 maggio 2014

Nell’ambito del PREMIO VASTO D’ARTE CONTEMPORANEA, Sabato 12 aprile 2014, alle ore 17:30, nella magnifica cornice delle Scuderie di Palazzo Aragona a Vasto, si inaugurerà la Mostra ANTONIO DI FABRIZIO & SILVIO MASTRODASCIO Le relazioni possibili a cura di Giuseppe Bacci.

La mostra, che rimarrà aperta fino al 25 maggio 2014, è promossa dal Comune di Vasto e dal Comitato Manifestazioni d’Arte e Cultura di Vasto, presieduto da Roberto Bontempo sin dal 1959, anno di fondazione dello storico Premio. Mostra fortemente voluta per rendere omaggio agli artisti abruzzesi Antonio Di Fabrizio e Silvio Mastrodascio, entrambi legati alla tradizione dell’arte figurativa italiana, ma con percorsi diversificati: pittura e scultura sono universi distinti dell’arte, ma non separati. La bellezza, infatti, ha una sua intrinseca comprensibilità, poiché è splendore di forma sostanziale.

Antonio Di Fabrizio, scomparso nell’ottobre 2013, pluricitato ma mai “lodato” abbastanza, già nel 1972 è presente alla XIV edizione del Premio Vasto con sette opere; nel tempo, poi, sono seguite altre sue partecipazioni al Premio.

In mostra, in un percorso che si snoda nel tempo, si potranno ammirare una cinquantina di opere, da quelle più familiari, perché già esposte nelle precedenti edizioni del Premio Vasto ad altre, vere e proprie pietre miliari della produzione artistica di Antonio Di Fabrizio, per concludere con Adriatico, tela del 2012, presumibilmente l’ultima sua realizzazione pittorica.

Un percorso, il suo, che dagli esordi - inizi anni Cinquanta - lo ha visto attraversare diversi momenti artistici (Scuola romana, Pop Art, Iperrealismo, Figurazione magica, Nuova Figurazione), rimanendo, però, ancorato sempre alla sua poetica cifra stilistica, che lo ha caratterizzato nello scorrere del tempo e degli eventi.

La sua opera si collocò dagli anni Settanta in maniera indipendente rispetto alla Scuola Romana e ai Postcubisti, optando subito per le poetiche iperrealistiche, fortemente sostenute da quell’uso della fotografia che si andava sempre più affermando come nuovo mezzo artistico per “leggere” il mondo, per poi tornare alla dolcezza intimista, tra gli anni Ottanta e Novanta.

Renato Barilli, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, così scrive nel catalogo dell’omaggio tributatogli dalla sua città natale, Penne, nel 1992: “Nel corso degli anni Sessanta, il nostro Di Fabrizio squaderna sulla superficie le sue grazie e dolcezze tonali, che si nutrono anche di motivi decorativi, dati, per esempio, dalle righe degli abiti femminili o, invece, dalle foglie, dalle fronde dei temi vegetali, non si sa se sorpresi direttamente in natura o se già ritrovati come elementi ornamentali degli interni. Ma in fondo i due codici si confondono tra di loro, dando luogo ad un risultato unitario: l’artista ricama le sue superfici, le copre di sottili arabeschi intessuti a fior di pelle, come filigrane delicate; e le figure di fanciulle o di donne stentano a emergere da tanta dolcezza, divenendo quasi prigioniere di quelle tappezzerie che le avvolgono e le riportano ad una consistenza espansa a schiacciata”.

L’altro omaggio in mostra è dedicato a Silvio Mastrodascio, figlio autentico di questa terra, che entra a far parte della folta schiera di artisti abruzzesi. Mastrodascio si inserisce nel solco della ricca tradizione della scultura italiana e si confronta con i grandi artisti del passato, caratterizzandosi anche per i segni evidenti delle sue origini. Le sue radici, infatti, si impiantano nella più nobile tradizione abruzzese e la sua arte trae forza ed ispirazione dal fertile humus culturale della nostra terra, che negli ultimi due secoli ha espresso prestigiose figure di scultori e pittori.

Un piacevole ritorno nella sua terra d’Abruzzo quello di Silvio Mastrodascio (nato a Cerqueto nel 1943 e vive e lavora a Toronto, in Canada), che ha visto la sua personale storia d’artista formarsi artisticamente in Italia e maturare professionalmente oltreoceano, in Canada. Sono state le condizioni contingenti dell’epoca che gli hanno suggerito di farsi “emigrante”, per portare avanti la propria storia di dignità nel mondo.

Mastrodascio ritorna volentieri in Abruzzo, che per lui, “artista lontano”, non è la terra ingrata che ha dimenticato i propri figli, ma riscopre l’ardimento di riconoscere i suoi figli lontani e rendere omaggio alle ragioni del loro operato. È così che la Città di Teramo, nel 2004, gli commissiona l’opera La reincarnazione dell’Universo, una grande scultura in bronzo patinato collocata all’ingresso del centro storico della città, con dodici figure rappresentate all’interno del globo terrestre, che si fanno sofferti portavoce del proprio martirio, della propria condizione di “esuli”.

Sempre a Teramo, lungo la “passeggiata dei tigli”, sono collocati i suoi busti bronzei dedicati a eminenti personaggi abruzzesi, lungo un percorso che termina con il Monumento ai Caduti di Venanzo Crocetti, al quale certamente Mastrodascio ha ammirato. Sempre nel teramano, nel Comune di Montorio al Vomano, gli vengono commissionate altre due opere: una fontana bronzea ed una poderosa scultura dedicata alla memoria di Padre D’Andrea.

Anche Vasto, con la sua nutrita famiglia di estimatori d’arte, offre l’omaggio a colui che ha saputo essere modesto tra i modesti, a chi è riuscito ad essere cittadino del mondo facendosi concittadino degli artisti, a chi ha servito l’arte e la bellezza senza asservirsene. Silvio Mastrodascio ha conquistato autorevoli spazi urbani e collezionisti, dispensando loro sculture scarne e seducenti, muovendosi con autorevolezza e piena autonomia nella prestigiosa “Linea Italiana” della scultura figurativa moderna, che ha raggiunto le massime vette espressive con Medardo Rossi, Boccioni, Martini, Marini, Manzù, Crocetti e tanti altri maestri del Novecento.

Lo storico d’arte Maurizio Calvesi scrive in proposito presentandolo: “Se parliamo di scultura, occorre tenere presente che ancora oggi, superata la soglia del Duemila, la tendenza più viva e vitale in questo settore della creatività artistica è quella che potremmo definire genericamente come “figurazione”: ovvero, un linguaggio ancorato alla rappresentazione del corpo umano, immagini e figure che attingono alle radici della tradizione”.

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