Verso il Santo Natale/1
IL TEMPO E LA MEMORIA a cura di BENIAMINO FIORE
IL TEMPO E LA MEMORIA a cura di BENIAMINO FIORE
| Il Mercato della Verdura a piazza Barbacani (fino al 1959) particolarmente animato nel periodo natalizio (dipinto di Michele Provicoli) |
zampogna (basso continuo), rallegrava lo spirito con le note del “Tu scendi dalle stelle”.
Nel Corso de Parma le pasticcerie dei fratelli Martone e di Corto Lungo gareggiavano nella esposizione dei torroni, di loro produzione, che facevano leccare le dita.
Davanti alle vetrine di don Carlo Anelli e di Peppino Reale, alias “Pasticce”, noi ragazzi facevamo codazzo per ammirare, nella prima, i giocattoli allora in voga: cavallucci di carta pesta, carrozzelle, soldatini di piombo, fucili, sciabole, trombette, bambole, palle di gomma, trottole e le statuine per il presepio (“li pizzarille”); nella seconda: libri di favole e di avventure, il “gioco dell'oca”, comunemente detto “la quattr'e ccènche”, quello della tombola, colori a pastello, ecc.
Nei giorni che precedevano immediatamente quelli festivi si notava un'animazione insolita in tutte le attività commerciali ed artigiane. Le botteghe dei generi alimentari rigurgitavano di ogni ben di Dio
| Piazza L.V. Pudente con la fontana e Corso De Parma prima dei lavori di ampliamento (Dipinto di Michele Provicoli) |
davanti agli ingressi erano esposti: barili di aringhe e di sarde, baccalà e stoccafisso, salsicce, “figatèzze” e “nnùjje”. Tra tutte le strade cittadine quella di Portanuova (Corso Palizzi) primeggiava per il numero dei negozi di generi alimentari i quali si servivano della loro inconfondibile “raison sociale” (i nomignoli) per fare maggiormente apprezzare la genuinità e la bontà delle merci in vendita.
Le macellerie esponevano, appesi ad appositi ganci, gl'interiori e le teste degli animali macellati.
La Piazza Barbacani, più del solito, si trasformava in un tappeto di cesti e di sacchi contenenti frutta e verdure: mele, arance e mandarini, meloni d'inverno, pigne, “pèttine” di fichi secchi, mandorle, noci, cime di rape (“li vrùcchele di rape”, cavolfiori, verze, cardi, finocchi, lattuga, insalata riccia (“la scaréule”), “chicòccia ggèlle”, “pepitrèite”. I medesimi ortaggi invadevano, in determinati giorni, anche la Piazza Lucio Valerio Pudente, fino al Palazzo d'Avalos. La Piazza Umberto I (l'attuale Piazza del Popolo), ordinariamente adibita a mercato ittico (“La piazze de lu puàsce”), faceva sfoggio prevalentemente di cassette di anguille e di capitoni e di... strilli dei venditori.
Gli artigiani, specialmente i sarti, i calzolai ed i barbieri non avevano orario da osservare per l'apertura e la chiusura delle botteghe. Tutti erano intenti a lavorare alacremente, anche fino a notte inoltrata, al chiarore scialbo di un lume a petrolio, per mantener fede ai loro impegni.
Non parliamo poi del gran da fare che avevano i fornai durante le feste natalizie. Ai forni era un continuo affluire di scatole di dolci: taralli ripieni, biscotti, mostaccioli, e di tegami di rame con polli; tutta roba che faceva venire l'acquolina in bocca e faceva girare la testa a chi passava davanti ai forni. Le nostre nonne e le nostre madri erano veramente maestre d'arte culinaria!...
(F. P. Cieri)
Le macellerie esponevano, appesi ad appositi ganci, gl'interiori e le teste degli animali macellati.
La Piazza Barbacani, più del solito, si trasformava in un tappeto di cesti e di sacchi contenenti frutta e verdure: mele, arance e mandarini, meloni d'inverno, pigne, “pèttine” di fichi secchi, mandorle, noci, cime di rape (“li vrùcchele di rape”, cavolfiori, verze, cardi, finocchi, lattuga, insalata riccia (“la scaréule”), “chicòccia ggèlle”, “pepitrèite”. I medesimi ortaggi invadevano, in determinati giorni, anche la Piazza Lucio Valerio Pudente, fino al Palazzo d'Avalos. La Piazza Umberto I (l'attuale Piazza del Popolo), ordinariamente adibita a mercato ittico (“La piazze de lu puàsce”), faceva sfoggio prevalentemente di cassette di anguille e di capitoni e di... strilli dei venditori.
Gli artigiani, specialmente i sarti, i calzolai ed i barbieri non avevano orario da osservare per l'apertura e la chiusura delle botteghe. Tutti erano intenti a lavorare alacremente, anche fino a notte inoltrata, al chiarore scialbo di un lume a petrolio, per mantener fede ai loro impegni.
Non parliamo poi del gran da fare che avevano i fornai durante le feste natalizie. Ai forni era un continuo affluire di scatole di dolci: taralli ripieni, biscotti, mostaccioli, e di tegami di rame con polli; tutta roba che faceva venire l'acquolina in bocca e faceva girare la testa a chi passava davanti ai forni. Le nostre nonne e le nostre madri erano veramente maestre d'arte culinaria!...
(F. P. Cieri)
3 commenti:
A Natale e S.Silvestro il mercato di frutta e verdura si spostava in piazza L.V. Pudente. Piazza Barbacani era troppo piccola....
A Natale e S.Silvestro il mercato di frutta e verdura si spostava in piazza L.V. Pudente. Piazza Barbacani era troppo piccola....
Il primo a vendere i giocattoli a Vasto è stato mio padre Leonardo Pagliuca alias Pizzilongo nel 1954 in piazza Rossetti dal 2 gennaio al 5
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