| Il parroco don Domenico Spagnoli mentre presenta l'iniziativa |
| La prof. Lucia Serafini (facoltà Architettura Università D'Annunzio) mentre illustra le trasformazioni architettoniche della chiesa nell'800 |
| L'arch. Laura D'Alessandro spiega il progetto dei complessi lavori di restauro della cripta. I lavori, lunghi e costosi, verranno divisi in diversi interventi. |
Interessante incontro quello avvenuto ieri sera a S. Maria Maggiore, al
termine della
S. Messa vespertina, con la partecipazione della Prof.ssa Lucia
Serafini, Docente di Restauro Architettonico presso l’Università G. D’Annunzio
di Chieti-Pescara, che si è soffermata sul tema “La cripta, il coro e l’architettura pratica di Nicola Maria Pietrocola,
architetto vastese”, mentre l’Arch. Laura D’Alessandro, ha illustrato
alcune proposte progettuali sul restauro della cripta di S. Cesario, che
dovrebbe cominciare nei prossimi giorni.
Ad introdurre la serata, particolarmente apprezzata e seguita da un
pubblico attento, il parroco Don Domenico Spagnoli, il quale ha spiegato il
significato della serata: “Siamo qui
perché abbiamo ereditato un patrimonio artistico, religioso e architettonico da
coloro che ci hanno preceduto. Un patrimonio che ci arriva, come tutte le
eredità, fragile, debole, che ha bisogno di custodia e sono convinto che come
qualsiasi eredità deve rivivere negli uomini e nelle donne contemporanei. Se
riceviamo qualcosa che non impariamo ad apprezzare, questa è un’eredità che si
disperde e non ha più significato. Quindi siamo qui per riscoprire il valore di
quest’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri, San Cesario appunto e la
sua cripta, perché le due cose stanno insieme: la cripta non si giustifica
senza la reliquia di S. Cesario e non si costruisce una cripta se non per custodire
qualcosa di prezioso, innanzitutto il culto di un Martire, che ha testimoniato
Cristo nel Vangelo”.
Molto interessante l’intervento della Prof.ssa Serafini, che ha iniziato
il suo intervento proiettando il famoso quadro dipinto dal vastese Gabriele
Smargiassi intorno al 1837, nel quale primeggia la chiesa di S. Maria Maggiore,
dove si nota il tetto parzialmente crollato, ed ha concluso l’intervento sulla
proiezione del quadro dipinto da Nicola Palizzi, dove si nota ancora la chiesa
di S. Maria Maggiore con la cupola realizzata dall’architetto Nicola Maria
Pietrocola, su progetto del 1838. E proprio il 1838 è una data molto
significativa per la chiesa, in quanto con il progetto realizzato dal
Pietrocola, finalmente si hanno dei documenti e dei disegni certi che ci
raccontano in un certo senso la storia architettonica della chiesa,
profondamente trasformata verso la fine del Settecento e ulteriormente
modificata negli anni successivi grazie allo straordinario intervento del
giovane architetto vastese, da poco laureato, ma con una preparazione decisamente
all’altezza dei migliori architetti del tempo, maturata tra Roma e Napoli.
Ma, come ha sottolineato la relatrice, il nome del
Pietrocola è legato a Vasto, oltre che per i lavori a S. Maria, anche per altri
numerosi interventi che hanno profondamente segnato l’architettura della città
nell’Ottocento, come la realizzazione del cimitero, i lavori a Palazzo Palmieri
ed al Palazzo Genova Rulli ed ancora alla chiesa di S. Giuseppe.
È toccato all’Arch. Laura D’Alessandro il compito di
illustrare un’ipotesi di progetto di restauro della cripta di S. Cesario, che
nasce dall’esigenza di ridare al luogo una sua funzionalità, non solo come
spazio che accoglie le reliquie di Santi, ma anche come spazio più raccolto
dove pregare all’interno della chiesa.
Per fare ciò occorre effettuare un attento restauro su un
luogo pesantemente danneggiato dall’umidità. I lavori piuttosto consistenti, ed
anche costosi, dovrebbero essere realizzati a più riprese, attraverso lo
smantellamento e rifacimento del pavimento esistente, il rifacimento della
doppia gradinata, la pulitura della scalinata che conduce all’esterno, il
risanamento delle pareti perimetrali, l’abbattimento e la ricostruzione della
scalinata che conduce su Piazza del Tomolo, il consolidamento statico delle colonne
ed il restauro delle nicchie e dell’altare. Dovrà essere realizzato anche un
nuovo impianto d’illuminazione, non a norma, l’impianto di climatizzazione e
tutto l’arredo.
Ma il primo passo che verrà effettuato, come ha sottolineato
Don Domenico, sarà il restauro dell’urna di S. Cesario, in quanto sono presenti
evidenti tracce di muffa e vetri rotti che vanno sostituiti.
Lino Spadaccini
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