domenica 10 novembre 2013

S. Maria Maggiore: presentato il progetto di restauro della cripta

Occorre effettuare un attento restauro su un luogo pesantemente danneggiato dall’umidità. I lavori piuttosto consistenti, ed anche costosi, dovrebbero essere realizzati a più riprese, attraverso lo smantellamento e rifacimento del pavimento esistente, il rifacimento della doppia gradinata, la pulitura della scalinata che conduce all’esterno, il risanamento delle pareti perimetrali, il consolidamento statico delle colonne ed il restauro delle nicchie e dell’altare. Dovrà essere realizzato anche un nuovo impianto d’illuminazione, l’impianto di climatizzazione e tutto l’arredo.
Il parroco don Domenico Spagnoli mentre presenta l'iniziativa 

La prof. Lucia Serafini  (facoltà Architettura Università D'Annunzio)
mentre illustra  le trasformazioni architettoniche della chiesa  nell'800

L'arch. Laura D'Alessandro spiega il progetto dei complessi lavori di
restauro della cripta. I lavori, lunghi e costosi, verranno divisi in diversi interventi.
Interessante incontro quello avvenuto ieri sera a S. Maria Maggiore, al termine della
S. Messa vespertina, con la partecipazione della Prof.ssa Lucia Serafini, Docente di Restauro Architettonico presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, che si è soffermata sul tema “La cripta, il coro e l’architettura pratica di Nicola Maria Pietrocola, architetto vastese”, mentre l’Arch. Laura D’Alessandro, ha illustrato alcune proposte progettuali sul restauro della cripta di S. Cesario, che dovrebbe cominciare nei prossimi giorni.
Ad introdurre la serata, particolarmente apprezzata e seguita da un pubblico attento, il parroco Don Domenico Spagnoli, il quale ha spiegato il significato della serata: “Siamo qui perché abbiamo ereditato un patrimonio artistico, religioso e architettonico da coloro che ci hanno preceduto. Un patrimonio che ci arriva, come tutte le eredità, fragile, debole, che ha bisogno di custodia e sono convinto che come qualsiasi eredità deve rivivere negli uomini e nelle donne contemporanei. Se riceviamo qualcosa che non impariamo ad apprezzare, questa è un’eredità che si disperde e non ha più significato. Quindi siamo qui per riscoprire il valore di quest’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri, San Cesario appunto e la sua cripta, perché le due cose stanno insieme: la cripta non si giustifica senza la reliquia di S. Cesario e non si costruisce una cripta se non per custodire qualcosa di prezioso, innanzitutto il culto di un Martire, che ha testimoniato Cristo nel Vangelo”.
Molto interessante l’intervento della Prof.ssa Serafini, che ha iniziato il suo intervento proiettando il famoso quadro dipinto dal vastese Gabriele Smargiassi intorno al 1837, nel quale primeggia la chiesa di S. Maria Maggiore, dove si nota il tetto parzialmente crollato, ed ha concluso l’intervento sulla proiezione del quadro dipinto da Nicola Palizzi, dove si nota ancora la chiesa di S. Maria Maggiore con la cupola realizzata dall’architetto Nicola Maria Pietrocola, su progetto del 1838. E proprio il 1838 è una data molto significativa per la chiesa, in quanto con il progetto realizzato dal Pietrocola, finalmente si hanno dei documenti e dei disegni certi che ci raccontano in un certo senso la storia architettonica della chiesa, profondamente trasformata verso la fine del Settecento e ulteriormente modificata negli anni successivi grazie allo straordinario intervento del giovane architetto vastese, da poco laureato, ma con una preparazione decisamente all’altezza dei migliori architetti del tempo, maturata tra Roma e Napoli.
Ma, come ha sottolineato la relatrice, il nome del Pietrocola è legato a Vasto, oltre che per i lavori a S. Maria, anche per altri numerosi interventi che hanno profondamente segnato l’architettura della città nell’Ottocento, come la realizzazione del cimitero, i lavori a Palazzo Palmieri ed al Palazzo Genova Rulli ed ancora alla chiesa di S. Giuseppe.
È toccato all’Arch. Laura D’Alessandro il compito di illustrare un’ipotesi di progetto di restauro della cripta di S. Cesario, che nasce dall’esigenza di ridare al luogo una sua funzionalità, non solo come spazio che accoglie le reliquie di Santi, ma anche come spazio più raccolto dove pregare all’interno della chiesa.
Per fare ciò occorre effettuare un attento restauro su un luogo pesantemente danneggiato dall’umidità. I lavori piuttosto consistenti, ed anche costosi, dovrebbero essere realizzati a più riprese, attraverso lo smantellamento e rifacimento del pavimento esistente, il rifacimento della doppia gradinata, la pulitura della scalinata che conduce all’esterno, il risanamento delle pareti perimetrali, l’abbattimento e la ricostruzione della scalinata che conduce su Piazza del Tomolo, il consolidamento statico delle colonne ed il restauro delle nicchie e dell’altare. Dovrà essere realizzato anche un nuovo impianto d’illuminazione, non a norma, l’impianto di climatizzazione e tutto l’arredo.
Ma il primo passo che verrà effettuato, come ha sottolineato Don Domenico, sarà il restauro dell’urna di S. Cesario, in quanto sono presenti evidenti tracce di muffa e vetri rotti che vanno sostituiti.
Lino Spadaccini































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