domenica 17 novembre 2013

Amici degli anziani: molto seguita la conferenza su “Solidarietà: grande ricchezza dell’umanità”

riceviamo e pubblichiamo
Angela Poli Molino e relatore Luigi Medea
LA CONFERENZA DEL PROF. LUIGI MEDEA SULLA “SOLIDARIETÀ: GRANDE RICCHEZZA DELL’UMANITÀ”
- Andare sulle strade degli uomini, essere più vicini ai problemi della gente e respirare l’odore della vita -

È stata particolarmente seguita la conferenza-dibattito, organizzata dall’Associazione “Amici degli Anziani”, sul tema “Solidarietà: grande ricchezza dell’umanità”, che si è tenuta il 14 novembre 2013, presso l’Auditorium dell’Agenzia per la Promozione Culturale di Vasto. Relatore è stato il prof. Luigi Medea giornalista, fondatore del “Premio Nazionale
Histonium” e già docente di
Storia della Filosofia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di
Chieti-Vasto.
Dopo un breve intervento di saluto della Presidente dell’Associazione, ins.
Angela Poli Molino, che ha spiegato come l’incontro si pone nell’orizzonte di
una più profonda formazione umana, morale e spirituale delle socie, ha preso
subito la parola il prof. Medea, che ha richiamato innanzitutto i grandi
problemi che affliggono l’umanità d’oggi, soffermandosi poi su due di essi che
sono di estrema urgenza nel nostro Paese: quello della mancanza di lavoro
(soprattutto giovanile) e quello degli immigrati clandestini.
«Di fronte a questi problemi – ha aggiunto il relatore – si è tentati di dire:
“Ma io cosa posso fare? Non ho nessun potere di cambiare effettivamente le
cose!” Questo è vero solo in parte, perché se ognuno si impegnasse a mettere in
pratica i valori proclamati più di 2000 anni fa nelle Beatitudini evangeliche e
che sono alla base di tutti quei principi che conosciamo come ‘diritti dell’
uomo’ qualcosa attorno a noi migliorerebbe, secondo quanto amava ripetere Madre
Teresa di Calcutta: “Se ogni piccolo uomo, in questo piccolo mondo, fa una
piccola cosa, il mondo cambia” ».
Il prof. Medea ha iniziato, quindi, a delineare i “valori fondamentali”, che
ci spingono ad operare a favore della vita, della pace e del rispetto del
creato, e quelli “strutturali”, necessari per un effettivo rispetto dell’uomo e
della sua dignità, quali la libertà, la responsabilità, la giustizia, la
creatività, l’interiorità e la solidarietà.
L’approfondimento del prof. Medea, naturalmente, si è soffermato sulla
“solidarietà”, di cui egli ha spiegato l’etimologia del termine, passando poi a
delineare i principali elementi presenti nella definizione in campo filosofico,
giuridico, politico e teologico.
A questo punto il discorso si è fatto più pratico, perché il relatore ha
cercato di spiegare come far diventare la solidarietà “elemento cardine della
nostra vita”. Ha proposto, pertanto, innanzitutto il superamento di cinque
impedimenti che ostacolano la realizzazione della solidarietà: la tentazione
del non-sguardo, la tentazione del non-ascolto, l’esperienza della porta
chiusa, il vezzo disumano della rottamazione – in particolare nei confronti
degli anziani ritenuti soggetti inutili e ingombranti, dimenticando che essi
“sono per la società la riserva sapienziale del nostro popolo” (Papa Francesco)
–, l’ossessione del proprio io e del sentirci felici da soli. Ha, infine,
suggerito alcune linee programmatiche di azione, quali: avere più coscienza dei
propri limiti (“nessun uomo è un’isola”), cercare l’essenziale (“la solidarietà
solo materiale, non risolve la povertà o i bisogni delle persone in modo pieno
ed esaustivo”), sollevare lo sguardo dal proprio ombelico (“aprirci all’altro,
guardarci intorno, ci aiuta a ridimensionare i nostri problemi”), riscoprire la
civiltà della tenerezza del cuore (“non basta dare agli altri, bisogna dare con
gioia”), diventare persone di strada (“la comunità politica deve essere più
vicina ai problemi della gente e la comunità ecclesiale deve realizzare la
propria fede e il proprio servizio soprattutto andando sulle strade degli
uomini e respirando l’odore della vita”). È seguito il dibattito, che ha
richiamato in particolare l’impegno urgente di attuare la solidarietà sul grave
problema della mancanza di lavoro.



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