All’interno del sito internet della Fondazione Genova Rulli, da alcuni anni è presente una pagina dal titolo “Progetto di valorizzazione della residenza storica Palazzo della Penna in Vasto (CH)”, e, tra le altre cose, si legge che “Detta villa è attualmente inutilizzata e la fondazione è interessata a confrontarsi con soggetti dediti alla gestione dei patrimoni immobiliari per raccogliere idee e proposte idonee alla valorizzazione e messa a reddito di questo bene”.
In attesa che qualcuno avanzi qualche proposta interessante, il Palazzo storico, voluto da Innico III d’Avalos e finito di costruire nel 1615 (fra due anni saranno 400 anni), muore giorno dopo giorno.
Chissà, forse è questo il triste destino di uno dei più bei palazzi storici vastesi, che già dopo la morte di Don Cesare Michelangelo d’Avalos, avvenuta nel 1729, cadde in abbandono per oltre cento anni, fino a quando venne acquistato da Giuseppe Antonio Rulli, il quale provvide a ristrutturarlo.
Grazie alla generosità del barone Luigi Genova, il palazzo divenne sede dell’Orfanotrofio per orfanelle, fino agli anni ’80. Dopodiché, tutta la struttura è stata lasciata nell’abbandono più totale, se non per alcuni lavori di consolidamento e rifacimento del tetto, effettuati a cura della Soprintendenza.
Un materasso appoggiato al grande cancello d’ingresso da subito l’idea dello stato attuale di tutta la tenuta. Quello che una volta era un meraviglioso parco, oggi non è altro che una giungla di sterpaglie da dove fuoriescono panchine e giochi in acciaio, che una volta venivano utilizzati per divertimento dalle orfanelle.
L’edificio storico è formato da due piani fuori terra con cortile interno. Le scritte sui muri, gli infissi divelti, la scalinata di accesso ai piani superiori completamente smantellata e macerie sparse ovunque danno l’idea di un edificio completamente depredato e deturpato. Dei fasti di un tempo non è rimasto praticamente nulla: anche nella piccola cappella interna non è rimasto nessun segno della cristianità, se non la croce di ferro collocata sul piccolo campanile, visibile dall’esterno.
Questo stato, purtroppo, si aggiunge a quello di altri importanti palazzi storici, basti ricordare il Palazzo Genova Rulli a Porta Nuova, le altre ville dei D’Avalos, come Villa Cipressi o Villa Frutteto, le torri storiche come Santo Spirito e Damante, anche se quest’ultima verrà presto restaurata, grazie alla sensibilità dell’Associazione dei Vigili del Fuoco in congedo e dell’arch. Francescopaolo D’Adamo, così come la cappella rurale di San Lorenzo di prossima riapertura.
Se non verrà attuato presto un serio recupero del ricco patrimonio storico della città, ben presto ne rimarrà il solo ricordo stampato in vecchie foto d’epoca o nei libri di storia vastese.

Nessun commento:
Posta un commento