domenica 2 giugno 2013

La storia della VILLA COMUNALE, il polmone di verde voluto da "don Ciccio" Pomponio

Novanta anni fa, il 2 giugno del 1923, con la realizzazione del Viale delle Rimembranze, veniva inaugurata la prima parte della Villa Pubblica “Principe di Piemonte”.
di LINO SPADACCINI
Su progetto dell’Ing. Luigi D’Aloisio, la villa comunale venne realizzata soprattutto grazie alle donazioni dei tanti vastesi emigrati all’estero, come ad esempio i coniugi Eligio Del Guercio e Frederika Fry, i quali, in visita nella nostra città durante il loro viaggio di nozze, donarono la cospicua somma di ventimila lire per la realizzazione del bel laghetto, ancora oggi fiore all’occhiello della nostra villa.
Il primo tratto della villa, il Viale delle Rimembranze, iniziava dall’attuale piazza Marconi e terminava nei pressi della chiesa di San Michele. Ai bordi del viale furono piantati tanti alberi quanti furono i caduti della prima guerra mondiale, mentre una targhetta con i dati identificativi ricordava l’eroico sacrificio di ogni caduto.
Il 24 maggio del 1929 venne inaugurata la fontanina opera dello scultore Vittorio Sanvitale. Al centro della fontana, poggiato sopra uno scoglio, era presente un piccolo marinaretto in atto di tirare dall’acqua una rete nella quale era incappato un grosso pesce.
La vigilanza e la manutenzione della villa venne affidata al Gruppo Miramare presieduto dall’infaticabile don Ciccio Pomponio. A lui, alla sua opera, sempre priva di interessi personali, si deve la realizzazione di questo grande polmone verde. In una pubblica lettera
all'interno 50 foto d'epoca


indirizzata al periodico Il Vastese d’Oltre Oceano, ribadiva gli scarsi finanziamenti provenienti dalle casse comunali, e la necessità di reperire, soprattutto attraverso le donazioni, le somme necessarie per portare a termine la nobile opera già avviata. “Oltre alle piantagioni di circa tremila alberelli ed arbusti già eseguite”, scriveva Don Ciccio, “sono in viaggio, ed arriveranno fra giorni, 100 rigogliosi giovani pini destinati per la formazione di un piccolo boschetto. La palestra ginnastica per i bambini è già a posto e, prima che venga l’estate, è necessario l’impianto idraulico nel Giardino per innaffiare le piante; tutte cose indispensabili e per le quali occorrono dei mezzi che ora mancano”.
Don Ciccio ha dato tutto per la villa: senza lamentarsi più di tanto, si è adattato a fare l’ingegnere, il muratore, il giardiniere, imbracciando, se necessario, anche la zappa per dissodare il terreno. Si è dato da fare per appianare buona parte del viale, facendo sorgere dal lato che guarda verso il mare delle belle aiuole, ed anche una comoda scalinata di accesso.
Il giusto riconoscimento, all’opera indefessa compiuta per la nascita del Giardino Pubblico, gli venne tributato dall’amministrazione comunale, in data 4 giugno 1932, con la nomina a “Direttore della Villa Comunale “Principe di Piemonte”. Considerato che i lavori di costruzione della Villa Comunale”, si legge nella delibera, “sono sati condotti con competenza, perizia e disinteresse dal sig. Francesco Pomponio, il quale ha così dato una bella prova di civismo alla terra natale; che dopo oltre due anni di lavoro, per la amenità del sito in cui sorge, per la quantità delle piante ornamentali e dei fiori artisticamente disposti, per una grotta artificiale, per un laghetto con cascata di acqua, per un boschetto di pini e per gli altri abbellimenti di cui il sig. Francesco Pomponio ha arricchita la Villa Comunale essa è diventata una delle più belle Ville Pubbliche che si vedono negli Abruzzi…”.
Questo l’elenco, redatto il 18 dicembre 1932, di tutte le piante presenti all’interno della villa: 260 piante di acacia, 202 piante di elce nel Viale della Rimembranza e altri 24 nella parte esterna, 190 piante di pino silvestre, 2 pini fruttiferi, 48 tra aceri e platani, 46 pioppi del Canada, 20 palme, 18 cipressi, 11 salici pendenti, 6 eucalipti, 46 frassini, 12 querce, 6 cedri, 3 ippocastani, 7 abeti, 2 acacie spinose, 1 mimosa e diverse altre specie meno comuni.
Nel 1932 si contavano 20 sedili in pietra e 31 in legno.
Verso il centro della villa, dove ancora oggi si trova, anche se modificata rispetto alla struttura originaria, era presente una gabbia con degli animali, tra cui una scimmia, che diede spunto per una simpatica poesia a firma de “Il Poeta del gruppo Miramare”. Ecco alcuni passi:
Don Pomponio notte e sera
Una scimmia sogna e spera,
Che potesse ricreare
Quanti vanno al Miramare.
Molti a lui l’hanno promessa,
Ma nessun mantien la stessa,
Quando Sandro Bellagamba,
Macchinista proprio in gamba,
Che in Oriente viaggia ognor
Con la petroliera “Ardor”,
Prende impegno di portare
Dai paesi d’oltre mare
Una bella scimmïetta
Che dimeni la codetta.
Faccia salti, caprïole,
E sberleffi finché vuole,
Per poter meglio attirare
Gli avventori al Miramare.

La scimmia, purtroppo, non ebbe lunga vita. La morte dell’animale, che aveva reso vacante la gabbia, diede spunto ad un anonimo articolista, di un brano irriverente pubblicato su Il Vastese d’Oltre Oceano, dove venne preso di mira un noto personaggio locale: “…Obbligati, per debito di cortesia, a ricambiare le sue premure a nostro riguardo, lo raccomandiamo caldamente all’amico don Ciccio, il quale, siamo certi, accoglierà a braccia aperte il nuovo inquilino, ascrivendo a sua fortuna di poter arricchire la fauna del giardino zoologico della Villa Pubblica di un esemplare esotico così raro ed interessante”.
Dagli anni ’50, immancabile era la presenza dei fotografi vastesi, tra cui Arialdo Serafini, pronti ad immortalare chiunque tra le bellezze della villa comunale. Chi non possiede almeno una foto scattata al bordo del laghetto oppure lungo i viali alberati.
Negli anni a seguire, tante sono state le trasformazioni e le aggiunte: dalla realizzazione della pista di pattinaggio ai giochi per bambini quali altalene e dondoli, sostituiti alcuni anni fa da più moderni e funzionali giochi componibili, dalla collocazione del cippo in marmo in memoria di quanti caddero per la patria al cippo in quarzo proveniente dalle miniere d’oro di Kalgoorlie nel West Australia, fatto arrivare da Silvio Petroro e Vincenzo Scurria, dai busti in bronzo di Luigi Anelli e Luigi Laccetti, trafugati nella più assoluta indifferenza, fino alla realizzazione della grande fontana con i giochi d’acqua inaugurata il 19 maggio 2007.
Anche il nome è cambiato, infatti dal 22 settembre del 2001 è chiamata “Villa Comunale Principessa di Piemonte”, ma se ancora oggi possiamo godere di questa meraviglia, lo si deve soprattutto a don Francesco Pomponio. Chissà da lassù cosa penserà nel vedere la sua “creatura” molto spesso in situazioni di degrado, con panchine rotte, bottiglie e immondizia lasciata ovunque e le povere ochette costrette a nuotare nell’acqua sudicia? 


Lino Spadaccini



















































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