sabato 11 maggio 2013

FESTA DELLA PENNA: oggi e domani



di LINO SPADACCINI

Questo pomeriggio, con inizio fissato alle ore 15,30, dalla chiesa di S. Paolo Apostolo muoverà la processione per riportare la Madonna di Pennaluce nella sua chiesa sul promontorio di Punta Penna, mentre domani proseguiranno i festeggiamenti con la suggestiva processione in mare.

La storia
Sopra una bella collina, a quattro miglia da Vasto”, scriveva Antonio De Nino, “sorge la chiesa della Madonna della Penna. Appiè della collina battono le acque dell’Adriatico. La festa di questa Madonna si celebra tra aprile e maggio: bande musicali, spari di mortaletti e processione. La statua della
Madonna si porta processionalmente in riva al mare. Un grosso battello aspetta la regina dei Cieli. Grande emozione, quando la Madonna entra nel battello coi preti e coi vice preti, cioè coi procuratori della festa. I marinai remano di cuore verso Pescara; e il movimento ondulatorio del battello produce un’illusione potentissima negli spettatori, cui la Madonna sembra persona viva”.
Sorta intorno al 1500 sulle rovine dell’antica città di Pennaluce, la chiesa della Madonna della Penna è divenuta nel corso degli anni metà di pellegrinaggi di devoti vastesi che accorrono numerosi all’annuale festa che si rinnova nel mese di maggio.
Tra il 1676 ed il 1689 la chiesa venne restaurata dal Marchese Diego d’Avalos e Papa Innocenzo XI concesse l’indulgenza plenaria a chi la visitasse nel lunedì in albis.

Così il Marchesani descriveva la chiesa nella Storia di Vasto: “…Muraglia quadrilatera più larga che alta, orlata superiormente da archetti e da triangoli a fabbrica, ne forma il meridional prospetto. Tre aperture vi sono; la media, priva d’imposte, introduce a stretto atrio coverto, dal quale per basso uscio si penetra in chiesa. Unica è la nave, il di cui fondo, sormontato da cupola tondeggiante è vestita di mattoni colorati, resta diviso per mezzo di lapidee balaustre. In nicchia al muro dell’altra è collocata statuetta della Vergine col Bambino in braccio. Vedesi pinto accanto all’altare lo stemma della casa d’Avalos. A destra ed a sinistra della navetta, sono due statuette parimente in nicchie, e dal muro pende grosso Crocifisso di legno, lavorato da un tal Santoro nel 1744. La porticina sinistra del mentovato muro meridionale apre l’ingresso a corridojo crollato per gran porzione, il quale serve di stalla, e che cingendo l’edificio della chiesolina termina nell’abituro dell’eremita. Due piani di poche, anguste e cadenti celle formano la casetta assegnata all’eremita: in questa entrasi per la terza porticina. La piccola campana pende da murello elevato sul canto sinistro della navetta”.
Come accennato dal Marchesani, la cappella versava in cattive condizioni e, di anno in anno, andavano sempre più aggravandosi, tanto che nel marzo del 1849, l’allora sindaco, Pietro Muzii, denunciò lo stato della chiesa all’Arcivescovo: “La cappella rurale della SS.ma Vergine della Penna è di molto degradata, vedendosi in parte quasi crollante, ed in una sezione ha patito un deperimento”, ed ancora, “L’attuale stato di abbandono non può piacere a chi scuote in petto la fiamma d’amore e di riverenza per le cose della chiesa”.

Tutte le denunce rimasero senza risposta, tanto che tre anni dopo, il 4 maggio 1855, anche la Commissione di Beneficenza inviò una nuova missiva all’indirizzo della Curia teatina, in cui ribadiva che la Cappella rurale della Vergine SS.ma della Penna trovasi degradata, meritando pronte riparazioni per evitarsene la caduta”, allegando il progetto di riparazione redatto dall’ing. civile Luigi Dau “con preghiera di autorizzare prestamente la realizzazione dell’opera preposta”.
Questi i punti salienti del progetto sviluppati dall’ing. Dau: “1° La volta a cupola della chiesa di antica costruzione è considerabilmente sofferto, malgrado la covertura della medesima costruita in fabbrica e pavimentata con reggivole, le acque piovane s’insinuano in parte nelle fabbriche, e producono una pericolosa umidità nella chiesa stessa, principalmente sotto la volta a cupola…2° La stanza dell’eremita è senza tetto, e perciò inutilizzabile, deve dunque costruirsi il tetto. 3° Il portico è malridotto ed ad’uopo di diversi lavori. 4° Il muro della facciata a anche bisogno di restauro. 5° Finalmente conviene utilizzare il dirotto fabbricato che fiancheggia il lato occidentale e settentrionale della chiesa, sia per averne stanza che si potranno affittare, come per togliere l’umidità al pavimento della chiesa, cagionato dalle acque piovane, che cadono in questo fabbricato”.
La facciata nuova con porticato venne realizzata nel 1889 su progetto del vastese Francesco Benedetti.
 Lino Spadaccini





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