giovedì 25 aprile 2013

Teodoro Buontempo , nel giorno della Liberazione

"Con Teodoro Buontempo, morto a Roma per una brutta malattia vissuta con discrezione - ha scritto La Stampa di Torino - scompare l’ultimo eroe di una destra passionale, anti-borghese, vicina ai poveracci, lontanissima dal Palazzo".

Da Giuseppe F. Pollutri riceviamo e pubblichiamo

Liberi, comunque e da chiunque
Teodoro Buontempo (Carunchio 1946) - a lungo attivo nel MSI, poi in AN, dal 2007 cofondatore e presidente de “La Destra” - muore in prossimità dell’annuale ricorrenza del 25 aprile. Un giorno
questo, per molti, del “o Bella ciao!”, canto di un’umanità dolente in un tempo di ferocia varia, nazifascista ma non solo, divenuto poi una ‘nota’ di divisione e discriminazione sociale, inaccettabile e dunque ...stonata. Non ho personali motivi per voler dire di lui e della sua dipartita. L’ho incontrato occasionalmente, una volta a Roma, e salutato in simpatia umana e soprattutto in nome dell’accomunante territorialità. Ma la particolare data del decesso, ripensando la sua nota e specifica militanza politica e sociale - spiccata, instancabile e coerente - mi stimola a formulare alcune osservazioni.


Uomo del popolo - qualcuno ha detto del personaggio - ...sempre a destra, non mollò mai!”. Fuor di retorica: una constatazione illuminante e dovuta. In un tempo di trasformismo vario e costante, è stato un apprezzabile esempio per chi crede che la  propria idea valoriale di vita e di aggregazione sociale debba essere sempre e comunque manifestata, con nettezza e senza compromessi. Lui lo ha fatto, con convinzione e con un coraggio che, per carattere e radice geo-antropica, è stato definito come spiccio e franco, al limite dell’improntitudine. Il voler e saper conservare idee “non politicamente corrette”, in un epoca in cui l’intellettualità (più che la politica) si è irregimentata in un’appartenenza presuntuosa ed escludente (illiberale per la proterva applicazione del gallico “Vae victis – Guai ai vinti”), anche quando si proclama costituzionalmente democratica, sta a significare l’esigenza insopprimibile per ogni uomo di porsi socialmente legittimato nelle proprio idee, quale che sia il ‘partito’ al potere.

Oggi 25 di aprile del 2013, rivolgendo un pensiero di onoranza funebre a Teodoro Buontempo e di riconoscimento per la sua infaticabile e meritoria azione nelle borgate romane, si potrà pensare non a caso che la “liberazione” - per la gente della vita quotidiana e per quanti operano nella cosa pubblica, non meno - si realizza primariamente nella capacità di ritenere possibile a ciascuno e a tutti di professare e manifestare pubblicamente, senza doverne subire discriminazione se non offesa, altra idea, diversi valori umani e civili.
Come dire che “resistenza” continua, ma su altro versante, giacchè è stato proprio tale sentimento a motivare molti italiani a ribellarsi al pensiero unico e al potere dittatoriale d’allora. Un pensiero totalitario, e dunque discriminante quando non coercitivo, da ritenersi inaccettabile anche se ... coniugato “a sinistra”.
Il dirsi legittimamente “progressista” è riuscire a pensare a una Res-Pubblica finalmente senza vincitori, nè vinti, non più di legittimati alle istituzioni o meno. Una liberazione mentale e comunitaria necessaria per dirsi veramente pacificati, ma che nel nostro Paese ancora non riesce a porsi nella sua basilare normalità. Cronaca recente e nota ci dice e insegna. 

Di Teodoro Buontempo, in tale contesto, resterà memorabile una volontà forte e tenace a rendersi e ad essere liberi, comunque e da chiunque. Mancherà agli onesti nello spirito, quale che sia l’individividuale scelta di campo, politica e civile. GFP

4 commenti:

Alessandro ha detto...

Questo articolo si muove su un crinale ambiguo. Da un lato riconosce il valore della democrazia e del pluralismo; dall'altro celebra un personaggio che è rimasto coerentemente fascista per tutto il resto della sua vita.
Sarà stato uno del popolo, avrà promosso delle misure vicine alle borgate, ma sul fascismo non possiamo permetterci mezze misure. Il rischio è il giustificazionismo del tipo: "Mussolini era sì un dittatore, però ha fatto anche cose buone".
Personaggi come Bontempo hanno frenato la nascita in Italia di una destra moderna. Aveva ragione Montanelli quando affermava che gli Italiani non sanno andare a destra senza manganello.

giusfra ha detto...

Per conoscenza dei visitatori del blog, riporto una diversa lettura e più meditate parole, pervenutemi tramite altro canale web-mediatico.
Dice:
"Volevo complimentarmi per la riflessione su Buontempo: analisi commovente di un uomo e di "una liberazione" che dovrebbe essere letta come ha fatto lei. R."

Alessandro ha detto...

Più che una diversa lettura, io ho letto un complimento.
Le mie perplessità rimangono. Mi chiedo come si possa celebrare un personaggio che simpatizzava per un regime totalitario, e nello stesso tempo auspicare una "liberazione" intesa come rispetto delle posizioni altrui.

Ciccosan ha detto...

Sarebbe a dire che se dicessi che il Parco Nazionale d'Abruzzo, formalmente riconosciuto con Decreto Legge dell'11 gennaio 1923, è cosa buona, sarei tacciato di giustificazionismo.
Idem se dicessi cosa buona dell'INPS o dell'INAIL?
O dell'Istituto Autonomo Case Popolari, in una delle quali ho abitato come tante famiglie vastesi?
Però! Sono un giustificazionista del fascismo e non lo sapevo.