domenica 3 marzo 2013

Le frane di Vasto (14): LA FRANA DI FONTE JOANNA 1960-70, cause e rimedi

Distruzione di 5 case coloniche e  di un elegante villino
C’è un’altra frana di una certa gravità di cui non si parla mai: è quella che abbraccia una larga fascia di terreno che va da sotto via Tre Segni fino ad arrivare alla ex Statale 86, la strada che da Vasto conduce alla Marina.
I quadratini dentro la fascia scura sono le case distrutte negli anni 1960-70
Dagli anni ’50 fino agli anni ‘70, il lento movimento del terreno ha irrimediabilmente danneggiato un elegante villino e cinque case coloniche, inoltre, ha reso inutilizzabili due strade vicinali: quella di Fonte Joanna, che iniziava sotto il famoso pino di via Tre Segni e che scendeva gradatamente fino a valle (ora c’è un dirupo di 20 metri) e quella della Costa Contina, che da Fonte Nuova attraversava gli orti per uscire nei pressi del villino Crisci, lungo la S.S. 86.
Nell’inverno del 1968
le piogge persistenti causarono vari scoscendimenti  sotto Belvedere Romani ed ai Tre Segni. Nella strada verso Vasto Marina, in località Angrella, una frana provocò un profondo burrone di alcuni metri, costringendo la deviazione del traffico per la Marina sulla strada verso la Madonna delle Grazie. Ben più grave la situazione ai Tre Segni. L’instabilità del terreno causò profonde falle ed un vistoso abbassamento del terreno, in prossimità del villino un tempo dei Palmili. 
Il villino Cieri, con una elegante torretta, distrutto dalla frana.
Era ubicato sotto via Tre Segni
Ma il rischio frane era temuto in tutta la fascia orientale dall’ex villa Ruzzi (oggi Ristorante Aragona), fino a Piazza Marconi. Il sindaco di Vasto dell’epoca, Silvio Ciccarone, vista la gravità della situazione, memore di quanto era già successo nel 1956, interessò immediatamente il Genio Civile di Chieti, richiedendo la presenza a Vasto del nuovo capo, da poco insediato, l’ing. Coscia.
 “Comune e Consorzio di Bonifica negli anni si sono attivati per risolvere questo problema”, si legge nel volume Gli Ortolani a Vasto di Nicola e Nicolangelo D’Adamo, “Già in ambito del primo progetto della frana del 1956 furono fatti sondaggi per scoprire la natura del sottosuolo. Tubi in ferro per l’ispezione tuttora fuoriescono in mezzo agli orti della Fonte Nuova. Ma si è dovuti giungere al 1989 per avviare un progetto risolutivo. Il Consorzio di Bonifica per intercettare le ricche falde acquifere fece realizzare una serie di pozzi drenanti. Esattamente 6 su via Tre Segni e 14 sotto il dirupo che avevano le seguenti caratteristiche: forma esagonale con diametro di 6 metri, profondità di circa 40 metri con tre raggiere di tubi drenanti, a diversi livelli di profondità. Inoltre per evitare ulteriori danni al costone a picco sugli orti il Consorzio fece costruire una serie di muri di consolidamento con la tecnica del diaframma, vale a dire di una fondazione di cemento armato profonda 20-25 metri (fino agli strati più solidi del suolo) su cui poi sono stati innalzati i muri di contenimento, ancorati a loro volta tramite sistemi di tirantature”.
Dopo questi costosi lavori realizzati all'inizio degli anni '90, ci furono molti altri interventi  lungo tutto il costone dal Ristorante Aragona alla loggia Amblingh, l'ultimo dei quali, tra l'altro, verrà realizzato a breve. Spesso opere di ingegneria naturalistica come i muri a "terre rinforzate" sotto il ristorante Aragona e sotto piazza Marconi. Oppure le reti metalliche collocate sulla parete del dirupo di tufo all'inizio di loggia Amblingh con l'intento di farvi crescere la vegetazione per evitare lo sgretolamento della parete stessa. 
Con un recente finanziamento regionale si è provveduto anche a risistemare tutti gli smottamenti lungo via Adriatica, (il Comune ha approfittato per fare un restyling di tutta la balconata) e a mettere in sicurezza la grotta naturale in zona Angrella, sulla  strada per la Marina, che poteva dare problemi dopo le frane degli anni scorsi.   
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 Con quest’ultimo articolo termina il nostro viaggio in sedici puntate sulle frane di Vasto, dagli inizi dell’Ottocento ai giorni nostri, che abbiamo cercato di raccontare grazie anche all’ausilio di materiale fotografico e documentazione in parte ancora inedita. Un doveroso ringraziamento va rivolto a Ida Candeloro, Giuseppe Ferrara, Beniamino Fiore, Miranda Sconosciuto, Francesco Paolo Vitelli, Nicola D’Adamo  ed alla famiglia Di Marco per il materiale messo a disposizione. Un ringraziamento anche a tutto il personale dell’Archivio Storico “G. Rossetti” e della Biblioteca Civica “R. Mattioli” di Vasto.

LINO SPADACCINI


Castello Aragona, muri si sostegno a terre rinforzate 




Nel 2006 per far calare una rete di protezione lungo la parete in tufo di Loggia Ambling fu necessario l'utilizzo di un elicottero






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