sabato 2 marzo 2013

Le frane di Vasto (13): LA "GALLERIA DRENANTE" CHE SALVO' VASTO

Nel 1956, dopo la frana, arrivarono a Vasto i migliori tecnici di tutta Italia. Dopo sondaggi, sopralluoghi, progetti e continue modifiche, finalmente venne attuato un ciclo d’interventi per risolvere definitivamente il problema della frana lungo il costone orientale della città.
Dai sondaggi venne fuori che da 103 metri a 113 metri sul livello del mare, sotto via Adriatica,   c'era (e cè) una ricca falda acquifera, che non intercettata ammorbidiva il terreno sottostante e provocava la frana.
via Adriatica oggi

Sotto il costone di via Adriatica si decise di costruire una galleria drenante per intercettare tutte le acque della falda acquifera. (Nella piantina le tre frecce sono i canali di scolo della galleria)
Per la parte a valle, si decise la costruzione di un cunicolo drenante per l’intercettazione delle acque di falda e la sistemazione generale superficiale della zona sconvolta. Per la parte a picco, furono avanzate varie proposte, tra cui la realizzazione di un muro di sostegno di altezza non superiore a quello delle sabbie asciutte, oppure un muro di sostegno con sistemazione a scarpa di tutto il fronte. Alla fine il Consiglio Superiore dei LL.PP. decise per la semplice sagomatura della scarpata e la realizzazione di un sistema drenante profondo.
Canale di scolo della galleria
Il primo lotto dei lavori, appaltato
all’Impresa I.CO.RI. di Roma, prevedeva la realizzazione di un cunicolo drenante semincassato nelle argille compatte e un cunicolo di eduzione destinato alla raccolta e all’allontanamento delle acque di drenaggio. Notevoli le difficoltà incontrate per la realizzazione delle opere e diverse anche le modifiche apportate in corso d’opera, proprio per gli ostacoli incontrati. Furono realizzati anche tre pozzi di ispezione e drenanti, ancora oggi ben visibili a chi si reca nella pista di atletica.
Il secondo lotto dei lavori, appaltati sempre alla stessa impresa di Roma, si svolsero contemporaneamente a quelli del primo lotto e prevedevano la sistemazione del fosso Tubello, al quale, mediante una canalizzazione, erano state portate le acque della galleria.
Un terzo lotto di lavori, affidati ancora una volta alla I.CO.RI di Roma, nell’estate del 1959, riguardò il completamento delle opere a valle e la sistemazione della parete a picco.
Ultimato l’intervento nella frana di valle si poterono trarre le prime conclusioni sulle opere appena realizzate e sulla risposta di tutta la zona. I risultati furono incoraggianti e le acque che fuoriuscivano dalle gallerie realizzate era della portata di 5-6 litri al secondo, com’era stato accertato dalle osservazioni del prof. Ventriglia nel 1956.
Ad oggi, dopo oltre cinquanta anni dalla realizzazione delle opere, possiamo dire che è stato fatto un ottimo lavoro, anche se tutto il costone orientale, dalle Lame fino a Via Lota, va continuamente monitorato, in quanto il rischio di ulteriori frane è sempre molto elevato.
Lino Spadaccini



Canale di scolo della galleria. Da notare in alto la chiesa di  San Pietro ancora intatta, anche se lesionata
un pozzo di ispezione
Il disegno del pozzetto di ispezione




La Gazzetta di Chieti  febbraio 1986, dove Nicola D'Adamo spiega le cause e i rimedi della frana  attingendo notizie da  un resoconto  del Ministero dei Lavori Pubblici.




La galleria è stata costruita in profondità sotto le argille compatte.  Le acque vengono intercettate appena escono dalla falda tramite fori drenanti collegati alla galleria.

2 commenti:

Davide Delle Donne ha detto...

Grazie Lino! Bel lavoro.

maria ha detto...

Dispiace per la spazzatura del nuovo millennio buttata nei pressi di parte dell'opera di salvataggio della città...
Di certo, le canne servono anche a tenere il terreno ed è bene non toglierle ma... Va be.
Ma quindi, era per via di questa acqua sottostante che nel 1816 si verificò quella "visione" nel prima della terribile frana?