Nel 1956, dopo la frana, arrivarono a Vasto i migliori tecnici di tutta Italia. Dopo
sondaggi, sopralluoghi, progetti e continue modifiche, finalmente venne attuato
un ciclo d’interventi per risolvere definitivamente il problema della frana
lungo il costone orientale della città.
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| Dai sondaggi venne fuori che da 103 metri a 113 metri sul livello del mare, sotto via Adriatica, c'era (e cè) una ricca falda acquifera, che non intercettata ammorbidiva il terreno sottostante e provocava la frana. |
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| via Adriatica oggi |
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| Sotto il costone di via Adriatica si decise di costruire una galleria drenante per intercettare tutte le acque della falda acquifera. (Nella piantina le tre frecce sono i canali di scolo della galleria) |
Per
la parte a valle, si decise la costruzione di un cunicolo drenante per
l’intercettazione delle acque di falda e la sistemazione generale superficiale
della zona sconvolta. Per la parte a picco, furono avanzate varie proposte, tra
cui la realizzazione di un muro di sostegno di altezza non superiore a quello
delle sabbie asciutte, oppure un muro di sostegno con sistemazione a scarpa di
tutto il fronte. Alla fine il Consiglio Superiore dei LL.PP. decise per la
semplice sagomatura della scarpata e la realizzazione di un sistema drenante
profondo.
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| Canale di scolo della galleria |
Il
primo lotto dei lavori, appaltato
all’Impresa I.CO.RI. di Roma, prevedeva la
realizzazione di un cunicolo drenante semincassato nelle argille compatte e un
cunicolo di eduzione destinato alla raccolta e all’allontanamento delle acque
di drenaggio. Notevoli le difficoltà incontrate per la realizzazione delle opere
e diverse anche le modifiche apportate in corso d’opera, proprio per gli
ostacoli incontrati. Furono realizzati anche tre pozzi di ispezione e drenanti,
ancora oggi ben visibili a chi si reca nella pista di atletica.
Il
secondo lotto dei lavori, appaltati sempre alla stessa impresa di Roma, si
svolsero contemporaneamente a quelli del primo lotto e prevedevano la
sistemazione del fosso Tubello, al quale, mediante una canalizzazione, erano
state portate le acque della galleria.
Un
terzo lotto di lavori, affidati ancora una volta alla I.CO.RI di Roma,
nell’estate del 1959, riguardò il completamento delle opere a valle e la
sistemazione della parete a picco.
Ultimato
l’intervento nella frana di valle si poterono trarre le prime conclusioni sulle
opere appena realizzate e sulla risposta di tutta la zona. I risultati furono
incoraggianti e le acque che fuoriuscivano dalle gallerie realizzate era della
portata di 5-6 litri al secondo, com’era stato accertato dalle osservazioni del
prof. Ventriglia nel 1956.
Ad
oggi, dopo oltre cinquanta anni dalla realizzazione delle opere, possiamo dire
che è stato fatto un ottimo lavoro, anche se tutto il costone orientale, dalle
Lame fino a Via Lota, va continuamente monitorato, in
quanto il rischio di ulteriori frane è sempre molto elevato.
Lino
Spadaccini
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| Canale di scolo della galleria. Da notare in alto la chiesa di San Pietro ancora intatta, anche se lesionata |
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| un pozzo di ispezione |
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| Il disegno del pozzetto di ispezione |
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| La Gazzetta di Chieti febbraio 1986, dove Nicola D'Adamo spiega le cause e i rimedi della frana attingendo notizie da un resoconto del Ministero dei Lavori Pubblici. |
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| La galleria è stata costruita in profondità sotto le argille compatte. Le acque vengono intercettate appena escono dalla falda tramite fori drenanti collegati alla galleria. |
2 commenti:
Grazie Lino! Bel lavoro.
Dispiace per la spazzatura del nuovo millennio buttata nei pressi di parte dell'opera di salvataggio della città...
Di certo, le canne servono anche a tenere il terreno ed è bene non toglierle ma... Va be.
Ma quindi, era per via di questa acqua sottostante che nel 1816 si verificò quella "visione" nel prima della terribile frana?
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