| L'autore de La Storie Fernando D'Annunzio con Carmine D'Ermilio coordinatore del gruppo I Cantori di S. Antonio Abate, che ogni anno canta il componimento satirico per le strade di Vasto |
Ultimo interprete de “La Štorie” è il poeta Fernando
D’Annunzio, che ormai dal 1995, spinto dall’amico Carmine D’Ermilio, ha
raccolto il testimone di questa bella tradizione carnascialesca vastese.
Il testo, a differenza di altri canti tradizionali che
vengono cantati in giro per le strade, come “la Pasquetta ”, il
“Sand’Andunie” o il “San Sebastiano”, viene riscritto ogni anno, proponendo una
sintesi dei principali avvenimenti dell’anno appena trascorso, partendo da
quelli a livello nazionale, fino a giungere a quelli prettamente locali,
attingendo soprattutto dalla classe politica, che non manca mai di fornire
spunti interessanti.
Trattandosi di un canto dal sapore carnascialesco, gli
argomenti vengono trattati soprattutto con tono scherzoso e ironico. Il
dialetto usato è volutamente scritto in modo da essere comprensibile anche ai
lettori che non conoscono il vastese, pur mantenendo la possibilità di leggere
le strofe con pronuncia e accenti tipici del dialetto prettamente vastese.
Abbiamo avvicinato l’amico Fernando D’Annunzio per
cercare di capire qualcosa in più di questa bella tradizione, da lui curata ormai
da 19 anni.
Come nasce “La Štorie”:
«Ogni anno mi riprometto di prendere man mano
appunti sui principali argomenti degni di essere menzionati nelle venti strofe
che solitamente compongono la “Storie”, ma il più delle volte non lo faccio;
poi quando i tempi stringono, cioè una quarantina di giorni prima di carnevale,
comincio a ripassarmi nella mente le cose che hanno, più delle
altre, interessato l'opinione pubblica, servendomi anche dei mezzi di
informazione, che alla fine di ogni anno riassumono avvenimenti e accadimenti.
Creo, ultimamente sul computer, un elenco degli argomenti che vorrei trattare,
che sono sempre in numero superiore a quelli che poi tratto, e nella mia
testa, comincio a macinarli e a creare delle rime, cercando spesso, quando
l'argomento si presta, di esprimermi in tono scherzoso. A circa venti giorni da
carnevale, in vista dell’imminente inizio delle prove di canto, accelero la
conclusione: rileggo il tutto e comincio a dare un ordine alle strofe pronte,
poi, se le strofe sono più di venti comincio a scartare quelle meno brillanti o
di argomenti meno sentiti; se sono meno di venti cerco di accelerare la
conclusione, ma non sempre, in questi casi, sono soddisfatto del risultato
finale».
Che fine fa il materiale tagliato?
Che fine fa il materiale tagliato?
«L'eventuale materiale tagliato lo elimino,
perché spesso sono strofe incomplete o che non mi soddisfano. In alcune
occasioni, quando abbiamo portato la “Štorie” all'interno di alcune
Associazioni o all'interno di eventi, ho scritto delle strofe dedicate a parte,
da me denominate “la 'jjònde”, ovvero “l'aggiunta” che i fornai una volta
usavano dare quando il pane non arrivava al giusto peso».
Nelle “Štorie”, spesso vengono presi di mira i politici. Nel passato qualcuno se l’è presa per qualche strofa che hai scritto?
Nelle “Štorie”, spesso vengono presi di mira i politici. Nel passato qualcuno se l’è presa per qualche strofa che hai scritto?
«Direttamente nessuno mi ha mai manifestato
risentimento o si è lamentato per ciò che vado scrivendo, anche perché quasi
sempre premetto che gli argomenti sono trattati in tono scherzoso. Inoltre,
cerco di usare, nei limiti del possibile, la “par condicio”. Sicuramente ci
sono dei personaggi che più si prestano ad essere presi di mira. Infine, cerco
di non evidenziare mai opinioni strettamente personali, ma mi baso sempre su
quella che è l'opinione pubblica, la “vox populi”. Solo in qualche occasione,
indirettamente, da chi forse ha ascoltato il componimento sporadicamente, è
arrivata una critica che mi collocava contro “qualcuno”. Pubblicamente, più
volte ho spiegato che “La Štorie” nasce nel medioevo dal
popolo suddito, proprio per approfittare della licenza accordata a carnevale,
di lamentarsi, prendere in giro e prendere a bersaglio (a parole) i padroni e i
governanti».
Che difficoltà ci sono nel portare avanti questa tradizione?
Che difficoltà ci sono nel portare avanti questa tradizione?
«Portare avanti tutte le tradizioni comporta
svariate difficoltà, per questo motivo molte tendono ad essere abbandonate e,
purtroppo, dimenticate. Stiamo perdendo soprattutto quelle che abbisognano di
supporti economici. Resistono quelle che costano poco in termine monetario, che
sono però portate avanti da persone veramente appassionate, direi innamorate di
ciò che vale la pena conservare e disposte a lavorare senza fini di lucro. La
bella e riscoperta tradizione de “La Štorie”, che conoscevo e
seguivo già quando ero bambino, resisterà, per quanto mi riguarda, finché avrò
forza e intelletto per continuare, sperando, quando sarà il momento, che altri
dopo di me la continueranno.
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| Carmine D'Ermilio |
Devo ringraziare di cuore tutti coloro che si
mettono a disposizione per la buona riuscita di questa tradizione tutta
vastese, in primis l'amico Carmine D'Ermilio, che è il leader
dell'organizzazione e che circa vent’anni fa mi ha invogliato a riscoprirla e a
ridonarla a Vasto e ai vastesi, che meritano di tornare in possesso di tante
altrettanto belle tradizioni e manifestazioni dimenticate o volutamente abbandonate».
Con l’edizione 2013 sono diciannove le “Štorie” scritte dall’amico Fernando D’Annunzio. I testi delle prime dieci edizioni sono già stati raccolte in un unico volume dal titolo “Ogne anne ‘na Štorie”, pubblicato nel 2004 dalla Tipografia Histonium. Al raggiungimento delle venti edizioni, è intenzione dell’autore dare alle stampe l’intera raccolta, arricchita da notizie storiche, testimonianze ed eventuali immagini e frammenti di Štorie antiche.
Da domani inizieremo la pubblicazione de “La Štorie”
2013, divisa in quattro puntate, per meglio gustare gli argomenti trattati
nelle venti strofe.
Lino Spadaccini

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